Stralci da:
1)“La bottiglia e il vino undicesima e ultima parte” di Francesco Gisci blog Inter multiplices UNA VOX
2) “Rahner: la filosofia nel “Corso fondamentale sulla fede”. Il terzo incontro gratuito oggi online” con Stefano Fontana Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan
3)“Sul concetto impolitico di Ideologia” di Stefano Fontana Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan
4) “Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica – Puntata n. 119 (nn. 521-524)” di Alberto Strumia Il blog di Sabino Paciolla
5) “La sofferenza redentrice” di un amico sacerdote blog di Radio Spada
6) “Come in Cielo, così in terra. La gnosi e la lotta alla (Sacra) famiglia” di Andrea Giacobazzi blog di Radio Spada
7) …”SU VERITA’ e MENZOGNA…FEDE e GNOSI…CONTAMINAZIONE COME INGANNO…il pericolo degli opposti… per SOMIGLIANZA…
[…]Tornando alla metafora de la bottiglia e il vino, abbiamo appreso talune condizioni attraverso cui la bottiglia (la ragione) può conservare e preservare al meglio il vino (la Fede).
Ma fino a che punto si può spingere la ragione nella ricerca delle risposte alle domande che l’uomo si pone da sempre?
Semplice. Fintantoché NON CONFONDE I RAPPORTI DI CAUSA ED EFFETTO, E IL FINE CON IL MEZZO.
E dunque, la ricerca della conoscenza dell’uomo in che rapporto si trova con le cose conoscibili, tanto sensibili quanto intellegibili?
Se è vero che in termini logici e temporali la domanda precede la risposta, in termini ontologici, di realtà, è vero il contrario. LE COSE, OVVERO TUTTO CIÒ CHE HA UN ESSERE DETERMINATO, ESISTONO A PRESCINDERE DALLE DOMANDE CHE L’UOMO SI PONE.
L’intelletto conosce solo conoscendo qualcosa, ed è solo dopo che l’intelletto può conoscere e riflettere su se stesso.
Senza realtà esterna, non può esserci né conoscenza sensibile, né conoscenza intellegibile.
il pensiero dipende dalla realtà senza la quale non può attuarsi e poi trascenderla.
le risposte sono esaurienti ed esaustive quando?
E le risposte sono esaurienti ed esaustive, non tanto perché soddisfano la domanda, CHE PUÒ ESSERE CAPZIOSA E INGANNEVOLE, ma soprattutto PERCHÉ SI ADEGUANO ALLA REALTÀ.
E si ha conformità alla realtà, e dunque vera conoscenza, quando nell’intelletto, a partire dai sensi e dalle loro immagini, si fa presente la forma intellegibile delle cose.
E come si fa a sapere se la forma intellegibile delle cose che apprendiamo è vera e reale?
Quando sappiamo esprimerla nel modo meno impreciso, ambiguo ed equivoco possibile, ovvero, quando la forma intellegibile di cui siamo informati ed edotti, è espressa in modo perspicuo, evidente e non equivoco, A PRESCINDERE DALLE DISTORSIONI IDEOLOGICHE DI QUALSIASI REGIME POLITICO ESISTENTE.[…]
[…]E non può esserci conoscenza da parte dell’uomo, se questi non riconosce, oltre che la realtà esterna, la realtà della verità che ha il primato sulla conoscenza, la quale può dirsi vera perché conforme alla verità della realtà[…](Da “La bottiglia e il vino undicesima e ultima parte” di Francesco Gisci blog Inter multiplices UNA VOX)
[Stefano Fontana nell’ultima lezione su Rahner aveva sintetizzato l’impostazione moderna come “Trasformazione della Verità in Interpretazione”]<< […]Trasformazione della Verità in Interpretazione…
Tutta l’impostazione moderna (Hedeggerriana, Rahneriana ecc…) trasforma LA VERITA’ in INTERPRETAZIONE. Cioè LA VERITA’ IMPLICA L’ACCEDERE a QUALCOSA di NON STORICO(a qualcosa che non cambia)a qualcosa di METAFISICO, a dei FONDAMENTI che NON SONO SOGGETTI AL TEMPO.
Se questo NON E’ POSSIBILE NON C’E’ PIU’ VERITA’ ma SOLO INTERPRETAZIONI, perchè ciò che DISTINGUE LA VERITA’ dall’ INTERPRETAZIONE è che L’INTERPRETAZIONE CAMBIA. Perchè uno INTERPRETA in base alle SUE IDEE PRECONCETTE che gli DERIVANO dal CONTESTO ESISTENZIALE in cui VIVE.
Quindi c’è stato questo ENORME PASSAGGIO dalla VERITA’ all’ INTERPRETAZIONE e oggi IL CRISTIANESIMO è INTESO come una INTERPRETAZIONE
[Stefano Fontana] allacciandosi a quanto detto anticipa l’uscita di un suo nuovo libro(presso Fede e Cultura) che si intitola proprio così “Verità o Interpretazione” (da “Rahner: la filosofia nel “Corso fondamentale sulla fede”. Il terzo incontro gratuito oggi online” con Stefano Fontana Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan)>>
[Si potrebbe sintetizzare con la stessa espressione “Trasformazione della Verità in Interpretazione” anche il termine IDEOLOGIA? O l’ideologia contiene anche altro?]<<[…]Prima di tutto essa(l’ideologia) è un occultamento. L’ideologia nasconde sia le cose vere e reali sia i veri interessi di chi la adopera: si tratta di un duplice nascondimento. Le spiegazioni dei fenomeni sociali e politici prodotte e diffuse (spesso imposte) dall’ideologia nascondono le vere dinamiche reali per sostituirle con una nuova visione pensata a tavolino[…]
[…]Una seconda caratteristica (dell’ ideologia) è il suo carattere rivoluzionario. La realtà viene non solo occultata ma negata. Nascondere qualcosa significa non farlo vedere, coprirlo, ma mantenerlo sotto il velo della copertura. Negare invece significa qualcosa di più e implica di toglierlo e sostituirlo, il che si chiama rivoluzione. La rivoluzione odia la realtà, al punto che ne vuole creare un’altra diversa o addirittura opposta[…]
[…]L’ideologia nega la realtà sovrapponendole un quadro costruito in modo artificiale, poi la trasforma, quindi conferma e convalida il nuovo esito per poi riprendere a trasformarlo. La sostituzione ideologica della realtà non ha mai fine. L’ideologia è decostruttiva: nega e trasforma quanto è frutto della negazione e della trasformazione precedente.L’ideologia presenta se stessa come realtà e chiama ideologia la realtà, sostituendo il virtuale con il reale.
Essa combatte quindi la realtà intesa come un “mondo di essenze”, nega che le cose abbiano una “natura”, vale a dire che siano “qualcosa” e, per le persone, “qualcuno”. Di più: oggi le ideologie sostengono che il concetto di “natura” – per esempio nella espressione “natura umana” – sia una invenzione ideologica e che dietro a chi sostiene la natura delle cose si nascondano interessi particolari da far valere in modo surrettizio. Questa inversione è molto evidente nel campo bioetico e biopolitico[…]
[…]Il processo ideologico corre veloce verso il nulla, rivelando il proprio carattere gnostico. La gnosi è la negazione di un ordine naturale e dell’intera realtà intesa come “essere”. L’ideologia celebra il nulla. Un tempo le ideologie erano “grandi narrazioni” che avevano sostituito la realtà e la verità con altre realtà e verità da loro costruite. Oggi le ideologie hanno radicalizzato il loro rifiuto della realtà, estendendo la loro corrosione a tutto quanto abbia un senso. Esprimere un qualsiasi senso vorrebbe dire discriminare il senso opposto[…] (da “Sul concetto impolitico di Ideologia” di Stefano Fontana Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan)>>
…L’OTTAVO COMANDAMENTO VERO E PROPRIO…
Ogni persona è chiamata alla sincerità e alla veracità nell’agire e nel parlare. Ognuno ha il dovere di cercare la verità e di aderirvi, ordinando tutta la propria vita secondo le esigenze della verità. In Gesù Cristo la verità di Dio si è manifestata interamente: EGLI È LA VERITÀ. Chi segue lui vive nello Spirito di verità, e rifugge la doppiezza, la simulazione e l’ipocrisia[…]
[…]prima di tutto che ogni persona è chiamata alla sincerità e alla veracità nell’agire e nel parlare. E con questa formula viene data un “prescrizione” per il comportamento personale, una direttiva “morale”. Bisogna dire la verità e non ingannare il prossimo con la “menzogna”, che proviene sempre dal demonio, definito da Gesù, nel Vangelo, proprio come «menzognero e padre della menzogna» (Gv 8,44). E questo è l’Ottavo Comandamento vero e proprio;[…]
[…]Come si rende testimonianza alla verità? (2471-2474 2505- 2506)
Il cristiano deve testimoniare la verità evangelica in tutti i campi della sua attività pubblica e privata, anche, se necessario, col sacrificio della propria vita. Il martirio è la suprema testimonianza resa alla verità della fede.
Ogni forma di compromesso, ipocrisia, apostasia, alterazione della dottrina di Cristo si oppone al Comandamento di cercare e testimoniare la Verità, fino al martirio. La storia della Chiesa ha conosciuto testimoni eroici di questo atteggiamento cristiano; essi si sono comportati conformemente a Cristo perché il non farlo sarebbe stato rinnegare se stessi insieme alla verità della Fede(da “Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica – Puntata n. 119 (nn. 521-524)” di Alberto Strumia Il blog di Sabino Paciolla)<<[…]E se Tommaso d’Aquino aveva eretto un grande muro di cinta, fondato su ciò che è permanente, che delimitasse i confini tra superiore ed inferiore, tra Dio e l’uomo, tra Fede e ragione, un altro Tommaso, Tommaso da Kempis (1380-1471), monaco e mistico, vissuto circa duecento anni dopo l’Aquinate, allo stesso scopo ma con un diverso registro, rimproverava i nominalisti:
«che ti serve saper discutere profondamente della Trinità, se non sei umile, e perciò alla Trinità tu dispiaci? Invero, non sono le profonde dissertazioni che fanno santo e giusto l’uomo; ma è la vita virtuosa che lo rende caro a Dio»
Che c’importa de il problema dei generi e delle specie» (8) se questo diventa lo strumento per abbattere il muro di cinta?
«Datti pace da una smania eccessiva di sapere: in essa, infatti, non troverai che sviamento grande ed inganno» (9). «Non già che sia una colpa lo studio, e meno ancora la semplice conoscenza delle cose — la quale è, in se stessa, un ben ed è voluta da Dio –; ma è sempre cosa migliore una buona conoscenza di sé e una vita virtuosa. Infatti molti vanno spesso fuori della buona strada e non danno frutto alcuno, o scarso frutto, di bene, proprio perché si preoccupano più della loro scienza che della santità della loro vita. che se la gente mettesse tanta attenzione nell’estirpare i vizi e nel coltivare le virtù, quanta ne mette nel sollevare sottili questioni filosofiche, non ci sarebbero tanti mali e tanti scandali tra la gente» (10).
«quanti uomini si preoccupano ben poco di servire iddio, e si perdono a causa di un vano sapere ricercato nel mondo. essi scelgono per sé la via della grandezza, piuttosto di quella dell’umiltà: perciò hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa (Rm 1, 21)»[…](Da “La bottiglia e il vino undicesima e ultima parte” di Francesco Gisci blog Inter multiplices UNA VOX)>>
Che cosa proibisce l’ottavo Comandamento? (2475-24872507- 2509)
L’ottavo Comandamento proibisce:
– la falsa testimonianza, lo spergiuro, la menzogna, LA CUI GRAVITÀ SI COMMISURA ALLA VERITÀ CHE ESSA DEFORMA, ALLE CIRCOSTANZE, ALLE INTENZIONI DEL MENTITORE E AI DANNI SUBITI DALLE VITTIME;
– il giudizio temerario, la maldicenza, la diffamazione, la calunnia che diminuiscono o distruggono la buona reputazione e l’onore, a cui ha diritto ogni persona;
– la lusinga, l’adulazione o compiacenza, soprattutto se finalizzate a peccati gravi o al conseguimento di vantaggi illeciti.
Una colpa commessa contro la verità comporta la riparazione, se ha procurato un danno ad altri
L’elenco dei comportamenti che violano l’Ottavo Comandamento è sufficientemente esplicito e non necessita ulteriori commenti. Deve essere tenuto sempre in mente il fatto che le “proibizioni morali” non sono mai “arbitrarie” e “convenzionali”, così da poter essere cambiate con l’evolversi delle situazioni nel tempo, ma sono “regole” iscritte nella “realtà delle cose”.Il solo pensiero di contravvenire a tali regole rappresenta un danno umano per l’esistenza di chi ritiene di poterle sovvertire a proprio piacimento[…]
[…]Ne è una evidente riprova il mondo nel quale viviamo, ormai, in gran parte costruito sull’illusione di un tale sovvertimento. L’insincerità, il non potersi fidare quasi più di nessuno, la corruzione generale, il clima di insicurezza sociale nel quale siamo immersi è la riprova più evidente del fatto che, non rispettando i Comandamenti, si produce una società sempre meno vivibile.
Che cosa chiede l’ottavo Comandamento? (2488-2492 2510- 2511)
L’ottavo Comandamento chiede il rispetto della verità, accompagnato dalla discrezione della carità: nella comunicazione e nell’informazione, che devono valutare il bene personale e comune, la difesa della vita privata, il pericolo di scandalo; nel riserbo dei segreti professionali, che vanno sempre mantenuti tranne in casi eccezionali per gravi e proporzionati motivi. Cosi pure è richiesto il rispetto delle confidenze fatte sotto il sigillo del segreto.
…“metodo” da seguire nel “pensare”, “parlare”, “scrivere”, “comunicare”…la “verità” come prima forma della “carità”...
[…]come “metodo” da seguire nel “pensare”, “parlare”, “scrivere”, “comunicare”, quello del rispetto della verità, accompagnato dalla discrezione della carità. Questa formula richiama l’antico “motto” che si trovava nelle iscrizioni presenti in genere nei conventi dei figli di san Domenico: Caritas Veritatis
LA “VERITÀ” COME PRIMA FORMA DELLA “CARITÀ”. Bisogna avere ben chiaro che la “carità” non è una forma sdolcinata e un po’ romantica di compassione per gli altri, ma è il “modo di amare” di Cristo, di Dio, il quale fa esistere e conserva nell’essere ciò che crea, amandolo. Come per dirgli: come è bene che tu ci sia!
La “verità” detta perché tu ne riceva un “bene” per la tua esistenza; una correzione, se necessaria, per il tuo bene, fatta in modo tale che tu capisca che è per il tuo bene, e possa imparare ad esserne grato.(da “Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica – Puntata n. 119 (nn. 521-524)” di Alberto Strumia Il blog di Sabino Paciolla)
…IL MALE CHE VIVE PERCHE’ AGGRAPPATO (come la pianta parassita) AL BENE ED ALLA SUA ESSENZA VITALE…
…l’impressione che la felicità si trovi solo nel male(Non avendo una potenza indipendente di esistenza, il male può vivere come la pianta parassita, solo quando è aggrappato al bene e alla sua essenza vitale. Lasciato a se stesso, scomparirebbe del tutto)…i vizi che si oppongono alle virtu’ per somiglianza sono i più difficili da individuare…Quando un giorno il bene e il male saranno rappresentati nella loro forma pura, allora non ci saranno più possibili errori…
[…]Il male è ciò che non è bene, e per questo non può mai portare felicità. Se nella vita umana abbiamo spesso l’impressione che la felicità si trovi solo nel male, viene dal fatto che, in questo mondo, il male è spesso legato al bene. Non avendo una potenza indipendente di esistenza, il male può vivere come la pianta parassita, solo quando è aggrappato al bene e alla sua essenza vitale. Lasciato a se stesso, scomparirebbe del tutto. Questo è il motivo per cui spesso le nostre mani grossolane non possono strappare la zizzania del male senza esporre le piante buone al pericolo. Solo la mano di Dio è delicata e potente abbastanza da poter, nel suo tribunale, separare i due senza commettere errori e ingiustizie. Quando un giorno il bene e il male saranno rappresentati nella loro forma pura, allora non ci saranno più possibili errori[…](da “La sofferenza redentrice” di un amico sacerdote blog di Radio Spada)<<[…]San Tommaso D’Aquino insegna che certi VIZI si oppongono alle VIRTU’ in modo NETTO mentre altri per SOMIGLIANZA e sono proprio questi i più difficili da individuare…Così anche GNOSI e FEDE si oppongono non in modo NETTO ma per SOMIGLIANZA, c’è quindi una specie di contaminazione ed è difficile individuare la matrice gnostica[…]
[…]Quindi gli opposti per SOMIGLIANZA sono più pericolosi e subdoli nell’ ingannare l’uomo e portarlo verso la MENZOGNA invece che verso la VERITA’.
CHESTERTON ci dice: “la menzogna non è mai tanto falsa come quando si avvicina molto alla verità. È quando la pugnalata sfiora il nervo delle verità che la coscienza cristiana urla di dolore”…il bicchiere di buon vino nel quale è contenuta una sola goccia di veleno rende vana tutta la verità contenuta in quel bicchiere…[…](da …”SU VERITA’ e MENZOGNA…FEDE e GNOSI…CONTAMINAZIONE COME INGANNO…il pericolo degli opposti… per SOMIGLIANZA…)
[…]La gnosi nei suoi diversi sviluppi si fonda su un perpetuo assurdo, in cui si confondono o si negano i corretti confini tra immanente e trascendente. Si ha come esito l’alienazione del soggetto, che vive la sua presenza in questo mondo come conseguenza di un disordine cui deve riparare. In questa frattura scomposta tra materia e spirito viene rigettato l’equilibrio spirituale cattolico e la sana filosofia aristotelico-tomistica (in medio stat virtus) eccedono da un lato o dall’altro nei due baratri opposti, ora dell’idealismo ora del materialismo, ora del panteismo ora dell’ateismo, ora della pseudoascesi più estrema ora delle forme di piacere più lascive[xiv], dal momento che il corpo può anche essere interpretato come un puro strumento che non influisce sull’anima[…](da “Come in Cielo, così in terra. La gnosi e la lotta alla (Sacra) famiglia” di Andrea Giacobazzi blog di Radio Spada)>>
…l’inversione della causa con l’effetto: il contingente fonda il necessario, la valutazione fonda il valore, il pensiero fonda la realtà che al pensiero deve adeguarsi. E se la realtà e la verità delle cose sono determinate e poste dal pensiero, la verità in quanto tale si svuota, non esiste più per quello che è…dal primato della verità si passa al primato dell’attività conoscitiva…«Veramente saggio e dotto di una dottrina impartita da Dio più che dagli uomini, è colui che stima tutte le cose per quello che sono, non per quello che se ne dice nei giudizi umani»…
A cosa portano, dunque, le “minuziose e sofisticate” posizioni intellettuali soggettiviste, relativiste, scettiche che negano la capacità della ragione di intendere la reale ed oggettiva natura delle cose, e dunque di pensare in termini di verità?
Alla realtà delle cose si sostituisce una certa loro rappresentazione, un surrogato arbitrario e convenzionale il cui criterio è un accordo tra gli interlocutori dotati di potere di “legiferare” (12) sulla determinazione delle cose: la verità diventa una rivoluzione (de)costruzione, da struttura a sovrastruttura. Ecco che si ha l’inversione della causa con l’effetto: il contingente fonda il necessario, la valutazione fonda il valore, il pensiero fonda la realtà che al pensiero deve adeguarsi.
E se la realtà e la verità delle cose sono determinate e poste dal pensiero, la verità in quanto tale si svuota, non esiste più per quello che è. L’essere, ciò che di più vero esiste, diventa un mero artificio del pensiero e del suo volere.
La conoscenza umana, anziché essere misurata dalla realtà ontologica delle cose, diventa criterio e misura della realtà e dell’essere.
DAL PRIMATO DELLA VERITÀ SI PASSA AL PRIMATO DELL’ATTIVITÀ CONOSCITIVA LIBERA DA QUALSIASI FONDAMENTO CHE NON SIA LA PROPRIA AUTODISTRUTTIVA VOLONTÀ. Tutto ciò posto, l’atto di Fede ed il suo contenuto sono impossibili, la bottiglia(la ragione) è infranta e il vino(la fede), inevitabilmente, si perde.
«Veramente saggio e dotto di una dottrina impartita da Dio più che dagli uomini, è colui che stima tutte le cose per quello che sono, non per quello che se ne dice nei giudizi umani» (13).
…La cura migliore è il Rosario…
Chiudo con le parole del Vescovo Williamson al quale lo studio in questi brevi articoli è dedicato: «l’uomo moderno sta distruggendo il buon senso, sta perdendo il contatto con la realtà. Non è in grado di pensare. Non è in grado di riconoscere la realtà. Vive a Disneyland, in un mondo fantastico in cui è in grado di cambiare tutto ciò che desidera: può “cambiare” la natura umana, può cambiare l’acqua, e con i suoi computer e la sua tecnologia può “fare” tutto ciò che vuole. Questo è l’uomo moderno. E se volete tornare alla realtà, mi chiederete: qual è la cura? La cura migliore è il Rosario. Pregate il Rosario e la Madre di Dio si prenderà cura del vostro senso della realtà, o vi restituirà il vostro senso della realtà, o ricostruirà il vostro senso della realtà. Recitate il Rosario. Potreste pensare che sia una risposta sorprendente. Potreste pensare che la risposta sia leggere San Tommaso d’Aquino. No, recitate il Rosario e la Madre di Dio vi manterrà nella realtà. Recitate i 15 Misteri ogni giorno. Questa è l’ultima parola». (Da “La bottiglia e il vino undicesima e ultima parte” di Francesco Gisci blog Inter multiplices UNA VOX)