VEGLIE CONTRO L’OMOFOBIA IN 23 DIOCESI ITALIANE: ECCO COME SI CAPOVOLGE LA DOTTRINA IN PARROCCHIA
Sono almeno 23 le diocesi italiane coinvolte a vario titolo nella promozione di veglie di preghiera contro l’omofobia e di incontri formativi filo-LGBT tra maggio e giugno. Tommaso Scandroglio firma su La Nuova Bussola Quotidiana una lucida e spietata fenomenologia di queste iniziative, svelandone i meccanismi di manipolazione dottrinale e liturgica.Dio accoglie tutti, ma non tutto: Sotto il pretesto dell’inclusione, si è cancellato il millenario principio cattolico del "condannare il peccato e accogliere il peccatore". L’omosessualità non è più considerata una condizione disordinata, ma un modo di vita legittimo e coerente con il Vangelo.
La perversione della liturgia: Si usa lo spazio del sacro per giustificare ciò che gli si oppone. Richiamandosi alle derive aperte da Fiducia supplicans, queste veglie convincono i fedeli che tali condizioni siano "naturali" al pari della razza o del sesso, che sono invece dati biologici insiti nella creazione.
Il ribaltamento della colpa: Il meccanismo psicologico è sottile: chi vi partecipa non prega per la conversione di chi vive nel peccato, ma per la propria conversione, accusandosi di essere "rigido" o "retrivo". Il "peccatore" diventa così il cattolico fedele al Magistero, ridotto al silenzio per paura di essere marchiato come omofobo o razzista.
Sottomissione alle lobby laiche: Come denunciato anche dal Vescovo mons. Antonio Suetta, le parrocchie stanno adottando simboli, agende, terminologie e mitologie proprie del mondo LGBT. Negli incontri formativi viene scientificamente vietato ogni tipo di contraddittorio: la dottrina ufficiale è censurata per dare spazio solo a tesi eterodosse.
Queste veglie non sono semplici momenti di preghiera, ma lo strumento più pericoloso ed efficace per scardinare la fede e l’antropologia cristiana dall’interno delle mura ecclesiali.
Fenomenologia delle veglie contro l’omofobia