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Le paludi dell’anti-bergoglismo approssimativo. Di Piergiorgio Seveso

Più passano gli anni, più si squadernano le stagioni sotto i nostri occhi, più fissiamo lo sguardo sulle acque morte, stagnanti, a tratti fetide dei social, più avvertiamo che l’anti-bergoglismo da tardiva moda, da posa critica di sagrestia, da rigurgito da tastiera si sta trasformando via via in una colorita eresia antisociale, in una repubblichetta di un neo-circoncellionismo mutante e trionfante, come ai tempi di Valdo o di Thomas Müntzer.
Beninteso: chi scrive ha plaudito di tutto cuore e con tutta la forza della sua mente e fin nei più intimi recessi del proprio animo a quel momento disvelatore, rivelatore, tragicamente inveratore del neomodernismo, a quel regno che ha spazzato via per sempre quella ciclopica tentazione sotto l’apparenza di un (qualche) bene che è stato il tempo del gran sofo, del gran veglio bavarese.
Chi mi avesse visto la fredda sera del 13 marzo 2013 mi avrebbe visto raggiante, quasi coi calzari alati di Mercurio, correre per le strade di Milano, lieto …Altro

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giandreoli

Due pagine nelle quali, scorrendole, non ho trovato citate una sola volta le parole: “Cristo”, “Vangelo”, “Tradizione Apostolica”, “Padri della Chiesa”. Si salva solo la parola “Dio”, citata una sola volta, nel "tanto deprecato come vecchio e tradizionalista" latino: “Dei”. A mio parere, uno sproloquio inadeguato all’importante tema trattato e che non convince.

«..A quel regno che ha spazzato via per sempre quella ciclopica tentazione sotto l’apparenza di un (qualche) bene che è stato il tempo del gran sofo, del gran veglio bavarese» 🥴
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Grazie!

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silvioabcd

Non ho capito niente!

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