…SU REALTA’ e SUA MANIPOLAZIONE… il Simulacro di Jean Baudrillard…i tre stadi che segnano la graduale separazione del segno da ciò che esso significa fino allo stadio finale(la simulazione pura)…scienza, falsi storici e fraintendimenti…Dopo Kant (il suo criticismo) la buona filosofia scompare…la pseudo-Europa, quella nata dall’assunzione della impossibilità di conoscere Dio…L’Unione è una costruzione artificiale(l’Unione avrebbe abolito i popoli, le nazioni e perfino gli Stati, sovrapponendovi la propria sovranità)…

Stralci da:

1)
“L’abolizione della realtà” Blog di Sabino Paciolla

2)“Nell’era del virtuale, per Baudrillard, la realtà scompare e diviene il suo contrario” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»

3) Piccolo vademecum antiscientista Per sopravvivere al laboratorio di massa (seconda ed ultima parte) di Andrea Giacobazzi “La Tradizione Cattolica anno XXX- n°3(111)-2019”

4)LA BUONA NAVIGAZIONE – POSSIAMO CONOSCERE LA REALTA’? (Video) con Francesco Lamendola e Francesco Ghislandi

5) “L’intelletto cerca il vero, la volontà vuole il bene” di Francesco Lamendola blog Liberi in Veritate

6)“L’Europa e il suo dramma materiale e spirituale” di Stefano Fontana Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân

il Simulacro di Jean Baudrillard…i tre stadi che segnano la graduale separazione del segno da ciò che esso significa fino allo stadio finale(la simulazione pura)

[…]Abbiamo flirtato con concetti sconosciuti: formazione di massa, pseudo-realtà, psicopatia, ponerologia, groupthink, lavaggio del cervello, ipnosi di massa, gaslighting. . . Eppure nessuno di questi termini o concetti sembrava portarci solo in parte alla comprensione[…]

[…]“Gaslighting”, per fare un esempio, era una parola che sembrava in qualche modo esplodere in un livello di utilizzo prima impensabile. Una parola che, nel 2020, aveva già 82 anni ma non era ancora entrata nel lessico popolare, era rimasta lì… e all’improvviso era sulla bocca e sulla punta delle dita di tutti, emergendo per occupare uno spazio semantico che nient’altro sembrava adattarsi o riempire… La gente lo pronunciava con convinzione e apparente sicurezza di essere immediatamente compresa, eppure, all’inizio, almeno la metà di ogni riunione doveva fermarsi e chiedersi il significato[…]

[…]La sua origine era stata a dir poco singolare. Nel 1938 c’era stato questo spettacolo teatrale, intitolato Gas Light, e nel 1940, e di nuovo nel 1944, due film, dai quali la parola era emersa nella sua interezza semantica, ma ancora priva di un contesto generale[…]

[…] Sentendo la parola “gaslighting” per la prima volta, uno spettatore acuto avrebbe potuto dedurre dalle circostanze immediate che significava qualcosa come “prendere qualcuno per pazzo”, o “spingere il pazzo più lontano”, o forse “costringere qualcuno a dubitare della propria sanità mentale”.

Ma cosa c’entra tutto questo con il gas o la sua accensione?

Nell’opera teatrale e nei film, la parola allude alle azioni di un marito violento, che spegne gradualmente le luci del gas nella casa di famiglia, fingendo alla moglie che nulla sia cambiato, con l’obiettivo di indurla a dubitare della propria sanità mentale, in modo da poterla ricoverare in un istituto. La moglie chiede ripetutamente al marito di confermare le sue percezioni sull’abbassamento delle luci e su altri sintomi della sua subdola astuzia, ma lui insiste sulla versione della realtà che sta producendo. A meno che non si fosse vista l’opera teatrale o uno dei film, non c’era modo di “sentire il significato” della parola, o di usarla senza sentirsi un impostore[…]

[…] A metà del 2020, tutti, indipendentemente dal fatto che avessero visto o anche solo sentito parlare dell’opera teatrale o dei film intitolati Gas Light, sapevano esattamente come ci si sentiva quando si parlava di gaslighting[…]

[…]La parola ha acquisito una vita propria, lontana dal suo contesto cinematografico, con le connotazioni di una sorta di lento assassinio dello spirito umano, e in ultima analisi del corpo, attraverso qualcosa di simile a bugie laceranti e infine letali[…]

[…]A quel punto, avevamo l’impressione di essere circondati da muri di menzogne, come se il mondo si fosse trasformato nel palcoscenico di un dramma dell’orrore e noi fossimo bambini che per la prima volta si imbattevano in un fenomeno come quello del teatro[…]

[…] Ognuno di noi, a turno, guardava gli altri, sperando di trovare i segni di una maliziosa montatura, di un dramma deliberatamente architettato, di una burla, di uno scherzo, di una presa in giro[…]

[…] E poiché non ci sono precedenti di questo tipo, molti di noi si sentono obbligati a prendere gli eventi al valore nominale, a credere che una pandemia possa verificarsi senza alcuna prova che non sia una costante asserzione; che un uomo rimbambito possa essere eletto presidente della più grande democrazia del mondo; che gli atleti siano sempre morti in gran numero, ma che nessuno delle autorità se ne sia mai accorto prima; che, dopo 150.000 anni di evoluzione umana, le donne e gli uomini si stiano improvvisamente trasformando l’uno nell’altro senza soluzione di continuità; che un mondo che per decenni si è preoccupato dei mali della molestia infantile ha improvvisamente deciso che i bambini non fanno abbastanza sesso e si è affrettato a garantire che brutti vecchi vestiti da prostitute femminili siano facilitati nell’agitare le loro parti intime a bambini di cinque anni come parte della loro seduzione[…]

[…]Dopo quasi tre anni di scrittura qui su Substack, credo di avere un’idea del tema e del tono del libro che ho sentito di dover scrivere fin dall’inizio, e che ora propongo di procedere con il titolo provvisorio: L’abolizione della realtà.

“Oh sì, molto originale!”, sento rispondere, “è Matrix!”
[…]

[…] Non ho mai avuto l’impressione che la fantascienza nei libri o nei film riflettesse adeguatamente il modo in cui la realtà si trasforma e si intreccia nel tempo, perché mancano sempre gli aspetti più sorprendenti di quei processi osservati nell’arco di una vita[…](da “L’abolizione della realtà” Blog di Sabino Paciolla)

Il filosofo francese Jean Baudrillard (1929-2007) è stato uno dei più convinti critici della postmodernità e della società simulacro; se lo scetticismo e il relativismo filosofico mettono in dubbio il concetto di verità, egli ha messo più che in dubbio il concetto di realtà, affermando che, nell’era della comunicazione virtuale (televisiva, radiofonica, giornalistica e informatica), i fatti scompaiono e cedono il posto a una apparenza che è il loro esatto contrario.

Un classico esempio di questa scomparsa e di questo capovolgimento è stato offerto, secondo lui, dalla guerra del Golfo del 1991: anche se milioni di telespettatori in tutto il mondo vedevano, o credevano di vedere, la guerra in diretta, grazie alle più sofisticate tecnologie della comunicazione, in realtà ciò che essi hanno visto non era la guerra "vera", ma una sua oscena contraffazione; un accavallarsi di notizie, di immagini spettacolari, ma asettiche e selezionate ad arte, sì da ottenere il massimo della disinformazione con la maggiore quantità possibile di messaggi.[…]

[…]Benjamin Wolley, saggista e giornalista televisivo inglese, ha ben sintetizzato gli aspetti centrali della critica di Baudrillard alla modernità:

«Laddove altri critici, come per esempio Charles Jencks, guardano all’esperienza postmoderna con fiducia e ottimismo, celebrandone i pluralismo e la giocosità, Baudrillard ne è disgustato. Al centro di questo disgusto sta la scoperta che la realtà non esiste più, e che anzi è diventata il suo contrario, pura finzione. Il concetto di realtà oggettiva e indipendente dall’osservatore è un’ipotesi dell’era moderna, che non poteva più reggere alla pressione degli sviluppi tecnologici ed economici del tardo ventesimo secolo. Persino la "teoria critica", o persino lo strutturalismo, avevano operato in base al principio che, alla conclusione tutti i discorsi, sarebbe rimasta finalmente l’affermazione definitiva di ciò che si andava cercando: la base della verità, ossia la realtà. Ma ora non più. Secondo Baudrillard, la realtà, come guerra del Golfo, è un SIMULACRO, una copia perfetta di qualcosa di cui non è mai esistito l’originale.»

[…]Più in generale, Baudrillard sostiene che è in atto una diffusione artificiale e totalitaria del Bene, pianificata dal potere mediatico allo scopo di rafforzare la coesione sociale interna:sia che si tratti di mostrare le immagini raccapriccianti di una calamità naturale che colpisce un lontano Paese asiatico o africano (magari per predisporre l’opinione pubblica ad accogliere favorevolmente un intervento armato delle nazioni occidentali, mascherato da "missione umanitaria"); sia che si tratti di esortare i telespettatori a contribuire alla raccolta di fondi in favore delle vittime di una carestia, di un terremoto o di uno "tsunami", lo scopo vero è sempre quello: falsificare la realtà, farne scomparire la vera immagine e sostituirla con una irreale, di maniera, manipolata, da utilizzare per qualche secondo fine che non ha nulla a che fare con l’autentica informazione.[…]

I TRE STADI CHE SEGNANO LA GRADUALE SEPARAZIONE DEL SEGNO DA CIO’ CHE ESSO SIGNIFICA fino allo STADIO FINALE(LA SIMULAZIONE PURA)

[…]Baudrillard vede il crollo della realtà svilupparsi da una serie di stadi storici ben distinti fra loro. Questi stadi riguardano la storia della significazione, ossia del modo con cui vengono impiegati i segni: per esempio, della relazione che assume un quadro con ciò che rappresenta, o che assume una frase col suo contenuto. I diversi stadi segnano la graduale separazione del segno da ciò che esso significa, la separazione fra natura e cultura, la separazione fra "verità" e realtà. Nel primo stadio il segno rispecchia una realtà di fondo, nel secondo nasconde quella realtà, nel terzo nasconde l’ASSENZA di quella realtàLa loro importanza sta tutta nel fatto che essi offrono la direzione verso la quale corre lo stadio finale (anzi terminale, per Baudrillard): lo stadio della SIMULAZIONE PURA, quando cioè il segno cessa di significare qualcosa di reale

lo stadio della simulazione pura…il consumatore è spinto al consumo esclusivamente da un DESIDERIO o un CAPRICCIO (il DESIDERIO come ALTERNATIVA al BISOGNO)…


La cultura si mette a produrre segni che non significano nulla, o che hanno soltanto una significatività spuria. L’industria, nella società dei consumi, è in grado di produrre praticamente qualsiasi cosa che si desideri: macchine che lavano i piatti, lampade che abbronzano la pelle, birra che non fa ubriacare chi la beve, grassi privi di grasso. La tecnologia è arrivata al punto di poter soddisfare più che adeguatamente i bisogni fondamentali della grande maggioranza della popolazione, sicché l’unica motivazione che spinge al consumo rimasta il DESIDERIO o il CAPRICCIO del CONSUMATORE.Il DESIDERIO come ALTERNATIVA al BISOGNO ha un aspetto positivo, che è quello di essere l’equivalente motivazionale di un ASSEGNO IN BIANCO: il produttore lo può riempire a suo piacere.

la pubblicità assume il ruolo di generare il desiderio…manipolando il suo significato…

Poi è la pubblicità che si assume il ruolo di generare il desiderio, così che riesce a fare non già promuovendo l’utilità del prodotto che cerca di vendere, bensì manipolando il suo significato.

Per esempio: poiché contiene burro di cacao, una tavoletta di cioccolato viene venduta associandola all’idea di un paradiso tropicale; il quale paradiso, beninteso, non ha una sua realtà geografica, ma ha un qualche significato solo perché fa PENSARE ai FILM di HOLLYWOOD o ai dépliant delle agenzie turistiche, cose a LORO VOLTA ASSOCIATE ai romanzi di fine Ottocento, alle avventure coloniali, e via di seguito. La tavoletta di cioccolato in sé DIVENTA IL SIGNIFICANTE DI QUESTA RETE DI ASSOCIAZIONI, e "significa" tutto questo. Con ciò non si vuol dire che la pubblicità del cioccolato sia falsa, o fuorviante: il punto è che SENZA QUEL “SIGNIFICATO” NON VI SAREBBE PIU’ IL PRODOTTO, e la tavoletta di cioccolato sarebbe un OGGETTO SENZA SENSO. È dunque il DESIDERIO CHE DIVIENE MATERIA DEL SIGNIFICATO E DELLA MANIPOLAZIONE DEI SEGNI; E CIO’ CHE TIENE IN VITA LA SOCIETA’ DEI CONSUMI E’ L’ABILITA’ DEI PRODUTTORI NELL’ ESEGUIRE QUESTE MANIPOLAZIONI, OSSIA NEL PRODURRE SIGNIFICATO. MA LO STESSO VALE PER LA CULTURA NEL SUO INSIEME, e non solo per la fabbricazione dei prodotti di consumo: VALE PER LA POLITICA,PER I DIVERTIMENTI, PER LE ARTI, IN UNA PAROLA PER TUTTO CIO’ CHE L’OPEROSITA’ UMANA SA PRODURRE. Il risultato è l’IPERREALTA’di Baudrillard

un iperrealtà per suggerirci che la realtà vera esiste mentre noi siamo invece sprofondati nella sua caricatura, nella sua menzogna, nel suo contrario


[…] Baudrillard, come ricorda Wolley, fa un esempio molto efficace del concetto di iperrealtà: quello di Disneyland. Nelle varie "città" della Disney, sparse nel mondo, che si presentano come dei piccoli mondi totalitari dove tutto funziona perfettamente e scompare ogni distinzione sociale, il SIMULACRO CONSISTE nel fatto che esse suggeriscono che, fuori di quei mondi finti, esista un mondo vero, esista una realtà vera; invece tutta Los Angeles, gran parte degli Stati Uniti e della stessa Europa sono ormai dei mondi finti, che si uniformano al modello di quella America "vera" che non è quella ordinaria, ma quella, appunto, disneyana.

La realtà scompare e viene sostituita dal contrario di quella che essa era, o era creduta, o che magari non è mai esistita; una anti-realtà, una iperrealtà, la cui sola ragion d’essere è di suggerirci, per contrasto, che la realtà vera esiste ed è tutt’intorno, mentre noi siamo invece sprofondati nella sua caricatura, nella sua menzogna, nel suo contrario.(da “Nell’era del virtuale, per Baudrillard, la realtà scompare e diviene il suo contrario” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»)

scienza, falsi storici e fraintendimenti

Secondo l’opinione più diffusa negli ambienti sedicenti colti, la Chiesa sarebbe un’avversaria storica della buona scienza e il caso più eclatante in grado di dimostrare questo assunto consisterebbe nella vicenda di Galileo Galilei. Una conclusione falsa quanto le premesse.

Paul Karl Feyerabend, filosofo «anarchico» della scienza, pur senza voler tessere alcun elogio dell’Inquisizione, riconobbe nel suo celebre saggio Contro il metodo, Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza che

«La Chiesa all’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione»Feyerabend, animando un’accesa «polemica contro l’oggettività della conoscenza scientifica», sostenne che Galileo vinse la sua battaglia soprattutto «grazie al suo stile e alle sue capacità di persuasione», ricorrendo ai «mezzi della propaganda» e utilizzando anche «trucchi psicologici», perché in realtà non disponeva di prove sufficienti ad affermare la propria tesi.

A confermare le parole dell’«anarchico» Feyerabend provvide, in tempi più recenti, lo “scienziato benedettino” Stanley Jaki che ribadì come Galilei non avesse la prova di ciò che sosteneva in merito al moto della terra «e neppure dimostrò che la Chiesa insegnasse il geocentrismo come qualcosa in cui era necessario credere»La famosa frase «eppur si muove»? Un falso storico. «Fu inventata a Londra, nel 1757, dal brillante e spesso inattendibile giornalista Giuseppe Baretti» […]

[…]Un altro esempio dei molti che si potrebbero fare sui gravi fraintendimenti in campo storico-scientifico riguarda la teoria einsteiniana della relatività. Ad essa si è attribuito, ad esempio, il «merito» di «aver favorito e poi consolidato il relativismo come concezione filosofica tesa a negare l’esistenza di una verità stabile o di valori assoluti», non a caso ritroviamo questa motivazione fra le ragioni con cui «la rivista internazionale Time attribuiva ad Einstein il titolo di personaggio più importante del XX secolo».

In realtà la “relatività” «nonostante il nome che può trarre in inganno, non aveva nulla a che vedere con il relativismo filosofico: al contrario essa era la teoria degli “invarianti”, delle leggi che si presentano nella “stessa forma” per tutti gli osservatori (covarianza): la formulazione nello spazio di Minkowski aveva consentito di evidenziare bene questo risultato già in relatività ristretta per gli osservatori inerziali, ma Einstein non accontentandosi di questo, volle estendere l’indipendenza delle leggi fisiche a “tutti” gli osservatori, mediante la relatività generale», commenta Alberto Strumia.

Ancor più netto Stanley Jaki: «Lo stesso Einstein potrebbe essersi pentito per alcune sue affermazioni fuori luogo. Egli non ha fatto dichiarazioni sufficientemente forti e ripetute dopo che si era reso conto, nel 1922, che la teoria della relatività avrebbe dovuto essere invece chiamata la teoria dell’invarianza. Infatti tale teoria è la più assolutista mai proposta nella storia della fisica»

Il paradosso, se così si può definire, si presentò presto: il fascismo nascente (profondamente intriso di retorica rivoluzionaria) guardò con interesse ai fraintendimenti relativistici per consolidare le proprie posizioni. Il «22 novembre 1922 Mussolini intitolò l’editoriale su Il Popolo d’Italia “Nel solco delle grandi filosofie: relativismo e Fascismo”. Mussolini si propose come colui che aveva realizzato il relativismo politico, come massima espressione pratica di quello che sarebbe la relatività»

Delle confusioni prodotte in merito alla scienza, e delle stravaganze connesse, si potrebbe scrivere a lungo, in particolare quando, stravolgendo l’ordine della conoscenza, si è preteso di far giocare alla scienza un ruolo sbagliato. Basti pensare all’ossessivo Kant, il quale non mancò di sostenere che sarebbe stato capace di offrire la spiegazione dell’evoluzione del sistema solare con tutto l’apparato matematico, concludendo la sua carriera di filosofo con un libro, poi pubblicato come Opus Postumum, nel quale «ha coperto di ridicolo tutte le branche della scienza fisica applicando ad esse i precetti epistemologici della “Critica della Ragion Pura”. Così facendo, Kant ha dato libero sfogo alla sua smania di discettare su tutto». «Il risultato è stato così oscurantista che i neokantiani avrebbero desiderato che il manoscritto non fosse mai venuto alla luce. Ma esso esiste, ora anche in traduzione inglese»[…]

[…]Nel 1988, in occasione del Meeting di Rimini, tre studiosi di fama internazionale (Dipankar Home, Stanley Jaki e Franco Selleri) si riunirono per dibattere, a partire dalla meccanica quantistica, sul tema “Cos’è la realtà?”. Pur rimandando alla trascrizione completa per una comprensione più generale risulta curioso come in quell’occasione D. Home, ricercatore presso il Bose Institute di Calcutta, abbia voluto citare il celebre poeta americano Robert Frost:“We dance round in a ring and suppose, But the Secret sits in the middle and knows.” (Balliamo in cerchio e supponiamo, ma il Segreto si trova nel mezzo e sa.)

Del resto, Franco Selleri, docente di fisica teorica presso l’Università di Bari, aggiunse: «È probabile che ci siano nella fisica moderna anche molte idee create, cioè storicamente determinate, [...] idee che avrebbero potuto essere diverse, e che avrebbero potuto portare a una scienza radicalmente diversa da quella che possediamo». Ed è proprio a proposito di queste “idee create” - o, potremmo dire, di una certa “filosofia” della scienza - che Marcel de Corte, autore del capolavoro “L’intelligenza in pericolo di morte” (già citato più volte), ci fornisce alcuni elementi interessanti, relativi al pensiero del celebre scienziato Werner Heisenberg, che riferisce:

«Le leggi naturali che formuliamo matematicamente nella teoria dei quanta non concernono più le particelle elementari propriamente dette, ma la conoscenza che ne abbiamo. La conoscenza della realtà oggettiva delle particelle elementari si è dunque stranamente dissolta, non nelle nebbie di una nuova concezione della realtà oscura o mal compresa, ma nella trasparente luce di una matematica che non rappresenta più il comportamento della particella elementare ma la conoscenza che ne abbiamo. Se è permesso parlare dell’immagine della natura secondo la fisica del nostro tempo, bisogna con questo intendere non tanto l’immagine della natura, quanto l’immagine dei nostri rapporti con la natura».

Secondo il fisico Niels Bohr, poi, «non esiste alcun mondo quantistico. Esiste solo una descrizione fisico-quantistica astratta. È sbagliato pensare che il compito dei fisici [sia] di scoprire come è la natura. La fisica tratta di ciò che possiamo dire intorno alla natura»

Possiamo pensare ad una scienza forse capace di “raggiunge tutto”? Risulta più che legittimo dubitarne. Anche il grande matematico Kurt Gödel confermerebbe queste perplessità. Racconta Stanley Jaki[...]

[...]Ci sono, del resto, dati ancora più immediati e accessibili che chiariscono perché la scienza risulti spesso più impotente che onnipotente, sebbene avvolta da un›aurea di ieratica serietà. Si tratta del tema della quantità e dei limiti che essa implica, come già in parte accennato. Sempre Stanley Jaki ci ricorda:

«La realtà di uno strumento non può essere racchiusa in semplici numeri, proprio perché esso è molto più che non tutte le proprietà misurabili dello strumento stesso. Anche nella scienza più astratta, la matematica, le quantità da sole non bastano a spiegare le operazioni che con esse si fanno. Solo parole di tipo non quantitativo possono spiegare cosa sia, per esempio, un segno di moltiplicazione»[...]

[...]Al termine di queste pagine forse si scorge quanto del comune sentire rispetto alla scienza e alla fiducia cieca che le andrebbe tributata sia in realtà un miraggio, se non una patologica allucinazione. La buona filosofia e la storia ci insegnano che in questo campo, forse ancor più che in altri, la virtù della prudenza è fondamentale. E l’antica saggezza ci conferma dal Cielo:

«Io sono il Signore che ho fatto tutte le cose, Io solo distendo i cieli, e rendo stabile la terra, e nessuno è con me. Io rendo vani i presagi degli indovini, e faccio impazzire gli astrologi, fo indietreggiare i sapienti, rendo stoltezza la loro scienza»(Isaia 44, 24-25)(da Piccolo vademecum antiscientista Per sopravvivere al laboratorio di massa (seconda ed ultima parte) di Andrea Giacobazzi “La Tradizione Cattolica anno XXX- n°3(111)-2019”)

Dopo Kant (il suo criticismo) la buona filosofia scompare
[...] Dopo Kant (il suo criticismo) la BUONA FILOSOFIA SCOMPARE.Si mantiene viva in una posizione SUBALTERNA (oggettivamente, culturalmente) presso il CATTOLICESIMO.
Contrariamente a quello che tanti e tanti professori di liceo e università ed ai tanti autori di libri continuano e ne si stancano di ripetere, non solo non è vero che il PENSIERO DIVENTA LIBERO nel momento in cui RECIDE il LEGAME con la TRADIZIONE(e specificamente con la tradizione aristotelico-tomista) ma addirittura è VERO IL CONTRARIO. Il PENSIERO si CONDANNA da sé stesso all’ IMPOTENZA nel momento in cui (vedi Kant) DECRETA presso il TRIBUNALE della RAGIONE (è il filosofo tedesco che userà questa immagine “il TRIBUNALE della RAGIONE”) e TRADISCE una MENTALITA’ TIPICA dei SIGNORI ILLUMINISTI i quali si sentono (tutti quanti senza rendersene conto) INQUISITORI della BUONA CAUSA, della LAICITA’.Quindi DECRETA che presso il TRIBUNALE della RAGIONE è stato STABILITO (LUI ha STABILITO con la CRITICA DELLA RAGION PURA) che NOI POSSIAMO CONOSCERE il FENOMENO e non il NOUMENO (non la COSA in SE’) il che EQUIVALE a DICHIARARE che non c’è più la FILOSOFIA PERENNE. Dunque si ROMPE il LEGAME di CONTINUITA’ che c’era stato fino a quel momento. Platone, Aristotele, sant’ Agostino, san Tommaso erano stati consapevoli delle LORO DIFFERENZE di portare avanti sostanzialmente un MEDESIMO PROGETTO FILOSOFICO fondato sull’ INTELLIGIBILITA’ DEL REALE.

La REALTA’ è INTELLIGIBILE o INTELLEGIBILE deriva da INTELLIGERE che vuol dire INTENDERE.INTENDERE nel senso di PENETRARE, COMPRENDERE (NON LA SUPERFICIE ma COMPRENDERE).

Si ROMPE DUNQUE questo LEGAME DI CONTINUITA’. La METAFISICA VIENE DICHIARATA INACCESSIBILE(AGNOSTICISMO della RAGIONE). ATTENZIONE l’ AGNOSTICISMO non indica soltanto un ATTEGGIAMENTO RELIGIOSO ma indica più in generale l’ATTEGGIAMENTO di chiunque RITIENE che la RAGIONE, l’INTELLETTO UMANO NON E’ IN GRADO di PENETRARE l’ASSOLUTO, cioè una REALTA’ PERMANENTE che si TROVA(forse, probabilmente) al di là delle NOSTRE POSSIBILITA’ di RICERCA e di VERIFICA. Quindi l’ASSOLUTO NON VIENE NEGATO ma VIENE DICHIARATO INACCESSIBILE, il che equivale praticamente a tirarci un rigo sopra (dunque BASTA METAFISICA, è stata una PERDITA DI TEMPO, per DUEMILA ANNI i FILOSOFI HANNO PERSO TEMPO, i METAFISICI HANNO PERSO TEMPO. STRANO perchè con la MODERNITA’ abbiamo una SERIE DI FILOSOFIE, ciascuna delle quali va per CONTO PROPRIO, SLEGATA, SCIOLTA dalle ALTRE. OGNI tanto salta fuori un David Hume a METTERE IN DUBBIO TUTTO QUANTO sulla base di questo AGNOSTICISMO che DIVENTA SCIETTICISMO (cioè avanza il DUBBIO RADICALE…probabilmente NOI NON POSSIAMO CONOSCERE UN BEL NIENTE…)…La REALTA’ è quella COSTRUITA DAL (MIO IO)

Kant dice che il MIO INTELLETTO può COGLIERE SOLO l’ASPETTO SUPERFICIALE DELLA REALTA’.
Hegel dice che il MIO INTELLETTO è LA REALTA’.
Da qui sì giunge un passo dopo l’altro fino ad esiti ancora più NICHILISTI per esempio lo STRUTTURALISMO(Levi Strauss e compagnia bella).
In pratica la REALTA’ NON ESISTE. Non è nè SOGGETTIVA nè OGGETTIVA(non esiste). E’ il frutto di una SERIE DI PROIEZIONI ILLUSORIE DI STRUTTURE.

Ma SFRONDATA di QUESTE STRUTTURE RIVELA il VUOTO TOTALE, non c’è NEMMENO l’UOMO(non c’è più nulla). Questi FILOSOFI MODERNI sono IMMENSAMENTE PRESUNTUOSI(non si curano affatto di quello che hanno detto gli altri, in particolare di quello che hanno detto per duemila anni i metafisici) e ciascuno di essi sostiene di AVERE SCOPERTO la CHIAVE DI VOLTA DEL PENSIERO…in un clima che si potrebbe definire AUTISTICO,ognuno va per conto suo, non vede gli altri, non li ascolta, non gli interessa(viene in mente Auguste Comte il teorico del PRAGMATISMO il quale si VANTAVA di non aver MAI LETTO un LIBRO DI FILOSOFIA in VITA SUA).<<[...] Delle confusioni prodotte in merito alla scienza, e delle stravaganze connesse, si potrebbe scrivere a lungo, in particolare quando, stravolgendo l’ordine della conoscenza, si è preteso di far giocare alla scienza un ruolo sbagliato. Basti pensare all’ossessivo Kant, il quale non mancò di sostenere che sarebbe stato capace di offrire la spiegazione dell’evoluzione del sistema solare con tutto l’apparato matematico, concludendo la sua carriera di filosofo con un libro, poi pubblicato come Opus Postumum, nel quale «ha coperto di ridicolo tutte le branche della scienza fisica applicando ad esse i precetti epistemologici della “Critica della Ragion Pura”. Così facendo, Kant ha dato libero sfogo alla sua smania di discettare su tutto». «Il risultato è stato così oscurantista che i neokantiani avrebbero desiderato che il manoscritto non fosse mai venuto alla luce. Ma esso esiste, ora anche in traduzione inglese»[…]

[…]Nel 1988, in occasione del Meeting di Rimini, tre studiosi di fama internazionale (Dipankar Home, Stanley Jaki e Franco Selleri) si riunirono per dibattere, a partire dalla meccanica quantistica, sul tema “Cos’è la realtà?”. Pur rimandando alla trascrizione completa per una comprensione più generale risulta curioso come in quell’occasione D. Home, ricercatore presso il Bose Institute di Calcutta, abbia voluto citare il celebre poeta americano Robert Frost:“We dance round in a ring and suppose, But the Secret sits in the middle and knows.” (Balliamo in cerchio e supponiamo, ma il Segreto si trova nel mezzo e sa.).

Del resto, Franco Selleri, docente di fisica teorica presso l’Università di Bari, aggiunse: «È probabile che ci siano nella fisica moderna anche molte idee create, cioè storicamente determinate, [...] idee che avrebbero potuto essere diverse, e che avrebbero potuto portare a una scienza radicalmente diversa da quella che possediamo». Ed è proprio a proposito di queste “idee create” - o, potremmo dire, di una certa “filosofia” della scienza - che Marcel de Corte, autore del capolavoro “L’intelligenza in pericolo di morte” (già citato più volte), ci fornisce alcuni elementi interessanti, relativi al pensiero del celebre scienziato Werner Heisenberg[…]
(da Piccolo vademecum antiscientista Per sopravvivere al laboratorio di massa (seconda ed ultima parte) di Andrea Giacobazzi “La Tradizione Cattolica anno XXX- n°3(111)-2019”)>>

A partire in particolare da Kant (in realtà già da Cartesio). Questi FILOSOFI MODERNI(Spinoza e poi…avanti avanti…praticamente tutti fino a Heidegger e oltre…passando naturalmente per il super nichilista Nietzsche) si ATTEGGIANO a MODELLO CRISTOFORO COLOMBO(ognuno ha scoperto il VERO CONTINENTE DEL PENSIERO, DELLA FILOSOFIA).

Ma cosa è questa roba che essi chiamano FILOSOFIA?
E’ una CONOSCENZA che (per loro stessa ammissione) nel migliore dei casi LIMITATA, PARZIALE, IMPERFETTA.
LIMITATA a che cosa?
Agli ASPETTI ESTERIORI, VISIBILI, SUPERFICIALI della REALTA’(Kant)
Oppure
Addirittura una creazione del NOSTRO PENSIERO, del NOSTRO SPIRITO, che DIVENTA(non si sà come) SPIRITO ASSOLUTO CREATORE DI REALTA’ (quello dell’ IDEALISMO è un delirio bello e buono perchè pone il PENSIERO come ANTECEDENTE all’ ESSERE). Qui c’è un CORTOCIRCUITO LOGICO, STRIDENTE. Non è l’ESSERE che CREA il PENSIERO ma il PENSIERO che CREA l’ESSERE(strano!!! Perchè anche un bambino capisce che dall’ ESSERE può SCATURIRE ogni altro ENTE ma il PENSIERO può dare solo PENSIERO)[…]

[…]RIFIUTARSI di AMMETTERE il PRINCIPIO DELLA CAUSA PRIMA INCAUSATA e RIFIUTARSI di convenire sulla INTELLEGIBILITA’ del REALE( Esempio: il RIFIUTARSI di ACCETTARE l’EVIDENZA del SENSO COMUNE che ci dice che IO ESISTO, il MONDO FUORI di ME ESISTE,DIO ESISTE, il PRINCIPIO di IDENTITA’ e di NON CONTRADDIZIONE sono qualcosa di INOPPUGNABILE di AUTOEVIDENTE) è DISONESTA’ INTELLETTUALE[…]<<[…] A questo punto ci piace fare riferimento, come già altre volte in passato, e come – probabilmente - faremo ancora in futuro, all’ottimo quindicinale fondato da don Francesco Maria Putti Sì sì no no (edito a Velletri), e precisamente all’articolo Intelletto e volontà, n. 17 del 15 ottobre 2022, a firma di “Thomas”:

La volontà razionale o appetito razionale è la facoltà che tende al bene conosciuto dall’intelletto (“nihil volitum nisi praecognitum”, niente è voluto, se prima non è conosciuto). Essa è realmente distinta dall’appetito sensibile o sensibilità (che si suddivide in concupiscibile e irascibile, Summa Theol. I, q. 80, a. 2).

La volontà è una tendenza, un desiderio o un appetito razionale, la quale SEGUE la conoscenza intellettuale e non quella sensibile ed è SPECIFICATA dall’oggetto conosciuto dall’intelletto e PRESENTATOLE come buono, anche se in realtà non sempre lo è (bene apparente, male reale). Infatti, l’oggetto della volontà può essere il bene anche solo apparente ma non può essere il male in quanto male, Perché ciò sarebbe contrario alla natura Della volontà. Ora, un oggetto prima di “essere buono” deve “essere” o “esistere”. Quindi, in questo senso la volontà DIPENDE dall’intelligenza: l’intelletto conosce l’essere o la natura intima e vera del suo oggetto, mentre la volontà tende all’essere buono o presentatole come tale. Ora ontologicamente l’ESSERE è anteriore all’ESSERE BUONO. Perciò IN SENSO ASSOLUTO L’INTELLETTO PRECEDE LA VOLONTÀ. (…)

Tuttavia QUANDO L’OGGETTO È PIÙ NOBILE DELL’ANIMA UMANA in cui risiedono l’intelligenza e la volontà, allora – IN RAPPORTO A QUEST’OGGETTO (per esempio Dio) – la volontà è superiore all’intelligenza. Infatti, l’atto intellettivo di conoscere “attira” a sé gli oggetti conosciuti perché la loro rappresentazione entra psicologicamente e logicamente (non fisicamente) nell’intelletto. Perciò, Dio è conosciuto secondo le capacità finite e limitate dell’intelletto umano, ossia è rimpicciolito al livello delle nostre idee o concetti intellettuali.

La ragione umana può conoscere con certezza l’esistenza di Dio, mediante un sillogismo che parte dagli effetti (creature) per risalire alla Causa prima incausata (Creatore); può giungere a conoscere anche qualche proprietà, nome o attributo di Dio (Essere, Bene, Vero…), ma non tutta la sua Natura che, essendo infinita, sorpassa illimitatamente le capacità conoscitive dell’intelletto umano ed è infinitamente sproporzionata alla finitezza del concetto intellettuale. L’uomo non può formarsi un’’idea adeguata di Dio, altrimenti coglierebbe la sua Essenza infinita e il suo intelletto dovrebbe essere infinito, come vogliono gli ontologisti (Malebranche, Gioberti e Rosmini), ma ciò è evidentemente falso. Solo in Paradiso i Beati vedono Dio faccia a faccia, nella sua Essenza come è, grazie al “Lumen gloriae”, che è dato da Dio all’intelletto del Beato e lo sopraeleva soprannaturalmente alla capacità di cogliere intellettualmente e intuitivamente la Natura infinita di Dio (Visione beatifica).

L’atto della volontà, che è una tendenza verso un oggetto presentato come buono , esce, invece, fuori di essa per unirsi al’oggetto conosciuto e amato come buono e possederlo o fruire della sua bontà. Perciò già in terra, quando la volontà ama o desidera Dio, è perfezionata, cresce di grado, poiché esce da sé, tende e aderisce ad un oggetto infinitamente più nobile di sé. (…)

Intelletto e volontà non si possono considerare come due agenti separati, ma SONO DUE FACOLTÀ DI UN SOLO UOMO, FACOLTÀ DISTINTE MA NON SEPARATE, che invece di contrapporsi devono collaborare intimamente. Intelletto e volontà sono intimamente connesse nella medesima azione: “L’intelletto sa che la volontà vuole e la volontà vuole che l’intelletto conosca” (Summa Thweol., I, q. 82, a. 4, ad 1). Esse sono legate nella LIBERA SCELTA di un fine, che già Aristotele chiamava “intellezione appetitiva e appetito intellettivo” (“Etica Nicomachea”, IV, 2). Infatti, la volontà è un appetito o una tendenza razionale, che segue la conoscenza dell’intelletto.

Eppure, se l’intelletto cerca il vero e la volontà vuole il bene, rimane da spiegare come mai, tanto spesso, e specialmente nella società odierna, l’intelletto si perda nei labirinti delle false verità, ossia della menzogna; e come mai la volontà, facendosi nemica di se stessa, o piuttosto nemica dell’uomo che naturalmente dovrebbe servire, si renda sua nemica mortale, e, ingannandolo e tradendo il suo autentico bisogno, lo conduca non verso il bene che egli brama, ma verso il male che aborrisce, e lo aborrisce e detesta, se non altro, per un sano istinto di conservazione, dal momento che sprofondarsi nel male equivale a minare il proprio equilibrio esistenziale.

Si tratta di un mistero tremendo, mysterium iniquitatis, nel quale da sempre i teologi scorgono un fortissimo indizio della presenza - tenace, insidiosa, proteiforme, cioè capace di assumere mille aspetti e di nascondersi sotto mille apparenze diverse, tutte ingannevoli - dell’antico e implacabile avversario del genere umano.

Abbiamo accennato che tale innaturale desiderio del male va contro l’istinto stesso di conservazione.

Per questo la Sacra Scrittura dice (1 Giov. 3, 7,10):

7Figlioli, nessuno v'inganni. Chi pratica la giustizia è giusto come egli è giusto. 8Chi commette il peccato viene dal diavolo, perché da principio il diavolo è peccatore. Per questo si manifestò il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo. 9Chiunque è stato generato da Dio non commette peccato, perché un germe divino rimane in lui, e non può peccare perché è stato generato da Dio. 10In questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chi non pratica la giustizia non è da Dio, e neppure lo è chi non ama il suo fratello.
(da “L’intelletto cerca il vero, la volontà vuole il bene” di Francesco Lamendola blog Liberi in Veritate)>>


la pseudo-Europa, quella nata dall’assunzione della impossibilità di conoscere Dio…L’Unione è una costruzione artificiale…l’Unione avrebbe abolito i popoli, le nazioni e perfino gli Stati, sovrapponendovi la propria sovranità...

[…] Quando si adopera la parola Europa bisogna essere consapevoli della sua ambiguità. Ci sono due Europe, oppure, se volete, c’è un’Europa e una contro-Europa. Cosa è successo, ci si può chiedere, perché ne esistano due?...Cosa ha fatto sì che l’Europa sia in conflitto con se stessa, al punto di vivere una specie di continua “guerra civile europea”…La guerra in Ucraina è una guerra interna all’Europa. Lo sterminio tramite l’aborto di Stato è una guerra civile europea.

Il tema della guerra in Ucraina e della guerra civile ci fa pensare che la lacerazione tra le due Europe sia sorta dentro l’Europa stessa e che il nemico dell’Europa sia europeo.[…]
[…] Tutto cominciò quando in Europa nacque un pensiero incapace di pensare Dio, pensiero che in seguito si dimostrò incapace di pensare la natura collocata al posto di Dio, poi si rese incapace di pensare l’uomo, posto anch’esso al posto di Dio e, infine, divenne incapace di pensare il fine e il bene morale. Il fine fu sostituito dalla legge, soprattutto da Immanuel Kant in poi, sicché lo Stato perse la caratteristica di guidare al bene comune eticamente e religiosamente inteso e assunse il ruolo di uno Stato di diritto che regola dall’alto gli egoismi dei cittadini.

Se non esistono fini non esistono nemmeno doveri, se non quelli imposti dalla legge formulata dallo Stato. Se non esistono fini esistono solo diritti individuali la cui pretesa assoluta deve essere moderata dallo Stato, che detiene a quel punto un diritto sovrano, non essendo obbligato a niente di superiore.

Questa è l’anti-Europa che non riconosce il diritto naturale né la legge morale naturale e per la quale il concetto di “natura” perde il proprio pieno significato…

Ecco allora le due Europe, l’una della ragione realistica che coglie un ordine naturale e finalistico, e l’altra che considera la società un artificio, una costruzione umana innaturale. La prima vede i popoli nella loro dimensione naturale di “nazioni” e, accanto ad essi vede le altre società naturali organicamente collegate tra loro, prima di tutte la famiglia, la seconda invece considera i popoli come aggregati di individui resi tali dal potere. Secondo Hans Kelsen, per dirne uno, “il popolo non è un insieme, un conglomerato, per così dire, di individui, ma semplicemente un sistema di atti individuali, determinati dall’ordine giuridico dello Stato”. Tutti gli Stati europei hanno assunto nella modernità questa forma, sostituendo l’artificio alla natura, l’ideologia alla realtà. Oggi, tutti gli Stati europei sono così.[…]

[…] Leone XIII, con l’enciclica Testem benevolentiae del 1899, aveva condannato l’americanismo, ossia la cultura pragmatica di origine protestante degli Stati Uniti d’America che dopo la Seconda guerra mondiale ha dilagato in Europa e per molti aspetti tuttora sta dilagando. La contrapposizione tra Europa e americanismo ha un senso se ci rifacciamo al concetto vero di Europa, ma se prendiamo in esame la pseudo-Europa, allora vediamo che i guai erano già cominciati qui. Vediamo anche che dall’America viene sì l’americanismo ma anche altre istanze correttive della degradata pseudo-Europa. L’esito delle recenti elezioni presidenziali americane e l’emergere di alcune prese di posizione nell’episcopato statunitense di opposizione alla diffusione anche nella Chiesa di una cultura woke hanno fornito qualche spunto interessante da questo punto di vista.[…]

[…]L’Unione è una costruzione artificiale che ha ottenuto in modo artificioso dagli Stati membri parti di sovranità che quegli Stati stessi detenevano in modo altrettanto artificioso. Con l’Unione si è aggiunto artificio ad artificio. Era inevitabile, date queste premesse, che, come i singoli Stati avevano abolito il riferimento ad un ordine naturale oggettivo e finalistico, così l’Unione avrebbe abolito i popoli, le nazioni e perfino gli Stati, sovrapponendovi la propria sovranità. Il giudizio del nostro Rapporto sull’Unione Europea è molto negativo. Essa è lo strumento principale oggi adoperato dalla pseudo-Europa, quella nata dall’assunzione della impossibilità di conoscere Dio.

[…]Dopo le recenti elezioni americane, il tema dell’Europa esprime un nuovo paradosso. Molti segnalano che, dopo queste elezioni, per l’Europa (intesa come Unione Europea, ossia come pseudo-Europa) è venuta l’ora delle grandi scelte[…]

[…]Il professor Gianfranco Battisti ci illustrerà oggi pomeriggio la gravità della situazione dal punto di vista economico, finanziario, energetico. L’Unione Europea, egli sostiene, è ostaggio del debito degli Stati Uniti, non ha autonomia energetica specialmente perché la guerra in Ucraina l’ha privata del gas russo, obbligandola ad acquistare quello americano molto più caro, ha una industria in fase di smantellamento come dimostrano i casi Volkswagen e Stellantis, ogni giorno nuove aree del proprio suolo vengono comperate, e infine si deve preparare a gravi conflitti sociali. Torna così la guerra civile, di cui abbiamo avuto già vari segnali in Inghilterra, in Francia, in Germania. Si tratta di tensioni sociali causate dall’impoverimento economico e dall’immigrazionismo incontrollato, ossia dalle due questioni che oggi i singoli Stati non sono in grado di affrontare proprio per la camicia di forza calata dall’Unione sulle loro politiche[…]

[…]Ecco allora il paradosso: la cosiddetta ora delle scelte da grande potenza mondiale, compresa la scelta militare, contrasta con la situazione di miseria materiale e, come dirò a breve, morale dell’Unione Europea.[…]

[…] Su questa presunta “ora delle scelte” vorrei esporre la posizione dell’Osservatorio. Siamo contrari a scelte che rafforzino questa Unione Europea e, tanto più, a programmi di riarmo. Prevediamo che si approfitterà della nuova situazione internazionale seguita alle elezioni di Donald Trump per premere con urgenza per questo tipo di scelte dalle quali ci dissociamo. L’Europa deve essere segno di pace fondata sulla dignità di popoli e nazioni.Si potrà forse pensare che l’attuale maggioranza von der Leyen uscita dalle ultime elezioni europee sia politicamente troppo debole per fare scelte di questa rilevanza. Ma non inganniamoci.

Come mette in evidenza nel nostro Rapporto Christophe Réveillard della Sorbona, nell’Unione oggi non c’è un governo, c’è una governance fatta di tre elementi: il Deep State europeo (segnalato nel Rapporto anche da Maurizio Milano che si è occupato del Forum di Davos), la corporazione dei funzionari dell’Unione che si cooptano l’un l’altro nei vari organismi [l’ex capo del governo portoghese sconfitto alle ultime elezioni nazionali è stato “promosso” a Bruxelles, l’ex capo di governo dei Paesi Bassi sconfitto alle ultime elezioni nel suo Paese ora è segretario della Nato], Corti di giustizia comprese, e infine i rappresentati degli Stati membri. L’UE E’ UN MOSTRO A TRE TESTE. Il Parlamento non legifera e la Commissione non è l’unico soggetto politico, ce ne sono altri anche molto nascosti. Da questi soggetti politici OCCULTI possono venire le SPINTE che NOI NON APPROVIAMO. Per esempio, di recente l’ex presidente della Finlandia, in qualità di consulente nominato dalla presidente della Commissione, ha pubblicato un Rapporto dal titolo “Insieme più sicuri”, nel quale espone le linee per conseguire preparazione e capacità di azione anche militare.

Sul suolo europeo sono in lotta tra loro due visioni rivali dell’Europa. Il contrasto tra di loro è certamente anche materiale ma il dramma dell’Europa è prima di tutto morale e spirituale. Nell’aprile scorso, il Parlamento federale tedesco ha approvato una legge secondo la quale ad un neonato non si riconosce nessun sesso, questo verrà deciso in seguito tra quattro possibilità: maschio, femmina, vari e nessuno. Il Parlamento francese ha approvato la costituzionalizzazione dell’aborto, seguito in tempi stretti dal Parlamento europeo con una risoluzione non applicabile ma politicamente efficace, secondo la quale il diritto all’aborto dovrebbe essere inserito nella Carta dei diritti dell’uomo dell’Unione stessa. Di questo si occupa nel nostro Rapporto il prof. Mauro Ronco. L’aborto è contemplato per legge in tutti i 27 Stati dell’Unione Europea e in tutti i 47 Stati del Consiglio d’Europa. Nei Paesi Bassi, come ci riferirà oggi pomeriggio Tommaso Scandroglio, si sono avuti 8720 decessi per eutanasia nel 2022, pari al 5% di tutte le morti avvenute sul suolo olandese. A questo dato Scandroglio aggiunge: “È di tutta evidenza che la diffusione di questa pratica nei Paesi Bassi contagerà anche gli altri Paesi europei prima o poi”. La Spagna, come ci informa Julio Loredo nel Rapporto, nel giro di qualche decennio ha assunto pienamente gli stili di vita postumani e post-religiosi vigenti negli altri Paesi europei, coprendo il ritardo in grande velocità. La Francia, come ci racconta Silvio Brachetta nel Rapporto, è una società in disfacimento e in caduta libera, come dimostrato con grande plasticità dalla orrenda performance alle scorse Olimpiadi di Parigi. La Polonia è sotto attacco. In quel Paese il nuovo governo liberal del presidente Tusk lavora con tutti i mezzi, compresi quelli illeciti, per distruggere, con il supporto della Commissione europea, la resistenza cattolica. Nel frattempo, l’Unione stanzia 2,5 milioni di euro per la formazione al gender nell’ambito del progetto Erasmus.

Con queste due ultime sottolineature – la Polonia e l’Erasmus – tocchiamo un importante aspetto, vale a dire l’impegno dell’Unione Europea per una grande PEDAGOGIA DI MASSA, di cui si occupa nel Rapporto Christophe Réveillard.

Secondo lui le TECNICHE PERSUASIVE DI MASSA e quelle del CONTROLLO INFORMATICO DEI COMPORTAMENTI DI ORIGINE AMERICANA TROVANO AMPIO USO NELL’ UNIONE EUROPEA.

La finanziarizzazione dell’economia, la proiezione mondialista, l’imposizione di norme a livello mondiale, l’amplificazione dei mezzi di propaganda che oggi riguardano quasi tutti i media più rilevanti, la “guerra cognitiva”, la massificazione e la collettivizzazione dell’individuo attraverso l’imposizione di concetti-base come quello di progresso, oppure quello del primato della scienza, fino alle attuali proposte circa la post-verità. Tutto questo, e altro ancora, PRIVA LE NAZIONI EUROPEE DELLA PROPRIA IDENTITA’

[…] Non posso chiudere questa mia relazione senza toccare l’argomento della presenza in Europa della Chiesa cattolica e di come essa oggi si relazioni con le problematiche che ho fatto emergere in questo mio intervento. Il Rapporto si occupa anche di questo. Il punto centrale che va doverosamente esaminato è che i vertici della Chiesa cattolica hanno battezzato, sostenuto e promosso in Europa i temi principali dell’agenda ideologica dei centri di potere dominanti, con esiti distruttivi. I quattro punti fondamentali di questa agenda – vaccinismo, genderismo, climatismo, europeismo – hanno ricevuto l’appoggio incondizionato della Chiesa cattolica, a tutti i i suoi livelli, dal Vaticano alla parrocchia, con debolissime diserzioni. Questi quattro punti sono tra loro integrati e si supportano l’un l’altro, fanno parte di un unico sistema e prevedono un unico Great Reset, sicché, accettandoli, la Chiesa ha accolto in sé ben più di quei quattro temi, ossia un nuovo paradigma, un voluto cambiamento d’epoca, al quale si è acriticamente assimilata. Gli effetti negativi di questo posizionamento sono sia esterni che interni, esterni perché si collabora con gli agenti del male, interni perché presumono una neo-Chiesa. Non ho il tempo di esemplificare, ma tutti siamo a conoscenza di come la Chiesa abbia coperto la bugia Covid sfruttando addirittura l’amore cristiano, come essa ormai stia promuovendo dentro e fuori di se stessa l’omosessualismo e il transgenderismo, come essa spinga al superamento dei combustibili fossili per combattere i cambiamenti climatici ritenendoli dovuti, come imposto dalla narrazione dominante, alle attività umane [a questo proposito mi si permetta di ricordare almeno la pubblicazione dell’Esortazione apostolica di Francesco Laudate Deum, la sua richiesta di accelerare il passaggio alle rinnnovabili durante la discussa celebrazione liturgica del 1 ottobre scorso e, più di recente, in vista della Cop29 di Baku, la richiesta di uno sforzo finanziario globale avente lo stesso scopo. Perfino i vescovi scozzesi, da buoni scolaretti, si sono sentiti in dovere di pubblicare una Nota per riproporre gli stessi slogan], e infine l’europeismo UE, appoggiato dai vescovi cattolici in Europa con interventi molto imbarazzanti alle ultime elezioni per il Parlamento europeo.

Vado a concludere. Il Rapporto segnala anche dei sintomi positivi e incoraggianti. Sono però pochi e fragili. Il « sistema liberal », chiamiamolo così, sembra reggere ancora nonostante il suo « impulso suicida ». Alle elezioni ormai non vota quasi più nessuno, il sistema è diventato pesante e complesso, l’Europa liberale rinuncia sempre di più alla sua libertà e diventa una società del controllo, l’esito della lotta tra NATURA e ARTIFICIO è incerto, attualmente sembra prevalere l’artificio ma vari segnali all’orizzonte dicono che la PARTITA E’ APERTA. In questo contesto a noi compete principalmente di mantenerci fedeli agli insegnamenti e alle direttive della Dottrina sociale della Chiesa, non come è intesa oggi, ossia priva di identità, ma come è stata sempre considerata. Questa nostra fedeltà avrà non solo l’effetto di generare nella società risorse positive, ma anche di contribuire, nel nostro piccolo, alla nuova evangelizzazione, perché la Dottrina sociale della Chiesa è anche «educazione alla fede ». (Da “L’Europa e il suo dramma materiale e spirituale” di Stefano Fontana Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân)
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