Madonna di Anguera, Luisa Piccarreta e la profezia delle chiese chiuse

Messaggio 2.990 – 30/04/2008

CARI FIGLI, UN ORDINE SARÀ DATO E LE PORTE SARANNO CHIUSE.

Ai consacrati sarà impedito di compiere le proprie funzioni e gli uomini fedeli avranno di che piangere e lamentarsi.


Ecco che sono giunti i tempi difficili per voi.

Inginocchiatevi in preghiera.

Sono vostra Madre e voglio aiutarvi.

Non restate lontani dal Signore.

Ritornate in fretta.

Il mio Signore vi ama e vi attende.

Coraggio.

Io sono vicina a voi. Avanti.

* * *

Luisa Piccarreta (Febbraio 12, 1918)

LE CHIESE DESERTE E SENZA MINISTRI.

Continuando il mio solito stato, il sempre amabile Gesù si faceva vedere afflitto, afflitto, ed io Gli ho detto: “Amore mio, che hai così afflitto?”

E Lui: “AH, FIGLIA MIA! QUANDO PERMETTO CHE LE CHIESE RESTINO DESERTE, I MINISTRI DISPERSI, LE MESSE DIMINUITE, SIGNIFICA CHE I SACRIFICI MI SONO DI OFFESA, LE PREGHIERE INSULTI, LE ADORAZIONI IRRIVERENZE, LE CONFESSIONI TRASTULLI E SENZA FRUTTI; QUINDI, NON TROVANDO PIÙ GLORIA MIA, ANZI OFFESE, NÉ BENE LORO, NON SERVENDOMI PIÙ, LI TOLGO.

Ma però, questo strappare i ministri dal mio Santuario significa ancora che le cose sono giunte al punto più brutto e che la diversità dei flagelli si moltiplicherà.

Quanto è duro l’uomo, quanto è duro!”

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RIFLESSIONE

Parlare di profezie che si compiono?

Non è sensazionalismo. E neppure apocalitticismo.

Seguire l'avverarsi progressivo della profezia mariana del nostro tempo vuol essere un filiale omaggio alla Vergine Maria da parte di questo canale perché “dalle sue opere sia resa giustizia alla Divina Sapienza” (Mt 11, 19).

Da tempo gli interventi della nostra cara Madre e i suoi benedetti messaggi sono irrisi dagli acattolici e dai falsi “cattolici adulti”, che li considerano – a loro dire – autentiche stupidaggini.

Eppure quando una serie di predizioni si avverano in modo puntuale, bisogna doverosamente chiedersi chi pronuncia “stupidaggini”, di certo non la Santa Madre Immacolata, le cui parole sono indubbia verità. E allora: chi dice sciocchezze? A voi il facile compito di trarre le logiche conclusioni…

Ma c’è un’altra cosa da aggiungere. Riportare le profezie che pian piano si compiono vuole avere anche un secondo scopo. Se nei messaggi mariani accreditati si realizzano le profezie e dunque esse sono vere, bisognerà concludere ragionevolmente che veri e degni di ascolto sono anche gli appelli di carattere spirituale con cui la Madre-catechista indica ai figli la via da battere in questi difficilissimi frangenti della storia umana, in cui una potente voce profetica ma anche una dolce voce materna ci è necessaria per non deviare dalla via di Dio e per comprendere come attualizzare le tante esigenze richieste dalla Divina legge e dai consigli evangelici.

In questo spirito si leggano questi articoli in cui Tempi di Maria mostra progressivamente quanto le profezie mariane dei nostri tempi ci stiano indicando con verità gli eventi (non poco drammatici) che stiamo vivendo o che, a breve, ci prepariamo vivere

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PER APPROFONDIRE

Chiese chiuse: il Sabato Santo della Chiesa


Sarò sincero. In questi giorni, così difficili, ho letto i comunicati dei vescovi, ho letto gli interventi del papa, ma non vi ho trovato un vero conforto, non vi ho trovato l’acqua fresca in grado di dissetare un’anima che si trova in un deserto di preoccupazioni.

I comunicati dei vescovi, a parte alcuni accenni qua e là, assomigliano ai bollettini governativi e sono scritti quasi con lo stesso linguaggio burocratico. Preoccupazione numero uno è dare direttive, tutte ispirate ai criteri di salvaguardia della salute del corpo, ma ben pochi, o nulli, sono gli accenni alla salute dell’anima e alla salvezza.

Inoltre, ho notato qualche contraddizione tra quanto ha detto il papa e quanto hanno scritto i vescovi. A Santa Marta, per esempio, il papa, chiedendo ai pastori di “accompagnare il popolo di Dio in questa crisi”, ha dichiarato che “le misure drastiche non sempre sono buone”. Ma proprio nello stesso giorno il suo vicario per la diocesi di Roma ha decretato la chiusura delle chiese. Difficoltà di comunicazione interna?

Che sia mancata fin qui, da parte dei pastori, una parola vera, in grado di sostenere i fedeli, lo dice anche, come opportunamente segnala Sandro Magister, la prestigiosa rivista Il Regno, a firma del suo direttore Gianfranco Brunelli, e la cosa è significativa se si pensa che Il Regno non appartiene certamente allo schieramento dei “nemici di papa Francesco” e non è certamente espressione degli ambienti che vengono dipinti come reazionari e tradizionalisti.

Ebbene, scrive Brunelli: “Ora che è stato detto tutto e di tutto, da parte di tanti; ora che il coronavirus sta assumendo il volto inarrestabile e pervasivo di una pandemia; in quest’ora toccherebbe alla Chiesa fare sentire la propria voce. Perché ci avviciniamo alla Pasqua. Non sono mancati interventi di singoli pastori, ma una parola unitaria della conferenza episcopale italiana è sin qui mancata, se si escludono singoli comunicati, in genere sul tema dell’apertura e della chiusura delle chiese, sulla opportunità o meno di celebrare le funzioni liturgiche, in “ottemperanza” ai decreti governativi. È mancata sin qui una parola vera”.

Questo è il punto. Una “parola vera” significa una parola per l’anima. Significa la parola di un padre. Abbiamo ricevuto regolamenti scritti con lo stile dei funzionari: ci è mancata una parola di fede, un nutrimento per l’anima.

Diciamolo chiaramente: ci stiamo confrontando con il problema della morte, il problema dei problemi. Ma sotto questo profilo i pastori si sono dimostrati quasi del tutto afoni.

L’impressione (ma spero di essere smentito quanto prima) è che i pastori, abituati a scendere in campo sul terreno amico delle questioni sociali, si trovino in imbarazzo ora che, improvvisamente, devono misurarsi con i Novissimi (morte, giudizio, inferno, paradiso): un terreno che per loro dovrebbe essere quello di casa ma che da troppo tempo, forse, trascurano.

Scrive Brunelli: “Qui il problema è affrontare il tema della fragilità personale e collettiva, sociale ed economica, politica e istituzionale. È il tema della malattia, della vita e della morte, che tocca e ridefinisce ogni cosa. È dunque il tema dell’annuncio del Vangelo in questo tempo”.

La stessa chiusura delle chiese, provvedimento che fa soffrire tanti, è stata spiegata in termini funzionali, come misura di contenimento del virus. È mancata la parola della fede.

Osserva ancora Brunelli: “La Chiesa italiana, lo stesso vescovo di Roma sono attesi per una parola che ripeta nuovamente il Vangelo in questo tempo; che affronti il mistero della morte e della risurrezione. Perché con questo, oggi, tutti, individualmente e collettivamente, siamo confrontati. Questa è l’attesa, consapevole o meno, di una moltitudine. Siamo entrati in una lunga vigilia, un’interminabile veglia notturna. È il Sabato santo della fede, il giorno a-liturgico per eccellenza, un tempo denso di sofferenza, di smarrimento, d’attesa e di speranza, che sta tra il dolore della croce e la gioia della Pasqua. Il giorno del silenzio di Dio. La Chiesa deve preparare la Pasqua, perché forse neppure la liturgia pasquale potremo celebrare, il centro della nostra fede: il corpo e il sangue di Cristo dato per noi e per tutti”.

In questo Sabato santo della fede preghiamo per i nostri pastori, perché, pur costretti, come tutti, a starsene al chiuso, si aprano all’ascolto dei figli che aspettano una voce veramente paterna. Una voce per l’anima.

(Aldo Maria Valli)

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Aggiornamento

Dopo aver scritto l’articolo che trovate qui sopra, ho appreso che il cardinale vicario di Roma, De Donatis, ha emesso oggi un nuovo decreto con il quale corregge il tiro rispetto a quello di ieri. A proposito della chiusura delle chiese, il cardinale scrive infatti, ed è la prima volta: “Tuttavia, ogni provvedimento cautelare ecclesiale deve tener conto non soltanto del bene comune della società civile, ma anche di quel bene unico e prezioso che è la fede, soprattutto quella dei più piccoli”.

Troppo stridente, come segnalavo nell’articolo, era la distanza tra la richiesta del papa di non prendere misure eccessivamente drastiche e la richiesta di sbarrare il passo ai fedeli che vogliano entrare in chiesa.

Il nuovo decreto del cardinal vicario pertanto stabilisce: “Rimangono chiuse all’accesso del pubblico le chiese non parrocchiali e più in generale gli edifici di culto di qualunque genere (cf. can. 1214 ss. C.I.C.); restano invece aperte le chiese parrocchiali e quelle che sono sedi di missioni con cura d’anime ed equiparate”.

Fonte:

www.aldomariavalli.it/2020/03/13/il-sabato-santo-della-fede-e-una-richiesta-ai-pastori/

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Si leggano anche gli ottimi due articoli di Riccardo Cascioli, direttore de La Nuova Bussola Quotidiana (entrambi del 13.03.2020) sulla prima decisione della chiusura di tutte le chiese della Diocesi di Roma da parte del cardinale vicario di Roma, De Donatis, e poi del suo sorprendente dietrofront con cui modifica il precedente Decreto ammettendo che siano lasciate aperte alcune chiese. Ma lo stesso Cascioli svela cosa c'è davvero dietro questo strano procedere del cardinale vicario:

Cari vescovi, alzatevi e dite no alle chiese chiuse

«Le chiese a Roma riaprono». Papa e cardinale vicario, accuse reciproche
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OGGI LA CHIESA SEGUE IL PENSIERO DEL MONDO.
LA SUA FUNZIONE DI DARCI UNA INTERPRETAZIONE DIVERSA DA QUELLA MATERIALISTICA/SCIENTIFICA SI E’ ESAURITA, COSI’ ABBIAMO PERSO IL SENSO E LO SCOPO DELLA NOSTRA VITA, OVVERO CHE DEVE ESSERE FINALIZZATA PER LA SALUTE DELL’ANIMA E LA SALVEZZA ETERNA. OGGI TUTTO E’ FINALIZZATO ALLA SALUTE DEL CORPO, CHE PER QUANTO E’ UN DONO PREZIOSO RIMANE SEMPRE UN BENE SECONDARIO.
www.youtube.com/watch

SoniaDm

Chiese aperte...e la celebrazione delle sante messe con tutte le attenzioni del caso? La desolazione della chiesa è un abominio davanti a Dio...silenzio e paura... ma che chiesa è?