L’affermazione centrale del vescovo Schneider è la seguente: in una crisi ecclesiale straordinaria, la fedeltà a una dottrina inequivocabile e alla liturgia tradizionale può prevalere sull’obbedienza al diritto ecclesiastico.
Egli esordisce citando sant’Atanasio, scomunicato da papa Liberio nel 357 per aver rifiutato la comunione con i vescovi ariani che lo stesso papa aveva riconosciuto sotto la pressione imperiale. Atanasio fu in seguito canonizzato come Dottore della Chiesa; Liberio non fu mai canonizzato. Schneider considera Écône come un parallelo moderno: una scelta forzata tra obbedienza canonica e integrità dottrinale.
Il vescovo Schneider attribuisce la responsabilità di aver ristretto la portata di questa questione a due distorsioni: il «legalismo» (considerare il diritto ecclesiastico come quasi assoluto) e il «papalismo» (considerare l’obbedienza papale come quasi assoluta), sostenendo che entrambi abbiano soppiantato la priorità, un tempo più antica, di preservare una fede inequivocabile. Egli distingue la Legge Divina, che non può mai essere contraddetta, dal diritto ecclesiastico positivo, che la coscienza può talvolta richiedere di mettere da parte.
Per quanto riguarda lo scisma, egli sostiene che la recente prassi della Chiesa equipari troppo facilmente la disobbedienza materiale allo scisma formale. Egli associa quest’ultimo al rifiuto di principio dell’autorità papale e all’istituzione di una gerarchia separata. Al contrario, egli sostiene che la disobbedienza in una crisi straordinaria possa coesistere con la fede nel primato papale e con un autentico desiderio di sottomissione a Roma.
Il vescovo Schneider osserva inoltre che un mandato papale per le consacrazioni episcopali costituisce diritto positivo, non Legge Divina, poiché non è mai stato richiesto nel corso della storia della Chiesa.
Ciò pone la FSSPX di fronte a una «scelta tragica»:
accettare gli insegnamenti postconciliari controversi e riconoscere non solo la validità, ma anche la legittimità della Nuova Messa al fine di ottenere il riconoscimento canonico, oppure disobbedire per preservare intatte la fede e la liturgia tradizionali.
Il vescovo Schneider fa risalire le radici della crisi alle ambiguità del Concilio Vaticano II in materia di ecumenismo e dialogo interreligioso, nonché alle «tendenze protestantizzanti» della riforma liturgica.
Egli elogia l’insistenza della FSSPX sulla chiarezza come un servizio «di valore storico»: «Se la Santa Sede dovesse prendere sul serio questa posizione della FSSPX – e, inoltre, riconoscere le ambiguità oggettive presenti in alcune dichiarazioni del Concilio Vaticano II e nel rito della Nuova Messa – ciò segnerebbe l’inizio della fine del progetto modernista all’interno della Chiesa, che di fatto ha avuto inizio più di cento anni fa».
Il vescovo Schneider conclude con una parabola: i vigili del fuoco che sfidano i nuovi metodi, meno efficaci, per continuare a utilizzare quelli collaudati vengono bollati come disobbedienti, ma alla fine contribuiscono a salvare la casa – e vengono scagionati da un futuro capo dei vigili del fuoco che riconoscerà la loro scelta come «un atto di impegno disinteressato».
Traduzione AI