Queste SANTE PAROLE di don Dolindo Ruotolo vanno diffuse dappertutto!
«Chi ha cara la sua anima e capisce il pericolo che corre mettendola nell’occasione prossima di peccare, intende che con i pervertiti non si può avere alcuna intimità (...). Nella Chiesa primitiva si aveva somma cura di escludere dal corpo dei fedeli quelli che potevano infettarli e dalle sacre adunanze i peccatori. Pur vivendo in mezzo alla corruzione dei pagani, la Chiesa formava come un’oasi spirituale in mezzo allo squallido deserto del mondo. Oggi, dolorosamente, questa santa gelosia per l’integrità dell’anima è tanto lontana dalle nostre abitudini e, per questo, noi decadiamo spaventosamente nella fede e nella pietà. I cristiani si mescolano al mondo e ne respirano a pieni polmoni l’aura avvelenata ed impura».
«Oggi i cattolici bevono e assorbono errori ed eresie di ogni specie, di modo che la loro mente rimane infarcita di stoltezze storiche, scientifiche, religiose, morali, ecc. (...); deformano la loro coscienza e si demoralizzano (perdono la morale, ndr) ogni giorno di più, riguardando il peccato in una luce attraente che viceversa è diabolica. Nei divertimenti del mondo si materializzano e diventano sempre più carnali, nelle conversazioni si rimbecilliscono e si addestrano alla maldicenza, negli affari si demoralizzano e rinnegano ogni onestà (…) e, nelle relazioni con le creature, diventano stupidamente idolatri (…) della sensualità, del falso amore e dei falsi ideali. È così che lo spirito cristiano decade e diventa irriconoscibile di modo che molti, moltissimi, di cristiano hanno solo il nome e una scialba apparenza (…). Non è possibile continuare la vita cristiana col confuso indirizzo che attualmente ha nel mondo; è necessario definirne le caratteristiche con precisa e santa intransigenza, eliminando dalla vita e dalla società dei fedeli tutto quello che non è cristiano».
«L’abitudine di essere cristiani di nome e non di fatto, dolorosamente, è molto diffusa nel mondo, specialmente ai nostri tempi (…). Non si ha la minima preoccupazione dell’esercizio delle virtù vere che possono nobilitare l’anima. Non si capisce che un vero cristiano non può essere tale se non rinnega sé stesso, se non porta la sua croce appresso a Gesù e non lo segue veramente nelle vie del suo amore. Noi c’illudiamo con facilità e prendiamo con la massima superficialità l’affare dell’eterna salvezza, senza preoccuparci una volta sola del conto che daremo a Dio, noi che per ogni più piccolo affare temporale abbiamo i nostri taccuini per appuntarvi tutto ed aver cura minuziosa di tutto. Solo nelle cose dell’anima crediamo di essere sempre a posto, di non aver bisogno né di avvisi né di emenda, di essere superiori agli altri e di avere già in pugno il Paradiso (…). Ci facciamo ingannare dalle aspirazioni di una vita comoda che non manchi di nulla e che, in realtà, diventa infelicissima perché manca del tutto, mancando della vita spirituale e di Dio (…). I fatti dimostrano che mai il popolo è stato più infelice di quello che è ora perché mai è stato così lontano dallo spirito del Vangelo e dalla visione della vanità e della fugacità della vita».
«Nella Chiesa primitiva c’erano gli ostiari che impedivano ai cattivi di entrare nelle chiese e davano accesso solo ai peccatori pentiti e penitenti. Oggi occorre una rieducazione fondamentale del popolo, affinché le chiese siano case di orazione e non spelonche di ladri. Occorre educare le anime al rispetto della divina Maestà e comprenderle tutte del dovere che hanno di unirsi a Gesù Cristo vivente nel santo tabernacolo per adorare, ringraziare, espiare e pregare con Lui».
SULL’IMPURITÀ E SULLA FORNICAZIONE
«“Fuggite la fornicazione” (1 Cor 6, 18) – dice san Paolo con forza – fuggitela con orrore senza fermarvi in essa poiché, se vi ci fermate, ci cadete. Gli altri vizi si vincono resistendo – come dice san Tommaso – giacché quando l’uomo più ne considera i particolari, tanto meno vi trova ragione di amarli; ma l’impurità si vince col fuggirla, perché quanto più l’uomo ne considera i particolari, tanto più si accende nella sua passione. Bisogna, dunque, schivare i cattivi pensieri e fuggire le occasioni del peccato».
«Nell’impurità l’uomo oltraggia direttamente il proprio corpo e lo fa servire ad un fine che non è quello stabilito da Dio. Ora, essendo il corpo tempio dello Spirito Santo (cf 1 Cor 6, 19) – che per la grazia abita nell’anima e santifica il corpo rendendolo strumento dell’anima nell’esercizio delle virtù – chi pecca d’impurità commette un peccato che riveste la malizia di un sacrilegio e profana l’anima e il corpo che Gesù Cristo conquistò col suo Sangue, sottraendoci alla schiavitù di satana (...). Fuggiamo l’impurità come peste, perché è il vizio che ci sottrae completamente all’azione di Dio».
SULLE LITI E SUI CONTRASTI
«Il mondo è un campo di liti, delle quali una minima parte va a finire innanzi ai tribunali. Litiga la moglie col marito e il marito con la moglie, litigano i fratelli fra loro, litigano gli estranei (…). A che portano le liti? A maggiori contrasti e danni e alla perdita della pace interiore ed esteriore (...). Tra i familiari e i privati le liti vanno a finire sempre male e l’esperienza dimostra che o si cede per prudenza o si rimane sopraffatti per violenza. Ognuno è tenacemente avvinto alle proprie ragioni – anche quando sono errate – e nessuno si sposta dalla sua visuale particolare. Quando non si può far prevalere il proprio giudizio o il proprio punto di vista si ricorre all’ingiuria, tremenda mitraglia diretta contro l’anima e il cuore altrui e la lite degenera subito in contrasto ed in implacabile odio (…). La migliore cosa che si possa fare è quella di troncare le liti sul nascere; condiscendere, compatire, preferire un danno minore a un danno maggiore, venire incontro al carattere altrui, saperlo capire e rimanere nella pace; ecco la regola migliore di vita».
SULLA FRAGILITÀ DELLA CONDIZIONE UMANA
«Ogni anima è un vaso di creta (cf 2 Cor 4, 7) che custodisce la grazia ricevuta dal Signore nei Sacramenti e deve essere attenta a non infrangersi miseramente nelle miserie del peccato, dissipando il tesoro di Dio. Non deve perciò esporsi alle occasioni del peccato né deve presumere della propria virtù, poiché è tanto facile cadere (…). Vigiliamo, perciò, in ogni tempo della nostra vita, poiché siamo in un mondo corrottissimo che fa di tutto per farci perdere il nostro candore, soprattutto oggi. Le insidie dell’Inferno si sono straordinariamente moltiplicate e con la stampa, la radio e la televisione (e, soprattutto, internet, ndr) sono penetrate in pieno nelle nostre case. Una volta le occasioni del peccato bisognava cercarle nei ritrovi, nei teatri e nei cinema; oggi ci si vive dentro e sono come l’atmosfera della vita moderna. Se abbiamo premura della nostra illibatezza e di quella dei piccoli a noi affidati da Dio, ricacciamo lontano da noi tutto ciò che può indurci al male, anche a costo di apparire retrogradi ed incivili. Certe cose che noi crediamo indispensabili non lo sono affatto e se ne può fare a meno, soprattutto se si pensa che possono essere d’insidia alla nostra vita cristiana ed alla nostra vita eterna».
«Il lamento accorato di san Paolo: “Mi è stato dato uno stimolo nella mia carne, un angelo di satana che mi schiaffeggi” (2 Cor 12, 7) è un lamento che possiamo fare tutti perché, salvo pochissime eccezioni, tutti risentono le miserie e le debolezze della carne. Il Signore lo permette per nostra salutare umiliazione e per farci toccare con mano quanto siamo fragili e bisognosi della sua grazia. In queste angustie non bisogna mai scoraggiarsi ma bisogna far appello a Dio con la preghiera insistente, perché ci dia la forza di resistere e di vincere».
«Come un aerostato si stacca dalla terra quando il suo peso è come annullato dal gas più leggero che lo riempie, ossia dall’idrogeno o dall’elio, così il peso della carne che ci trae in basso è annullato da qualche cosa che la tragga in alto e questo è soltanto il divino Amore».
SUL COMBATTIMENTO SPIRITUALE
«Il conseguimento della vita eterna comporta una prova e un combattimento perché è corona immortale e non bisogna aver ritegno di subire la prova e accettare il combattimento, come fanno coloro che nello stadio fanno una gara di corsa o di pugilato (…). Nei concorsi atletici, infatti, quelli che dovevano lottare erano sottoposti ad un regime severissimo di vita dieci mesi prima della pubblica gara. Si fissavano al candidato le ore del sonno, dei pasti e degli esercizi da praticare per l’allenamento. Egli doveva dormire su di un duro giaciglio, doveva esercitarsi a soffrire la fame, la sete, il freddo, il caldo, il sole, le intemperie, la polvere, la fatica più aspra e pesante. Gli erano proibiti il vino, le bevande fresche, i piaceri dei sensi e tutto quello che avesse potuto debilitargli le forze: ora, tutti questi sacrifici perché si sostenevano? Per una corona di alloro e di pino, una corona corruttibile. Il cristiano, invece, tende ad un premio incorruttibile, eterno e deve perciò con ragione accettare i sacrifici e le privazioni che gli impongono il conseguimento di una così alta ricompensa».
«Mai la fede è tanto forte e sincera che quando resiste alle tentazioni di satana (…); nelle tenebre l’atto di assenso a Dio è più grande. Chi si sente avvolto dalle tenebre della sfiducia e dello scoraggiamento e – nonostante questo – spera, rende più bello il suo atto di speranza e, chi geme nell’aridità ed ha l’impressione quasi di essere senza Dio e – nonostante questo – lo ama, ha un amore incommensurabilmente più puro e fedele. Chi è paziente tra i movimenti dell’ira e tra lo sconvolgimento dei nervi, fa un atto di pazienza più eroico e – proprio nel suo aspro combattimento – si esercita nella pazienza».
SULLA PACE CON DIO, CON SÉ E CON GI ALTRI
«Dio ci ha chiamati alla pace, dice San Paolo [1 Cor 7, 15 (…)]. La pace è il bene maggiore dell’umana convivenza e deve essere tutelata ad ogni costo. Ma la pace è tranquillità dell’ordine e l’ordine è solo quello stabilito da Dio con la sua Legge; la pace, dunque, è frutto immediato dell’osservanza della Legge di Dio e delle grazie che ci dona il suo santissimo Spirito».
«Non si può vivere in pace presumendo di sopraffare gli altri, non tenendo conto con soprannaturale prudenza delle loro debolezze e delle loro velleità e non compatendo e condiscendendo con la carità a tutto quello che non urta con la Legge di Dio. La pace non viene dall’acquiescenza degli altri alle nostre idee e ai nostri desideri ma dalla rinuncia alle nostre idee e ai nostri desideri quando non coincidono con la carità. La pace è frutto di un sentimento di maternità spirituale che fa riguardare gli altri nelle loro debolezze, come una mamma riguarda la tenera fragilità delle membra infantili e come compatisce il pianto del suo piccolo, cercando di acquietarlo e non pretendendo di vincerlo con la violenza ovvero con l’irruenza».
«Dio ci ha chiamati alla pace (…) nell’intimo dell’anima nostra e questa pace è frutto del nostro amoroso abbandono al suo amore ed alla sua misericordia. Perché arrovellarsi in pensieri cupi, in diffidenza, in vani timori, in scrupoli, in angustie interiori? Dio è pace e non si dà alle anime che nella pace; tutto ciò che turba la pace non viene da Dio (…). Non bisogna fermarsi un momento solo su pensieri pessimisti (…) ma, chiudendo gli occhi dello spirito, bisogna abbandonarsi in Dio e riposare nella sua misericordia e nella sua fedeltà. Anche se si vede tutto fallire, anche se le parole stesse del Signore sembrano oscure e la loro realizzazione enigmatica, anche allora bisogna confidare in Dio contro ogni speranza e attendere i suoi momenti».
SULLA FIDUCIA IN DIO E NELLA SUA GRAZIA
«San Paolo enuncia un grande principio dicendo che, quando è debole, allora è forte (2 Corinzi 12, 10, ndr) (…). La nostra grande forza sta nella fiducia in Dio, poiché il Signore non abbandona i suoi ed interviene al momento opportuno per trarli dalle loro angustie. Non ci appoggiamo, dunque, alle raccomandazioni, al prestigio, ai sostegni umani ma facciamo ricorso a Dio e solo a Dio in ogni nostra tribolazione, implorando da Lui quelle grazie che ci fanno compiere appieno la sua santissima volontà (...). “TI BASTI LA MIA GRAZIA”, disse Dio a san Paolo per rassicurarlo nell’angustia delle sue tentazioni; questa parola dobbiamo dirla a noi in tutte le circostanze penose della vita, confidando filialmente in Dio: “Ti basti la sua grazia”».
«Ritorna la primavera (…), tu senti l’uccellino che su di un ramo fiorito canta con i suoi ritmi dolcissimi (…). Chi lo ha curato nell’inverno duro? Dov’è stato negli uragani di neve e di scroscianti piogge? Solo Dio ha preso cura di lui ed eccolo pieno di gioiosa vita sul ramoscello fiorito, come in trono. Se pensassimo solo alla cura che Dio prende di queste sue piccole creature, dovremmo intenerirci sino al pianto pensando alla sua bontà. Non siamo noi più di un uccellino, assai più, immensamente di più? E perché non confidiamo in Dio, affidandoci alla sua grazia che spiega la sua potenza nella nostra debolezza? Perché vediamo tutto nero, tutto fosco, tutto perduto, tutto inutile e non ci abbandoniamo interamente al Signore? Abbiamo fede tra le stesse rovine del mondo e delle coscienze e facciamo appello alla grazia di Dio che può mutare la faccia della terra e può formare dalle pietre i figli della Chiesa. La fiducia nella grazia di Dio non ci abbandoni mai quando constatiamo le nostre miserie e ripensiamo ai nostri peccati. Riposiamo in Lui, facciamo appello alla sua misericordia e, invece di abbandonarci al pessimismo scoraggiante, confidiamo in Lui senza misura, aspettando il suo intervento pietoso nelle arruffate (scompigliate, ndr) vicende del mondo e della nostra vita».
(Dal commento del Servo di Dio don Dolindo Ruotolo alle due lettere di San Paolo ai Corinzi)
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FRASARIO IN SEI PARTI (CON CENTINAIA DI AFORISMI)
Florilegio – aforismi vari, una raccolta per resistere nella fede
Raccolta di perle di sapienza e ricca soprattutto di aforismi tratti dagli insegnamenti immortali dei Santi. Questa raccolta risponde allo scopo di offrire un "vademecum di vera razionalità e spiritualità", fatto di schegge di luce che toccano un po' tutti i temi più importanti.
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