Gli Stati Uniti si consacrano al Sacro Cuore di Gesù: un atto storico che sfida la mentalità moderna
Il prossimo 11 giugno, i vescovi americani compiranno un gesto epocale: la consacrazione formale della nazione al Sacro Cuore di Gesù. L'evento, che si terrà a Orlando in Florida, coincide con il 250° anniversario della Dichiarazione d’indipendenza (1776) e vedrà la presenza straordinaria delle reliquie di Santa Margherita Maria Alacoque.Il filosofo Stefano Fontana ci offre una magistrale lettura teologico-politica di questo avvenimento.
Oltre l'intimismo spirituale: Se da un lato la Conferenza episcopale sottolinea giustamente il valore pastorale dell'atto - come balsamo per le famiglie ferite, la solitudine e le difficoltà quotidiane -, dall'altro la consacrazione di una nazione possiede un'inevitabile “oggettività di senso”.
La Regalità sociale di Cristo: Fontana ricorda che non si può separare la consacrazione di un popolo dal riconoscimento della Regalità sociale di Cristo. Cristo è Re non solo delle anime, ma anche delle istituzioni, delle leggi e delle politiche. Questo atto coraggioso sbatte sul volto del mondo moderno una verità dimenticata: la necessità di riconoscere alla Chiesa cattolica un ruolo pubblico unico in quanto “religio vera”.
Contro il laicismo liberale: Il gesto dei vescovi statunitensi è destinato a fare scalpore. C'è chi tenterà di sminuirlo relegandolo a fatto privato e chi griderà alla “deriva integralista”. In realtà, la consacrazione supera queste trappole moderne, dimostrando che una sana laicità ha bisogno della presenza pubblica di Dio, perché la sola morale naturale non basta a salvare le nazioni dal baratro.
Sarà affascinante vedere fino a che punto l’episcopato americano saprà trarre le conseguenze di questa svolta. Cristo regna, comunque.
USA e Sacro Cuore, una consacrazione che ha …