Leone XIV. Prosegue il “Documento di Abu Dhabi”: le false religioni diventano “espressioni della volontà di Dio”.
Il 16 settembre, tre Dicasteri vaticani – il Dicastero per la Dottrina della Fede, il Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e il Dicastero per il Dialogo Interreligioso – hanno pubblicato il documento «Il cammino della speranza: una nota in occasione del 60° anniversario della Nostra Aetate». Leone XIV ha approvato il testo il 22 giugno.
Le religioni possono diventare espressioni della volontà di Dio
Il §58 contiene forse l’affermazione più inquietante del documento: «Le religioni sono chiamate a trasformare il mondo e la società affinché possano diventare espressioni fraterne della volontà di Dio».
Il Concilio Vaticano II ha «modificato» la comprensione della Chiesa
Il documento ammette nel §1 che la dichiarazione «Nostra Aetate» del Concilio Vaticano II «ha segnato un profondo cambiamento nella comprensione e nell’espressione da parte della Chiesa del proprio rapporto con i seguaci delle altre religioni».
I testi «sacri» delle false religioni
Il §32 sostiene che esista un criterio universale di discernimento che si può trovare nei «testi sacri» delle varie religioni: vale a dire, se si accoglie o si respinge la persona ferita che giace sul ciglio della strada.
I pagani come «compagni di viaggio» verso la verità
Il § 33 cita Papa Leone XIV, nell’ottobre 2025, secondo cui «i seguaci di altre religioni» sono «compagni di viaggio sul sentiero della verità».
Cattolici e pagani nella ricerca condivisa della verità
Secondo il §50, l’obiettivo del dialogo è l’«incontro» in «una ricerca condivisa della verità»: «Il suo scopo è la comprensione reciproca e la scoperta di ciò che è giusto e autentico per tutti».
Il dialogo interreligioso come «luogo teologico»
Il § 51 considera il dialogo interreligioso «un luogo teologico in cui lo Spirito Santo desidera farsi ascoltare attraverso l’incontro con l’altro».
Il proselitismo «non ha più» senso
Il § 54 invita a «un autentico cambiamento di mentalità», aggiungendo che «la visione secondo cui il proselitismo è l’unico modo per relazionarsi con l’altro non ha più senso in un mondo che assomiglia sempre più a un villaggio globale interconnesso e in continua evoluzione».
La formulazione conclusiva afferma che lo Spirito Santo opera all’interno delle religioni dei popoli e che siamo sostenuti dal «tesoro spirituale delle tradizioni religiose».
Non misurare ne confondere l'intelligenza altrui ( Cattolica) con la propria stoltezza. Quanto meno - e in assoluto - ciò che è Volontà di Dio e lo Spirito Santo, con il dio massonico e lo spirito del mondo. Da @Pietro da Cafarnao Ecco il vero scopo del dialogo interreligioso: la Verità proclamata da Cristo non viene più riconosciuta come unica Via, Verità e Vita, ma è il cammino, il dialogo interreligioso il luogo dove viene scoperta la Verità, la Via e attraverso queso dialogo si ritiene di pervenire a una Verità che però è falsa e conduce a sua volta a una falsa pace. Si ritiene perciò che le pratiche religiose ancestrali del culto ai demoni e le sette eretiche protestanti, che si dichiarano falsamente cristiane hanno un fondamento di Verità.
“Le sophisme de l’œcuménisme”- “Le Sel de la terre” - n°16. Printemps1996. 49240 Avrillé). Il sofisma dell'ecumenismo, (traduzione automatica in italiano) Leggendo il discorso pronunciato da Giovanni Paolo II durante l'udienza in Vaticano in occasione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani¹, emerge chiaramente il sofisma su cui si fonda l'ecumenismo. Spieghiamo innanzitutto il significato della parola sofisma: si tratta di un argomento falso, un sillogismo ingannevole che ha l'apparenza della verità ma in realtà non la esprime; in altre parole, è un inganno. Questo sofisma si ritrova non solo nelle parole di Giovanni Paolo II, ma anche nei documenti e nell'insegnamento post-conciliare in generale. Qui viene spiegato in modo conciso: i cristiani, per volontà di Cristo, devono essere uniti, come lo erano agli inizi della Chiesa; ora cattolici, ortodossi e protestanti sono cristiani: pertanto, devono essere uniti. A prima vista, il ragionamento sembra corretto, ma l'inganno sta nella seconda parte dell'argomentazione, nella premessa minore, come direbbero i filosofi, che afferma che cattolici, ortodossi e protestanti sono tutti cristiani. È lì che risiede l'errore, l'inganno, il sofisma. Solo i cattolici sono cristiani, e i non cattolici non lo sono. Questa è la dottrina costante della Chiesa; attraverso le innumerevoli testimonianze della Tradizione, portiamo su questo argomento quella autorevole di Sant'Agostino: «Quanti eretici, infatti, che vediamo sedurre anime nel nome di Gesù Cristo (letteralmente: con la parola Cristiano, nomine christiano), devono sopportare prove simili, eppure non avranno parte a questa ricompensa, perché Nostro Signore non ha detto soltanto: “Beati coloro che sono perseguitati”, ma ha aggiunto: “per la giustizia”. Ora, senza la vera fede, non c’è, non può esserci, giustizia, perché i giusti vivono per fede (Abacuc 2,4; Romani 1,17). Non si illudano gli scismatici di avere più diritto a questa ricompensa, perché senza carità non può esserci giustizia e l’amore per il prossimo non produce il male (Romani 13,10). Ora, se avessero la carità, distruggerebbero, come fanno, il corpo di Gesù Cristo, che è la Chiesa?» (Col 1, 24. (...) Quanto al verbo "perseguitare", significa usare violenza contro qualcuno o tendergli delle trappole; questo è ciò che fecero colui che tradì il Salvatore e coloro che lo crocifissero. Nostro Signore non si limita a dire: "Quando diranno ogni sorta di male contro di voi", ma aggiunge: "falsamente", e ancora: "per colpa mia". Ora, credo che qui avesse in mente coloro che si vantano delle persecuzioni subite e del disonore che giustamente grava sulla loro reputazione, e che affermano di essere tra i discepoli di Gesù Cristo, perché sono bersaglio di mille insulti, anche se questi insulti non sono altro che l'espressione della verità quando riguardano i loro errori. E se a volte vengono accusati ingiustamente, cosa che, a causa della volubilità umana, può accadere frequentemente, non è tuttavia per Gesù Cristo che subiscono queste calunnie. Infatti, si segue veramente Gesù Cristo solo quando si porta il nome di cristiano, vivendo secondo la vera fede e le regole della dottrina cattolica” (de sermone Domini in monte. I, V, 13-14). Gli ortodossi non accettano il primato di Pietro stabilito da Nostro Signore. «Tu sei Pietro (...)» I protestanti, d'altra parte, rifiutano la Chiesa, il sacerdozio, la Santa Messa, ecc. Di conseguenza, nessuno dei due gruppi è un vero cristiano. Come insegna il Catechismo di San Pio X nella sua risposta alla domanda: "Che cos'è la Chiesa cattolica?" La Chiesa cattolica è la società o assemblea di tutti i battezzati che, vivendo sulla terra, professano la stessa fede e la stessa legge di Gesù Cristo, partecipano agli stessi sacramenti e obbediscono ai legittimi pastori, principalmente il Romano Pontefice. Oppure, su richiesta: "Come possiamo distinguere la Chiesa di Gesù Cristo da tante società o sette fondate da uomini che si definiscono cristiane?" La vera Chiesa di Gesù Cristo si distingue da tante società o sette fondate da uomini che si definiscono cristiani per quattro caratteristiche: è una, santa, cattolica e apostolica.² Se non sono veri cristiani, sono falsi cristiani, e anche se si definiscono cristiani, in realtà non lo sono. Ma allora, come si può raggiungere quest'unità voluta da Nostro Signore? È ovvio: affinché tutti ritornino all'ovile di Cristo, che tutti aderiscano alla verità, che tutti accettino l'insegnamento della Chiesa, l'unica vera Sposa di Cristo. In breve, che tutti si convertano al cattolicesimo (al vero cattolicesimo, ovviamente, non alla versione conciliare). L'unità si raggiunge solo attraverso la verità e la giustizia. Ebbene! Di tutto ciò non c'è traccia negli insegnamenti di Giovanni Paolo II, né, in generale, nell'insegnamento attuale. Si parla di conversione, ma di conversione alla pace. E la vera pace al di fuori della verità e della giustizia è semplicemente inconcepibile. Ma c'è di più. Questa unità viene ricercata con tutte le persone. Infatti, Giovanni Paolo II si è rivolto a tutti i credenti e a tutte le persone di buona volontà (si legga "volontà" al plurale), come fece ad Assisi nel 1986 e in altre occasioni. Ma come si può giustificare questa unità totale? Ovviamente, affermando che tutte le persone sono, in un certo senso, cristiane. Sembra assurdo, ma anche questo è stato detto. Giovanni Paolo II lo disse, ancor prima di essere eletto: «La nascita della Chiesa, avvenuta sulla Croce, nel momento messianico della morte redentrice di Cristo, è stata in essenza la nascita dell'umanità, di ogni singola persona, dell'umanità che – consapevole o meno, accettandola o meno nella fede – si trova già nella nuova dimensione della sua esistenza. San Paolo definisce questa nuova dimensione in modo molto semplice con l'espressione “In Christo”, in Cristo (Rm 6,23; 8,39; 9,1; 12,5.17; 16,7-10). (...) L'Anno Santo è stato occasione di un grande incontro di tutta la Chiesa post-conciliare, un nuovo inizio nell'opera di rinnovamento e di riconciliazione. In mezzo alle tante iniziative, come pellegrinaggi, udienze e raduni di preghiera e penitenza, sembrava levarsi una voce: “Ecco, lo Sposo è con noi!”» (cfr Mt 9,15; 25,6-10; Lc 5:35). La Chiesa ha udito questa voce e ha compreso che Cristo è con noi, che lo Sposo è con noi! Egli è con la Chiesa, e in ogni uomo, e con tutta la famiglia umana” (Cardinale Wojtyla, Il segno di contraddizione, “communio” Fayard, pp. 123-125). Egli afferma esplicitamente: l'uomo esiste in Cristo, che lo sappia o no, che lo accetti o no. Ad esempio, Caifa e Pilato, che fecero crocifiggere Gesù, Nerone e persino l'Anticristo, grandi persecutori della sua Chiesa, ebbene, anche loro sono cristiani. D'altra parte, già nella costituzione Gaudium et Spes, § 22, si diceva più o meno la stessa cosa: «Immagine del Dio invisibile» (Colossesi 1,15), egli è l'Uomo perfetto che ha restituito ai discendenti di Adamo la somiglianza divina, alterata dal peccato originale. Poiché in lui la natura umana è stata assunta, non assorbita, proprio per questo essa è stata elevata anche in noi a una dignità ineguagliabile. Infatti, con la sua incarnazione, il Figlio di Dio si è in un certo senso unito a ogni essere umano. Ha operato con mani umane, ha pensato con mente umana, ha agito con volontà umana, ha amato con cuore umano. Nato dalla Vergine Maria, è diventato veramente uno di noi, simile a noi in tutto, eccetto il peccato. » Quest'idea, inoltre, era già stata espressa, in altri termini, dal gesuita Karl Rahner nella teoria del cosiddetto cristianesimo anonimo. Dopo la sua elezione, Giovanni Paolo II, già nella prima enciclica, “Redemptor Hominis” del 4 marzo 1979, § 13, riprende lo stesso concetto, partendo, chiaramente, dai documenti conciliari. «Quando, attraverso l'esperienza della famiglia umana, che cresce in modo sempre più rapido, penetriamo il mistero di Gesù Cristo, comprendiamo più chiaramente che, al centro di tutte le vie lungo le quali la Chiesa del nostro tempo deve proseguire il suo cammino, secondo la saggia guida di Paolo VI, vi è un'unica via: la via vissuta nei secoli e che è anche la via del futuro. Cristo Signore ha indicato questa via in modo particolare quando, per usare le parole del Concilio, “con l’Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in un certo modo a ogni uomo”… Si tratta dunque qui dell’uomo in tutta la sua verità, nella sua piena dimensione. Non si tratta dell’uomo “astratto”, ma dell’uomo reale, dell’uomo “concreto”, “storico”». Questo riguarda ogni uomo, perché ognuno è stato incluso nel mistero della redenzione, e Gesù Cristo si è unito a ciascuno, per sempre, attraverso questo mistero... Questo è l'uomo in tutta la pienezza del mistero in cui è diventato partecipe di Gesù Cristo e in cui ciascuno dei quattro miliardi di uomini che vivono sul nostro pianeta diventa partecipe, dal momento del suo concepimento vicino al cuore di sua madre. Quest'uomo è la via della Chiesa, una via che si dispiega, in un certo senso, alla base di tutte le vie che la Chiesa deve percorrere, perché l'uomo – ogni uomo senza eccezione – è stato redento da Cristo, perché Cristo è in un certo senso unito all'uomo, a ogni uomo senza eccezione, anche se quest'ultimo non ne è consapevole: «Cristo, che è morto e risorto per tutti, offre all'uomo» – a ogni uomo e a tutti gli uomini – luce e forza per permettergli di rispondere alla sua altissima vocazione. » Ma non si ferma qui; va anche oltre, affermando che ogni uomo fa parte della Chiesa: «Ecco, lo Sposo è con noi! (cfr. Mt 9,15; 25,6-10; Lc 5,35). La Chiesa ha udito questa voce e ha compreso che Cristo è con noi, che lo Sposo è con noi! Egli è con la Chiesa, e in ogni uomo, e con tutta la famiglia umana» (Cardinale Wojtyla, «Il segno di contraddizione», p. 125). «Questa necessariamente breve panoramica della condizione umana nel mondo contemporaneo ci porta a rivolgere più pienamente i nostri pensieri e i nostri cuori a Gesù Cristo, al mistero della redenzione, nel quale la condizione umana è iscritta con una speciale forza di verità e di amore. Se Cristo “si è unito in un certo modo a ogni uomo”, la Chiesa, entrando nell’intimità di questo mistero, nel suo linguaggio ricco e universale, vive anche più profondamente la sua natura e la sua missione. Non a caso l’Apostolo parla del Corpo di Cristo, che è la Chiesa. Se questo mistico Corpo di Cristo è il popolo di Dio – come avrebbe poi affermato il Concilio Vaticano II, attingendo a tutta la tradizione biblica e patristica – ciò significa che ogni persona è in questo Corpo, permeata dal soffio di vita che proviene da Cristo». Anche in questo senso, volgersi all'umanità, ai suoi problemi reali, alle sue speranze e sofferenze, ai suoi trionfi e alle sue cadute, significa che la Chiesa stessa, come corpo, come organismo, come unità sociale, percepisce gli impulsi divini, la luce e la forza dello Spirito Santo che scaturiscono da Cristo crocifisso e risorto, e questa è precisamente la ragione della sua vita. La Chiesa non ha altra vita se non quella che le è stata data dal suo Sposo e Signore. Infatti, poiché Cristo si è unito ad essa nel suo ministero di redenzione, la Chiesa deve essere fortemente unita a ogni persona» (Redemptor Hominis, 4 marzo 1979, § 18). È evidente a tutti che molte persone sono fuori dalla Chiesa; come si può giustificare una situazione del genere? «Possiamo affermare che la Chiesa non è sola in questa supplica? Sì, possiamo affermarlo, perché il bisogno di ciò che è spirituale si esprime anche da persone che sono al di fuori dei confini visibili della Chiesa» (Redemptor Hominis, § 18). E ancora, nel libro “Entrare nella speranza” (Parigi, Plon-Mame, 1994) ripete la stessa dottrina. In effetti, in certi passaggi afferma l’unità della Chiesa, ma poi continua: “Lo spazio della salvezza può estendersi oltre la cornice delle apparenze formali. Possono esistere altri luoghi e modalità di “ordinazione” al Corpo di Cristo (p. 214). Proprio perché (la Chiesa) è un mistero, essa possiede una dimensione invisibile. Il Concilio ce l'ha ricordato: il mistero della Chiesa è più grande di quanto la sua sola struttura visibile riveli. (...) Come Corpo Mistico di Cristo, la Chiesa accoglie tutti noi e ci riunisce tutti insieme (p. 216). Ma il Concilio ha solo aperto la strada all'unità. L'ha aperta innanzitutto da parte della Chiesa cattolica, e seguire il cammino così tracciato richiede un progresso paziente in mezzo agli ostacoli – non solo dottrinali, ma anche culturali e sociali – che si sono accumulati nel corso dei secoli. Per questo dobbiamo prima di tutto cercare di liberarci dagli stereotipi e dalla routine. Ma soprattutto, dobbiamo far emergere l'unità che già esiste de facto” (pp. 223-224). Cosa sono questi “ostacoli, questi stereotipi, questa routine”, se non quelli specifici di ogni “religione”, che le differenziano e le dividono? Il cerchio si chiude. Ogni persona è cristiana e appartiene alla Chiesa; e la Chiesa è una; quindi... in realtà tutti gli uomini sono uniti. Il compito della Chiesa sembra essere quello di rendere evidente questa unità che, di fatto, già esiste. San Pio X, nell'enciclica Pascendi, affermò che il modernista non nega esplicitamente i dogmi, ma li svuota del loro significato. Ecco un esempio tangibile: Giovanni Paolo II, da un lato, afferma l'unità della Chiesa, e dall'altro, per sostenere l'ecumenismo a tutti i costi, vuole unire tutta l'umanità nella Chiesa, svuotando così di significato il dogma dell'unità.
Affermare nel “Documento di Abu Dhabi”: che le false religioni diventano “espressioni della volontà di Dio” non solo è eretico, ma anche irrazionale: il parlare di Dio è chiaro: "Si, si e no, no". Le altre religioni semplicemente non esistono in quanto sono prodotti della mente umana (nel tentativo di rispondere a problematiche esistenziali), che pur se dicesse qualcosa di buono, misto a tante assurdità, non verrebbe da Dio. Invece di portare la Luce alle nazioni idolatre ci si piega alle loro idolatrie. E affermare che lo Spirito Santo opera all’interno delle religioni dei popoli e che siamo sostenuti dal «tesoro spirituale delle tradizioni religiose» è un peccato contro lo Spirito Santo.
Non misurare ne confondere l'intelligenza altrui ( Cattolica) con la propria stoltezza. Quanto meno - e in assoluto - ciò che è Volontà di Dio e lo Spirito Santo, con il dio massonico e lo spirito del mondo.
Ecco il vero scopo del dialogo interreligioso: la Verità proclamata da Cristo non viene più riconosciuta come unica Via, Verità e Vita, ma è il cammino, il dialogo interreligioso il luogo dove viene scoperta la Verità, la Via e attraverso queso dialogo si ritiene di pervenire a una Verità che però è falsa e conduce a sua volta a una falsa pace. Si ritiene perciò che le pratiche religiose ancestrali del culto ai demoni e le sette eretiche protestanti, che si dichiarano falsamente cristiane hanno un fondamento di Verità. Ci stanno portando fuori dalla religione dei nostri Padri della Chiesa, per condurci ad adorare altri dei, altre Verità che non provengono da Cristo e dal suo Vangelo.
Acconsento la prima parte: Ecco il vero scopo del dialogo interreligioso: la Verità proclamata da Cristo non viene più riconosciuta come unica Via, Verità e Vita, ma è il cammino, il dialogo interreligioso il luogo dove viene scoperta la Verità, la Via e attraverso queso dialogo si ritiene di pervenire a una Verità che però è falsa e conduce a sua volta a una falsa pace. Si ritiene perciò che le pratiche religiose ancestrali del culto ai demoni e le sette eretiche protestanti, che si dichiarano falsamente cristiane hanno un fondamento di Verità.