…Si arriva sempre meglio a definire l’informazione, arte di non dire la verità senza mentire semplicemente…La differenza tra menzogna e verità sfuma…l’uomo tende a preferire lo pseudo avvenimento all’avvenimento autentico…come nella legge di Gresham, la moneta falsa scaccia la vera…
...L’informazione si impernia su rappresentazioni immaginarie che contribuisce a rafforzare. Viene tessuto quindi un vero schermo di irrealtà fra l’intelligenza e l’essere: l’uomo contemporaneo non percepisce né concepisce più il mondo dell’esperienza quotidiana, ma il mondo dell’illusione. nulla di strano in ciò, poiché la democrazia è un regime politico e la società di massa è una società solo per una illusione della nostra mente…
…ma come può accadere che noi c’inganniamo, e che non vediamo, né riconosciamo la verità? tralasciamo il caso della menzogna intenzionale, che pure è assai frequente, perché non riguarda il vedere, ma il volere…
…È una ben strana pretesa, quella degli uomini moderni: vivono sprofondati nella menzogna e dicono che la verità non esiste…È una strana pretesa, perché possiamo paragonarla a colui che s’ingozza di carne ogni santo giorno, si ammala di gotta, dopo di che va in giro dicendo che la salute non esiste, che la gotta fa parte della nostra natura e del nostro destino.
Oppure somiglia a un sommozzatore che si prende sul vetro degli occhiali uno schizzo d’inchiostro da parte di una seppia, torna in superficie e dichiara d’essere diventato cieco: non è cieco, ma sono i suoi occhiali a essere sporchi. Così è la vista di colui che vive sprofondato nella menzogna: è completamente offuscata, ma questo non è né nella natura dell’uomo, né nel suo destino…
…la verità consiste nel vedere rettamente e nel riconoscere in maniera appropriata ciò che si è visto…la natura giudicante della verità: chi cerca la verità, non solo può, ma deve assolutamente giudicare…[il giudizio è il momento che precede la scelta nella “…più complessa delle operazioni vitali che sono proprie dell’ uomo…l’atto libero…”]…
…Se non vogliamo essere ipocriti, emettere giudizi è una cosa che facciamo tutti i giorni; e guai se non la facessimo: la vita diverrebbe impossibile, diverrebbe un manicomio e un inferno quotidiano…Certo, dobbiamo evitare i giudizi gratuiti e sbrigativi; dobbiamo astenerci dai giudizi maligni e distruttivi: il nostro scopo deve essere sempre propositivo, deve sempre tendere al bene…
Solo giudicando, noi definiamo le cose. Se non definisco la mela, una mela, non capirò quel che ho davanti…le parole definiscono le cose…se io definisco una mela, una pera, pur sapendo che per la pera esiste la parola pera…sto operando un travisamento volontario della realtà…siamo in presenza di una falsificazione intenzionale della verità, per ragioni meramente ideologiche. Il nostro tempo è il tempo dell’ideologia trionfante. Chi ha detto che le ideologie sono morte?…
…Noi oggi ci troviamo fra le mani una lingua di gomma, che chiunque può allungare, accorciare o adattare secondo il suo capriccio, in nome di questa o quella "battaglia di civiltà”…tutta la cultura moderna, l’arte moderna, la filosofia moderna, la scienza moderna, il cinema, il teatro, la poesia moderni, l’economia moderna, lo sport moderno, per non parlare della stampa, della televisione, della scuola e dell’università, sono impasti con il lievito della grande menzogna…
…non fermiamoci alle apparenze: dietro tutto l’edonismo, il giovanilismo, il narcisismo e il salutismo oggi imperanti e imperversanti, ci sono strati e strati di sofferenza, di profonda infelicità.solo che, il più delle volte, non sappiamo riconoscerne la vera causa, non ne vediamo l’origine; non di rado siamo diventati così analfabeti di noi stessi, da non capire neppure che siamo infelici…
POSTILLA AGGIUNTIVA
Scrive Francesco Lamendola:
“…non fermiamoci alle apparenze: dietro tutto l’edonismo, il giovanilismo, il narcisismo e il salutismo oggi imperanti e imperversanti, ci sono strati e strati di sofferenza, di profonda infelicità.solo che, il più delle volte, non sappiamo riconoscerne la vera causa, non ne vediamo l’origine; non di rado siamo diventati così analfabeti di noi stessi, da non capire neppure che siamo infelici…”
Ben sapendo che:“…la fabbrica delle illusioni che deformano la nostra percezione e la nostra concezione del reale è una delle industrie più fiorenti del pianeta e la sua cifra di affari – compresi i profitti e gli investimenti psicologici – cresce nella misura in cui si abbassa il livello d’intelligenza e di adattamento al reale dell’umanità…”,
si potrebbe dire (su quanto scrive Francesco Lamendola) che il nostro immaginario collettivo (creato con ciò che ci instillano ogni giorno media e non solo…comprese le conseguenti ambiguità, contraddizioni, ipocrisie, eccetera…) è talmente assuefatto che nella“…più complessa delle operazioni vitali che sono proprie dell’ uomo…l’atto libero…” manca il secondo momento(cioè il giudizio) ma anche il primo(cioè la deliberazione) in vista del terzo(cioè la scelta)?
E queste apparenze”fughe dalla realtà” sono costruite apposta per depistare nell’immaginario collettivo la vera causa dell’infelicità e poter attuare il vero atto libero?
Se l’uomo scoprirebbe, comprenderebbe, farebbe propria la vera causa dell’infelicità questi depistaggi(…fabbriche delle illusioni…) lo condizionerebbero ancora?
“…segnato da un ciclo senza fine di «nascita, amore, fatica, morte» mantenutosi inalterato per generazioni. Ed è proprio meditando sul destino tragico di Rackwick che arrivò a elaborare l’idea che fosse il “progresso” a destinare le cose al peggio, recidendo quei legami essenziali che esistono tra gli uomini, la terra e il Cielo. La luce elettrica, il miglioramento dei mezzi di trasporto e la meccanizzazione sono dunque, secondo Brown, alcune delle manifestazioni di quella nuova fede materialista che non fa altro che drenare linfa vitale dall’essere umano, riempiendolo di comodità e offrendogli l’inganno di una felicità inesauribile…“
“…Finché si è in basso, dentro una sfera ristretta, di fronte ad un orizzonte molto limitato, si può avere l’illusione d’afferrare tutta la realtà; ma in alto, sui più eminenti osservatori del vero, cade ogni presunzione, e si fa vivo il sentimento della nostra impotenza e della nostra piccolezza per rapporto alle immensurabili vastità e alle inscrutabili profondità dei misteri dell’universo. «In verità – diceva il grande Newton – io non so nulla, e mi sembra d’essere come un fanciullo, che gioca sulla riva del mare e gode se trova un ciottolo liscio o una conchiglia più grande del solito, intanto che l’oceano della verità si distende davanti inesplorato»…”(da “La verità, il senso del mistero e le altezze «ove s’acquista la piena consapevolezza delle deficienze del sapere umano” blog di Radio Spada)
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Stralci da:
1) “La fabbrica delle illusioni (dal 1969 un messaggio per il futuro)” blog di Radio Spada
2) “fenomenologia dell’ Autodistruttore…patologia della libertà… pagina 29/30” di Marcel de Corte blog san Michele Arcangelo
3) “Immersi nella menzogna, diciamo che la verità non c’è” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»
4) “Del giudizio e del giudicare” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»
5) [TOMISMO] L’atto libero blog di Radio Spada
6)“Fishermen with Ploughs”: il ritorno al reale in un ciclo poetico di George Mackay Brown blog di Radio Spada
7) “La verità, il senso del mistero e le altezze «ove s’acquista la piena consapevolezza delle deficienze del sapere umano” blog di Radio Spada
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…Si arriva sempre meglio a definire l’informazione, arte di non dire la verità senza mentire semplicemente…La differenza tra menzogna e verità sfuma…l’uomo tende a preferire lo pseudo avvenimento all’avvenimento autentico…come nella legge di Gresham, la moneta falsa scaccia la vera…L’informazione si impernia su rappresentazioni immaginarie che contribuisce a rafforzare. Viene tessuto quindi un vero schermo di irrealtà fra l’intelligenza e l’essere: l’uomo contemporaneo non percepisce né concepisce più il mondo dell’esperienza quotidiana, ma il mondo dell’illusione. nulla di strano in ciò, poiché la democrazia è un regime politico e la società di massa è una società solo per una illusione della nostra mente
Marcel de Corte, filosofo belga, cattolico neo-tomista nacque il 20 aprile 1905 a Genappe e morì il 19 giugno 1994 a Tilff. Nel suo L’intelligence en péril de mort (Paris, Club de la Culture française, 1969; qui citato dalla traduzione di Effedieffe del 2015, L’intelligenza in pericolo di morte, p. 229) ci consegna uno spaccatto di grande utilità tanto in campo ecclesiale quanto sociale. Lo presentiamo ai lettori:[…]
[…]L’informazione si impernia su rappresentazioni immaginarie che contribuisce a rafforzare. Viene tessuto quindi un vero schermo di irrealtà fra l’intelligenza e l’essere: l’uomo contemporaneo non percepisce né concepisce più il mondo dell’esperienza quotidiana, ma il mondo dell’illusione. NULLA DI STRANO IN CIÒ, poiché LA DEMOCRAZIA È UN REGIME POLITICO e LA SOCIETÀ DI MASSA è UNA SOCIETÀ SOLO PER UNA ILLUSIONE DELLA NOSTRA MENTE(da “La fabbrica delle illusioni (dal 1969 un messaggio per il futuro)” blog di Radio Spada)<<“…La massa è soltanto il prodotto della disgregazione dei rapporti sociali elementari, operata dalla libertà…Ogni particella della massa non è più sostenuta nella sua esistenza dalla rete di relazioni organiche, e finisce con il cadere in uno stato disumano…Nulla le unisce più, se non la somiglianzà di situazioni prive di relazioni interne…Per paradossale che possa essere, la massa non esiste, nel senso stretto della parola, se non nell'immaginazione, come l'io senza radici che la fa nascere…È immaginaria, come l'immaginaria libertà da cui discende…la massa è un fenomeno patologico secondario, che segue all'infezione principale, la libertà, e che questa infezione aggrava, fino a prenderne il posto…Soltanto il nostro pensiero e la nostra immaginazione trattano la massa come esistente, e gli artifici del linguaggio la fanno uscire dal limbo…
…Ogni massa si scompone così in due elementi accortamente implicati l'uno nell'altro: un corpo smembrato che continuamente si sbriciola, ed una coscienza esteriore che lo sostiene e gli comunica una consistenza fittizia, la cui immensa ombra sembra una realtà.
A questo punto, possiamo toccar con mano, come Tommaso l'incredulo, la finzione democratica che considera le masse come capaci di agire, mentre possono essere soltanto governate, irreggimentate e controllate dai tecnici della macchina sociale…”(da “fenomenologia dell’ Autodistruttore…patologia della libertà… pagina 29/30” di Marcel de Corte blog san Michele Arcangelo)
Così, LA FABBRICA DELLE ILLUSIONI CHE DEFORMANO LA NOSTRA PERCEZIONE E LA NOSTRA CONCEZIONE DEL REALE È UNA DELLE INDUSTRIE PIÙ FIORENTI DEL PIANETA e la sua cifra di affari – compresi i profitti e gli investimenti psicologici – CRESCE NELLA MISURA IN CUI SI ABBASSA IL LIVELLO D’INTELLIGENZA E DI ADATTAMENTO AL REALE DELL’UMANITÀ(da “La fabbrica delle illusioni (dal 1969 un messaggio per il futuro)” blog di Radio Spada)<<[…]È una ben strana pretesa, quella degli uomini moderni: vivono sprofondati nella menzogna e dicono che la verità non esiste[…]È una strana pretesa, perché possiamo paragonarla a colui che s’ingozza di carne ogni santo giorno, si ammala di gotta, dopo di che va in giro dicendo che la salute non esiste, che la gotta fa parte della nostra natura e del nostro destino. Oppure somiglia a un sommozzatore che si prende sul vetro degli occhiali uno schizzo d’inchiostro da parte di una seppia, torna in superficie e dichiara d’essere diventato cieco: non è cieco, ma sono i suoi occhiali a essere sporchi. Così è la vista di colui che vive sprofondato nella menzogna: è completamente offuscata, ma questo non è né nella natura dell’uomo, né nel suo destino[…](da “Immersi nella menzogna, diciamo che la verità non c’è” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»)>>
L’Azione della civiltà contemporanea consiste, in tutti i campi, NEL PORRE LE IMMAGINI IN LUOGO E AL POSTO DELLA REALTÀ, RAPPRESENTAZIONI, IN LUOGO E AL POSTO DELLA PRESENZA DI ESSERI E DI COSE.
Il sociologo americano D. J. Boorstin riferisce a questo proposito, un dialogo significativo fra due donne del suo paese: l’una nel vedere il bambino dell’altra, esclama: «Dio! Che splendido bambino hai!». E la madre risponde: «Oh! Non è nulla! Dovresti vedere la fotografia». SI ARRIVA SEMPRE MEGLIO A DEFINIRE L’INFORMAZIONE, ARTE DI NON DIRE LA VERITÀ SENZA MENTIRE SEMPLICEMENTE.
La differenza tra menzogna e verità sfuma e l’uomo della strada ha tendenza a preferire lo pseudo avvenimento all’avvenimento autentico, PERCHÉ IL PRIMO RISPONDE MEGLIO ALLA SOGGETTIVITÀ DEI SUOI DESIDERI O ALLE SUE AVVERSIONI. Allo stesso modo in cui, secondo LA LEGGE DI GRESHAM, LA MONETA FALSA SCACCIA LA VERA, così il mondo dell’immagine ha il sopravvento sul mondo della realtà.(da “La fabbrica delle illusioni (dal 1969 un messaggio per il futuro)” blog di Radio Spada)
…la verità consiste nel vedere rettamente e nel riconoscere in maniera appropriata ciò che si è visto…la natura giudicante della verità: chi cerca la verità, non solo può, ma deve assolutamente giudicare…[il giudizio è il momento che precede la scelta nella “…più complessa delle operazioni vitali che sono proprie dell’ uomo…l’atto libero…”]…
…Se non vogliamo essere ipocriti, emettere giudizi è una cosa che facciamo tutti i giorni; e guai se non la facessimo: la vita diverrebbe impossibile, diverrebbe un manicomio e un inferno quotidiano…Certo, dobbiamo evitare i giudizi gratuiti e sbrigativi; dobbiamo astenerci dai giudizi maligni e distruttivi: il nostro scopo deve essere sempre propositivo, deve sempre tendere al bene…
Solo giudicando, noi definiamo le cose. Se non definisco la mela, una mela, non capirò quel che ho davanti…le parole definiscono le cose…se io definisco una mela, una pera, pur sapendo che per la pera esiste la parola pera…sto operando un travisamento volontario della realtà…siamo in presenza di una falsificazione intenzionale della verità, per ragioni meramente ideologiche. Il nostro tempo è il tempo dell’ideologia trionfante. Chi ha detto che le ideologie sono morte?…
…Noi oggi ci troviamo fra le mani una lingua di gomma, che chiunque può allungare, accorciare o adattare secondo il suo capriccio, in nome di questa o quella "battaglia di civiltà”…tutta la cultura moderna, l’arte moderna, la filosofia moderna, la scienza moderna, il cinema, il teatro, la poesia moderni, l’economia moderna, lo sport moderno, per non parlare della stampa, della televisione, della scuola e dell’università, sono impasti con il lievito della grande menzogna…
…non fermiamoci alle apparenze: dietro tutto l’edonismo, il giovanilismo, il narcisismo e il salutismo oggi imperanti e imperversanti, ci sono strati e strati di sofferenza, di profonda infelicità.solo che, il più delle volte, non sappiamo riconoscerne la vera causa, non ne vediamo l’origine; non di rado siamo diventati così analfabeti di noi stessi, da non capire neppure che siamo infelici…
[…]MA COME PUÒ ACCADERE CHE NOI C’INGANNIAMO, E CHE NON VEDIAMO, NÉ RICONOSCIAMO LA VERITÀ? TRALASCIAMO IL CASO DELLA MENZOGNA INTENZIONALE, che pure è assai frequente, perché NON RIGUARDA IL VEDERE, MA IL VOLERE. Chi mente deliberatamente, lo fa PER UNA RAGIONE NASCOSTA E INCONFESSABILE: egli ha deciso di non dire la verità, PUR AVENDOLA VISTA E RICONOSCIUTA; HA DECISO DI INGANNARE GLI ALTRI, PER QUALCHE SUO MOTIVO PERSONALE, CHE NON HA L’ONESTÀ DI DIRE AD ALTA VOCE.Pertanto il suo mentire è, propriamente parlando, UN FRODARE: non dipende da un difetto della sua vista, ma da una DECISIONE DELLA SUA VOLONTÀ[…]
…la natura giudicante della verità: chi cerca la verità, non solo può, ma deve assolutamente giudicare…
[…]Abbiamo detto che la verità consiste nel vedere rettamente e nel riconoscere in maniera appropriata ciò che si è visto[…]Non vede chi porta degli occhiali talmente sporchi, da non avere più alcuna visione delle cose. GLI OCCHIALI SPORCHI POSSONO DIPENDERE DA CIRCOSTANZE ESTERNE, ma più spesso dipendono da un atteggiamento sbagliato, nonché da abitudini sbagliate: perché noi siamo in gran parte il prodotto delle nostre abitudini, il risultato del nostro stile quotidiano.
CON GLI OCCHIALI SPORCHI NON SI RIESCE A VEDERE; MA NON SI RIESCE A VEDERE NEMMENO SE, PUR AVENDO GLI OCCHIALI PULITI, NON SI RICONOSCE QUELLO CHE C’È NELLA VISIONE.Io posso vedere che la mela è una mela; PERÒ, SE NON HO MAI VISTO UNA MELA, SE VENGO DA UN MONDO DOVE LE MELE NON ESISTONO, NON SAPRÒ DIRE DI CHE OGGETTO SI TRATTI, E, MOLTO PROBABILMENTE, LO ASSOCERÒ A QUANTO DI PIÙ SIMILE A LEI, O DI MENO DISSIMILE, ESISTA NEL MIO BAGAGLIO DI CONOSCENZE.
Se quanto di meno dissimile da una mela, nel bagaglio delle mie conoscenze, è una palla do gomma gialla e rossa, dirò e penserò che quella che ho davanti è una specie di palla artificiale colorata. Il che ci conferma LA NATURA GIUDICANTE DELLA VERITÀ:[il giudizio è il momento che precede la scelta nella “…più complessa delle operazioni vitali che sono proprie dell’ uomo…l’atto libero…”]
CHI CERCA LA VERITÀ, NON SOLO PUÒ, MA DEVE ASSOLUTAMENTE GIUDICARE:giudicare non è un atto di arroganza, è una pura e semplice necessità logica.Solo giudicando, noi definiamo le cose. SE NON DEFINISCO LA MELA, UNA MELA, NON CAPIRÒ QUEL CHE HO DAVANTI.definire la mela una mela è un giudizio che stabilisce la verità della cosa e che fonda un criterio di giustizia[…](da “Immersi nella menzogna, diciamo che la verità non c’è” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»)<<I progressisti e i buonisti di professione, specialmente se cattolici, hanno istituto, silenziosamente e discretamente, com’è loro costume, l’undicesimo comandamento: NON GIUDICARE. e, COME SEMPRE, L’HANNO SCIMMIOTTATO DA UNA LETTURA BUONISTA DEL VANGELO: Nessuno ti ha giudicato, donna?, chiede Gesù all’adultera che stava per essere lapidata. Nessuno, signore, risponde lei. E lui: Nemmeno io ti giudico. Va’, e d’ora in poi non peccare più. La lettura buonista consiste NELL’ISOLARE E ASSOLUTIZZARE LA PRIMA PARTE DELL’ULTIMA FRASE DEL MAESTRO: NEMMENO IO TI GIUDICO; vai (pure); e nel togliere tranquillamente la seconda parte, che conferisce un senso non solo al discorso nella sua interezza, ma a tutto ciò che Egli ha sempre insegnato durante la Sua missione fra gli uomini, dal primo all’ultimo giorno: … E D’ORA IN AVANTI, NON PECCARE PIÙ.Se si toglie questa parte, cade tutto il resto; cade la morale; cade il Vangelo[…]
[…]Se non vogliamo essere IPOCRITI, emettere giudizi è una cosa che facciamo tutti i giorni; e guai se non la facessimo: la vita diverrebbe impossibile, diverrebbe un manicomio e un inferno quotidiano.Quando diciamo che la pastasciutta è troppo cotta, o troppo poco; che è troppo salata, o troppo poco; che colui che l’ha preparata è stato bravo, oppure no, ebbene, emettiamo altrettanti giudizi. Anche dire che, per fare una certa azione, è troppo presto o troppo tardi; che, per compiere quell’altra, ci vuole più tempo o meno tempo, e che è più impegnativa o meno di quell’altra, che essa richiede più costanza oppure la stessa; ogni volta che diciamo O ANCHE SOLO PENSIAMO QUESTE FRASI, NOI FORMULIAMO DEI GIUDIZI.
Se andiamo a bere un bicchiere di vino al bar tal dei tali, invece che in quell’altro, perché l’oste ci è più simpatico, o perché c’è un pergolato fresco per sedere all’ombra, o perché è più comodo e più vicino a casa nostra, NOI FORMULIAMO DEI GIUDIZI.Tutte le scelte della vita, piccole e grandi, da quella del barbiere da cui andare, o del vestito da indossare, o degli amici con i quali accompagnarsi, o della donna o dell’uomo con cui si vorrebbe vivere, ogni volta noi formuliamo dei giudizi, facciamo dei confronti, istituiamo dei paragoni, valutiamo in termini di più e meno, di meglio e peggio, di bene e male[…]
[…]Certo, DOBBIAMO EVITARE I GIUDIZI GRATUITI E SBRIGATIVI; DOBBIAMO ASTENERCI DAI GIUDIZI MALIGNI E DISTRUTTIVI: il nostro scopo deve essere SEMPRE PROPOSITIVO, DEVE SEMPRE TENDERE AL BENE. Tendere al bene, però — ribadiamo il concetto, e, se occorre, lo faremo sino alla noia – non equivale a negare che esista il male. Il male esiste, che ci piaccia o no; che piaccia o no ai tanti, ai troppi, agli eterni nipotini di Jean-Jacques Rousseau. E non solo esiste, ma è una cosa estremamente seria: da come noi ci poniamo di fronte ad esso, ne va del nostro destino, sia in questa vita, che nell’altra.
E tuttavia, si dirà, giudicare se la pastasciutta è salata è un atto essenzialmente diverso dal giudicare se una certa azione è moralmente buona o cattiva. Rispondiamo che no, che non è essenzialmente diverso: sempre se non vogliamo nasconderci dietro l’ipocrisia. Giudicare è giudicare, c’è poco da fare: vuol dire AFFERMARE IL VALORE DI UNA COSA[…]
[…]noi siamo costretti a giudicare nell’ambito del relativo, MA DOBBIAMO FARLO TENENDO SEMPRE UN OCCHIO RIVOLTO ALL’ASSOLUTO: o così, almeno, dovremmo fare. Ogni volta che ce ne scordiamo, dobbiamo pagarne il prezzo: ed è un prezzo salato. Ciò avviene QUANDO SCAMBIAMO LE COSE FUTILI PER QUELLE ESSENZIALI, LE COSE CONTINGENTI PER QUELLE ETERNE; QUANDO ADORIAMO LE CREATURE E CI DIMENTICHIAMO DEL CREATORE.
Lo facciamo spesso, e questa è la ragione per cui, generalmente parlando, siamo così infelici. NON FERMIAMOCI ALLE APPARENZE: DIETRO TUTTO L’EDONISMO, IL GIOVANILISMO, IL NARCISISMO E IL SALUTISMO OGGI IMPERANTI E IMPERVERSANTI, CI SONO STRATI E STRATI DI SOFFERENZA, DI PROFONDA INFELICITÀ.Solo che, il più delle volte, non sappiamo riconoscerne la vera causa, non ne vediamo l’origine; NON DI RADO SIAMO DIVENTATI COSÌ ANALFABETI DI NOI STESSI, DA NON CAPIRE NEPPURE CHE SIAMO INFELICI[…]
[…]Come si viene fuori da questo vicolo cieco? Innanzitutto, RICONOSCENDO IL PROBLEMA PER QUELLO CHE È: UN RICATTO MORALE E UNA CRISI DI VALORI. Se si accetta il ricatto, se si scivola nel relativismo, tutto diviene lecito; e giudicare, ossia denunciare il male, si trasforma in un atto di esecrabile arroganza…(da “Del giudizio e del giudicare” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»)
[…]le parole definiscono le cose, ma se è vero che le parole in se stesse sono una creazione convenzionale, non è convenzionale, ma fattuale e oggettivo, ciò che esse definiscono. Se io definisco una mela, una pera, PUR SAPENDO CHE PER LA PERA ESISTE LA PAROLA PERA, e che non c’è alcun motivo per usare una parola che definisce un’altra cosa, STO OPERANDO UN TRAVISAMENTO VOLONTARIO DELLA REALTÀ[…]siamo in presenza di una falsificazione intenzionale della verità, per ragioni meramente ideologiche. Il nostro tempo è il tempo dell’ideologia trionfante. Chi ha detto che le ideologie sono morte?[…]
[...]Se il totalitarismo menzognero un cui viviamo immersi ha stabilito che una mela è una mela, ma è anche, nello stesso tempo, una pera, e come tale può essere chiamata, indifferentemente, allora siamo in presenza di una falsificazione dei dati di realtà a vantaggio della ideologia: non è più vero ciò che è vero, ma è vero quello che certi soggetti hanno deciso che da oggi sia considerato vero[...]
[…]Noi oggi ci troviamo fra le mani UNA LINGUA DI GOMMA, CHE CHIUNQUE PUÒ ALLUNGARE, ACCORCIARE O ADATTARE SECONDO IL SUO CAPRICCIO, IN NOME DI QUESTA O QUELLA "BATTAGLIA DI CIVILTÀ”[…]LA FALSIFICAZIONE SISTEMATICA DEL LINGUAGGIO È STATA ERETTA A NORMA DI LEGGE[…]TUTTA LA CULTURA MODERNA, L’ARTE MODERNA, LA FILOSOFIA MODERNA, LA SCIENZA MODERNA, IL CINEMA, IL TEATRO, LA POESIA MODERNI, L’ECONOMIA MODERNA, LO SPORT MODERNO, PER NON PARLARE DELLA STAMPA, DELLA TELEVISIONE, DELLA SCUOLA E DELL’UNIVERSITÀ, SONO IMPASTI CON IL LIEVITO DELLA GRANDE MENZOGNA[…](da “Immersi nella menzogna, diciamo che la verità non c’è” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»)
POSTILLA AGGIUNTIVA
Scrive Francesco Lamendola:
“…non fermiamoci alle apparenze: dietro tutto l’edonismo, il giovanilismo, il narcisismo e il salutismo oggi imperanti e imperversanti, ci sono strati e strati di sofferenza, di profonda infelicità.solo che, il più delle volte, non sappiamo riconoscerne la vera causa, non ne vediamo l’origine; non di rado siamo diventati così analfabeti di noi stessi, da non capire neppure che siamo infelici…”
Ben sapendo che:“…la fabbrica delle illusioni che deformano la nostra percezione e la nostra concezione del reale è una delle industrie più fiorenti del pianeta e la sua cifra di affari – compresi i profitti e gli investimenti psicologici – cresce nella misura in cui si abbassa il livello d’intelligenza e di adattamento al reale dell’umanità…”,
si potrebbe dire (su quanto scrive Francesco Lamendola) che il nostro immaginario collettivo (creato con ciò che ci instillano ogni giorno media e non solo…comprese le conseguenti ambiguità, contraddizioni, ipocrisie, eccetera…) è talmente assuefatto che nella“…più complessa delle operazioni vitali che sono proprie dell’ uomo…l’atto libero…” manca il secondo momento(cioè il giudizio) ma anche il primo(cioè la deliberazione) in vista del terzo(cioè la scelta)?
E queste apparenze”fughe dalla realtà” sono costruite apposta per depistare nell’immaginario collettivo la vera causa dell’infelicità e poter attuare il vero atto libero?
Se l’uomo scoprirebbe, comprenderebbe, farebbe propria la vera causa dell’infelicità questi depistaggi(…fabbriche delle illusioni…) lo condizionerebbero ancora?
“…segnato da un ciclo senza fine di «nascita, amore, fatica, morte» mantenutosi inalterato per generazioni. Ed è proprio meditando sul destino tragico di Rackwick che arrivò a elaborare l’idea che fosse il “progresso” a destinare le cose al peggio, recidendo quei legami essenziali che esistono tra gli uomini, la terra e il Cielo. La luce elettrica, il miglioramento dei mezzi di trasporto e la meccanizzazione sono dunque, secondo Brown, alcune delle manifestazioni di quella nuova fede materialista che non fa altro che drenare linfa vitale dall’essere umano, riempiendolo di comodità e offrendogli l’inganno di una felicità inesauribile…“(da “Fishermen with Ploughs”: il ritorno al reale in un ciclo poetico di George Mackay Brown blog di Radio Spada)
“…Finché si è in basso, dentro una sfera ristretta, di fronte ad un orizzonte molto limitato, si può avere l’illusione d’afferrare tutta la realtà; ma in alto, sui più eminenti osservatori del vero, cade ogni presunzione, e si fa vivo il sentimento della nostra impotenza e della nostra piccolezza per rapporto alle immensurabili vastità e alle inscrutabili profondità dei misteri dell’universo. «In verità – diceva il grande Newton – io non so nulla, e mi sembra d’essere come un fanciullo, che gioca sulla riva del mare e gode se trova un ciottolo liscio o una conchiglia più grande del solito, intanto che l’oceano della verità si distende davanti inesplorato»…”(da “La verità, il senso del mistero e le altezze «ove s’acquista la piena consapevolezza delle deficienze del sapere umano” blog di Radio Spada)