…SULL’UOMO(le virtù…le virtù capovolte…il Logos…illusione e realtà…menzogna e verità…)…le virtù di Platone per far funzionare bene una città (o uno Stato)…e l’uomo (diceva Platone) funziona come una città…Come c’è una propedeutica per sviluppare i movimenti sportivi e renderli spontanei…così anche le virtù vengono sviluppate nello stesso modo…quando tutto è trauma, niente è…la resilienza è reale. può essere insegnata. può essere vissuta…è tempo di formare una generazione che non teme il fuoco, ma che è forgiata da esso. dobbiamo sfidarli a rialzarsi, non come vittime, ma come vincitori, non come fragili, ma come liberi, definiti non dal loro dolore, ma dal potere curativo di cristo. …illusione e realta’(…La differenza tra menzogna e verità sfuma…l’uomo tende a preferire lo pseudo avvenimento all’avvenimento autentico…come nella legge di Gresham, la moneta falsa scaccia la vera…)
Stralci da:1) “Le Virtù” con Roberto Marchesini
2) “Cosa fare dopo la virtù?” Di Fabio Trevisan blog Ricognizioni
3)“L’era della fragilità: recuperare la resilienza in una cultura di vittimismo” di Greg Schlueter Il blog di Sabino Paciolla
4) “La fabbrica delle illusioni (dal 1969 un messaggio per il futuro)” blog di Radio Spada
Che differenza c’è tra i valori e le virtù?
I valori non costano mentre le virtù SI’[…] La differenza fondamentale è questa […]
SOCRATE
che cosa sono le virtù? quale è la loro origine?
Socrate il primo a dare uno sguardo metafisico della vita, del mondo, della persona
Socrate è il filosofo che ha dato origine a tutta la cultura occidentale[…] E’ stato il primo a dare uno sguardo metafisico della vita, del mondo, della persona.
Cioè?
che non è tutto qui, non è tutto sotto i nostri sensi la VITA, la VERITA’, la PERSONA. Non è tutto quello che vediamo, tocchiamo, sentiamo… C’é DI PIU’.Addirittura, la parte che non possiamo vedere, sentire , toccare è la parte più importante, questo è il pensiero metafisico[…] uno sguardo metafisico sulla persona è quello che gli fa dire “tu non sei così, tu non sei quello che sei, tu sei quello che devi essere, tu sei quello che ancora non sei”.Questa è la metafisica, non è quello che c’è. è quello che ancora non c’è ma dovrebbe esserci[…]
La storia della cultura greca(che nasce con Socrate) è la storia di una cultura pienamente metafisica. Le statue greche (dice Roberto Marchesini) sono così belle perchè rappresentano non la realtà come è ma la realtà come dovrebbe essere, rappresentano L’UOMO come DOVREBBE ESSERE.
Anche la tragedia greca. Essi rappresentavano (su un palco, con degli attori un canovaccio, un coro) un problema cosmico, un problema importantissimo. Risolvevano il problema sul palco ed era risolto a livello metafisico[…]
Vi viene in mente qualcosa?(domanda Roberto Marchesini)
La messa cattolica, è la stessa cosa[…] e noi abbiamo perso tutto ciò[…]
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PLATONE
L’allievo prediletto di Socrate (Platone) ci ha lasciato il pensiero di Socrate…ma lo ha anche approfondito e lo ha reso più ricco, (per esempio) è stato Platone ad aggiungere il tema delle virtù
Che cosa erano le virtù per Platone?
la virtù è quella cosa che fa sì che una cosa possa essere ciò che è. Detto così sembra complicatissimo ma in realtà è semplicissimo [spiega Roberto Marchesini e prosegue]: “Io compro un automobile perchè l’automobile mi serve per venire qui a Bergamo a fare una conferenza Giusto?”
Quindi l’automobile deve avere fondamentalmente una virtù (quella di spostarmi, di muovermi)ci siamo?
Se non avesse questa virtù innanzitutto sarebbe completamente inutile ma avrebbe un vizio, ci siamo?
Una cosa che non fa il suo dovere è un vizio[…] La virtù è quella cosa che fa funzionare le cose, che gli fa fare il loro dovere, il vizio è quella cosa che glie lo impedisce
Lui (Platone) poi applica queste cose alle PERSONE. Ma per arrivare alle PERSONE (anche lui) la prendeva molto larga.
Lui(Platone) diceva:
“Immaginiamo una città (o uno Stato)”
In una città ci sono tre tipi di persone:
1) I governanti
2) I soldati con vigili, guardie ecc…
3) i commercianti
Tutti e tre hanno un ruolo, ma per compiere il loro ruolo ognuno deve avere una specifica virtù
1) I governanti devono avere principalmente la virtù della sapienza. Se non hanno la Sapienza hanno un vizio e non riescono a governare
2) I soldati con vigili, guardie ecc… devono avere la virtù del coraggio: il loro compito è quello di difendere la società
3) i commercianti devono avere la virtù della temperanza.Perchè I commercianti non godevano di ottima fama nell’ antichità, vivevano tutti come ladri, rubacchiavano perchè cambiavano i pesi che mettevano sulla bilancia. Quindi sono quelli che sanno moderarsi, che sanno temperarsi sono i buoni commercianti.
Se ognuna di queste tre parti ha la loro specifica virtù LA CITTÀ FUNZIONA BENE.
E c’è una quarta virtù che unisce tutte queste persone e fa funzionare ciascuno secondo il proprio dovere che è la Giustizia[…]E l’UOMO (diceva Platone) funziona come una città. Ha quattro parti dentro di sé. E ognuna di queste parti è retta da una virtù(sapienza, coraggio, temperanza e giustizia)<<[…]Nel 1908 un grande scrittore inglese, Gilbert Keith Chesterton, scriveva nel saggio Ortodossia (pubblicato originariamente in italiano dalla Morcelliana): “Il mondo moderno è pieno di antiche virtù cristiane impazzite: sono divenute pazze perché sono scisse l’una dall’altra e vagano senza meta. Così alcuni scienziati coltivano la verità ed è una verità senza carità; così altri coltivano la carità senza verità”. Sia MacIntyre sia Chesterton condividevano lo stesso drammatico scenario nel quale si era persa l’unità delle virtù[…]
[…] L’opera del grande filosofo e studioso di etica scozzese(Alasdair MacIntyre) si concludeva…”[…]Il compito che invece si prefissero fu la costruzione di nuove forme di comunità entro cui la vita morale potesse essere sostenuta, in modo che SIA LA CIVILTÀ SIA LA MORALE AVESSERO LA POSSIBILITÀ DI SOPRAVVIVERE ALL’EPOCA INCIPIENTE DI BARBARIE E DI OSCURITÀ. Se la mia interpretazione della nostra situazione morale è esatta, dovremmo concludere che da qualche tempo anche noi abbiamo raggiunto questo punto di svolta. Ciò che conta, in questa fase, è la costruzione di forme locali di comunità al cui interno la civiltà e la vita morale e intellettuale possano essere conservate attraverso i nuovi secoli oscuri che già incombono su di noi. E se la tradizione delle virtù è stata in grado di sopravvivere agli orrori dell’ultima età oscura, non siamo del tutto privi di fondamenti per la speranza. Ed è la nostra inconsapevolezza di questo fatto a costituire parte delle nostre difficoltà. Stiamo aspettando: non Godot, ma un altro San Benedetto, senza dubbio molto diverso”[…]
[…]Sulla scorta del pensiero aristotelico, Mac Intyre prolungava la concezione antropologica dell’ ”uomo è un animale sociale” in un “un uomo capace di raccontare storie”, in una delle pagine più vibranti del saggio:
“L’uomo nelle sue azioni e nella sua prassi tanto quanto nelle sue funzioni, è essenzialmente un animale che racconta storie, un narratore di storie che aspira alla verità[…]Voglio dire che noi facciamo il nostro ingresso nella società umana rivestendo i panni di uno o più personaggi che ci sono stati assegnati e dobbiamo imparare che cosa sono per riuscire a capire come gli altri reagiscono nei nostri confronti e come vanno costruite le nostre reazioni nei loro confronti. É ascoltando storie di perfide matrigne, di re buoni ma mal consigliati, lupe che allattano gemelli, figli cadetti che non ricevono nessuna eredità ma devono farsi strada da soli nel mondo e figli maggiori che dilapidano la loro eredità in un’esistenza dissoluta e vanno in esilio a vivere con i maiali, che i bambini imparano, nel modo giusto o in quello sbagliato, che cos’è un figlio e cos’è un genitore…Privando i bambini delle storie, li si trasformerebbe in balbuzienti ansiosi e senza copione, tanto nelle azioni e quanto nelle parole…La mitologia, nel suo significato originario, è il nucleo essenziale delle cose e aveva ragione anche quella tradizione morale che, dalla società eroica fino ai suoi eredi medievali, considera la narrazione di storie come una parte fondamentale della nostra educazione alle virtù”.(da “Cosa fare dopo la virtù?” Di Fabio Trevisan blog Ricognizioni)>>
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ARISTOTELE
Potenza, Atto, Natura
Platone ha avuto a sua volta un discepolo Aristotele. Anche lui ha ripreso l’insegnamento di Platone e lo ha reso più ricco
Cosa dice Aristotele?
Che tutto che noi incontriamo lo possiamo trovare in due stati.
Lo stato di POTENZA(esempio l’uovo) e lo stato di ATTO(esempio l’uccello). Io vedo l’uovo ma potrebbe diventare un uccello, oppure una frittata, oppure una torta…Quando una di queste cose si realizza “esempio l’uovo che diventa un uccello” non realizza tutte le altre…pensare ai tanti ragazzi che alle medie devono scegliere la scuola alle superiori
il problema quale è?
”io potrei fare tante cose, se ne scelgo una perdo le altre”
“ma se tu non vuoi perdere nessuna delle altre non realizzerai nulla”
Una cosa può diventare un certo numero di cose ma non illimitato perchè c’è un principio insito in ogni cosa chiamato NATURA che guida il cambiamento da POTENZA ad ATTO (una banana o un peperone non potranno mai diventare un uccello). La NATURA è il PROGETTO che ogni cosa ha (questa e’ sempre metafisica).
Questo PROGETTO come fa a SVILUPPARSI?
Se ho dei semi e li lascio nel sacchetto li metto in frigo o nell’armadio non cresceranno mai.
La NATURA per SVILUPPARSI ha bisogno di una CULTURA(ha bisogno di terra, di luce, di concime, di acqua…)
Quante volte abbiamo sentito dire nella nostra società NATURA o CULTURA?Ciò che siamo dipende dalla NATURA(cioè da un progetto che è dentro di noi…) o dalla CULTURA(dall’ambiente in cui cresciamo…)?
Aristotele direbbe DALL’ UNA e DALL’ ALTRA
Ma la CULTURA “pensiamo all’ educazione dei ragazzi” deve tenere conto della NATURA “non posso farti diventare come voglio io…secondo un mio progetto…”
Le VIRTU’(diceva Aristotele) servono per far SVILUPPARE e COMPIERE il PROGETTO (un aiuto). Ma possono esserci anche i VIZI che IMPEDISCONO CIO’, CONTRASTANO lo SVILUPPO della PROPRIA NATURA…
Aristotele ci ha anche regalato una TAVOLA DELLE VIRTU’[…]
IL LOGOS(la virtù è seguire il Logos)
San Giovanni dice: “…in principio era il LOGOS(la RAGIONE)…”
Si vede il LOGOS?
NO
Si sente?
NO
Però i greci sapevano che esisteva perchè erano METAFISICI…
San Giovanni continua: “…e il logos si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi…”. GESU’ è il LOGOS, la RAGIONE DIVINA, L’ORDINE, LA MISURA…
Ecco perchè la facoltà più alta dell’ UOMO è LA RAGIONE ed è quello che abbiamo in comune con Dio…
Ed è per quello che QUALCUNO si mette proprio d’impegno per dire: “NO non seguire la testa, segui un altra testa messa un poco più in basso…dimenticati del logos…”
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SAN TOMMASO D’AQUINO
Poi è arrivata la sintesi di San Tommaso D’Aquino che ha unito la grande ricchezza filosofica dei greci alla religione. “il sommo bene” di Aristotele è Cristo, il Logos, Dio(i greci sapevano che c’era il Logos ma non era ancora arrivato…Noi invece lo abbiamo conosciuto…)
Ed ha detto che le “le virtù sono quella cosa che ci fa diventare santi…”. Tant’è che la santità consiste nell’ esercizio eroico delle virtù.
E San Tommaso ha dato una profondità alle virtù che con i filosofi greci non si aveva[…]
LE QUATTRO VIRTU’ CARDINALI (come i cardini di una porta…su cui si appoggia una porta…le virtù a cui siamo aggrappati, senza quelle tutto và a catafascio…)
Come sviluppare le virtù cardinali?
Come c’è una propedeutica per sviluppare i movimenti sportivi e renderli spontanei(senza che ci pensiamo…altro esempio la guida dell’ automobile…)[…]anche le virtù vengono sviluppate nello stesso modo. Aristotele lo dice:”non esiste un uomo nato coraggioso”. Chiamiamo coraggioso chi compie atti di coraggio […]
[…]Se NOI(ogni giorno nelle piccole cose) esercitiamo una virtù, poi quella virtù diventerà spontanea.Se NOI (ogni giorno nelle piccole cose) indugiamo un vizio, poi quel vizio diverrà spontaneo. E’ TUTTO QUI’[…]
Quali sono le quattro virtù cardinali?
1) LA PRUDENZA : la prudenza è sempre rappresentata con in una mano un serpente (rimanda al brano evangelico: “siate prudenti come serpenti”) e nell’ altra uno specchio(cioè “guarda chi sei…non puoi fare più di quello che potresti fare, ma nemmeno fare meno di quello che potresti fare…conosci te stesso…la virtù dell’ umiltà…”).
Nel corso dei secoli si è creata questa visione di PRUDENZA COMPLETAMENTE OPPOSTA a quella di San Tommaso, Aristotele eccetera…
Esempio: se noi diciamo a nostro figlio/nipote SII PRUDENTE cosa intendiamo?
“Non esporti!!!…mi raccomando tieniti buoni sia questi , sia quelli!!!…non prendere posizione in modo deciso!!!…”GIUSTO?[…]
La PRUDENZA è L’ESATTO OPPOSTO. Essa dice che:
Non basta avere come FINE il BENE anche i MEZZI DEVONO ESSERE BUONI(il fine non giustifica i mezzi…l’EROE DI UNA VOLTA non era quello che raggiungeva l’OBIETTIVO con TRUCCHETTI, IMBROGLI, INGANNI, FURBIZIE e VIOLENZE…come in qualsiasi film di adesso…L’EROE CRISTIANO è quello che raggiunge IL BENE con MEZZI BUONI…)[…]
[…]quindi la PRUDENZA non è:“Non esporti!!!…non prendere posizione in modo deciso!!!…eccetera…
” È la virtù della RADICALITA’ DEL BENE[…]
2) LA GIUSTIZIA: la giustizia rappresentata da una donna che impugna la spada(non c’è autorità senza spada, l’autorità è armata) e che regge una bilancia(che rappresenta l’imparzialità) oppure un globo(che rappresenta il governo sulla terra)
La GIUSTIZIA nel NOSTRO MONDO (SENZA METAFISICA) è LEGALITA’[…]
La GIUSTIZIA(dare a ciascuno il suo…ciò che gli spetta…) NON E’ LEGALITA’. Sono due cose diverse[…]
3) LA FORTEZZA: la fortezza viene rappresentata come una donna che indossa l’ armatura e regge uno scettro(un bastone del comando).
La virtù della fortezza in termini correnti la potremmo tradurre come CORAGGIO.
E che cosa è IL CORAGGIO? Vuol dire buttarsi nei pericoli a testa bassa?
NO, quello è un VIZIO…quella è la TEMERARIETA’(diceva Aristotele) ovvero lasciarsi trasportare dalle PASSIONI e non GUIDARE dalla RAGIONE…
La FORTEZZA(dicono i filosofi…) è soprattutto una VIRTU’ PASSIVA. IL CORAGGIO NON E’ BUTTARSI NELLA MISCHIA MA PERSEVERARE NEL BENE ANCHE QUANDO INFURIA LA BATTAGLIA(molto diverso dall’ idea di coraggio che abbiamo adesso noi…). Che vuol dire non scappare quando le cose vanno male(quando vanno bene tutti siamo coraggiosi…). Noi facciamo le promesse (anche quelle matrimoniali) quando le cose vanno bene. Quando le cose vanno male CE LE RIMANGIAMO[…]
4) LA TEMPERANZA:non è ciò che viene detto oggi. TEMPERANZA al giorno d’oggi viene confusa con LA CONTINENZA o L’ASTINENZA cioè con L’ASSENZA DI PASSIONI…san Tommaso diceva che nei confronti delle PASSIONI noi possiamo utilizzare DUE STRUMENTI. Le passioni sono come un FIUME. Se UN FIUME è particolarmente PERICOLOSO TURBOLENTO, fa DANNI, distrugge le COLTURE noi possiamo utilizzare DUE STRUMENTI:
1) una DIGA sbarrare il fiume e buonanotte…però come noi sappiamo a volte le dighe cedono…MA CEDONO ANCHE LE PERSONE CHE BLOCCANO COMPLETAMENTE LE PASSIONI[…]
2) gli ARGINI che NON BLOCCANO il fiume delle PASSIONI ma le INDIRIZZANO dove decide LA RAGIONE…lo INDIRIZZANO verso IL BENE e lontano dal MALE[…]
[…]Viviamo in un’epoca in cui LE PAROLE “VALIDO” E “TRAUMA” SONO STATE ALLARGATE, OFFUSCATE E BRANDITE COME MEDAGLIE D’ONORE. Ciò che UN TEMPO era riservato a descrivere VIOLENZE PROFONDE – GUERRA, ABUSI, CATASTROFI CHE CAMBIANO LA VITA – è diventato un TERMINE GENERICO PER INDICARE DIFFICOLTÀ, DELUSIONI O DISAGI ORDINARI. Questa ridefinizione può mascherarsi da empatia, MA IN REALTÀ È UN TRADIMENTO SILENZIOSO. Mina la forza umana che pretende di difendere. NON AIUTA LE PERSONE A GUARIRE. Le lascia vuote, definite da ferite che non sono mai esistite.
QUANDO TUTTO È TRAUMA, NIENTE È
In decenni di leadership cattolica, ho visto questo cambiamento in prima persona. Un rispettato consulente cattolico ha lamentato: “Abbiamo reso un PESSIMO SERVIZIO convincendo i bambini che le NORMALI DIFFICOLTÀ EMOTIVE SIGNIFICANO CHE SONO STATI FERITI, specialmente dai loro padri”. Certamente, i padri possono e devono essere chiamati a standard più nobili. MA CONFONDERE ASPETTATIVE FERME O DISTANZA EMOTIVA CON TRAUMI PSICOLOGICI SIGNIFICA PRIVARE I BAMBINI DELL’OPPORTUNITÀ DI SVILUPPARE LA RESILIENZA.
La psicologia dello sviluppo conferma questa preoccupazione. La ricerca di Laurence Steinberg sottolinea che gli adolescenti prosperano con una guida ferma e affettuosa. Il classico modello di Diana Baumrind esalta la «genitorialità autorevole» – l’equilibrio tra calore e struttura – come IL PERCORSO PIÙ EFFICACE VERSO LA MATURITÀ. Ma quando le normali regole domestiche – l’ora di andare a letto, la disciplina, il coprifuoco – VENGONO DIPINTE COME OPPRESSIONE, RISCHIAMO DI CRESCERE ADULTI CHE VEDONO LA RESPONSABILITÀ STESSA COME UNA FORMA DI DANNO.
Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) definisce il trauma come l’esposizione alla morte reale o minacciata, a lesioni gravi o a violenza sessuale. Eppure oggi il trauma VIENE INVOCATO PER I VOTI SCARSI, LA RIVALITÀ TRA FRATELLI O IL FATTO DI SENTIRSI DIRE “NO”. QUESTA NON È COMPASSIONE, È CONFUSIONE. E HA UN COSTO[…]
[…]Se chiamiamo “abuso emotivo” un rimprovero, LE VERE VITTIME DI TALE ABUSO VENGONO SOMMERSE DAL RUMORE. Se etichettiamo un brutto voto come “danno psicologico”, IL SACRO LAVORO DELLA PERSEVERANZA VA PERSO. CIÒ CHE UN TEMPO CI RENDEVA PIÙ FORTI ORA CI BLOCCA. Ciò che un tempo INVITAVA ALLA CRESCITA ORA RICHIEDE SCUSE. Ciò che un tempo FORMAVA IL CARATTERE ORA FORMA IL RISENTIMENTO.
Ma quando sostituiamo il disagio soggettivo al trauma clinico, NON PROMUOVIAMO LA GUARIGIONE, MA COLTIVIAMO L’IMPOTENZA.E quando questa impotenza diventa istituzionalizzata, SI TRASFORMA IN UN ETHOS CULTURALE DI RISENTIMENTO E DIRITTO ACQUISITO.
Sempre più spesso, anche i crimini violenti e le rivolte vengono giustificati come espressioni di “dolore”, riformulati NON COME INGIUSTIZIE, MA COME GRIDA DI AIUTO INCOMPRESE. I politici e i media legittimano il caos, MASCHERANDO LA DISTRUZIONE CON IL LINGUAGGIO DELLA COMPASSIONE. In un caso recente, dopo che un giovane ha ucciso un adolescente disarmato, sono state espresse pubblicamente simpatia e donazioni, NON PER LA FAMIGLIA DELLA VITTIMA, MA PER QUELLA DELL’ASSASSINO.
Quando la giustizia è eclissata dalla narrativa emotiva, quando gli atti criminali sono ricompensati e l’innocenza è dimenticata, non solo perdiamo i nostri punti di riferimento morali, ma avalliamo le condizioni stesse che distruggono la responsabilità personale e lo Stato di diritto.
FALSI DEI E TEOLOGIA EMOTIVA
Ma al di là delle categorie cliniche e delle tendenze sociali si pone una domanda più profonda: in che tipo di Dio crediamo?
Questa confusione non si limita alla nostra psicologia, MA SI INSINUA NELLA NOSTRA TEOLOGIA. Molti oggi abbracciano un’immagine di Dio Padre che rispecchia gli IDEALI TERAPEUTICI CONTEMPORANEI: una presenza divina CHE NON ALZA MAI LA VOCE, CHE CONVALIDA SEMPRE LE EMOZIONI, CHE VUOLE SEMPLICEMENTE CHE SIAMO “FELICI” E CHE CI ACCETTA INCONDIZIONATAMENTE, SENZA ASPETTATIVE O CORREZIONI. Sebbene questo ritratto possa sembrare confortante, NON RIFLETTE IL DIO DELLA RIVELAZIONE.[…]
[…]AFFERMARE CHE «DIO È AMORE» (1 GIOVANNI 4:8) NON SIGNIFICA ABBRACCIARE UN’ASTRAZIONE SENTIMENTALE, MA INCONTRARE UN AMORE CHE CI CHIAMA, CI COMANDA E CI CONFORMA ALLA SANTITÀ. L’amore del Padre non si vede nel risparmiare al Figlio la sofferenza, ma nel permettergli di percorrere la via della Croce e nell’invitarci a seguirlo (Luca 9:23)[…]L’AMORE CHE PROTEGGE DEVE ANCHE ESIGERE; L’AMORE CHE NOBILITA DEVE ANCHE PRETENDERE. Nessun genitore, divino o umano, agisce con amore SOSTITUENDO LA SFIDA SACRA CON LA TRANQUILLITÀ EMOTIVA. Confondere l’affermazione con la salvezza significa sostituire la conversione con il conforto.
In un’epoca desiderosa di intronizzare un “Dio dei sentimenti” terapeutico, SIAMO CHIAMATI A RECUPERARE IL DIO DELLA SCRITTURA, IL PADRE DI GESÙ CRISTO, IL CUI AMORE PONE DEI LIMITI, RAFFINA I CUORI E ALLA FINE CI CONDUCE ALLA GLORIA…
Il vero nemico qui non è la difficoltà, ma una visione del mondo CHE RENDE LA DIFFICOLTÀ INSOPPORTABILE. LA VITTIMIZZAZIONE È DIVENTATA UN’IDENTITÀ, UN DISTINTIVO, UNA MONETA, PERSINO UNA CARRIERA. In questa economia, LA GUARIGIONE È RITARDATA INDEFINITAMENTE PERCHÉ LA VITTIMIZZAZIONE PAGA DIVIDENDI EMOTIVI. Ma il costo è alto: ANSIA, DISPERAZIONE, DIPENDENZA, FRAGILITÀ, ISOLAMENTO.
GLI STUDI DI MARTIN SELIGMAN SULL’IMPOTENZA APPRESA DIMOSTRANO CHE LE PERSONE CHE CREDONO DI NON AVERE ALCUN POTERE DIVENTANO PARALIZZATE, ANCHE QUANDO LA FUGA È POSSIBILE. Come pulci addestrate a saltare non più in alto del coperchio di un barattolo, molti oggi vivono entro limiti che non esistono più, CONFINATI NON DAL DOLORE MA DALLA PERCEZIONE.
EPPURE LA STORIA È PIENA DI PERSONE CHE HANNO SOFFERTO DAVVERO E SI SONO RIALZATE. Immaculée Ilibagiza è sopravvissuta al genocidio. Viktor Frankl ha trovato la speranza ad Auschwitz. Le loro storie rivelano che NON SIAMO DEFINITI DA CIÒ CHE CI ACCADE, MA DA COME REAGIAMO. Come ha scritto Frankl in una famosa frase: «Tutto può essere tolto a un uomo, tranne una cosa: scegliere il proprio atteggiamento in qualsiasi circostanza»[…]
[…]Attraverso la Croce, Cristo RIVELA LA VERITÀ PARADOSSALE: NON SIAMO SALVATI DALLA SOFFERENZA, MA ATTRAVERSO DI ESSA. IL DOLORE NON È INUTILE; PUÒ ESSERE REDENTORE. NON SIAMO DESTINATI A ESSERE CONSERVATI IN UN’AMBRA EMOTIVA. Siamo destinati a diventare santi[…]
[…]Quando Gesù annunciò la sua missione in Luca 4 – proclamare la libertà ai prigionieri e la vista ai ciechi – non ci stava invitando a una fragilità perpetua. CI STAVA CHIAMANDO ALLA LIBERTÀ: NON LA LIBERTÀ DI SFUGGIRE AL DOLORE, MA LA LIBERTÀ DI RISORGERE DA ESSO[…]
[…]In The Coddling of the American Mind, Greg Lukianoff e Jonathan Haidt avvertono che GONFIARE I TRAUMI NON PORTA ALLA SENSIBILITÀ, MA ALLA PARALISI. La ricerca di Jean Twenge concorda: L’IPERPROTEZIONE GENERA ANSIA. PROTEGGENDO I NOSTRI FIGLI DAL DOLORE, LI ABBIAMO LASCIATI SENZA DIFESE PER LA VITA[…]
[…]LA RESILIENZA È REALE. PUÒ ESSERE INSEGNATA. PUÒ ESSERE VISSUTA. Una ricerca di Steven M. Southwick e Dennis S. Charney (2012) rivela che LE PERSONE CHE SI AFFIDANO ALLA RESPONSABILITÀ, ALLA FEDE E ALLA PROSPETTIVA EMERGONO PIÙ FORTI DALLE AVVERSITÀ, NON NONOSTANTE ESSE, MA GRAZIE AD ESSE.
È TEMPO DI RIVENDICARE IL VERO SIGNIFICATO DELLA PAROLA TRAUMA, in modo da poter camminare al fianco di chi È VERAMENTE FERITO E AIUTARLO A IMPARARE A CAMMINARE DI NUOVO.
È TEMPO DI FORMARE UNA GENERAZIONE CHE NON TEME IL FUOCO, MA CHE È FORGIATA DA ESSO. DOBBIAMO SFIDARLI A RIALZARSI, NON COME VITTIME, MA COME VINCITORI, NON COME FRAGILI, MA COME LIBERI, DEFINITI NON DAL LORO DOLORE, MA DAL POTERE CURATIVO DI CRISTO. (Da“L’era della fragilità: recuperare la resilienza in una cultura di vittimismo” di Greg Schlueter Il blog di Sabino Paciolla)
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ILLUSIONE e REALTA’(…La differenza tra menzogna e verità sfuma…l’uomo tende a preferire lo pseudo avvenimento all’avvenimento autentico…come nella legge di Gresham, la moneta falsa scaccia la vera…)
Marcel de Corte, filosofo belga, cattolico neo-tomista nacque il 20 aprile 1905 a Genappe e morì il 19 giugno 1994 a Tilff. Nel suo L’intelligence en péril de mort (Paris, Club de la Culture française, 1969; qui citato dalla traduzione di Effedieffe del 2015, L’intelligenza in pericolo di morte, p. 229) ci consegna uno spaccatto di grande utilità tanto in campo ecclesiale quanto sociale. Lo presentiamo ai lettori:[…]
[…]L’informazione si impernia su rappresentazioni immaginarie che contribuisce a rafforzare. Viene tessuto quindi un vero schermo di irrealtà fra l’intelligenza e l’essere: l’uomo contemporaneo non percepisce né concepisce più il mondo dell’esperienza quotidiana, ma il mondo dell’illusione. Nulla di strano in ciò, poiché la democrazia è un regime politico e la società di massa è una società solo per una illusione della nostra mente.
Così, la fabbrica delle illusioni che deformano la nostra percezione e la nostra concezione del reale è una delle industrie più fiorenti del pianeta e la sua cifra di affari – compresi i profitti e gli investimenti psicologici – cresce nella misura in cui si abbassa il livello d’intelligenza e di adattamento al reale dell’umanità.
L’Azione della civiltà contemporanea consiste, in tutti i campi, nel porre le immagini in luogo e al posto della realtà, rappresentazioni, in luogo e al posto della presenza di esseri e di cose.
Il sociologo americano D. J. Boorstin riferisce a questo proposito, un dialogo significativo fra due donne del suo paese: l’una nel vedere il bambino dell’altra, esclama: «Dio! Che splendido bambino hai!». E la madre risponde: «Oh! Non è nulla! Dovresti vedere la fotografia». Si arriva sempre meglio a definire l’informazione, arte di non dire la verità senza mentire semplicemente.
La differenza tra menzogna e verità sfuma e l’uomo della strada ha tendenza a preferire lo pseudo avvenimento all’avvenimento autentico, PERCHÉ IL PRIMO RISPONDE MEGLIO ALLA SOGGETTIVITÀ DEI SUOI DESIDERI O ALLE SUE AVVERSIONI. Allo stesso modo in cui, secondo LA LEGGE DI GRESHAM, LA MONETA FALSA SCACCIA LA VERA, così il mondo dell’immagine ha il sopravvento sul mondo della realtà.(da “La fabbrica delle illusioni (dal 1969 un messaggio per il futuro)” blog di Radio Spada)