Stralci da:
1) “Un salvagente per popoli e nazioni. Il Rapporto annuale dell'Osservatorio Cardinale Van Thuân” blog Chiesa e post concilio)
2) “Rituali di inversione: spettacolo, consumo e sessualità” di Marco Toti blog Chiesa e post concilio
3) “La nuova arte della guerra: iniziare conflitti illegali senza finirli” di Mattia Spanò il blog di Sabino Paciolla)
4) “A che serve, come agisce il Great Reset e come uscirne” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»
[…]Nella comunità umana c’è un ordine naturale, finalistico e sussidiario. Naturale, perché non frutto di convenzioni o di voti nei parlamenti. Finalistico, perché è sempre il fine che unisce una comunità. Sussidiario, perché ci sono vari livelli di società, tutti hanno il loro fine nel proprio bene comune e i superiori non devono inglobare e schiacciare gli inferiori ma aiutarli ad essere se stessi. La famiglia e la nazione appartengono a queste aggregazioni naturali di primo livello e non sono frutto di accordi politici, ma richiedono rispetto e valorizzazione.
La nazione è una prosecuzione della famiglia nel campo dell’educazione e della formazione morale e culturale. Come la famiglia, anche la nazione ha doveri e diritti propri, anteriori allo Stato. Essa si configura come “patria” proprio perché ha le proprie radici nei “padri” e Giovanni Paolo aveva sostenuto in “Memoria e Identità” che il dovere verso la patria deriva dal quarto comandamento: onora il padre e la madre. La nazione e la patria sono realtà di ordine spirituale oltre che materiale e rispondono alla necessità umana di radici. È comprensibile la tendenza della nazione a darsi anche una struttura politica nello Stato, ma le due realtà non coincidono. Si può chiamare “patria” anche la propria regione o l’area geografica e cultura che ci ha configurato culturalmente e spiritualmente.
Il Rapporto definisce e precisa questi concetti e permette di recuperarli nell’ubriacatura attuale verso un forzato globalismo. Molti auspicano un potere politico mondiale, sostenendo che esso è necessario per perseguire il bene comune universale. Ma non c’è un bene comune universale unico per tutti, c’è il bene comune di questa e di quella nazione, di questa e di quella patria, di questa e di quella famiglia. Il bene comune è analogico, sussidiario, organico e in nulla chiede l’abolizione dei corpi naturali intermedi. Tutti gli uomini devono intendersi ma non parlando un’unica lingua sostitutiva delle varie lingue nazionali. Tutti gli uomini hanno bisogno di leggi, ma sapientemente diversificate a seconda della storia comune e diversa dei vari popoli. Tutti gli uomini hanno bisogno di mangiare ma l’economia non può essere strutturata in un unico mercato mondiale.[…](da “Un salvagente per popoli e nazioni. Il Rapporto annuale dell'Osservatorio Cardinale Van Thuân” blog Chiesa e post concilio)
[…]Sommariamente, e schematicamente, si può dire che la nostra epoca terminale è caratterizzata da:
1) ipertrofia degli oggetti e dei servizi, che determina la velocizzazione delle attività, anche ordinarie, ed il fenomeno del “multitasking”. Gli oggetti, utilizzati in teoria per comodità e talora trasformati in “feticci” dall’estetica funzionale ma senza autentico (o razionale) uso, sono in realtà latori di angoscia (si pensi alla pervasiva smania di novità e “aggiornamento”, contraltare della ricerca del “vintage”, che è invece espressione speculare di nostalgia); la comodità maschera e determina angoscia, che si “carica” proprio sulle medesime cose;
2) ipertrofia del pensiero strumentale (si PENSA NON PIU’ IN TERMINI DI VIZI/VIRTU’, MA DI PROFITTI/PERDITE, OVVERO DI POTERE),che provoca dissipazione, scissione tra intelligenza e volontà, derealizzazione e vuoto-noia (che è l’altra faccia dell’angoscia), in cui si inseriscono con facilità patologie psichiche e squilibri i più vari;
3) importanza data alla “neolingua”, spesso in totale contrasto con la realtà e la prassi: ciò che impone il doppio registro gnosticheggiante. Si può fare l’esempio del neocapitalismo - sintesi storica della dialettica tra capitalismo e comunismo -, che non è affatto a favore della proprietà privata (solo un mezzo per un potere che, fondato sul nulla, è tendenzialmente totalitario e nullificante), ma della sua concentrazione oligopolistica. Infatti, il capitalesimo combatte con tutte le sue forze contro la libertà del lavoratore dal capitale (il fine), avvinghiandolo al giogo dell’usura e del debito attraverso una costante razionalizzazione quantitativa. Dove la produzione autentica è vita e liberta, si potrebbe semplificare, il consumo coatto è schiavitù, angoscia e morte;
4) vita come “puro automatismo” (Pio XII) in cui “ogni cosa sacra sarà sconsacrata” (Marx), dapprima nell’ambito dell’“imperialismo internazionale del denaro” (Pio XI): prevalgono le alchimie e le astrazioni della finanza, i bombardamenti a tappeto delle “guerre per la democrazia”, della chemioterapia, dell’infodemia (di “notizie”, ma soprattutto di immagini), la ricerca dei dati da parte dell’informatica in una società che ha eretto a proprio idolo (di cartapesta), tra gli altri, la cd. “privacy”;<<[…]La pace si fa con accordi di sfruttamento di ricostruzione: un colossale giro di appalti miliardari che si direbbero il vero collaterale che sostiene il dollaro. Multinazionali come Halliburton forniscono da decenni servizi logistici all’esercito americano, assicurandosi gli enormi appalti per la ricostruzione. Si direbbe un circolo vizioso destroy & rebuild back. La “distruzione creativa” del resto è uno dei cavalli di battaglia del Nuovo Ordine Mondiale e dei suoi civil servant come Mario Draghi[…]
[…]La pace si fa, ma prima bisogna fare la guerra. Viene il sospetto che i riferimenti alla pace siano il pannicello caldo che deve coprire, e moralmente giustificare, il prolungamento della guerra[…]
[…]All’interno di questo perimetro contradditorio abbiamo chiamato la guerra “missione di pace”, “esportazione di democrazia”, “rovesciamento di tiranni sanguinari”, “guerra al terrorismo”, “difesa dei diritti umani” con il coté delle “bombe intelligenti” e qualche accettabile “danno collaterale”, come i 500 mila bambini iracheni uccisi che non turbarono il sonno di Madeleine Albright.
Ripetersi a pappagallo che la UE ci ha “garantito 70 anni di pace” mentre la Nato bombardava Belgrado o chiocciare come capponi spennati vivi se la Russia invade l’Ucraina chiamandola “operazione militare speciale” non cambia la sostanza: il comune denominatore è l’ambito ornitologico. Sono espedienti retorici per giustificare un numero incalcolabile di “aggressioni” alle orecchie ovattate dell’opinione pubblica occidentale trifolata nel benessere. Siamo onesti: ha funzionato alla grande.
Il problema è che nessuna delle guerre si è risolta con la pacificazione[…]
[…]Dalla Russia al Congo, dall’Ucraina alla Libia, dalla Siria al Sudan, l’imperativo è triturare gli stati nazionali che si oppongono al Nuovo Ordine Mondiale incarnato dal globalismo liberal e woke, ecologico e inclusivo, in modo tale da annichilire qualsiasi soggetto possa disturbare il manovratore. Questo sottofondo è ben visibile attraverso le pieghe della retorica insopportabilmente maternalista che oggi chiede 800 miliardi per riarmare l’UE. Contro la Russia, contro gli Stati Uniti, magari contro i paesi membri e gli stessi cittadini europei che per qualsivoglia ragione ai diktat della Commissione Europea[…](da “La nuova arte della guerra: iniziare conflitti illegali senza finirli” di Mattia Spanò il blog di Sabino Paciolla)
5) spettacolo come intrattenimento, divertimento (in senso etimologico) e informazione-deformazione; e dove c’è intrattenimento c’è noia, riempita coi “vuoti iconici” del potere onnipervasivo;
6) malinconia-depressione come “sentimento della fine” ed effetto del disincanto del mondo (per l’isolamento della monade liberaloide), cui si cerca di rispondere con psicoterapie, nuove spiritualità e psicofarmaci; IN PARTICOLARE, QUESTI ULTIMI OTTUNDONO L’INTELLIGENZA E DEVIANO LA VOLONTA’, a volte con esiti tragici; la depressione costituisce per l’appunto un “incantamento della volontà”, che si MANIFESTA SIA SUL PIANO INDIVIDUALE CHE SU QUELLO SOCIALE, svelando i rapporti organicamente “funzionali” tra i due livelli (ed una certa “sociogenesi” della depressione: A. Ehrenberg, La fatica di essere se stessi, tr. it. 1999, ove si attesta come essa, pure rappresentando una “tendenza” della natura umana, è abbondantemente favorita dal contesto di Occidente: l’oblio dell’essere [Heidegger: vuoto, ombra, male] costituisce il clima “metasociale” in cui siamo impantanati). È vero comunque, infine, che l’inquietudine, oltre a poter dannare, può salvare;
7) sproporzione, quindi, in ogni ambito, in contrasto con la virtù geometrica e con la proporzione sul piano macrocosmico e su quello microcosmico (corpo-anima): “ogni eccesso è un difetto”, e “la verità sta nel mezzo”. La mensura è difatti operazione “discriminante” propria della mens;
8) inversione parodica (non trasmutazione!) dei valori: dall’operaio si è passati al debosciato senza arte né parte, ombra “marginale” del radical chic, che vi si specchia compiaciuto dopo che le teorizzazioni della sinistra sono state sconfitte dalla storia; dal cittadino lavoratore si è passati al consumatore (che è consumato da ciò che consuma passivamente senza posa, ossia le immagini “chimeriche” dello “spettacolo” ubiquo): i diritti umani rivelano la loro natura di doveri del consumatore, nel momento in cui ai primi non corrispondono reali doveri delle controparti.
Allo squilibrio che si manifesta anche per l’irrisolta dialettica azione-reazione operante in Occidente è succeduta quindi una autentica “inversione”, pratica (ascetica e morale) e teologico-metafisica.[…] Vi è chi ha rappresentato la civiltà postmoderna come fondata su una sorta di “triade invertita”: idolatria, usura e sodomia (M.E. Jones, Logos Rising, 2020)[…]
[…]In questo senso, il capitale finanziario (che è prodotto da un capitale “culturale”) è il nemico ultimo, in senso teologico, del Logos; d’altra parte, il “capitale in noi” costituisce il dominio della brama e dell’accumulazione nella mente (motivata dalla paura della mancanza, che genera una esiziale distorsione cognitiva)
[…]L’accumulo, non solo di capitali ma anche di desideri e affetti (si pensi alle “amicizie” su Facebook), è attività senza fine né soddisfazione ultima e genera, insieme all’antropocentrismo “assolto”, isolamento: “l’avaro non è mai soddisfatto di ciò che ha acquisito perché ciò che accumula sono sostituti e non realtà tangibili.
[…]In ultima analisi, oggi siamo tutti sessantottini, apolidi anime in pena che ripetono senza posa slogan eterodiretti: la mente, e la stessa coscienza, sono state mediatizzate.
[…]La teologia del capitalesimo, sebbene del tutto immanentistica e nullificante, si fonda su alcuni dogmi desacralizzati, mai formalizzati dalle potentissime cattedre di iniquità dominanti, vaghi e per ciò stesso più pervasivi (sia per la loro capacità di “incantare” le menti e i cuori, sia per il loro potere reale di ingiunzione, anche in assenza di norma giuridica), anche per il carattere sloganistico delle inviolabili asserzioni. Tra queste (con addentellati, estensioni e tutto ciò che ne consegue) possiamo citarne alcune:
“l’olocausto non è soggetto a discussione”;
“uomo e donna sono eguali”;
“la donna ha il diritto di abortire”;
“omosessualità e transessualità sono orientamenti sessuali naturali” (ovvero “scelte”, come se il dato biologico fosse mutabile in base a una cangiante, temporanea “impressione”; qui bisogna comunque distinguere tra omosessuali/gay e ideologia “omosessualista” che, insieme alla propaganda immigrazionista, costituisce una delle quinte colonne della “globalizzazione dei diritti”, ossia della disintegrazione organizzata, del caos pervicacemente ricercato dall’autentico “potere”).
[…] “Democrazia, democrazia”, ululano senza posa le torme belluine di Occidente, ricolme di avidità e di solipsismi beoti, ormai satolle di apericena di poke al tamarindo del Congo belga, mentre sono del tutto ignare del proprio assenso alla schiavitù ed alla barbarie più subdola della storia. I pupazzi che ogni tanto vengono colti sul fallo in terra straniera, ovvero i timonieri dei vascelli delle ONG, sono prodotti tipici del mondialismo in provetta, spesso allevati in prestigiose università occidentali, la cui “immagine rovesciata” è il terrorismo (anche i terroristi spesso hanno studiato lì!)[…] (da “Rituali di inversione: spettacolo, consumo e sessualità” di Marco Toti blog Chiesa e post concilio)
[…] Il problema è trovare la motivazione necessaria: ed è un problema spirituale, non materiale. Non ci sono ragioni materiali per operare in se stessi un così radicale cambiamento di vita; o meglio ci sono, ma è difficile capirlo. È difficile capire che ci guadagnerebbe anche la salute del nostro organismo fisico, per non parlare della psiche. E allora? Noi siamo certi che la sola, vera motivazione si trova nella Buona Novella di Gesù Cristo. Tutte le altre novelle hanno un fondo limaccioso, se non maligno. Provare per credere. (da “A che serve, come agisce il Great Reset e come uscirne” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»)