...Mentre Leone XIV invoca l’amicizia e tenta di guidare la Curia verso una sincera conversione, le stesse dinamiche che hanno segnato lo scorso pontificato tornano a emergere con una brutalità che non lascia alibi. Chi pensava di non dover più ascoltare, nei corridoi e negli ambienti vicini al Papa, espressioni e registri che hanno avvelenato anni di vita ecclesiale - comprese parole d’odio contro le persone omosessuali come “frociaggine” – è chiamato a ricredersi. Il punto non è il folklore curiale, né la battuta di cattivo gusto. Il punto è che attorno a Leone XIV permane un organico di figure e di abitudini che hanno già dimostrato di saper degradare la dignità altrui e di saper profanare perfino i luoghi in cui si dovrebbe custodire il timore di Dio. E oggi quel nodo va sciolto: con decisione, senza esitazioni, senza protezione alcuna.
Negli scorsi anni qualcuno si è domandato come mai papa Francesco non avesse allontanato, fra i tanti, anche un cerimoniere pontificio che è in servizio anche in Segreteria di Stato. Si tratta di mons. Marco Agostini, presbitero della diocesi di Verona. Negli ambienti tradizionalisti è conosciuto per uno stile celebrativo improntato all’apparenza: tricorni, mantelline, pizzi e merletti elevati a cifra identitaria. Un presbitero che, mentre sotto il pontificato di Bergoglio la Santa Messa Vetus Ordo veniva colpita a suon di Motu Proprio difficilmente giustificabili sul piano pastorale e giuridico, ha continuato a celebrarla indisturbato, senza che da nessuna parte giungesse un richiamo. «Come è possibile che ha silurato tutti, si è accanito contro tutti e Agostini resta al suo posto?», si domandavano in molti anche in Vaticano. Eppure, qualcuno non ha mai capito che Bergoglio alcuni soggetti velenosi se li è sempre tenuti in casa perché gli facevano comodo...
...In Curia, però, e anche fuori a motivo del suo servizio nell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, molti lo ricordano soprattutto per un “punto di forza” che non ha nulla di liturgico: il linguaggio. Seminaristi e diaconi riferiscono che, durante le prove delle celebrazioni pontificie, a pochi passi dall’altare del Papa, Agostini si lascia spesso andare ad allusioni e battute a sfondo sessuale. Non si tratta di episodi sporadici, né di “sciocchezze” da archiviare con una scrollata di spalle: sono uscite che in molti descrivono come sgradevoli, umilianti, talvolta persino vomitevoli. Il fatto che questo comportamento sia stato notato anche da membri del clero curiale e abbia infastidito più di un superiore rende ancora più pesante ciò che viene dopo: la sua tenuta, la sua protezione, la sua permanenza...
...Durante gli auguri natalizi alla Curia Romana, Vatican News - con quella “professionalità” che da anni segnaliamo su questo portale e con un servizio capace di consegnare in mondovisione ciò che, per semplice decenza, avrebbe dovuto almeno essere silenziato - ha permesso di ascoltare una frase di gravità estrema pronunciata da mons. Marco Agostini, mentre l’Aula della Benedizione era gremita: il Sacro Collegio, arcivescovi e vescovi, e l’intera macchina curiale raccolta in attesa dell’arrivo di Leone XIV.
Pochi istanti prima che Leone XIV rivolgesse alla Curia la sua domanda sull’amicizia, mons. Agostini - visibilmente in tensione per il momento in cui avrebbe dovuto pronunciare il suo «Surgant omnes», una di quelle formule latine che sono diventate il feticcio per determinati personaggi che il latino neppure lo capiscono - vicino al microfono si lascia andare ad un’espressione che, per contenuto e intenzione, assume il peso di un insulto omofobo collettivo di estrema gravità (nel video: «culattoni tutti insieme», riportato qui sotto).
È una frase che porta in superficie un nodo che la Curia finge spesso di non vedere: la doppiezza che si maschera di sacro e poi parla come il peggiore dei bar. È la banalità del male in abito talare: l’idea che si possa servire l’altare e, nello stesso respiro, sputare disprezzo sulle persone e sulle loro storie e il loro ministero.
Azioni necessarie a tutela del Pontefice
Qui non si tratta di moralismo. Si tratta di tutelare la figura stessa del Papa da personaggi che, negli anni, hanno seminato veleno dentro e attorno all’apparato curiale. E si tratta anche di capire - una volta per tutte - che questi soggetti sono il male delle stesse comunità tradizionaliste: perché alimentano un cortocircuito devastante, che molti ancora fingono di non vedere. Quando certi personaggi si presentano come i paladini della “Messa antica”, della “Messa vera”, della “devozione vera”, e poi parlano e agiscono così, l’effetto è inevitabile: si crea un collegamento improprio e però potentissimo nell’opinione pubblica e negli ambienti ecclesiali. “Se questi sono quelli della tradizione, allora la tradizione è questo”. E da lì il passo è breve: delegittimare tutto, gettare via tutto, usare le loro porcherie come pretesto per azzerare ciò che, invece, meriterebbe rispetto e discernimento. In questo senso, non sono un incidente: sono un’arma perfetta nelle mani di chi vuole colpire la Tradizione...
da articolo Shock in Vaticano. Il cerimoniere addita la …