…SUL RAPPORTO TRA INTELLIGENZA E VOLONTA’…E L’ELABORAZIONE di UNA STRUTTURA DI PENSIERO FALSA…LA REALTÀ OGGETTIVA…L’IDEOLOGIA… LA VERITA’…L’ errore[…] di una “mente preoccupata”(Jolivet)…Commentando un testo di Ribot così Jolivet sintetizza l’errore derivante dalla logica dei sentimenti…Il “culto dell’idea chiara”…anche laddove l’idea non può esser chiara…L’IDEOLOGIA CHE MODELLA LA DOTTRINA…IL RAPPORTO TRA VERITÀ, GIUSTIZIA, VIRTÙ DELLA RELIGIONE’ ED OBBEDIENZA…La Verità non più riconosciuta come oggettiva…ma ridotta a proiezione soggettiva… apre al relativismo e alla distruzione della certezza della fede…la filosofia di Karl Rahner e della Scuola di Lovanio…dopo aver violato Kant il Realismo Trascendentale viola anche il Realismo Tomista…

Stralci da:

1)
“Quando la volontà forza l’intelligenza… a sbagliare .Indicazioni per un un’epoca di soggettivismo sfrenato parte prima” di Don Stefano Carusi blog Inter multiplices UNA VOX

2) “Sul concetto impolitico di Ideologia” di Stefano Fontana Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan

3) “Cos’è ideologia e cos’è dottrina?” Con Corrado Gnerre blog Il Cammino dei Tre Sentieri

4) “[TOMISMO] L’atto libero” blog di Radio Spada

5) “Don Curzio Nitoglia recensisce Marcel De Corte. L'intelligenza in pericolo di morte” di don Curzio Nitoglia blog Chiesa e post concilio

6) “La Pascendi come fondamento perenne contro il neomodernismo: la verità rivelata oltre la storia” di Daniele Trabucco blog Chiesa e post concilio

7) “Si deve sempre ubbidire ai propri superiori?” Blog Il Cammino dei Tre Sentieri

8) Rahner. Figlio della Scuola di Lovanio” con Stefano Fontana “primo di tre incontri dell’ Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan”

…le scelte viziate non solo dall’ influsso delle passioni ma nel caso più complesso da un elaborazione di una struttura di pensiero falsa eliminando la realtà oggettiva delle cose…l’imperialismo mediatico aggiunge un altro fattore di pressione sull’intelligenza…e[l’intelligenza] non riesce in molti casi quasi più a funzionare rettamente nei suoi rapporti con la volontà…Quindi l’intelligenza[…] viene da un moto volontario frenata, deviata, diciamo pure corrotta, perché non indaghi troppo quel Bene intelligibile, quella Verità suprema. Avviene un restringimento di campo, per cui quella materia è meglio non indagarla…

Tutti noi constatiamo, con un semplice ritorno onesto su noi stessi, che in molte occasioni alcune delle tappe che hanno preceduto le nostre scelte e i nostri posizionamenti intellettuali erano viziate.

Non parliamo qui semplicemente dell’influsso delle passioni su tutto il nostro agire morale, non si tratta del caso, più semplice da spiegare, nel quale il diabetico quasi irresistibilmente attratto dalla torta al cioccolato ha finito per cedere, riconoscendo la sua debolezza, mangiandosi non solo la fetta a lui concessa, ma quattro fette di dolce. Ma parliamo del caso, più complesso da definire e ancor più da riconoscere in se stessi, del diabetico che non volendo riconoscere la sua debolezza davanti ai dolci, pur di mangiare la quarta fetta di torta, FINISCE PER ELABORARE UNA STRUTTURA DI PENSIERO FALSA, PER CUI IN QUELLA TORTA NON CI SONO ZUCCHERI DANNOSI PER LUI, QUINDI PUÒ PROCEDERE SERENAMENTE - VISTE LE PREMESSE SCELTE DA LUI - MAGARI ANCHE ALLA QUINTA, ALLA SESTA, ALLA SETTIMA FETTA[…].(da “Quando la volontà forza l’intelligenza… a sbagliare .Indicazioni per un un’epoca di soggettivismo sfrenato parte prima” di Don Stefano Carusi blog Inter multiplices UNA VOX) [l’elaborazione di una STRUTTURA DI PENSIERO FALSA prepara o è già essa stessa IDEOLOGIA?[…]La parola ideologia significa, in un senso molto generale, il sistema di idee di una persona o di un gruppo.In questo senso si dice che ognuno ha una propria ideologia, una visione del mondo, un sistema di idee.Usata in questo modo la parola è neutra. Col tempo, però, l’espressione ha assunto un insieme di significati negativi che ruotano attorno a questo concetto di base: l’ideologia sarebbe una costruzione mentale artificiosa che si pretende di sostituire, in modo interessato, ingannevole e intellettualmente doloso, alla REALTA’. La modalità principale in cui questa SOSTITUZIONE avviene consiste NELL’ASSUMERE UN PUNTO DI VISTA PARTICOLARE E DI TRASFORMARLO NEL TUTTO. L’IDEOLOGIA È UN PUNTO DI VISTA PARTICOLARE CHE PRETENDE DI VALERE PER IL TUTTO[…] (da “Sul concetto impolitico di Ideologia” di Stefano Fontana Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan)]

Cosa intendiamo per IDEOLOGIA? etimologicamente stà a significare un discorso relativo alle idee
E le idee cosa sono? Le idee sono dei frutti del pensiero umano
…Quindi L’IDEOLOGIA è una sorta di parto del pensiero umano…è qualcosa che partorisce il pensiero…che produce il pensiero…
…E non è un caso che l’IDEOLOGIA nasce nel pieno della MODERNITA’…e la MODERNITA’ è quella categoria ANTROPOLOGICA, CULTURALE ecc…secondo la quale l’UOMO possa DIVENIRE ”o è auspicabile che questo si realizzi” DIO di SE STESSO (HYBRIS)

e il padre dell’ IDEOLOGIA chi è? Un filosofo che si chiama Cartesio che non volle accettare ciò che la CULTURA TRASMETTEVA…quindi la TRADIZIONE dal latino TRADERE=consegnare,trasmettere…
…Cartesio disse: “bisogna rifondare il SAPERE… oggi diremmo RESETTARE TUTTO”…
…Però per RIFONDARE TUTTO bisogna avere un PUNTO DI PARTENZA…e per Cartesio questo PUNTO DI PARTENZA non poteva essere la REALTA’, cioè la REALTA’ che NOI OSSERVIAMO perchè quella REALTA’ PUO’ ESSERE UN INGANNO “il genietto maligno può ingannarci a tal riguardo”…

E allora? Allora dobbiamo mettere in DUBBIO TUTTO, ma se METTIAMO IN DUBBIO TUTTO NON POSSIAMO METTERE IN DUBBIO CHE STIAMO DUBITANDO…NON POSSIAMO DUBITARE di PENSARE…E’ la PRIMA CERTEZZA (cogito ergo sum, penso quindi esisto)…
…Non è la REALTA’ OGGETTIVA che GARANTISCE l’ESISTENZA del PENSIERO, ma è il PENSIERO che è GARANTE della REALTA’ OGGETTIVA… QUI’ NASCE L’IDEOLOGIA cioè:

“la VERITA’ non la DEVO ATTINGERE dalle cose ma la DEVO ATTINGERE dal MIO PENSIERO…”

…TUTTO CIO’ ERA FUNZIONALE ALLA MODERNITA’= l’uomo DIO di SE STESSO…naturalmente per ILLUDERSI di DIVENTARE DIO di SE STESSO bisogna cancellare la REALTA’…perchè la REALTA’ ti riconduce al tuo LIMITE, ti dice che sei PRECARIO, ti dice che sei MORTALE, ti dice che sei MISERO e via discorrendo…un po come lo SPECCHIO:
se uno GRASSO vuole ILLUDERSI di essere MAGRO non si DEVE SPECCHIARE…E allora si che si PUO’ ILLUDERE…
QUINDI L’IDEOLOGIA è una COSTRUZIONE MENTALE…
(“Cos’è ideologia e cos’è dottrina?” Con Corrado Gnerre blog Il Cammino dei Tre Sentieri)]

[…]L’immanentismo imperante infatti fa sì che si percepisca come esistente quasi solo ciò che si sente emotivamente, ciò che si vive nel profondo, trascurando o addirittura eliminando tutta quella parte della REALTÀ OGGETTIVA che non si associa ad emozioni travolgenti o che rimane in qualche modo scomoda[…]Mentre l’imperialismo mediatico aggiunge un altro fattore di pressione sull’intelligenza, essa si ritrova letteralmente assediata e non riesce in molti casi quasi più a funzionare rettamente nei suoi rapporti con la volontà, dalla quale si trova ad esser piegata a conclusioni imposte dalla supposta “idea della massa, o meglio sarebbe dire, come abbiamo ricordato più volte anche su queste colonne, dei suoi abili manovratori, che non potendo influenzare direttamente l’intelligenza, la viziano passando dalla volontà

[…]Su intelligenza e volontà, diceva con semplicità il Cardinal Caffarra prima di lanciarsi negli aspetti teoretici, “anche una scarsa attenzione alla nostra vita interiore ci mostra che si tratta di reciproco influsso causale: nessuno capisce niente, se non vuole capire; nessuno può volere ciò che ignora”.

Nessuno capisce niente, se non vuol capire”. Si può scegliere di non capire, addirittura “di non capire niente” per così dire. Infatti, si può anche fare la scelta terribile di inabissarsi volontariamente nel vuoto intellettuale in ciò che vi è di più importante nella vita dell’uomo: il Fine ultimo. E per chi non vuol capire il Fine ultimo, non sarebbe esagerato dire, con le debite precisazioni, che si è messo nella condizione di “non capire niente”.

La provocazione del Cardinal Caffarra è calzante e l’approfondisce nel riferimento al passaggio classico di San Tommaso del Contra Gentes (l. IV, cap. 54), per cui alcuni uomini sono quasi bloccati nella riflessione sul Fine ultimo. Non ce la fanno a pensare.

Ma cosa può bloccarli, visto che qui non si parla di limiti intellettuali, anzi questo blocco può avvenire - e di fatto avviene - in persone intelligentissime, in luminari delle scienze, in accademici, che finiscono per “non capire niente”?
E per di più volontariamente

L’infinita distanza dal Fine ultimo, dice San Tommaso, può essere un deterrente alla ricerca intellettuale, ovvero alcuni uomini si scoraggiano (ma ricordiamo che lo scoraggiamento comporta in genere una parte di volontarietà) nell’indagare una realtà così alta e distante. Pensare a Dio e che siamo fatti per Lui è un pensiero troppo profondo per loro. E, esageratamente concentrati sul proprio stato di creatura, non osano alzare lo sguardo verso il Creatore, per piccolezza d’animo, ma anche per comodo.[…]

[…]Quindi l’intelligenza[…] viene da un moto volontario frenata, deviata, diciamo pure corrotta, perché non indaghi troppo quel Bene intelligibile, quella Verità suprema. Avviene un restringimento di campo, per cui quella materia è meglio non indagarla e la volontà chiude gli spazi dell’intelligenza. Avendo già deciso, mette dei paletti all’intelligenza e le impone: “è meglio che in questo campo tu non ragioni”. Ne consegue che tutto il processo intellettivo viene viziato[…](da “Quando la volontà forza l’intelligenza… a sbagliare .Indicazioni per un un’epoca di soggettivismo sfrenato parte prima” di Don Stefano Carusi blog Inter multiplices UNA VOX)

L’ errore[…] di una “mente preoccupata”(scrive Jolivet)…consiste precisamente nell’affermare ciò che non si vede, o ciò che non si sa, a generalizzare imprudentemente, a seguire analogie ingannevoli, a fare induzioni senza sufficiente fondamento…Il “culto dell’idea chiara” […] anche laddove l’idea non può esser chiara…Dal rifiuto di una conoscenza vera[…]si è passati ad una conoscenza anche totalmente falsa, purché sia chiara…Dal razionalismo all’irrazionalità imposta per via sentimentale il passo è breve…

[…]Scrive Jolivet che “l’intelligenza lasciata unicamente all’azione del suo proprio oggetto, sarebbe infallibile, giacché appartiene alla sua natura affermare unicamente ciò che essa comprende e solo fin dove comprende, dubitare di fronte all’incertezza, negare di fronte alla falsità, attenersi esattamente a quello che vede. Ma non si dà intelligenza senza volontà e senza una relativa libertà. Inoltre nell’uomo la intelligenza è associata alla sensibilità, alle passioni, agli interessi che influiscono su di essa, l’orientano ai propri fini e la inducono a giudicare senza vedere. Di qui l’errore che deriva sempre da ignoranza, in quanto esso consiste precisamente nell’affermare ciò che non si vede, o ciò che non si sa, a generalizzare imprudentemente, a seguire analogie ingannevoli, a fare induzioni senza sufficiente fondamento. L’errore è senza dubbio formalmente un atto della mente, ma di una mente preoccupata e come appannata, contrariata dai sensi o da altre facoltà, e tale da cercare ove non è il criterio della verità”

L’autore parla di una “mente preoccupata” come predisposta a sbagliare, infatti le inquietudini e la volontà di risolverle o quantomeno di chiarirle, dove invece permane di fatto la nebbia, dispongono all’errore, perché vi è il fortissimo rischio di una “forzatura” della volontà nel giungere ad un giudizio. Giudizio forzato, che non è per forza di cose positivo o in favore di colui che giudica, anzi delle volte può essere anche estremamente negativo (e persino apertamente nocivo a chi lo formula), purché sia chiaro.

Infatti in tempi di “culto dell’idea chiara” di derivazione razionalista, anche laddove l’idea non può esser chiara, c’è una spinta a fare una luce “da sole di mezzogiorno” anche quando si è solo “nella penombra dell’alba” ed è così che interviene la volontà, influenzata dalle passioni (oggi si direbbe con terminologia più equivoca “dai sentimenti”).

Ed è per questa via che il razionalismo di oggi, visto che non si è accontentato di una conoscenza vera, ma troppo sfumata e troppo poco nitida per i suoi gusti, finisce, dall’esigente razionalismo da cui è partito ad un giudizio quasi totalmente “volontarista/sentimentalista”.

Dal rifiuto di una conoscenza vera, benché “sfumata”, cui si attribuiva giustamente anche una parte d’incertezza per quei lati che richiedevano prudenza, si è passati ad una conoscenza anche totalmente falsa, purché sia chiara
. E questo è avvenuto non per un’evidenza dell’intelligenza, ma per un intervento della volontà, delle passioni, della foga irrazionale talvolta, del sentimentalismo. Dal razionalismo all’irrazionalità imposta per via sentimentale il passo è breve(da “Quando la volontà forza l’intelligenza… a sbagliare .Indicazioni per un un’epoca di soggettivismo sfrenato parte seconda” di Don Stefano Carusi blog Inter multiplices UNA VOX)<<[…]La struttura dell’atto libero si articola in tre momenti: la deliberazione, il giudizio, la scelta.La deliberazione consiste nella risposta data a una particolare sollecitazione esterna; è una “liberazione per” e insieme una “liberazione da”. Una liberazione dall’istintività della reazione per produrre una risposta morale consapevole, in vista del giudizio che ne consegue e di un’azione da compiere responsabilmente[…]Eppure la peculiarità dell’istintività umana consiste nella sua diretta dipendenza dall’intelletto, in virtù della possibilità di essere immediatamente consapevole del proprio comportamento.

«L’effettivo esercizio dell’atto libero è intrinsecamente legato alla forza della volontà. […] È ovvio che a questo primo livello della deliberazione possono avere un ruolo essenziale anche i diversi condizionamenti individuali e culturali, conservati nella memoria dell’uomo e dipendenti, sia dalle passate azioni dell’individuo (un individuo abituato a cedere a determinati istinti, più facilmente è portato a cedere in seguito), sia da un’eccessiva sollecitazione di determinati istinti (libido e aggressività) esercitata dall’ambiente (cf. p.es. nella nostra situazione socio-culturale l’eccessiva sollecitazione di questi istinti ad opera dei mezzi di comunicazione sociale).

L’azione della volontà nella deliberazione e nella scelta finale dell’azione da compiere può essere dunque più o meno fortemente condizionata da tutte queste componenti, presenti nella componente psicofisica dell’essere umano.

Per questo, per rendere possibile un’autentica deliberazione, è fondamentale il concorso dell’operazione dell’intelletto,perché la deliberazione divenga una vera e propria “liberazione da” questi condizionamenti nella valutazione dell’oggetto e/o dell’azione da compiere rispetto a questo oggetto, affinché la scelta dell’oggetto o dell’azione da compiere rispetto a questo oggetto divenga atto davvero umano»[…]Un difetto della volontà, quale è il difetto di chi cede più o meno facilmente all’istinto, può ridurre al minimo l’esercizio della libertà, rendere l’uomo incline al vizio e schiavo delle proprie passioni[…]
(da “[TOMISMO] L’atto libero” blog di Radio Spada)>>
Sant’Ignazio di Loyola nel Discernimento degli Spiriti dice di non cambiare le proprie risoluzioni, prudentemente prese, quando si è nel turbamento passionale. La famosa regola n. 5, che invita ad aspettare quando si è turbati dalla desolazione e a rinviare il giudizio al momento in cui il campo è sgombero dalle passioni…

Quanto questo procedimento sia colpevole dipende dai singoli casi e dalle disposizioni di ciascun soggetto, di sicuro è - oggettivamente parlando - la via maestra dell’errore.
Via tra l’altro nella quale è facile essere ingannati da persone - o dai media senza scrupoli - e soprattutto dall’Ingannatore per eccellenza.
Non a caso Sant’Ignazio di Loyola nel Discernimento degli Spiriti dice di non cambiare le proprie risoluzioni, prudentemente prese, quando si è nel turbamento passionale. La famosa regola n. 5, che invita ad aspettare quando si è turbati dalla desolazione e a rinviare il giudizio al momento in cui il campo è sgombero dalle passioni.

Da qui la vera umiltà, che sempre si sposa alla verità, di sospendere il giudizio laddove non c’è possibilità reale di pronunciarne uno perentorio
, o quantomeno l’importanza della semplicità e dell’onestà di esporre la problematica quale essa è - con la descrizione dei lati in luce e di quelli in ombra - e di preferire, pure se non è la risposta completa alla domanda, anche solo un “abbozzo di verità”, purché sia stato dedotto con procedimenti onesti. E che è sempre meglio dei prodotti del sentimentalismo passionale[…]

l’errore derivante dalla logica dei sentimenti

[…]Commentando un testo di Ribot così Jolivet sintetizza l’errore derivante dalla logica dei sentimenti:
La logica dei sentimenti consiste, infatti, nel partire non da una verità o da un fatto certo per trarne legittime conseguenze, ma da un’asserzione posta in anticipo come conforme a quanto CI SI AUGURA O SI DESIDERA, e che si giustifica in tutte le maniere. Questa logica tende a risultati più che a conclusioni, poiché i giudizi che essa ispira sono governati ed imposti NON DALLE ESIGENZE OGGETTIVE DEL REALE, MA DAI BISOGNI AFFETTIVI E DAGLI INTERESSI” . Quando la volontà forza arbitrariamente l’intelligenza, lì nasce la vera chiusura mentale.(da “Quando la volontà forza l’intelligenza… a sbagliare .Indicazioni per un un’epoca di soggettivismo sfrenato parte seconda” di Don Stefano Carusi blog Inter multiplices UNA VOX)

[…]Per esempio Kant filosofeggiando dice che l’uomo non conosce la cosa com’è in sé, ma la conosce come gli appare avendo applicato ad essa una sua categoria o forma soggettiva, ma così “uccide” l’intelletto e la conoscenza umana. Tuttavia per arrivare a dire ciò prima egli ha indagato su quella cosa in sé che è la conoscenza umana e sul soggetto conoscente, ossia su Kant in sé e non su come ci appare. Se si negasse ciò, si arriverebbe a dire che ogni teoria filosofica non ha nessun valore, che è del tutto soggettiva e relativa (la “morte” della filosofia e dell’intelligenza).

L’uomo comune e il filosofo realista sanno che esistono e che vi sono oggetti reali al di fuori di loro. Per esempio, mentre sto scrivendo, so perfettamente che le mie mani sono appoggiate alla tastiera del computer, i piedi sono appoggiati sul pavimento, i libri sono davanti a me. Quindi sono convinto pre-filosoficamente che esistono oggetti reali distinti da me, al di fuori del mio pensiero e distinti tra loro.
La scrivania resta ferma al suo posto anche se io mi alzo ed esco; perciò io e il tavolo siamo due realtà oggettivamente e realmente distinte e il tavolo non dipende dal mio pensiero
.(da “Don Curzio Nitoglia recensisce Marcel De Corte. L'intelligenza in pericolo di morte” di don Curzio Nitoglia blog Chiesa e post concilio)

L’IDEOLOGIA CHE MODELLA LA DOTTRINA…è quando si ritiene che la dottrina possa essere a nostra completa disposizione o essere funzionale a quelli che sono i dati sociologici…allora si’ che la dottrina diventa ideologia…e’ proprio l’atteggiamento ideologico che autorizzerebbe a modellare e modificare la dottrina…

…Cosa è la DOTTRINA in senso Cattolico?…la DOTTRINA in senso Cattolico non è una cosa che viene PARTORITA DAL PENSIERO ma è un DATO RIVELATO…cioè il FONDAMENTO della DOTTRINA è la RIVELAZIONE “poi abbiamo le fonti prossime e le fonti remote della RIVELAZIONE” cioè il fatto che DIO COMUNICHI all’ UOMO
e quindi la DOTTRINA è COMPLETAMENTE ALTERNATIVA all’ IDEOLOGIA…

E QUI’ C’E’ IL CORTOCIRCUITO…AFFERMARE CHE:
“ESSERE DIFENSORI di una DOTTRINA IMMUTABILE ecc….PUO’ GENERARE un atteggiamento IDEOLOGICO…
oppure:
“L’atteggiamento ideologico ti porta a PENSARE che la DOTTRINA sia un MONOLITE…sia qualcosa di IMMUTABILE…”

QUESTO E’ UN RAGIONAMENTO ASSOLUTAMENTE SBAGLIATO…

IN REALTA’:

È quando si ritiene che la DOTTRINA possa essere a NOSTRA COMPLETA DISPOSIZIONE o essere FUNZIONALE a quelli che sono i DATI SOCIOLOGICI per cui:
oggi il mondo va da tutti’ altra parte…
oppure:
la stragrande maggioranza delle persone pensa ad altro…chiede altro…ecc…quindi noi dobbiamo modellare la dottrina(come la pasta modellabile per fare le statuine) per renderla funzionale a queste esigenze

ALLORA SI’ CHE LA DOTTRINA DIVENTA IDEOLOGIA…
o meglio:

E’ PROPRIO L’ATTEGGIAMENTO IDEOLOGICO CHE AUTORIZZEREBBE A MODELLARE e MODIFICARE LA DOTTRINA

NEL MOMENTO IN CUI SI E’ PIENAMENTE CONSAPEVOLI DEL FATTO CHE E’ LEGATA COSTITUTIVAMENTE AL FATTO RIVELATO CHE LA DOTTRINA E’ QUALCOSA CHE PUO’ ESSERE APPROFONDITA, ma sempre nel discorso dell’ approfondimento ESTRINSECO del DOGMA, non INTRINSECO del DOGMA e quindi un approfondimento che non vada a NEGARE l’essenza stessa DELLA VERITA’

Quando consideriamo la DOTTRINA come qualcosa che NON E’ A NOSTRA DISPOSIZIONE ma che DOBBIAMO CUSTODIRE, ALLORA SI’ che EVITIAMO qualunque ATTEGGIAMENTO IDEOLOGICO(“Cos’è ideologia e cos’è dottrina?” Con Corrado Gnerre blog Il Cammino dei Tre Sentieri)

IL RAPPORTO TRA VERITA’ ED OBBEDIENZA

…La Verità non più riconosciuta come oggettiva…ma ridotta a proiezione soggettiva… apre al relativismo e alla distruzione della certezza della fede e la missione stessa della chiesa…Papa Sarto afferma…che la Chiesa non può fondarsi su ciò che muta, ma solo su ciò che permane e che la custodia della fede significa preservare intatta l’integrità del deposito rivelato…il testo di San Pio X si rivela più che mai un faro […]l’Enciclica ricorda che la fede è adesione alla verità rivelata, immutabile perché radicata nell’Essere stesso di Dio…


[Nel modernismo (e ancor più il neomodernismo)], la verità, invece di essere riconosciuta come oggettiva[…]viene ridotta a proiezione soggettiva[…]il dogma, da espressione immutabile della rivelazione divina, diventa una formula elastica e provvisoria, continuamente adattabile alle esigenze dell’uomo moderno. Questo immanentismo assoluto non è una semplice deviazione teologica, quanto una filosofia integrale che, penetrando nei campi dell’esegesi, della morale, della liturgia e della pastorale, dissolve la sostanza stessa del cattolicesimo.[…]la perdita del concetto di verità assoluta apre inevitabilmente al relativismo e come il relativismo, una volta penetrato nel cuore della teologia, distrugga la certezza della fede e la missione stessa della Chiesa…[il neomodernismo] si presenta[…]sotto forme più sottili e insinuanti: il linguaggio del dialogo sostituisce quello della verità, la categoria della prassi prende il posto di quella del dogma, l’ermeneutica storica relativizza la Tradizione fino a dissolverne l’identità…[il neomodernismo] non afferma più esplicitamente che il dogma è falso, ma sostiene che esso è incompleto, che deve essere reinterpretato alla luce delle circostanze, che la verità è un “processo sinodale”…Papa Sarto afferma con vigore che la Chiesa non può fondarsi su ciò che muta, ma solo su ciò che permane e che la custodia della fede significa preservare intatta l’integrità del deposito rivelato[…]

[…] Il neomodernismo odierno, nel suo volto pastorale e dialogico, rappresenta proprio quella insidia che la “Pascendi” aveva previsto: una forza che, agendo dall’interno, intacca l’autorità del Magistero, riduce la liturgia a espressione comunitaria, trasforma la morale in accomodamento sociologico.

Di fronte a tale sfida, il testo di San Pio X si rivela più che mai un faro […]In questo anniversario, la voce della “Pascendi” risuona come ammonimento e guida. Essa non appartiene al passato, ma parla all’oggi con forza profetica. Se il neomodernismo tenta di dissolvere la fede nella fluidità delle opinioni e delle prassi, l’Enciclica ricorda che la fede è adesione alla verità rivelata, immutabile perché radicata nell’Essere stesso di Dio.

Solo tornando a questo fondamento, la Chiesa potrà affrontare la drammatica crisi presente e ritrovare la sua missione. L’attualità della “Pascendi” consiste, dunque, nell’indicare ai fedeli che non vi è carità senza verità, non vi è pastorale senza dogma, non vi è Chiesa senza Tradizione[…] (da “La Pascendi come fondamento perenne contro il neomodernismo: la verità rivelata oltre la storia” di Daniele Trabucco blog Chiesa e post concilio)

Si deve sempre ubbidire ai propri superiori?
1. L’obbedienza è una grande (anzi: grandissima) virtù. Ma bisogna stare attenti a non cadere nell’eccesso di metterla al di sopra della Verità, della Giustizia e della virtù della Religione, che è il dover dare a Dio ciò che gli è dovuto.

2. Alla domanda se si debba sempre obbedire ai propri superiori, san Tommaso d’Aquino risponde negativamente. I motivi per cui non si è tenuti ad ubbidire in tutto sono due: Il primo: l’eventuale comando di un’autoritа più grande, per esempio Dio. Il secondo: l’eventualità che il superiore comandi all’inferiore delle cose illecite.

3.Si possono distinguere tre tipi di obbedienza:
Sufficiente per salvarsi: obbedire nelle cose d’obbligo.
Perfetta: obbedire in tutte le cose lecite.
Disordinata: obbedire nelle cose illecite.

4.Dunque, l’obbedienza non è cieca e incondizionata, ma ha dei limiti. In caso di peccato, non solo mortale, ma anche veniale, si ha il diritto ma anche il dovere di disubbidire. Si è tenuti a disobbedire anche quando fosse comandato qualcosa di nocivo alla vita spirituale.

5.Come si fa a sapere che ciò che viene comandato è illecito? Lo fa capire la coscienza, coscienza che sia perт “retta”, cioè illuminata dall’oggettivitа del Vero. Va tenuto presente che la coscienza retta non crea la norma, ma si sottomette alla legge morale, fondata su quella divina.

6.Dio ci obbliga di santificarci e quando la legge dovesse mettere a repentaglio la nostra santificazione, abbiamo il diritto e il dovere di opporci ad essa.

7.Facciamo adesso un esempio concreto. Il caso di un sacerdote diocesano con il proprio vescovo. Se il vescovo dovesse ordinare qualcosa che vada chiaramente contro la legge divina: per esempio non poter celebrare la Messa nella corretta liturgia, benedire una coppia di omosessuali o di semplici conviventi, dare la Comunione ad un divorziato risposato, ecc…allora il sacerdote ha il dovere di resistere all’autoritа, così come fece san Paolo nei confronti di san Pietro (Galati 2). Se invece il proprio vescovo dovesse ordinare qualcosa che attenesse più specificamente alla legge ecclesiastica, tipo la titolaritа di una parrocchia piuttosto che un’altra, la possibilitа di dedicarsi ad un apostolato piuttosto che ad un altro, l’obbedienza è dovuta. Dovuta perchè la gerarchia della Chiesa non è un optional e perchè la visibilitа della Chiesa è una realtа che mai potrа venire meno.(da “Si deve sempre ubbidire ai propri superiori?” Blog Il Cammino dei Tre Sentieri)

LA FILOSOFIA DI KARL RAHNER E DELLA SCUOLA DI LOVANIO

Cosa capita alla teologia cattolica se essa assume una prospettiva filosofica contraria al realismo metafisico e asservita invece al cosiddetto principio di immanenza della filosofia moderna?


Guidato da questo intento [Stefano Fontana] ha scritto vari libri tra cui gli preme ricordare(in questo video) “La nuova Chiesa di Karl Rahner” edito da Fede e Cultura di Verona nel quale qualche anno fà presentava la figura di Karl Rahner (filosofo e teologo) come l’esempio più chiaro di danni enormi che derivano alla teologia cattolica se questa assume la filosofia dell’ immanenza della modernita’ filosofica.

Rahner continua ad essere alla ribalta. Cantagalli in questo anno 2025 ha pubblicato un libro si don Salvatore Vitiello intitolato “Rahner oltre Rahner” con un ampia prefazione del cardinal Muller segno che questo teologo che ha prodotto una nuova scolastica (in armonia con i principi della filosofia moderna) continua ad essere valutato, continua non solo ad essere dibattuto ma anche promosso(in un certo senso)[…]

il primo dei tre incontri cercherà di mostrare le ascendenze della filosofia Rahneriana nella filosofia (soprattutto) del padre gesuita Joseph Maréchal, principale esponente della scuola di Lovanio che nei primi decenni del novecento aveva assunto il compito di ripensare San Tommaso d’Aquino alla luce di Kant, del criticismo Kantiano, nel tentativo (ovviamente) di arrivare ad un Concordiamo tra le due posizioni.

Nel prossimo incontro si entrerà nel vivo della filosofia di Rahner (Partendo da Maréchal per arrivare però all’ assunzione “da parte sua” dello stesso Kant, di Hegel, ma soprattutto di Heidegger[…]).

Nel terzo incontro si parlerà de “il Corso fondamentale sulla fede” del 1976 che è l’opera maggiore di Rahner.

…I quattro punti orientativi della filosofia di Rahner…il libro di don Vitiello“Rahner oltre Rahner”e la pretesa di andare con Rahner oltre Rahner…

La filosofia di Rahner si basa su quattro punti orientativi:

1) l’accettazione previa dei nuovi punti di partenza della filosofia moderna

2) Una rilettura di San Tommaso d’Aquino a partire da questi punti della filosofia moderna (rileggere San Tommaso d’Aquino alla luce di Kant)

3) assunzioni delle intenzioni di monsignor Maréchal e in generale della Scuola di Lovanio (per cui Rahner si colloca su quella scia)

4)l’utilizzo della filosofia di Martin Heidegger (ma non solo, ma soprattutto) che Rahner chiamerà “il mio maestro”

A questi quattro punti si inserisce la novità del pensiero di Rahner (l’originalità di alcuni passaggi che si ritrovano solamente in Rahner)

Su questi punti ci si soffermerà in tutti questi tre incontri.

L’espressione “Rahner oltre Rahner” contenuta nel libro di don Vitiello (precedentemente citato) richiama un tentativo già visto, quello di monsignor Maréchal di superare Kant con Kant. (Rahner oltre Rahner, superare Kant con Kant) sono prospettive che si richiamano. Il progetto [secondo Stefano Fontana] di andare con Rahner oltre Rahner (come quello di superare Kant con Kant) è impossibile.

Una volta assunte le premesse Rahneriane il percorso diventa obbligato[…]Se le premesse Rahneriane venissero criticate, allora sarebbe possibile andare oltre Rahner. Però in questo caso senza la pretesa di farlo con Rahner. Se si vuole (invece avere la pretesa) di farlo con Rahner bisogna portare con sé i suoi presupposti teoretici (e in questo caso non si potrà andare oltre Rahner) ma si rimarrà sempre nella prospettiva Rahneriana.

Tutto il denso libro di Vitello ondeggia tra queste due prospettive [secondo Stefano Fontana] però sembra non si risolva nè nell’ una e nè nell’ altra, e del resto non è possibile confermarle ambedue ( in quella che Étienne Gilson chiamava “una diplomazia metafisica” cioè un colpo di qua, un colpo di là).

Un esempio:

La parola “Ontologia” che appare nel sottotitolo del libro di Vitiello non può essere intesa nel senso del realismo Tomista qui

Perchè?


Perchè risente (invece) della visione di Maréchal e Heidegger come anche lo stesso Vitiello dice e critica

La “Nuova Ontologia”(l’Ontologia nel pensiero moderno) nasce dall’ UNITÀ TRA ESSERE E PENSIERO, l’Ontologia Tomista invece nasce, si forma sull’ ORIGINALITÀ DELL’ESSERE RISPETTO AL PENSIERO. Quindi andando con “Rahner oltre Rahner” si è costretti a muoversi in questi due opposti, in queste due linee opposte e nello stesso tempo nell’impossibilità di conciliarli ma anche nell’impossibilità di optare per uno di essi. QUINDI È IMPOSSIBILE ANDARE CON “RAHNER OLTRE RAHNER”.

[prosegue Stefano Fontana dicendo che] ha preso spunto da questo libro di Vitiello per cominciare il discorso del tentativo di Maréchal di superare “Kant con Kant”. Questo tentativo era stato demolito alla radice da Étienne Gilson nel suo libro “realismo tomista e critica della conoscenza” pubblicato a Parigi nel 1939.

…Il libro di Étienne Gilson “Realismo tomista e critica della conoscenza” in cui l’autore esamina il pensiero di ognuno degli esponenti della scuola di Lovanio…la nuova deduzione trascendentale (il Tomismo Trascendentale o il Realismo Trascendentale “così chiamato dalla scuola di Lovanio”)

di Maréchal e quindi di Rahner(cioè l’identità tra Essere e Pensiero) e il Realismo Tomista(cioè l’Essere è già dato a priori prima della Conoscenza)…


In questo libro Gilson esamina il pensiero di ognuno degli esponenti della scuola di Lovanio criticandolo, anzi demolendolo definitivamente.

Uno dei capitoli del libro “la critica realista dell’ oggetto” è dedicato alla critica del pensiero di Maréchal. Siamo costretti a soffermarci su questa critica[continua Stefano Fontana] perchè essa contiene (già elaborate) tutte le successive possibili critiche a Rahner.

La domanda da cui parte Étienne Gilson è questa:

che cosa fà dell’ oggetto un oggetto della nostra conoscenza? cosa fa sì che l’oggetto della nostra conoscenza sia oggetto della nostra conoscenza?

Per il realismo, per san Tommaso L’OGGETTO È OGGETTO REALE PRIMA E INDIPENDENTEMENTE DALLA CONOSCENZA DI ESSO DA PARTE NOSTRA
. E’ conosciuto perchè C’E’ e non C’E’ perchè è conosciuto. Invece per Maréchal l’oggetto è l’oggetto conosciuto. Nasce così il Tomismo Trascendentale o il Realismo Trascendentale (come è stato chiamato nella scuola di Lovanio secondo il quale ESSERE significa ESSERE CONOSCIUTO).

Per il Tomismo l’ENTE precede il VERO… l’ONTOLOGIA precede la GNOSEOLOGIA. Invece nel Tomismo Trascendentale si deve parlare di una IDENTITA’ ORIGINARIA tra ESSERE e PENSIERO.Voi capite [prosegue Stefano Fontana] che queste due posizioni sono( sin da questo momento…) ANTITETICHE[…](In termini semplici) si vuol far dipendere l’ESSERE dal PENSIERO. Si affida al PENSIERO non solo una CAPACITIVA CONOSCITIVA(gnoseologica) ma una CAPACITA’ METAFISICA. Quindi MOSTRARE come l’OGGETTO di CONOSCENZA COINCIDA con L’OGGETTO REALMENTE ESISTENTE. Questa sarebbe la NUOVA DEDUZIONE TRASCENDENTALE che consiste nella PRETESA di DETERMINARE le CONDIZIONI A PRIORI della CONCEPIBILITA’ dell’ ESSERE, mentre per il REALISMO l’ESSERE è già (fin dall’ inizio) ASSUNTO COME CONCEPIBILE


…Il senso della parola trascendentale con la definizione di Cornelio Fabro…l’espressione Realismo Trascendentale(assumendo la parola trascendentale in senso moderno) è per il Realismo un ossimoro, una contraddizione(i due termini non possono stare assieme)…Questi vogliono essere Kantiani ma non riescono neanche ad essere Kantiani…Kant non assegnava al pensiero una valenza Metafisica ma solo Fenomenica…dopo aver violato Kant il Realismo Trascendentale viola anche il Realismo Tomista…“Pretendere di forzare le porte della prigione dove la critica giunge così a rinchiudersi e pretendere di forzarle all’ interno, dopo essersi rinchiusi ad essa: è questa l’impresa cui il P.Maréchal si è eroicamente votato”(Étienne Gilson)...

È bene specificare ( a questo punto) Il senso della parola TRASCENDENTALE (l’abbiamo usata nell’ espressione DEDUZIONE TRASCENDENTALE). La DIMENSIONE TRASCENDENTALE (in senso nuovo, moderno era proprio quella di Maréchal e sarà proprio quella di Rahner)

[Stefano Fontana si avvale in questo caso] di una definizione di Cornelio Fabro tratto da “La svolta antropologica di Karl Rahner” :

“Trascendentale significa ciò che è e deve essere dato a priori(cioè prima della conoscenza) nel soggetto (cioè nel nostro intelletto, nella nostra intelligenza) nel senso di presupposto al sapere, e indica perciò la costituzione originaria in senso operante attivo dello spirito o soggetto come anticipante(cioè prima) e indipendente(la dimensione trascendentale) e tuttavia determinante(cioè senza di essa non sarebbe possibile), rispetto all’ oggetto di esperienza”

Ciò determina (secondo Fabro) IL PRINCIPIO MODERNO di IMMANENZA FONDATO SULLA IDENTITA’ DI ESSERE E PENSIERO.

Quindi l’espressione REALISMO TRASCENDENTALE(ASSUMENDO la parola TRASCENDENTALE in senso MODERNO) è per il REALISMO UN OSSIMORO, UNA CONTRADDIZIONE(i due termini non possono stare assieme).

IL REALISMO AFFERMA PRIMARIAMENTE LA REALTA’ DELL’ OGGETTO MENTRE LA CRITICA TRASCENDENTALE DI MARÉCHAL DEFINISCE L’OGGETTO IN FUNZIONE DELLE FACOLTÀ DEL PENSIERO CHE LO COSTITUISCONO COME OGGETTO. SICCHE’ se un OGGETTO NON E’ TALE PER LA NOSTRA CONOSCENZA NON E’(in nessun modo) UN OGGETTO REALE(oggetto conosciuto equivale ad Oggetto Reale).

Questa NUOVA IMPOSTAZIONE del REALISMO TRASCENDENTALE (attenzione) comporta di VIOLARE il DIVIETO KANTIANO(di conoscere l’Oggetto in se’). Questi vogliono essere Kantiani ma non riescono neanche ad essere Kantiani (per superare Kant, Maréchal deve rinunciare a Kant).

Però dopo aver violato Kant IL REALISMO TRASCENDENTALE VIOLA ANCHE IL REALISMO TOMISTA (naturalmente).Quindi non accontenta nè l’uno nè l’altro.

Il REALISMO TRASCENDENTALE(moderno) PENSA che ESISTA nel SOGGETTO una INTENZIONALITA’( a priori) con cui il SOGGETTO CONOSCENTE RENDE OGGETTO L’OGGETTO(PENSANDOLO lo rende anche REALE).

Nel REALISMO di SAN TOMMASO una SIMILE INTENZIONALITA’(a priori) NON ESISTE

Perchè?

Perchè l’INTENZIONALITA’ CONOSCITIVA del SOGGETTO DERIVA DALL’ OGGETTO(e non c’è prima)

Ecco un passo di Étienne Gilson dal libro “Realismo tomista e critica della conoscenza”
:

“Essa [l’intenzionalità] esprime il cogliendo di un(una cosa) IN SE’(che esiste ed è indipendentemente dall’ intenzionalità), compiuto(questo coglimento) anteriormente sul piano ontologico e la cui conoscenza permette al soggetto conoscente di prendere coscienza…Quando il pensiero tende verso l’oggetto, l’oggetto l’ha già preceduto(cioè era già lì): è per il fatto di aver già incontrato l’oggetto, che il soggetto può successivamente tendere verso quest’ ultimo”.

Cioè il SOGGETTO prima CONOSCE L’OGGETTO e poi ACQUISTA COSCIENZA DI SE’ e può INDIRIZZARSI INTENZIONALMENTE VERSO L’OGGETTO.

Il SOGGETTO CONOSCENTE NON PUO’ (in modo assoluto) essere INTENZIONATO ALL’ OGGETTO PRIMA DI CONOSCERLO(come vuole invece Maréchal e la modernità secondo la quale impostazione sarebbe proprio questa INTENZIONALITA’ a rendere L’OGGETTO un OGGETTO REALE). Il SOGGETTO CONOSCE L’OGGETTO COME REALE(in quanto reale) e a quel punto ACQUISTA LA COSCIENZA di essere LUI IL SOGGETTO CONOSCENTE(cioè quella che è chiamata L’INTENZIONALITA’).

E da lì in poi si INDIRIZZERA’ L’INTENZIONALITA’ all’ ENTE (cioè all’ OGGETTO CONOSCIUTO). Ma poi non prima.

Allora si ha questa situazione.Per superare “Kant con Kant” verso il (cosiddetto) REALISMO TRASENDENTALE bisogna:

a) VIOLARE lo stesso Kant, assegnando al PENSIERO un VALORE METAFISICO(costitutivo dell’ OGGETTO). Il quale OGGETTO DIVENTA REALE in quanto CONOSCIUTO

b) bisogna mantenere una INTENZIONALITA’ (di tipo Kantiano) per non tornare ad una GNOSEOLOGIA PRE KANTIANA.

Ecco qua la “DIPLOMAZIA METAFISICA”(che si accennava all’ inizio) e di cui parla Étienne Gilson e che consiste nel RIMANERE DENTRO IL PERIMETRO KANTIANO PENSANDO (nello stesso tempo) di SUPERARLO(volendo nello stesso tempo SUPERARLO). Ma non è possibile andare “con Kant oltre Kant”

[Stefano Fontana ora] legge un altra acutissima frase di Étienne Gilson che arriva (anche) a ridicolizzare (con un certo sarcasmo) questa velleità del REALISMO TRASCENDENTALE della Scuola di Lovanio:

“Pretendere di forzare le porte della prigione dove la critica giunge così a rinchiudersi e pretendere di forzarle all’ interno, dopo essersi rinchiusi ad essa: è questa l’impresa cui il P.Maréchal si è eroicamente votato”[…]

In questo modo Étienne Gilson critica ogni altro tentativo di questo tipo

…la conoscenza umana (secondo Maréchal) che si discosta completamente dal Realismo Tomista su diversi punti…(secondo Maréchal) l’intenzionalita’ apriorica e trascendentale con cui il nostro pensiero costituisce gli enti implicherebbe una sua apertura a tutto l’essere. quindi all’ essere assoluto (che è Dio)…e se Dio è gia’ presente in questa intenzionalita’ apriorica e trascendentale non si puo’ piu assolutamente’ dare alcuna dimostrazione a posteriori (cioè partire dalle cose per risalire alla loro causa). la quale dimostrazione a posteriori (invece) per San Tommaso è l’unica possibile…le due osservazioni che dimostrano aspetti (sicuramente) Kantiani ma (non certo) Tomisti…

Ma cosa intendeva (più precisamente) Maréchal con questa INTENZIONALITA’ del SOGGETTO “secondo lui capace di rendere L’OGGETTO OGGETTO”?

(Secondo lui) LA CONOSCENZA UMANA passa attraverso TRE FASI:


1) ASSIMILAZIONE dei DATI di un OGGETTO ESTERNO

2) L’ASTRAZIONE (da questi dati) della SENSIBILITA’ e LA FORMAZIONE delle SPECIE (cioè della definizione della ESSENZA, del COGLIMENTO della FORMA INTELLIGGIBILE)

3) IL GIUDIZIO che afferma che L’OGGETTO ESISTE in SE’ STESSO

(Come si vede) l’AFFERMAZIONE circa LA REALTA’ dell’ OGGETTO (cioè che L’OGGETTO è REALMENTE ESISTENTE) viene RAGGIUNTA alla FINE DI UN PROCESSO (che avviene in queste tre fasi).

Prima del GIUDIZIO(cioè prima della terza fase) ESISTE (solo) UN OGGETTO DI CONOSCENZA, ma non ancora L’ENTE (cioè non si dice ancora che quell’ OGGETTO di conoscenza E’ REALMENTE ESISTENTE. Lo si dice nella terza fase con il GIUDIZIO).

Questo si DISCOSTA COMPLETAMENTE DAL REALISMO TOMISTA SU DIVERSI PUNTI:

1) VIENE NEGATA l’APPRENSIONE SINTETICA ORIGINARIA DELL’ ENTE da parte del SOGGETTO CONOSCENTE. l’APPRENSIONE SINTETICA ORIGINARIA è IMMEDIATA non avviene tramite un processo ma c’è già fin da subito. IL NOSTRO INTELLETTO apprende immediatamente L’ESSERE)

2) l’IMMEDIATEZZA dell’ESSERE al PENSIERO sostituita da questo processo che va interpretato come una AUTOMEDIAZIONE DELL’ ESSERE(inteso come coincidente con IL PENSIERO)

3) CIRCOLARITÀ COGNITIVA TRA SOGGETTO E OGGETTO[…] mentre il REALISMO TOMISTA ASSEGNA LA PRECEDENZA REALE e FONDATIVA all’ OGGETTO REALE e all’ inizio NON PARLA ASSOLUTAMENTE di CIRCOLARITÀ COGNITIVE tra SOGGETTO e OGGETTO

[Stefano Fontana prosegue dicendo che] il punto principale è il primo di questi tre e [su tale punto cita ciò che dice Padre Fabro]:

“Per Il Realismo Tomista l’inizio consiste nella apprensione del plesso dialettico di ENS (di Ente) o (come si esprime altrove Padre Fabro) all’inizio a fondare il Realismo Tomista c’è la nozione di ENS che stà agli albori della coscienza”.

[Attenzione sottolinea Stefano Fontana] La COSCIENZA NON VIENE PRIMA della CONOSCENZA DELL’ ENTE ma NASCE IN QUESTA CONOSCENZA IMMEDIATA.

Invece il REALISMO TRASCENDENTALE parte dagli OGGETTI DEL PENSIERO(come abbiamo visto prima) poi RISALE All’ ATTO A PRIORI DI COSCIENZA(l’intenzionalità che li costituisce) e infine arriva con IL GIUDIZIO ad AFFERMARE la REALTA’ dell’ OGGETTO PENSATO e [aggiunge Stefano Fontana (perchè avrà uno sviluppo interessante)] POSTULA (a questo punto anche) L’ATTO DI ESSERE COMPLETO ASSOLUTO (ossia Dio).Avremo modo di riprendere questo DISCORSO SU DIO in Rahner,

[ed aggiunge ancora Stefano Fontana che] per ora LIMITIAMOCI a SEGNALARE come venga posta qui la QUESTIONE DI DIO IN Maréchal. Secondo Maréchal L’INTENZIONALITA’ UMANA APRIORICA E TRASCENDENTALE cioè intesa come “aperta a tutto l’Essere” e che permette poi il GIUDIZIO COSTITUTIVO dell’ ENTE REALE PRESUPPONE l’APERTURA ALL’ ESSERE ASSOLUTO(cioè a DIO).

In pratica ed in altre parole: L’INTENZIONALITA’ APRIORICA E TRASCENDENTALE con cui il NOSTRO PENSIERO COSTITUISCE GLI ENTI IMPLICHEREBBE UNA SUA APERTURA A TUTTO L’ESSERE. QUINDI ALL’ ESSERE ASSOLUTO (che è DIO).

[una prima osservazione] Se DIO è GIA’ PRESENTE in questa INTENZIONALITA’ APRIORICA E TRASCENDENTALE, di DIO NON SI PUO’ PIU ASSOLUTAMENTE’ DARE ALCUNA DIMOSTRAZIONE A POSTERIORI (cioè partire dalle cose per risalire alla loro CAUSA). La quale DIMOSTRAZIONE A POSTERIORI (invece) per San Tommaso è L’UNICA POSSIBILE

[una seconda osservazione] Se DIO è il presupposto IMPLICITO a QUESTA APERTURA INTENZIONALE E TRASCENDENTALE del SOGGETTO all’ ESSERE ALLORA DIO sarà PER NOI (solo e sempre) un POSTULATO.

[Attenzione dice Stefano Fontana] sono due aspetti (sicuramente) Kantiani ma (non certo) Tomisti[…]e teniamo a mente questa NUOVA IMPOSTAZIONE di DIO in Maréchal perchè sarà ripresa notevolmente nella PROSPETTIVA RAHNERIANA

Étienne Gilson (nel libro “Realismo tomista e critica della conoscenza”) scrive questa critica a Maréchal nel 1939. Rahner pubblica il suo primo libro “Spirito nel mondo” nello stesso anno (nel 1939) e poi pubblicherà l’altro suo libro filosofico fondamentale “Uditori della parola” nel 1940.Come sapete[ricorda Stefano Fontana] il libro “Spirito nel mondo” era (in pratica) la sua tesi presentata all’ università di Lovanio che è stata (però) respinta dal professore (un tomista) che non era stato convinto delle nuove impostazioni Rahneriane.

Però la data del 1939 è interessante perchè la critica di Étienne Gilson a Maréchal è del 1939, l’opera di Rahner “spirito nel mondo” è del 1939. Allora questo ci invita a sostenere che è possibile estendere (e applicare) la critica fatta a Maréchal anche a Rahner(almeno per motivi cronologici) ma anche da un passaggio(di Étienne Gilson) che sembra quasi profeticamente preludere agli SVILUPPI RAHNERIANI di quel PENSIERO di Maréchal che lui aveva criticato [ecco il passaggio che Stefano Fontana legge nel video]:

“Nulla impedirà mai ad alcuno di intraprendere sempre e di nuovo un tentativo di questo tipo (cioè dello stesso tipo di Maréchal) ”

E quale era questo tentativo? (Lo abbiamo detto e lo ripetiamo)

Questo tentativo era quello di VOLER COMBINARE SAN TOMMASO CON KANT. Ma proprio questo è stato fatto da Rahner

Ricapitolando in modo sintetico le principali novità(i punti, i principi) di questo REALISMO TRASCENDENTALE di Maréchal che sarà la base di ciò che si dirà (la prossima lezione) su Rahner (si può dire che Rahner parte da qui)

1) l’OGGETTO non è più il PLESSO dell’ ENS(inteso come ciò che ha l’ESSERE) ma è L’OGGETTO RESO REALE DAL NOSTRO PENSIERO (cioè l’OGGETTO PENSATO)

2) NON ESISTE NESSUNA IMMEDIATEZZA ORIGINARIA tra PENSIERO ed ESSERE ma la CONOSCENZA dell’ ESSERE è SEMPRE MEDIATA dalla COSCIENZA ( e quindi) DINAMICA

3) Tra PENSIERO ed ESSERE SI DA’ (nella COSCIENZA) una IDENTITA’ ORIGINARIA

4) alla COSCIENZA è ATTRIBUITA una INTENZIONALITA’ ORIGINARIA di NATURA METAFISICA(capace cioè di FONDARE la REALTA’ dell’ OGGETTO)

5) Questa INTENZIONALITA’ FONDANTE si COMPIE nel GIUDIZIO con cui LA COSCIENZA STABILISCE LA COPULA “E’“ (tra un soggetto e un predicato). Da questo GIUDIZIO l’OGGETTO DEL PENSIERO DIVENTA ANCHE OGGETTO REALE

6) Questa INTENZIONALITA’ della COSCIENZA E’ A PRIORI. NON DERIVA DALLA CONOSCENZA DELL’ ESSERE ma LA PRECEDE e la PERMETTE (quindi è TRASCENDENTALE nel SENSO MODERNO del TERMINE)

7) Questa INTENZIONALITA’ APRIORICA è una APERTURA a TUTTO L’ESSERE e quindi POSTULA L’ESSERE ASSOLUTO (ossia DIO)

Tutti questi Punti AFFERMANO IL CONTRARIO di quanto dice IL REALISMO TOMISTA […]( da “Rahner. Figlio della Scuola di Lovanio” con Stefano Fontana “primo di tre incontri dell’ Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan”)

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