…SULLA COMUNICAZIONE(linguaggio onesto, pulito della verità… e linguaggio disordinato, disonesto e ideologico della rivoluzione…)…
…rivoluzione e controrivoluzione…il linguaggio del futurismo[il Futurismo (quindi) potrebbe essere considerato un antesignano(o uno degli antesignani) del politicamente corretto applicato però a sintassi e grammatica?…il concilio vaticano II e la rivoluzione (anche) nel linguaggio…Stralci da:
1) “Verbum et Scientia” Con Andrea di Napoli e Antonio Bianco
2) “Rivoluzione ultimo atto” Prefazione di p. Davide Venturi blog San Michele Arcangelo
3)“Rivoluzione e Contro-Rivoluzione” di Plinio Correa de Oliveira
4) “Uomo e anima: occhio all’inganno” di Andrea di Napoli blog di Radio Spada
5)“La ‘Messa in latino’ non è nostalgia (studio di Padre Cekada)” di don Anthony Cekada blog di Radio Spada
[…] [domande di Antonio Bianco] Il titolo del libro in latino perchè?
Perchè non utilizzare il latino(le nostre origini linguistiche nascono da greco e dal latino. Riscoprire le nostre origini…) invece che l’inglese che ci invade quotidianamente?
Che tipo di approccio avevano i filosofi classici(Platone, Aristotele ecc…) nei confronti del linguaggio? E l’importanza della giusta e corretta conoscenza del linguaggio (che avevano i filosofi classici) è ancora oggi sussistente o è andata smarrita?
[Risponde Andrea di Napoli] Dietro un LINGUAGGIO ONESTO, PULITO che rimanda a dei VALORI e a degli INSEGNAMENTI NOI possiamo trovare L’INTELLIGENZA DI DIO, La VOLONTA’ di DIO.
Tant’è che i filosofi antichi(tra cui Platone) avevano colto questa possibilità ultima.
[Andrea Di Napoli nel suo saggio] parla del Cratilo di Platone. In quest’opera viene detto che “il nome che noi diamo alle cose è giusto perchè i primi a nominare le cose furono proprio gli dei(dice Platone). Ed essendo perfetti assegnarono nomi perfetti alle cose”.
Quindi[continua Andrea Di Napoli] vedete come c’è già un percorso, un atteggiamento legato alla Trascendenza, alla Metafisica.
Platone qui stà dicendo che i primi ad assegnare il nome alle Cose furono gli Dei. Che (essendo perfetti) assegnarono Nomi perfetti a quelle Cose. Quindi quando io dico “cane” intendo in modo specifico “quell’’animale”.
Quando dico “uomo” intendo quella persona dotata di un pene(non può essere uomo una donna). Questo và a chiarificare (invece) tutte quelle derive odierne che non sono contenutistiche, non sono sostanziali, ma sono solo ideologiche per cui: un uomo può essere un soggetto dotato di vagina, e la donna un soggetto dotato di pene.
Questo non poteva mai succedere nell’ antichità(nonostante fossero stati pagani) perchè erano legati alla NATURA delle COSE. Quindi non tradivano la natura delle cose. Uno che segue le leggi della natura partecipa della LEGGE ETERNA […]
[…] Perchè i filosofi della modernità sono dei filosofi disonesti?
Perchè il loro intento era (in primis) quello di decostruire(anche attraverso il linguaggio) la strutturazione metafisica che (invece) aveva abbracciato da secoli la società classico-cristiana[…]
…RIVOLUZIONE E CONTRORIVOLUZIONE…
Quale è l’importanza del linguaggio nella rivoluzione e nella controrivoluzione?
Il linguaggio è un fattore indispensabile perchè tutto si veicola attraverso il linguaggio…
E’ propria dell’ uomo la capacità di dover comunicare(quindi non esiste che l’uomo non comunichi).
Quando parliamo di RIVOLUZIONE l’uomo meno coscienzioso (forse) potrebbe credere che si tratti di un FENOMENO piuttosto RECENTE. MA NON È COSÌ. Perchè già come individuava Plinio Correa de Oliveira la RIVOLUZIONE ha presentato DIVERSI MOMENTI STORICI”(da “Verbum et Scientia” Con Andrea di Napoli e Antonio Bianco)<<[…]IL FENOMENO CHE VA GENERICAMENTE SOTTO IL NOME DI “RIVOLUZIONE” VA MEGLIO CONOSCIUTO, PER ESSERE COMBATTUTO. La ribellione dell’uomo a Dio parte da lontano e via via nel tempo si manifesta in varie forme. La “controrivoluzione” è la risposta dell’uomo che riafferma, generazione per generazione, i valori dell’ordine, della sostanza, della ragione, dell’architettura divina che vede la creazione soggetta all’uomo, l’uomo soggetto a Dio, Dio Padre amorevole che trova la sua vita nell’amare, dal momento che Egli è amore. La rivoluzione ha sfondato le porte anche dell’ultimo bastione, la santa Chiesa cattolica, ed ha invaso il territorio.
Negare tale fenomeno, oggi, significa bendarsi gli occhi o mettere la testa sotto la sabbia come lo struzzo.
La rivoluzione e la controrivoluzione oggi sono allo scontro decisivo. Di qui il titolo: “ultimo atto”[…]
[…]Un argomento si demolisce con un altro argomento, non con un’offesa o con un sorrisetto sarcastico. Questi non sono argomenti. Anzi, sono gli atteggiamenti di chi non ha argomenti, che rafforzano la nostra tesi.
Il testo si chiude con la speranza o, meglio, con la certezza.
Si tratta quindi di un libro positivo, luminoso. Dobbiamo guardare la realtà per quello che è, e agire di conseguenza. Ma se non sappiamo quello che viviamo, se ne ignoriamo le radici lontane, se pensiamo che tutto vada sempre bene, come potremo reagire adeguatamente?[…]
[…]E, una volta preso coscienza dello stato delle cose: AGIRE E REAGIRE. Possiamo e dobbiamo fare qualcosa. Il Signore Gesù non ci lascia senza mezzi, né tanto meno ama i pavidi. No, questo non è il tempo di essere mediocri.
Dobbiamo ringraziare l’autore per la preziosa opera, che sconcerta e taglia, ferisce e risana, schiaffeggia e ripulisce. Opera necessarissima per i credenti di oggi, che devono reagire. Perché rimane sempre vero il monito del profeta Geremia: “Maledetto chi compie fiaccamente l’opera del Signore” (Ger 48,10).
L’eroismo della fede oggi deve forgiare uomini e donne capaci di rendere ragione della propria fede e viverla, nella carità, fino alla fine.
“Quando il cristiano – scrive san Giovanni Crisostomo – non si danneggia da solo, allora niente potrà danneggiarlo: egli è invincibile”[…]
[…]È importante, per combattere con armi adeguate, una formazione di base saldamente “cattolica”, cioè FONDATA SUL MAGISTERO E SULLA TRADIZIONE BIMILLENARIA DELLA CHIESA PER NON LASCIARSI DEVIARE DALLA CONFUSIONE E DALLE ERESIE MODERNISTE CHE STANNO ANDANDO PER LA MAGGIORE[…](da “Rivoluzione ultimo atto” Prefazione di p. Davide Venturi blog San Michele Arcangelo)
[…]Questo processo rivoluzionario si manifesta con due diverse velocità. L’una, rapida, è generalmente destinata al fallimento sul piano immediato. L’altra è stata abitualmente coronata da successo ed è molto più lenta[…]
[…]Considerando l’esistenza di periodi caratterizzati da una notevole calma, si direbbe che in essi la Rivoluzione è cessata. Così può sembrare che il processo rivoluzionario sia discontinuo, e perciò che non sia uno.
Ora, queste bonacce sono semplici metamorfosi della Rivoluzione. I periodi di apparente tranquillità, supposti intervalli, sono stati generalmente tempi di fermentazione rivoluzionaria sorda e profonda. Si consideri il periodo della Restaurazione (1815-1830)[…]
[…]Ciò che distingue il rivoluzionario che ha seguito il ritmo della marcia rapida, da chi sta a poco a poco diventando tale secondo il ritmo della marcia lenta, è il fatto che, quando il processo rivoluzionario ha avuto inizio nel primo, ha incontrato resistenze nulle o quasi nulle. La virtù e la verità vivevano in quell’anima una vita di superficie. Erano come legna secca, che qualsiasi scintilla può incendiare. Al contrario, quando questo processo avviene lentamente, ciò accade perché la scintilla della Rivoluzione ha trovato, almeno in parte, legna verde. In altri termini, ha trovato molta verità o molta virtù che si mantengono avverse all’azione dello spirito rivoluzionario. Un’anima in simile situazione si trova divisa in sé stessa e vive di due princìpi opposti, quello della Rivoluzione e quello dell’Ordine.
Dalla coesistenza di questi due princìpi possono sorgere situazioni molto diverse:
a) Il rivoluzionario di piccola velocità: si lascia trascinare dalla Rivoluzione, alla quale oppone soltanto la resistenza dell’inerzia[…]
b)Il rivoluzionario di velocità lenta, ma con “coaguli” contro-rivoluzionari: anch’egli si lascia trascinare dalla Rivoluzione. Ma su qualche punto concreto la respinge[…]
c)Il “semi-contro-rivoluzionario”: si distingue dal precedente solo perché in lui il processo di “coagulo” è stato più vigoroso ed è risalito fino alla zona dei princìpi fondamentali[…]Il conformismo del rivoluzionario di marcia lenta, e del “semi-contro-rivoluzionario”, è caratterizzato dalla facilità con cui entrambi accettano le conquiste della Rivoluzione[…]”(da “Rivoluzione e Contro-Rivoluzione” di Plinio Correa de Oliveira)
[…]Oggi laico indica una realtà asettica di principi confessionali. Ma laico deriva dal sostantivo greco λαός (laòs), che significa solo e soltanto popolo.
Dunque, l’espressione “Lo Stato è laico, la Costituzione è laica” significa di fatto “Lo Stato è del popolo, la Costituzione è del popolo”.
Il termine laico, dunque, non fa a cazzotti con la fede religiosa, anzi conserva dentro di sé il necessario rimando trascendente. Il popolo è popolo, cioè propriamente laico, se rispetta uno di quei suoi caratteri identitari: la fede.
Non esiste popolo senza religione, così come non esiste Nazione senza tradizioni. Popolo sta a Nazione come massa sta a Stato. Il concetto di Nazione altro non è che la sublimazione della mera realtà dello Stato, geograficamente inteso.
Nasce a questo punto spontanea la seguente domanda: se laico significa popolo, come mai si è cercato di privare il popolo solo di uno specifico elemento identitario, cioè la fede, e non di altri? Perché con laico non si intende uno Stato che neghi la propria letteratura, o la propria lingua? Perché questo immotivato ed infondato accanimento verso la religione cattolica, la quale ci consente, insieme a tutti gli altri elementi, di definirci popolo italiano?
Vista l’unidirezionalità della dinamica delle cose, è difficile pensare che si sia trattato di un mero caso.
Piuttosto, credo si tratti di una condotta specifica, ben studiata, avente come obiettivo quello di deindividualizzare i popoli e di sdoganare un ideologismo sempre più incontrollato, che mira capziosamente ad includere l’Altro, CALPESTANDO IL NOI. Non può esserci autentica inclusione senza una SERIA IDENTITÀ AD INTRA.
La Rivoluzione francese non si è preoccupata di eliminare in toto l’elemento religioso, ma esclusivamente di rendere avversi gli insegnamenti della dottrina cristiana (cattolica).
La Rivoluzione francese ha degradato nell’uomo la percezione del dato confessionale. Motivo per cui, è più opportuno esprimersi in termini di ἀντίθεος (contro Dio – degradazione) che ἄθεος (senza Dio – negazione)[…](da “Uomo e anima: occhio all’inganno” di Andrea di Napoli blog di Radio Spada)>>
…IL LINGUAGGIO NEL FUTURISMO…
Nel suo libro [Andrea Di Napoli ] tratta anche del fenomeno del FUTURISMO. Spesso si parla con eccellenza, con gaudio, con interesse di tutte quelle forme di avanguardie artistiche(e il futurismo è una di queste avanguardie, il dover essere sempre in movimento…l’ accelerazione…il progresso…la dimensione cinetica…).
Però se uno va poi a leggere quello che hanno prodotto questi Futuristi (se uno va a leggere le loro opere), potrà vedere che (ad un certo punto) avevano designato (proprio) di DISTRUGGERE LA SINTASSI, la GRAMMATICA. Per cui eliminare LA PUNTEGGIATURA, porre i VERBI SEMPRE ALL’ INFINITO, ELIMINARE GLI AGGETTIVI, DECOSTRUIRE GLI APOSTROFI, gli ACCENTI. Ma ad un certo punto si legge questa definizione:”DISTRUGGIAMO LA SOLENNITÀ”.
Ogni cattolico, ogni credente sà che la SOLENNITA’ rimanda necessariamente a CRISTO. Rimanda a DIO la SOLENNITA’. DIO è SOLENNITA’.
Allora questi cosa avevano inteso di fare?
Volevano che attraverso un LINGUAGGIO DISARTICOLATO, DISORDINATO si arrivasse POI a DELEGITTIMARE un DIO (invece) OGGETTIVAMENTE ORDINATO, POSATO, SISTEMATICO (Nostro Signore Gesù Cristo, l’Unico Dio).
Vediamo quindi come UN LINGUAGGIO possa portare POI (anche) a delle DERIVE IDEOLOGICHE
[il Futurismo (quindi) potrebbe essere considerato un antesignano(o uno degli antesignani) del POLITICAMENTE CORRETTO applicato però a sintassi e grammatica? E quindi potrebbe rientrare (anche lui) nella categoria denominata “Cancel culture”?]
…IL CONCILIO VATICANO II E LA RIVOLUZIONE (ANCHE) NEL LINGUAGGIO…
Questo è successo (anche) nella Chiesa con il CONCILIO VATICANO II.
Di questo ne parla don Anthony Cekada in un libretto “non si prega più come prima” in cui fa una analisi delle preghiere che si usavano una volta e le preghiere (passate come nuove) dopo il Concilio Vaticano II. Per cui termini come LA PENITENZA, come LA PREGHIERA, come LA MORTIFICAZIONE, non vengono più utilizzati. Ma in quell’ ottica di INCLUSIVISMO (che non si sà POI dove porti) BISOGNAVA MODIFICARE QUESTI TERMINI (forse un po duri, un po forti) con termini PIU’ MORBIDI(per cui “no, non si può dire penitenza…no, non si può dire mortificazione…”ma oggi si parla di dialogo, tolleranza, resilienza, flessibilità, inclusività, accoglienza eccetera…)(da “Verbum et Scientia” Con Andrea di Napoli e Antonio Bianco)
[quindi si potrebbe anche aggiungere che “si nega la verità…”: “Comunicare la verità è soffrire. Se non soffri, infatti, nemmeno comunichi la verità”(Soren Kierkegaard) e scrive McLuhan: «Il mezzo è il messaggio». Quindi se cambi il mezzo…]<<[…]le riforme liturgiche che Lutero apportò nel XVI secolo per distruggere l’idea cattolica che la Messa fosse un sacrificio, assomigliano in maniera impressionante a quelle introdotte negli anni ’60! Come si spiega tutto ciò? E quali sono i principî che stanno dietro a queste innovazioni? Per rispondere a tali interrogativi dobbiamo risalire al Concilio Vaticano II[…]
[…]Per soddisfare i protestanti, nel nuovo rito bisognava eliminare, o almeno sminuire, la dottrina cattolica secondo cui la Messa fosse un sacrificio propiziatorio, celebrata da un ministro consacrato, in cui Cristo diviene presente sotto le Specie del pane e del vino mediante la «transustanziazione».
Per soddisfare l’uomo moderno occorreva invece abolire o stemperare parole forti come «inferno», «pena», «punizione eterna», «miracolo», «anima» e «separazione dal mondo».
Il compito di formulare un tale rito fu affidato ad una commissione chiamata Consilium (Consilium ad exequendam Costitutionem de Sacra liturgia). Tra gli osservatori non cattolici vi erano sei pastori protestanti: Ronald Jasper, Massey Shepherd, Raymond George, Friedrich Kunneth, Eugene Brandt e Max Thurian in rappresentanza degli anglicani, del Consiglio Ecumenico delle Chiese, dei luterani e della comunità calvinista di Taizé.
Sul loro ruolo all’interno del Consilium, il Vescovo William Baum (creato Cardinale nel 1976 da Paolo VI) disse: «Essi non si trovavano lì solo come osservatori, ma anche come consulenti che parteciparono attivamente al rinnovamento liturgico. Non avrebbe rappresentato molto se si fossero limitati ad ascoltare; essi vi contribuirono pienamente». E il risultato finale fu la promulgazione della nuova Messa nell’aprile del 1969.
Nel 1969, l’Institutio Generalis Missalis Romani introdusse per primo i testi ufficiali della nuova Messa. Gli estensori ne presentarono i principî dottrinali che erano alla base del rito che avevano elaborato. Esso costituisce un documento rivelatore. Eccone i punti salienti[…]
[…]Mettendo a confronto le preghiere e le cerimonie della Messa romana con quelle del nuovo rito, è facile constatare come i principî teorici vengano messi in pratica e come la dottrina cattolica tradizionale sia stata, per così dire, «depennata» per ingraziarsi i protestanti e la mentalità moderna. Ecco alcuni esempi[…]
[…]La teologia «negativa»: la mentalità moderna è inconciliabile con l’aspetto «severo» della religione cattolica, e i teologi del postconcilio hanno fatto del loro meglio per nasconderlo. Gli estensori del nuovo rito hanno quindi sistematicamente rimosso dalle preghiere della nuova Messa tutti quei concetti «negativi» come «inferno», «giudizio», «ira di Dio», «punizione eterna», «gravità del peccato» e «malvagità del mondo». A tal proposito, chiedetevi quando è stata l’ultima volta che avete sentito parlare di queste cose durante una Messa moderna.
Le parole di Cristo: quando Gesù Cristo istituì l’Eucarestia durante l’Ultima Cena, disse che il Suo Sangue sarebbe stato «versato per voi e per molti in remissione dei peccati». Questo è ciò che dicono esattamente le parole della Consacrazione nel rito romano. Nella versione ufficiale del nuovo rito, per la maggior parte delle lingue occidentali (inglese, tedesco, italiano, portoghese e spagnolo), il «molti» è scomparso ed è stato rimpiazzato da un «per tutti». Una versione delle parole della Consacrazione che non ha il minimo riscontro nella storia della liturgia eucaristica della cristianità. La giustificazione teorica data per una simile traduzione, veniva fornita dagli scritti di un protestante tedesco e modernista, Gioacchino Geremia. Il vero punto della fraudolenta traduzione stava nel fatto di voler dipingere il Salvatore come un capo ecumenico che vuol salvare tutti gli uomini, senza preoccuparsi eccessivamente della loro fede. Il cambiamento nelle parole di Cristo suscita inoltre dei dubbi sulla validità della Consacrazione del Calice e si aggiunge già a quello suscitato dalla trasformazione della Consacrazione Eucaristica in una versione narrativa dal sapore protestante[…]
[…]Considerate il fatto di come i riti della nuova Messa offendano o sminuiscano il carattere sacro dell’Eucaristia. Le stesse parole di Cristo per la Consacrazione del Suo Preziosissimo Sangue sono state falsate. La Comunione nella mano, dove si mette l’Ostia in mani non consacrate, è una pratica ufficialmente approvata[…]
[…]Risulta quindi facile capire perché alcuni cattolici, con esplicita rinuncia, hanno deciso di non frequentare il nuovo rito e di andare solo alla Messa romana. Questa Messa è fedele alla dottrina che la Chiesa cattolica ha sempre ribadito e proclamato; al contrario, la Messa moderna annacqua e cancella la dottrina a vantaggio degli eretici[…]
[…]La nostra situazione è come quella dei cattolici inglesi del XVI secolo quando i sacerdoti e i Vescovi adottarono il nuovo credo riformato e cercavano di imporre un rito nuovo ai fedeli. I cattolici ignorarono i precetti e le leggi dei novatori, che comandavano di adempiere al precetto festivo con la Messa eretica, e cercarono invece di trovare dei sacerdoti che potessero provvedere così a celebrare la vera Messa risonante di dottrina cattolica. E così pure ai nostri giorni. Le chiese e le cattedrali si trovano occupate da un clero che promuove una falsa dottrina e una forma eretica di culto. Come i cattolici del XVI secolo, anche noi non abbiamo nessun obbligo di seguire i dettami di un clero che ha pubblicamente apostatato dalla fede. E ancora, come siamo obbligati a seguire la vera dottrina e il culto cattolico, così dobbiamo ricercare quei preti fedeli che possano provvedere alla salvezza dell’anima[…]
[…]Dopo il Concilio Vaticano II, i cattolici sparsi nel mondo hanno serrato i ranghi per salvare la Messa e i Sacramenti. Da qualche parte sono riusciti anche ad allestire delle splendide chiese per dare degna dimora al Signore; da qualche altra parte, invece, il Santo Sacrificio della Messa viene offerto in camere prese in affitto, proprio come la prima Messa (l’Ultima Cena) che si celebrò in una stanza affittata. Ad ogni modo, ciò che importa è la Messa, «grazie alla quale il Sole può sorgere e tramontare», come diceva San Leonardo da Porto Maurizio (1676-1751)[…](da “La ‘Messa in latino’ non è nostalgia (studio di Padre Cekada)” di don Anthony Cekada blog di Radio Spada)>>
[una parentesi con un ampia e profonda riflessione sul tema “Vaticano II” la si potrebbe aprire (anche) con Mons. Richard Williamson che in “Vaticano II:religione dell’uomo” scrive: “[…]Si può affermare che il concilio Vaticano II ha instaurato una nuova religione?[…]”]
[…]Per cui le coscienze si sono indebolite rispetto (invece) a TEMATICHE STRUTTURANTI proprio a partire dal LINGUAGGIO.
Se tu dici ad una persona oggi: “devi fare penitenza, ti devi mortificare, devi avere il desiderio di mortificarti”.
Questi cosa fanno?
NO, non è possibile, la chiesa si evolve, io sono debole eccetera…
Quindi se un LINGUAGGIO PERDE la sua DIREZIONALITA’. Anche LA SUA AGGRESSIVITA’, LA SUA DUREZZA è naturale che anche le societa’ perdano di vista QUEI CONTENUTI, e su determinati aspetti non abbiano (poi) la capacita’ di resistere(si è persa la resistenza…nessuno è più capace di resistere, di impegnarsi e di sacrificarsi…)
Questo perchè?
perchè attraverso un LINGUAGGIO FASULLO, FALLACE, DISONESTO, IDEOLOGICO oggi si ritiene che lo sforzo non sia necessario, sudare non serve a nulla, impegnarsi sia fuori luogo. dobbiamo includere tutto e tutti (e non si sà per che cosa) e quindi la gente (e soprattutto gli studenti) nascono e crescono come dei molluschi[…]La controrivoluzione è (anche) riappropriarsi del corretto utilizzo del linguaggio
Lo studio delle scienze come l’etimologia e la teleologia
[continua Andrea Di Napoli dicendo che] l’etimologia vada approfondita, vada conosciuta, perchè (succede a volte) che tu non sappia il significato preciso di quel termine, ma se conosci l’etimologia (comunque) arrivi poi indirettamente, implicitamente al significato di quel termine. Quindi l’etimologia è importantissima[…]
[…] Come (anche ) la teleologia(dal greco telos=FINE). Cioè sapere dove andiamo a finire.
Quale è la teleologia dell’ uomo?
Quello di arricchirsi, di fare carriera, di laurearsi o di salvarsi l’anima?
Ovviamente l’ultimo(cioè di salvarsi l’anima) possibilmente magari anche con una carriera buona(con delle lauree). Ma uno può salvarsi l’anima anche con la terza media(questo non significa nulla).
Avere la prospettiva teleologica(il FINE) è importantissimo[…]Noi dobbiamo avere una prospettiva teleologica sulle cose, sulla storia ma anche escatologica(cioè vedere la storia in senso escatologico… che ci faccia capire che siamo di passaggio su questa terra e che le cose di lassù non sono quelle di quaggiù…) (da “Verbum et Scientia” Con Andrea di Napoli e Antonio Bianco)