Emilia Romagna: la pillola abortiva RU 486 a domicilio. Ne parla il Vescovo Enrico Solmi.
Questa decisione “mostra un accanimento ideologico contro le figure più fragili nel mondo dell’aborto volontario: la madre e l’embrione.”
Questa proposta è pertanto da rigettare totalmente sia nel merito che nel metodo.
“Nel merito: contro la madre si disattende completamente ciò che la scienza da 30 anni ha prodotto con studi rigorosi sull’impatto dell’aborto volontario sulla salute psicologica e la successiva ripresa della capacità gestazionale. L’aborto con la RU486, vero e proprio "pesticida umano" esce dalla sfera del pubblico per entrare sempre più nei meandri del privato e della solitudine: la procedura infatti viene a gravare sul piano psicologico, pesantemente, sulla donna già 'gravata' da una tragica decisione.
Nel metodo: la letteratura si è espressa sulla pericolosità 10 volte superiore della RU486 rispetto all’aborto chirurgico (Bartlett L.A. et Al Obstet. Gynaecol. 103 (4:729-37, 2004) e soprattutto in relazione alle gravi complicanze di ordine medico sanitario dovute alla RU486: 676 segnalazioni del FDA, di cui 17 gravidanze extrauterine, 72 casi di gravi emorragie, 637 casi di effetti collaterali su 607 pazienti (Gary et Al Ann. Pharmacoth, Feb 2006) e 29 morti accertate nel mondo occidentale (New England Journal Medicine 354:15 April 13, 2006). Anche nella recente relazione al Parlamento sull’attuazione della legge 194 sono stati riferiti due episodi di mortalità materna.”
Nell’aprile 2014 una donna morì al Martini di Torino dopo aver assunto la pillola. Nessuno ricordò che insieme a lei era morto il figlio. Se si dimentica questo, concentrandosi esclusivamente sul problema dei rischi per la donna, si cade senza accorgersi nel tranello per cui la pillola è nata: aumentare gli aborti cercando di dimenticarli.
Questa sperimentazione, ideologicamente fondata, è una procedura senza i requisiti minimi di tutela della madre e del concepito e come tale non solo antiscientifica ma anche antiumana.
Comunque l’aborto, in qualunque modalità avvenga, è sempre un omicidio.
Ma no. La moglie, la madre, la suocera, la zia e la comare. E il padre del bimbo dov'è? Eppure i figli so che si fanno in due. Narcisi, egoisti, traditori, irresponsabili. Io vedo quello che sta nell' ombra e scappa.
Mi creda, signora Delbueno, che per esperienza di volontari per la vita che si confrontano con le storie di queste donne, la terza persona in alcuni casi è la madre della donna, o la suocera, che esortano la separazione di quella donna dal proprio marito o compagno, e quindi il figlio concepito è visto solo come un inutile impedimento alla ritrovata "libertà".
Caro Padre, Eminenza, e voi tutti: chiedo per carità e giustizia che finalmente EMERGA dall' ombra la terza persona ( fragile? vile? ) che è a pieno titolo responsabile del procurato aborto. TANTE VOLTE È UN MARITO, in ogni caso l' uomo , il padre con cui la creatura viene concepita.
Quindi non siamo in due. Siamo in tre.
Ma si sorvola, si omette, si tace.
Il Signore lo sa. - Io non lo voglio! È un tuo affare! C' è la legge! Voglio dormire la notte! - eccetera....
Uno squallore senza fine, immagino.