…SUL PENSIERO DI SAN TOMMASO E SUL PENSIERO MODERNO…Le differenze tra pensiero di san Tommaso e pensiero moderno:1)fisica e metafisica…2)la teleologia(dal greco telos=FINE) Popper e la società aperta senza un FINE…3) le coppie di concetti che san Tommaso prende da Aristotele(sostanza e accidente… materia e forma…potenza e atto)…Il pensiero liquido e la Scelta…IL NOMINALISMO, ALTRO SERBATOIO DEL MODERNISMO…Il Nominalismo…e l’inversione della causa con l’effetto e il Fine con il Mezzo…Il bene e il male(secondo i nominalisti…), quindi, non sono qualità intrinseche. Sono etichette che un Dio onnipotente appone a suo piacimento agli atti…a cosa portano, dunque, le “minuziose e sofisticate” posizioni intellettuali soggettiviste, relativiste, scettiche che negano la capacità della ragione di intendere la reale ed oggettiva natura delle cose, e dunque di pensare in termini di Verità?…

Stralci da:

1)
“Spiego "Tomismo per tutti” con Roberto Marchesini

2) “il tuo nome. Un cammino per conoscere la nostra più profonda identità” con Roberto Marchesini

3)“La scelta: una prospettiva filosofica” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»

4)“Onnipotenza Divina e Perdono dei Peccati – Dio perdona il male quando l’uomo se ne assume veramente la responsabilità” di John M. Grondelski il blog di Sabino Paciolla

5) “Dal Nominalismo al Modernismo passando per l’Empirismo” di Don curio Nitoglia

6) “La bottiglia e il vino undicesima e ultima parte” di Francesco Gisci blog Inter multiplices UNA VOX)

…ALCUNI PUNTI FONDAMENTALI DEL PENSIERO DI SAN TOMMASO CHE SONO COMPLETAMENTE DIFFERENTI DAL PENSIERO MODERNO(fisica e metafisica…la teleologia “dal greco telos=FINE” e la società aperta senza un FINE… le coppie di concetti che san Tommaso prende da Aristotele: sostanza e accidente… materia e forma…potenza e atto…)

1)…La prima differenza è la fisica(che si occupa della realtà materiale, il materialismo…) e la metafisica (che si occupa della realtà che non non cade sotto i sensi,ad esempio Dio, l’anima, il bene e il male)…


Il pensiero di san Tommaso (come tutto il pensiero classico) è un pensiero metafisico

Da dove deriva la parola “metafisica”?

Quando hanno raccolto e messo in ordine i libri di Aristotele(secoli prima di San Tommaso) li hanno divisi in due gruppi:

a) di fisica: che si occupavano della realtà materiale […]

b) di metafisica:ciò che veniva dopo la fisica(dopo le cose materiali…).Ad esempio Dio, l’anima, il bene e il male(chi non ha una concezione non positivista del bene e del male sà che c’è un bene ed un male non decisi dall’ uomo ma universali).Una realtà che non cade sotto i sensi

Per gli antichi la parte più importante della realtà era quella metafisica(e non fisica)

Esempio: il teatro greco

Noi lo studiamo in letteratura, ma se qui ci fosse un greco di quell’ epoca(di 2300 anni fa) si sbellicherebbe dalle risate. Perchè (per loro) il teatro non era letteratura. Se loro avevano un problema filosofico(per esempio l’Antigone: il conflitto tra leggi leggi divine e leggi umane) lo rappresentavano sul palcoscenico… E quando sul palcoscenico questa cosa era risolta(era sciolta), era sciolta a livello metafisico(cioè questo problema era realmente risolto). Infatti (scrive Aristotele) quando gli spettatori di una tragedia tornavano a casa (dopo aver assistito alla rappresentazione) provavano un senso di pace, di liberazione che si chiama “catarsi”.

Vi fa venire in mente qualcosa?(domanda Roberto Marchesini)

La Messa cattolica è esattamente questo. Cioè c’è un tizio (vestito in un certo modo) che ripete delle formule che devono essere sempre quelle. Ma quello che succede realmente non succede a livello materiale, succede a livello metafisico

Altro esempio: il diritto

Qualcuno si può chiedere perchè il diritto nei tribunali si celebra? Perchè il diritto ha un rito?Perchè i magistrati indossano una toga?
Perchè per i romani(e noi abbiamo delle radici romane nel nostro diritto anche se poi è un diritto napoleonico, moderno…ma le radici sono romane) era esattamente la stessa cosa.
Quando uno voleva fare la giustizia, non doveva inventarsela (la giustizia). Doveva entrare in contatto con la Giustizia Naturale (noi avremmo detto Divina). Cioè con una Giustizia che c’è già, che io devo capire che io devo portare su questa terra. Era un gesto sacro per loro amministrare la Giustizia. Non era un gesto (semplicemente) di un saggio che dice “hai ragione tu, ha ragione quell’ altro…). Si trattava di toccare la Giustizia Assoluta, la Giustizia Naturale

Tutti esempi di come il mondo classico viveva di metafisica, mentre oggi non è più così.
Oggi viviamo in un mondo che è assolutamente Materiale (materialistico).
Infatti la massima aspirazione a cui possiamo (secondo il nostro mondo) aspirare è il Godimento del Corpo e Non dell’ Anima. Quindi l’Edonismo, il consumismo, eccetera eccetera…
Quindi questa è la prima netta differenza tra il mondo classico(che è un mondo metafisico) e quello moderno/ contemporaneo (che è un mondo materialista)


2)…Altra differenza è la teleologia(dal greco telos=FINE)

la teleologia(dal greco telos=FINE). Il pensiero classico era un pensiero teleologico, cioè che si fondava sul concetto di FINE (tutte le cose avevano un Fine). E questo FINE era perfettamente Ordinato, coordinato…Il LOGOSil FINE era così importante che la morale dipendeva dal FINE[…]

La modernità (invece) rifiuta il concetto di FINE

Perchè?

Perchè se noi ammettiamo un FINE ammettiamo una MORALE


[Roberto Marchesini cita]due filosofi che hanno eliminato il FINE:

-Newton. Newton è il padre (assieme a Galileo) della Fisica moderna(la sua Fisica in realtà è durata settant’anni e non funzionava nemmeno tanto bene però a me[ dice Roberto Marchesini] hanno insegnato al liceo solo la Fisica di Newton…). Newton non ha fatto altro che prendere il Democrito ed attualizzarlo non più per quel che riguarda le dimensioni atomiche[…]ma per i corpi celesti. Lui dice che il moto dei corpi celesti è governato da due forze(in realtà erano due forze alchiliche perchè Newton era un alchimista), la forza di gravità(la forza di attrazione…) e l’inerzia(la forza di repulsione) in termini alchemici e gnostici. Quindi non c’è un FINE, ci sono queste due forze e tutto quello che accade ai corpi celesti è regolato da queste due forze[…]

-Popper. Uno dei più importanti filosofi del novecento(maestro di George Soros…). Popper tra i nemici della SOCIETA’ APERTA mette una serie di filosofi che (apparentemente) non hanno nulla in comune. Ci mette ad esempio Platone, e ci mette Marx. E uno si dice: ma cosa hanno in comune Platone con Marx sono a duemila anni di distanza…eccetera, eccetera… E lui lo spiega: Perchè questi sono filosofi che credevano che la vita individuale dell’ uomo, la storia dell’ umanità(nel suo complesso) avessero un FINE, avessero un SENSO…In realtà non c’è nessun SENSO e nessun FINE, perchè se ammettessimo un FINE dovremmo ammettere una MORALE. E la SOCIETA’ APERTA NON CONSIDERA NULLA MORALE(tranne gli intolleranti…quelli non devono parlare…eccetera…eccetera…perchè sono intolleranti…)

Quindi (anche qui) c’è una DIFFERENZA ABISSALE tra una FILOSOFIA TELEOLOGICA(retta dal concetto di FINE) ed una FILOSOFIA RETTA DA ALCUN FINE(che tutto è governato”con riferimento a Democrito” da CASO e NECESSITA’)

3)…Altra differenza sono alcune coppie di concetti che san Tommaso prende da Aristotele (che fa proprie) e che Roberto Marchesini ha già trattato qui

a) SOSTANZA E ACCIDENTE
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b) MATERIA E FORMA

c) POTENZA, ATTO “[…]Altro elemento in Aristotele è la NATURA.Ovvero quel principio insito in ogni cosa che GUIDA il CAMBIAMENTO da POTENZA ad ATTO[…]”. In Aristotele c’è una PREVALENZA dell’ ATTO sulla POTENZA. La POTENZA è informe, magmatica, liquida, fluida, mentre l’ATTO è già STRUTTURATO“[…]NO , L’IDENTITA’ di una PERSONA HA BISOGNO di QUESTI DUE ELEMENTI, ovvero di un PROGETTO(NATURA) e di una CULTURA che permetta a quel PROGETTO di SVILUPPARSI[…]”.

…La scelta…


Quando una Cosa si REALIZZA attraverso l’ATTO“non realizza tutte le altre[…]pensare ai tanti ragazzi che alle medie devono scegliere la scuola alle superiori.Il problema quale è?”io potrei fare tante cose, se ne scelgo una perdo le altre”“ma se tu non vuoi perdere nessuna delle altre non realizzerai nulla”[…]” e quindi c’ è bisogno di una SCELTA[…]”( da “Spiego "Tomismo per tutti” con Roberto Marchesini)<<[…]Un soggetto atto a scegliere è un soggetto capace di discernere e di programmare un’azione conseguente. Infatti, nel concetto di scelta sono impliciti due momenti: quello del riconoscimento e quello dell’azione: un momento teorico ed uno pratico. Alcuni individui possiedono in grado eminente la facoltà del discernimento, ma sono pressoché sprovvisti del vigore necessario a tradurre il momento riflessivo in azione pratica.[…]

Colui che sceglie, sceglie in concreto. altrimenti non sceglie. Scegliere solo interiormente e poi non agire, o agire in maniera difforme dalla valutazione interiore, è un’altra espressione priva di significato. Il concetto di scelta implica coerenza fra ciò che si elegge e ciò che effettivamente si opera; implica, cioè, l’unità coscienziale del soggetto. Un soggetto schizofrenico o un soggetto affetto dalla sindrome della personalità multipla non è in grado di scegliere nel vero significato della parola.

Certo, così come esistono infinite situazioni intermedie tra la scelta pienamente autentica e la scelta pienamente inautentica, esistono pure infinite situazioni intermedie tra la scelta coerente e la scelta incoerente[…]


[…]Il soggetto atto a compiere scelte è, pertanto, una sintesi aristotelica di materia e forma, potenza e atto. In esso coesistono: 1) la potenzialità dello scegliere; 2) l’attualità della scelta; 3) l’unità coscienziale e la coerenza interna, che costituiscono il terzo "momento" , quello del passaggio dal primo al secondo[…]

[…]Ora, il soggetto non può evitare di scegliere sempre, continuamente; sceglie anche quando non sceglie, cioè quando sceglie di non scegliere. (Altra cosa, ovviamente, è decidere se esso scelga davvero , cioè autenticamente, coerentemente, e soprattutto liberamente: ne riparleremo)[…]

[…]Ontologicamente, l’oggetto portrebbe anche essere uno solo; manifestantesi, magari, attraverso una illusoria pluralità fenomenica. Un ingannevole velo di Maya potrebbe indurre il soggetto a credere che vi siano differenti oggetti, là dove non ve ne sarebbe che uno; e allora la scelta sarebbe una mera illusione, un inganno dei sensi e, in ultima analisi, una suprema alienazione[…]Immaginiamo, pertanto, che non vi siano molteplici oggetti, ma che ve ne sia uno solo. In tal caso, il soggetto avrebbe l’illusione di operare delle scelte, ma in realtà non sceglierebbe affatto: non si sceglie quando si è in rapporto con un unico oggetto[…]

[…]Un cenno a parte merita la più funesta di tutte le immaginazioni create dalla coscienza: l’idea di felicità[…]

[…]L’idea di felicità è un’idea-rifugio che diviene idea-prigione; è una nostalgia del nulla, un essere-per-la-morte, una volontà pudica (e ipocrita) di suicidio. Essa, infatti, ponendo davanti alla cocienza l’immagine evanescente di un bene che non può essere raggiunto, di un’idea che non si può conquistare perchè non esiste, ha fatto più vittime di tutti i nichilismi, i pessimismi e i negativismi espliciti.Non si può pretendere la corsa da coloro che, già camminando, zoppicano: il risultato è inevitabilmente un misto di amarezza, fallimento, frustrazione. Obiettivi più modesti, ma possibili, sono stati incessantemente sacrificati sull’altare di questo Moloch insaziabile[…]

[…]Il soggetto, infine, per poter veramente scegliere, deve essere in grado di effettuare una sintesi a posteriori degli oggetti in predicato, che lo metta in grado di eleggerne uno a preferenza di tutti gli altri[…]Agire d’impulso, fare "colpi di testa", lasciarsi guidare dall’istinto non è scegliere. Afferrare al volo la prima possibilità favorevole che si presenta, non è scegliere. "Saltare" il momento analitico e quello sintetico, decontestualizzare gli oggetti, assolutizzare i criteri del giudizio, non è scegliere.[…]

[…]l’uomo sceglie ciò che rientra nell’orizzonte del voler divino; l’uomo, infatti, per definizione non potrebbe scegliere al di fuori dell’ordine divino, quand’anche volesse opporvisi con ogni suo sforzo. "Tutto è Grazia", diceva giustamente, dal punto di vista del credente, il curato di campagna del romanzo di Georges Bernanos. Se tutto è Grazia, nulla di ciò che l’uomo può sentire o esprimere uscirà mai dall’orizzonte di essa: e la libertà umana sarà solo apparente. Il malvagio don Rodrigo potrà calpestare ogni legge umana e divina, ma – in effetti – non farà altro che alimentare il circuito virtuoso della Provvidenza. Dalle sue cattive azioni scaturirà (mediante, ad es., il rapimento di Lucia) un effetto positivo (come la conversione dell’Innominato). Ma, a quel punto, si potrà ancora sostenere che Don Rodrigo ha esercitato una sua libera scelta?[…]

[…]LA SCELTA COME SFIDA E PROVOCAZIONE..
Accade che la coscienza, per reagire a un sentimento d’inferiorità o per mascherare un disagio esistenziale, individui nella scelta un momento privilegiato di sfida e di provocazione nei confronti della realtà esterna[…]
(da “La scelta: una prospettiva filosofica” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»)>>

Il PENSIERO MODERNO SFRUTTA QUESTA ANGOSCIA di SCEGLIERE e PREDICA di RIMANERE POTENZA(quindi non diventare MAI ATTO…). E questo lo ha espresso il filosofo Baumann( anche lui allievo alla London School of Economics, dove ha insegnato Popper)( da “Spiego "Tomismo per tutti” con Roberto Marchesini)<<[…]La nostra società ha una certa VISIONE dell’ IDENTITA’ e possiamo fare vari esempi, il primo dei quali è il libro di Bauman “Modernità Liquida

Che cosa dice Bauman? Questo libro(come altri libri “per esempio il mondo nuovo di Huxley”ecc…) è una denuncia o un programma?E’ lui che ci mette in guardia dalla società liquida oppure è lui che stà tracciando il programma della società liquida?

Bauman dice (non solo) che la NOSTRA IDENTITA’ è LIQUIDA(cioè informe, non ha una forma, cambia, muta…). Ma lui dice che (addirittura) è MEGLIO la LIQUIDITA’ della SOLIDITA’(è meglio essere liquidi piuttosto che essere solidi)[…]( da “il tuo nome. Un cammino per conoscere la nostra più profonda identità” con Roberto Marchesini)>>

Baumann dice In un suo libro (Amore liquido):”perchè io devo legarmi tutta la vita ad una donna quando (potenzialmente) posso averne migliaia?”. Cioè perchè SCEGLIERE?[…]Quindi per Baumann è meglio RESTARE LIQUIDI, FLUIDI piuttosto che CRISTALLIZZARSI in una FORMA DEFINITA(e qui possiamo trovare tanti riferimenti al Gender Fluid, al fatto che le persone continuano a chiamarsi ragazzi, ragazze fino ai sessant’ anni,..oramai non esistono più uomo o donna perchè uomo o donna presuppone che tu sei strutturato e non più fluido… eccetera eccetera…e si spera che uno sia solido…che abbia le idee chiare…che abbia una personalità…)[…]( da “Spiego "Tomismo per tutti” con Roberto Marchesini)<<[…]LA SCELTA COME NEVROSI VITALISTICA Un’altra particolare maniera di non scegliere è quella di moltipicare il proprio ego in un gioco pirotecnico di continue, frenetiche pseudo-scelte: scegliere sempre per non scegliere mai. Diceva giustamente il principe di Salina, protagonista del romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa Il Gattopardo: "Bisogna che tutto cambi, affinché tutto possa rimanere come prima"Prototipo di tale tipo umano è – come mostra, con la sua abituale acutezza, Sören Kierkegaard – la figura di Don Giovanni: colui che sceglie tutte le donne che si trovano alla sua portata, per non doverne scegliere nessuna; e, molto probabilmente, per poter continuare a fuggire impunemente da se stesso[…]

[...]Se poi andiamo a esaminare più da vicino le motivazioni psicologiche dell’iper-decisionista, ci accorgeremo facilmente che esse svolgono la funzione di una vera e propria cortina fumogena perché egli possa fuggire dal vero Sé. A lui non importa tanto la possibilità insita nella scelta, cioè la sua profonda dimensione etica, quanto l’atto della decisione in se stesso: la decisione come manifestazione della potenza dell’io.La frenesia della scelta, per costui, nasce da un attaccamento al proprio ego, che si vuol vedere esaltato dall’esercizio della sovrana facoltà di decidere. Gli sfugge, in tal modo, la verità più profonda insita nell’atto di scegliere: che scegliere è sempre un aprirsi, un andare verso, una scoperta e una attenzione nei confronti dell’altro.

La scelta diventa, al contrario, chiusura e autoaffermazione solipsistica. Si potrebbe dire che, per un tal genere di coscienza, la decisione è il fine e la scelta il mezzo – ossia un perfetto capovolgimento del giusto rapporto tra mezzi e fini.D’altra parte, per questo tipo di personalità "decidere" corrisponde all’esercizio di un potere e non a una possibilità cui accostarsi con "timore e tremore"; è un modo per sentirsi importanti, per sentirsi vivi. Per costoro, apparire è più importante che essere: anche ai propri stessi occhi. Si tratta di personalità superficiali che scambiano il fare con l’agitarsi vanamente; incapaci di sentire la solennità e, diremmo quasi, la sacralità del fatto di scegliere, ossia di un qualcosa che mette in gioco tutta la dimensione coscienziale[…
](da “La scelta: una prospettiva filosofica” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»)>>

…Il contributo di San Tommaso rispetto ad Aristotele…

[…]San Tommaso (rispetto ad Aristotele) dice: La MATERIA e la FORMA sono l’ESSENZA(di un Ente). l’ESSENZA+l’ESSERE portano all’ ESISTENZA. L’ESSERE è l’ELEMENTO più importante che porta (tutti questi enti) alla REALTA’

Che cosa è questo ESSERE?Che cosa è quell’ ENTE per cui TUTTE le COSE sono STATE CREATE?
E’ DIO. DIO è l’ESSERE.
Ecco qui si spiega (ad esempio) perchè DIO si è presentato a MOSE’ come “io sono colui che è”. E Gesù tante volte ha usato questa cosa “ se infatti non crederete che io sono, morirete dei vostri peccati” “prima che Abramo fosse io sono”[…]

Qui San Tommaso porta la filosofia al suo vertice, perchè da qui la filosofia è chiamata a diventare teologia, cioè a riflettere su DIO(cioè sull’ Essere)( da “Spiego "Tomismo per tutti” con Roberto Marchesini)


…IL NOMINALISMO, ALTRO SERBATOIO DEL MODERNISMO…

…Il Nominalismo…e l’inversione della causa con l’effetto e il Fine con il Mezzo…Il bene e il male(secondo i nominalisti…), quindi, non sono qualità intrinseche. Sono etichette che un Dio onnipotente appone a suo piacimento agli atti…


[…]Per quanto riguarda la vita morale, il ruolo dell’onnipotenza di Dio è spesso frainteso, soprattutto dal nominalismo. Che cos’è il nominalismo? Il nominalismo era una filosofia errata del tardo Medioevo, solitamente attribuita a Guglielmo di Ockham[…](da “Onnipotenza Divina e Perdono dei Peccati – Dio perdona il male quando l’uomo se ne assume veramente la responsabilità” di John M. Grondelski il blog di Sabino Paciolla)<<[…]Il nominalismo, spiega l’eminente studioso di Occam padre Carlo Giacon, è erede della sofistica greca antica, combattuta da Socrate, Platone e Aristotele. Successivamente è stata ripresa dall’empirismo o sensismo inglese, secondo cui la conoscenza umana non è razionale, ma solamente sensibile. Il nominalismo è all’origine dell’individualismo sensista filosofico, del liberalismo politico e del liberismo economico e quindi del libertarismo morale. Infatti secondo il nominalismo si può conoscere solo il fatto e il singolare nella sua singolarità sensibile. Quindi esso è l’apoteosi dell’individualismo e la negazione della metafisica, della speculazione intellettuale, della sana ragione e del senso comune[…] “dalla posizione occamista al soggettivismo moderno non c’è che un passo brevissimo”[.,.]

[…]L’origine nominalistica del liberismo finanziario è affermata dagli stessi economisti liberisti che scrivono: “Il liberismo pretende una dignità filosofica, innestandosi nell’individualismo.Il collettivo, per i liberisti, non trascende mai gli individui. Nulla può sostituire l’individuo, il che sancisce la sacralità di ogni vita umana. Nel liberismo vi è un umanesimo particolarmente sensibile […] all’imprenditore.Il liberismo, pur vicino all’anarchismo individualistico, se ne distacca nettamente: l’anarchico sembra attribuire poco peso all’economia, quasi che la natura provvida bastasse a soddisfare l’uomo non appena si rimuovessero i danni artificiosi del governo; non così il liberista, che guarda alla natura come a qualcosa da conquistare prometeicamente” (A. Chilosi, Enciclopedia dell’Economia, Milano, Garzanti, 1992, pp. 643-645)è…]

[…]La modernità individualista e soggettivista (G. Occam † 1349, N. Machiavelli † 1527, T. Hobbes † 1679, J. Locke † 1704) ribalta la dottrina sulla natura socievole dell’uomo e lo presenta come un individuoapolitico” o “asociale” poiché la natura o l’essenza universale e stabile sono inesistenti per la modernità, che è figlia del nominalismo occamista. Quindi l’ordine sociale e politico non è più un dato naturale, ma un qualcosa di artificiale e soggetto a manipolazioni individuali e soggettivistiche umane (v. Hobbes e Rousseau).


Secondo Aristotele solo nella Società civile o politica e non da solo, individualisticamente o isolatamente, l’uomo perviene alla realizzazione piena e perfetta delle sue potenzialità. Onde l’uomo è “animale socievole per natura[…]

[…]Da questo principio nominalista derivano due scuole di pensiero. La Prima Scuola, insistendo per eccesso o radicalmente sul carattere individualistico, bellicoso e ‘a-sociale’ dell’uomo, postula uno ‘Stato assoluto’ o Leviatano (T. Hobbes† 1679) oppure uno ‘Stato etico’ (W. F. Hegel † 1831), il quale è necessario per far vivere gli uomini assieme, eliminando con la forza ogni conflittualità insita nella natura di ciascuno (“homo homini lupus”, Hobbes)[…]

[…]LaSeconda Scuola insiste per difetto (tendendo a ridimensionare la distruttività della conflittualità umana) sull’individualismo liberale e fa dello Stato una mini-entità solamente utile (utilitarismo) e non naturale né necessaria (come era lo ‘Stato assoluto’ di Hobbes o lo ‘Stato etico’ di Hegel) al vivere in comune (Locke † 1704). Essa concede il massimo spazio all’individuo e il minimo allo Stato, ma sempre antropocentricamente per la dignità assoluta dell’individuo, che viene fatto coincidere con la Divinità.


Come si vede ciò che accomuna l’iper-statismo (di Hobbes e Hegel) e il mini-statismo (di Locke † 1704, Mises † 1973, Hayek † 1992, Notzick † 2002 e Friedman † 2006) è la filosofia antropocentrica, secondo cui “la natura umana è indipendente da qualsiasi relazione” con Dio o gli altri uomini.

L’uomo allora diventa un Ego-ista pratico (e non è più un animal naturaliter sociale), al quale è necessario (Hobbes-Hegel) o conveniente (Locke, von Mises, von Hayek, R.Notzick, M. Friedman) organizzare uno Stato per raggiungere la sicurezza in ordine al ‘semplice vivere’ e sopravvivere fisicamente e materialmente[…]

È indubitabile che all’origine del liberismo, del modernismo e della morale relativista vi sia il nominalismo occamista, che ha dato luogo all’empirismo dell’illuminismo liberale britannico del XVIII secolo. S. Pio X era solito ripetere l’adagio di S. Tommaso d’Aquino: “parvus error in principio fit magnus in fine”(un piccolo errore all’inizio diventa grandissimo alla fine).

Se si trascura la vera metafisica dell’essere, pian piano si scivola verso gravi errori politici e teologici sia dogmatici che morali. Ogni rivoluzione è preparata da un’eresia e questa è preceduta da una falsa filosofia. Quindi per mantenere integra la nostra fede, in questi tempi di apostasia generale, torniamo alla fonte della sana filosofia di S. Tommaso d’Aquino[…]

[…]Il ritorno alla metafisica classica, perfezionata dalla scolastica tomistica, è non un ritorno acritico a certe idee e costumi del passato (i castelli, le corazze, le spade, le balestre, le candele, i cavalli e i cavalieri), ma l’assimilazione e la fruizione di alcuni messaggi e princìpi della saggezza antica o perenne[…]
(da “Dal Nominalismo al Modernismo passando per l’Empirismo” di Don curio Nitoglia)>>

[…]A differenza del pensiero cattolico dominante, il nominalismo capovolge ciò che rende qualcosa buono o cattivo. Dio definisce Y “cattivo” perché è cattivo? Oppure Y è “cattivo” perché Dio lo ha definito cattivo? LA RISPOSTA CATTOLICA È LA PRIMA. IL NOMINALISMO INVERTE QUESTA RELAZIONE DI CAUSA-EFFETTO A CAUSA DELLA SUA ATTENZIONE ALL’ONNIPOTENZA.UN Dio onnipotente può fare tutto ciò che vuole, e quindi tutto ciò che vuole costituisce un atto buono o cattivo. Il bene e il male, quindi, non sono qualità intrinseche. SONO ETICHETTE che un Dio onnipotente appone A SUO PIACIMENTO agli atti[…](da “Onnipotenza Divina e Perdono dei Peccati – Dio perdona il male quando l’uomo se ne assume veramente la responsabilità” di John M. Grondelski il blog di Sabino Paciolla)<<[…]Ma fino a che punto si può spingere la ragione nella ricerca delle risposte alle domande che l’uomo si pone da sempre? Semplice. Fintantoché NON CONFONDE I RAPPORTI DI CAUSA ED EFFETTO, E IL FINE CON IL MEZZO[…]

[…]A cosa portano, dunque, le “minuziose e sofisticate” posizioni intellettuali soggettiviste, relativiste, scettiche che negano la capacità della ragione di intendere la reale ed oggettiva natura delle cose, e dunque di PENSARE IN TERMINI DI VERITÀ?

Alla realtà delle cose si sostituisce una certa loro rappresentazione[…]la verità diventa una rivoluzione (de)costruzione, da struttura a sovrastruttura. Ecco che si ha l’inversione della causa con l’effetto: il contingente fonda il necessario, la valutazione fonda il valore, il pensiero fonda la realtà che al pensiero deve adeguarsi[…]DAL PRIMATO DELLA VERITÀ SI PASSA AL PRIMATO DELL’ATTIVITÀ CONOSCITIVA LIBERA DA QUALSIASI FONDAMENTO CHE NON SIA LA PROPRIA AUTODISTRUTTIVA VOLONTÀ. Tutto ciò posto, L’ATTO DI FEDE ED IL SUO CONTENUTO SONO IMPOSSIBILI, LA BOTTIGLIA(LA RAGIONE) È INFRANTA E IL VINO(LA FEDE), INEVITABILMENTE, SI PERDE[…](da “La bottiglia e il vino undicesima e ultima parte” di Francesco Gisci blog Inter multiplices UNA VOX)>>

La teologia e la filosofia cattolica risponderebbero ai nominalisti dicendo che sì, Dio è onnipotente, ma è allo stesso tempo onnibenevolo (tutto buono), onnisciente (che tutto conosce), totalmente-saggio, ecc. Non ci sono contraddizioni in Dio…Il pensiero di Ockham trovò nuova vita nel protestantesimo, perché Martin Lutero era un nominalista…Ma quando l’uomo agisce come il Dio nominalista, attribuendo etichette di “bene” e ‘male’, ci si trova su una traiettoria diretta verso la dittatura del relativismo, verso il “mio bene” e il “tuo bene”…

Un Dio onnipotente avrebbe potuto creare un mondo esattamente opposto ai Dieci Comandamenti, cioè un mondo in cui mentire, imbrogliare, rubare o uccidere avrebbero potuto essere buoni. La teologia e la filosofia cattolica risponderebbero ai nominalisti dicendo che sì, Dio è onnipotente, ma è allo stesso tempo onnibenevolo (tutto buono), onnisciente (che tutto conosce), totalmente-saggio, ecc. Non ci sono contraddizioni in Dio[…]

[…]Il nominalismo nega tutto questo. Approfittando dell’onnipotenza di Dio, la sfrutta escludendo gli altri attributi divini. Un Dio onnipotente, nel pensiero di Guglielmo di Ockham, poteva fare tutto ciò che voleva e questo lo rendeva morale. Il pensiero di Ockham trovò nuova vita nel protestantesimo, perché Martin Lutero era un nominalista.

Il nominalismo distorse la sua teologia della grazia, per esempio. La grazia cessò di essere qualcosa che cambiava il peccatore; tutto ciò che faceva era cambiare il modo in cui Dio guardava il peccatore.

L’uomo peccatore era corrotto, come un mucchio di feci. La grazia era come la neve. Copre le feci, ma non cambia ciò che si trova sotto di esse. La giustificazione, nella tradizione protestante, non è un cambiamento nel peccatore; è solo un cambiamento nel modo in cui Dio considera il peccatore. L’uomo rimane un peccatore, ma Dio semplicemente non gli rinfaccia la sua peccaminosità
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Il nominalismo potrebbe funzionare in teoria fintanto che un Dio onnipotente e onnisciente gestisce le cose. Con la perdita di fede nell’uomo in Dio, tuttavia, chi avrebbe attribuito le etichette di “buono” e “male” alle azioni? L’uomo interviene, prendendo il posto di Dio. Solo che Dio è onnisciente e l’uomo no. Ma quando l’uomo agisce come il Dio nominalista, attribuendo etichette di “bene” e ‘male’, ci si trova su una traiettoria diretta verso la dittatura del relativismo, verso il “mio bene” e il “tuo bene”.

…Il “potere onnipotente” di Dio non ridefinisce il bene e il male. Prende sul serio il bene e il male, come oggettivi e reali e non come semplici etichette. Dio non finge che il bene sia male o che il male sia bene. Il bene rimane bene e il male rimane male. Quando Dio perdona, afferma ciò che è bene e ciò che è male, e perdona il male che la persona contrita è pronta, sotto l’impulso della grazia di Dio, a rinunciare…Che ‘amore’ significa qualsiasi cosa dica la cultura (perché “l’amore è amore”) senza riguardo per – o in contraddizione con – la verità, la vita, la fedeltà e la giustizia?

La teologia cattolica, tuttavia, parla del “buono”.

La colletta domenicale che lodava Dio per il suo “potere onnipotente” nel “perdonare e mostrare misericordia” rifiuta il nominalismo. Il “potere onnipotente” di DIO NON RIDEFINISCE IL BENE E IL MALE. PRENDE SUL SERIO IL BENE E IL MALE, COME OGGETTIVI E REALI E NON COME SEMPLICI ETICHETTE. DIO NON FINGE CHE IL BENE SIA MALE O CHE IL MALE SIA BENE. IL BENE RIMANE BENE E IL MALE RIMANE MALE. Quando Dio perdona, afferma ciò che è bene e ciò che è male, e perdona il male che la persona contrita è pronta, sotto l’impulso della grazia di Dio, a rinunciare.

Ma questo richiede che ci assumiamo la responsabilità del male che scegliamo, il che significa assumerci la responsabilità di essere peccatori. Significa portare il nostro vero io davanti a Dio che, nella Sua “potenza onnipotente”, ci offre il perdono, senza fingere che l’ordine morale sia fungibile.

Quante volte alcuni “cristiani” fingono che ci sia una divisione tra l’ordine morale e Dio? Che i Comandamenti dicono X ma Dio in realtà non lo intende? Che ‘amore’ significa qualsiasi cosa dica la cultura (perché “l’amore è amore”) senza riguardo per – o in contraddizione con – la verità, la vita, la fedeltà e la giustizia?

il problema della teodicea…non è Dio, ma l’uomo l’autore del male. Finché questo è vero, la libertà (e le conseguenze che ne derivano) si scontra con l’onnipotenza. Un Dio onnipotente rispetta la libertà umana, anche quando viene usata in modo sbagliato, o distrugge quella libertà usando la Sua onnipotenza per eliminarne le conseguenze? Per dirla in modo più schietto: INVOCARE L’“ONNIPOTENZA” DI DIO SERVE COME SCUSA PER NEGARE LA RESPONSABILITÀ MORALE UMANA?…


A volte l’incapacità di fare i conti con il bene e il male reali si manifesta anche nel problema del male, il problema della teodicea. L’esistenza del male è un problema per molti. Come può un Dio onnipotente permettere che il male esista? Un Dio onnipotente non dovrebbe eliminare il male?

Tali domande eludono una verità fondamentale: non è Dio, ma l’uomo l’autore del male. Finché questo è vero, la libertà (e le conseguenze che ne derivano) si scontra con l’onnipotenza. Un Dio onnipotente rispetta la libertà umana, anche quando viene usata in modo sbagliato, o distrugge quella libertà usando la Sua onnipotenza per eliminarne le conseguenze? Per dirla in modo più schietto: invocare l’“onnipotenza” di Dio serve come scusa per negare la responsabilità morale umana?[…]

[…]La misericordia è radicata nella verità, non la ignora. La riconciliazione tra onnipotenza e responsabilità si trova nel perdono dei peccati.
(da “Onnipotenza Divina e Perdono dei Peccati – Dio perdona il male quando l’uomo se ne assume veramente la responsabilità” di John M. Grondelski il blog di Sabino Paciolla)
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