…SU GLOBALISMO e/o IDENTITA’…Imagine.L’inno del globalismo nichilista…scomparsa della dimensione spirituale…scomparsa delle nazioni e delle appartenenze comuni…scomparsa della proprietà…
da Imagine. L’inno del globalismo nichilista ha 50 anni di Roberto Pecchioli blog Inter multiplices UNA VOX“Immaginate che non ci sia nessun paradiso. Se ci provate è facile. Nessun inferno sotto di noi. Sopra di noi solo il cielo, immaginate tutta le gente che vive solo per l’oggi. Immaginate che non ci siano patrie. Non è difficile. Nulla per cui uccidere o morire e anche nessuna religione. Immaginate tutta la gente che vive la vita in pace. Si potrebbe dire che io sia un sognatore ma non sono l’unico. Spero che un giorno vi unirete a noi e il mondo sarà un’unica entità. Immaginate che non ci siano proprietà. Mi domando se si possa: nessuna necessità di cupidigia o brama, una fratellanza di uomini. Immaginate tutta le gente condividere tutto il mondo”
É il testo di Imagine, la canzone più famosa di John Lennon, l’ex dei Beatles, vero e proprio inno del globalismo nichilista. A ottobre Imagine compirà 50 anni, nel mezzo di una mutazione antropologica senza paragoni. Il sogno è diventato incubo. La promessa di felicità si è rovesciata nell’angosciante distopia del Nuovo Ordine Mondiale…
…Imagine nacque come inno dell’utopia e del desiderio, ma basta leggere il testo per capire che i sogni di John Lennon e della moglie Yoko Ono, musa ispiratrice e coautrice, coincidono punto per punto con l’agenda delle oligarchie attualmente al potere. Strana eterogenesi dei fini nell’era in cui capricci e desideri senza limiti né frontiere sono diventati diritti, senso comune di generazioni alla deriva…
…Sono tre i desideri che costituiscono il programma antropologico di Imagine.
Il primo è la scomparsa della dimensione spirituale (…Nulla per cui uccidere o morire e anche nessuna religione…)…Non resta che l’ego individuale di un essere senza trascendenza, un’entità effimera intercambiabile fatta di puro orgoglio. Un mondo senza colpa, senza punizione o scintilla trascendente…
…Le società occidentali hanno conseguito l’obiettivo, ma il risultato non è la pace promessa, la felicità, ma nuove angosce e un neopuritanesimo moraleggiante, rabbioso e ateo. Attraverso nuove polarizzazioni politico ideologiche, i vecchi concetti di bene e male resuscitano, invertiti.
L’esito è un maccartismo di risulta, la caccia alle streghe nei confronti di chi non condivide la mitologia progressista. L’avversario è giudicato con categorie morali, ovvero è malvagio, empio, non va quindi sconfitto, ma espulso per indegnità…
Il secondo punto del programma è la scomparsa delle nazioni e delle appartenenze comuni, idea (…Immaginate che non ci siano patrie…) che si riallaccia alla tradizione internazionalista della sinistra, ma che calza a pennello con i i propositi delle multinazionali dall’avidità senza freni. Gli echi di Imagine risuonano nell’aspirazione al Nuovo Ordine Mondiale in cui Stati e governi nazionali perdono terreno a favore delle oligarchie. Sogno visionario o concreto incubo? <<…La dottrina cattolica parla chiaro: la patria è un valore. L’appartenenza ad un popolo e ad una nazione non è qualcosa di cui (ordinariamente) si possa fare a meno…
…L’appartenenza nazionale rientra nell’ordine naturale, così come la famiglia…Da qui l’importanza di circoscrivere l’identitа. Infatti, non è possibile alcuna identità senza che sia facilmente definibile. I confini hanno una ragione ben precisa; una ragione geopolitica, ma anche culturale. Il cosmopolitismo non può essere considerato un valore cristiano, ma un errore illuminista e neo-illuminista.
Il cosmopolitismo, ovvero la convinzione di essere cittadini del mondo, è cadere in una sorta di incontrovertibile anonimato culturale e territoriale, è l’effetto di due presupposti tipici dell’Illuminismo: antropologico e teologico…Il Cristianesimo, invece, è su un altro piano. Il Cristianesimo non ha nulla contro i confini, nè contro i tentativi di “proteggere” il proprio sistema identitario. Certamente non nella convinzione che ogni sistema culturale abbia identico valore e che non esistano civiltа più vicine alla Veritа e civiltа meno vicine alla Veritа…Il generale vandeano, Franзois-Athanase de Charette de La Contrie, combattendo i giacobini, così si espresse sulla patria: “La nostra Patria sono i nostri villaggi, i nostri altari, le nostre tombe, tutto ciò che i nostri padri hanno amato prima di noi. La nostra Patria è la nostra fede, la nostra terra, il nostro re. Ma la loro patria, che cos’è? Lo capite voi? Vogliono distruggere i costumi, l’ordine, la Tradizione. Allora, che cos’è questa patria che sfida il passato, senza fedeltа, senz’amore? Questa patria di disordine e irreligione? Per loro sembra che la patria non sia che un’idea; per noi è una terra. Loro ce l’hanno nel cervello; noi la sentiamo sotto i nostri piedi, è più solida. E’ vecchio come il diavolo il loro mondo che dicono nuovo e che vogliono fondare sull’assenza di Dio… Si dice che noi saremmo i fautori delle vecchie superstizioni… Fanno ridere! Ma di fronte a questi demoni che rinascono di secolo in secolo, noi siamo la gioventù, signori! Siamo la gioventù di Dio. La gioventù della fedeltа”.(da “Il cattolico cosa deve scegliere:identità o globalizzazione?” Blog Il Cammino dei Tre Sentieri) >>
…La terza aspirazione è “immagina che non ci siano proprietà” (…Immaginate che non ci siano proprietà…). Basta con l’avidità, avanti con la fratellanza universale. Sogni ricorrenti dell’umanità bambina, sempre risolti nel loro contrario. Solleticano l’emotività a buon mercato, ma somigliano all’orizzonte, che si allontana man mano che pare avvicinarsi. In più, c’è l’immensa contraddizione di un riccone, John Lennon, portavoce della scomparsa della proprietà privata. Nel video clip d’epoca, l’ambientazione non è una fabbrica o un quartiere popolare, ma un’immensa stanza della tenuta inglese della coppia Lennon-Yoko Ono, e la musica proviene da un lussuoso pianoforte a coda. La profezia è sconcertante. Tutti i miliardari del mondo hanno scoperto che è possibile gridare contro la ricchezza, discettare su quanto sia bello condividere senza cambiare di una virgola la propria vita. Tutt’al più, presero a finanziare i movimenti impegnati in cause “progressiste”. La conclamata rinuncia al possesso assume un significato particolare in relazione al futuro che i vertici del Foro Economico Mondiale, teste pensanti dell’oligarchia, stanno preparando per noi. Non avrai nulla e sarai felice. Tu, noi. Loro no, loro sono e restano padroni di tutto. Questo è il programma enunciato per prepararci a una vita senza beni di (nostra) proprietà, giacché tutto sarà noleggiato, virtuale o provvisorio…
<<…questo diritto rende libere le persone, permettendo loro di avere uno spazio vitale, le abitua a vivere in un contesto concreto e ad apprezzare la tradizione preservandole dalla dispersione nell’anonimato […] Senza l’aggancio alla proprietà, persone e famiglie sarebbero manipolabili, condizionabili e ricattabili.
Eppure, tale diritto, centrale nella vita sociale, è oggi sotto attacco, non solo per il persistere di regimi politici comunisti (alcuni installati anche di recente in America Latina), ma per la nascita di nuove e inedite minacce nell’Occidente liberale, dove si mostrano oggi, inaspettatamente, forme di limitazione, controllo ed eliminazione della proprietà privata…la destinazione universale dei beni non contraddice quindi il diritto alla proprietà privata, anzi essa si realizza proprio tramite l’accesso alla proprietà privata.
Inoltre, bisogna chiarire la distinzione – già fatta da Leone XIII – tra possesso ed uso dei beni: questi due aspetti, personale e sociale, sono presenti fin da subito nel diritto di proprietà. Quando il lavoratore dipendente o l’imprenditore sviluppa la sua proprietà, per il bene suo e della famiglia, crea anche un valore sociale… Tuttavia, un cattivo utilizzo della proprietà non giustifica la negazione di quel diritto, quindi: le imposte patrimoniali, motivate per correggere politicamente il cattivo uso della proprietà privata o per garantirne la dimensione sociale, oppure le confische senza indennizzo, sono pratiche contrarie alla Dottrina sociale della Chiesa…la proprietà privata permette anche all’essere umano di radicarsi in un territorio. L’identità biologica, cioè il DNA, è solo una parte della nostra identità: ne sono parte integrante anche l’essere nati in un certo luogo, in un certo contesto, parlare una determinata lingua. Tutte queste dimensioni passano attraverso la proprietà: vivere in un borgo o in una città, inseriti in una particolare storia di generazioni… Proprio perché la proprietà privata è un potente fattore identitario, disarticolarla significa distruggere l’identità di una popolazione…Se non possiedo più nulla, non ho più un vincolo stabile con una casa, con un’impresa, con un territorio e non lo possiedono neppure i miei figli! Si creano così le premesse di uno sradicamento e di un perenne nomadismo. L’ideale della società che traspare dall’Agenda 2030 è riassunto nell’ espressione: “Non possiederai nulla e sarai felice!”. Si delinea un sistema socioeconomico in cui la proprietà privata risulta svantaggiosa, uno scenario in cui si va verso la sua estinzione. Basta pensare alla normativa europea green per cui il cittadino che non sarà in grado entro il 2030 di rispettare le norme in vigore sul risparmio energetico non potrà più affittare o vendere un immobile: non si nega in teoria la proprietà privata, ma si rende svantaggioso possederla… (Da Proprietà privata e libertà: contro lo sharing globalista blog Osservatorio Card. Van Thuan ) >>
…L’eredità è ora nelle mani di anziani magnati straricchi che stabiliscono gli standard del pensiero unico e impongono la narrativa globalista. Dal sogno all’incubo in un paio di generazioni. La falsa rivoluzione della pace e dell’amore incarna oggi il politicamente corretto…
…Un’utopia che si incastra perfettamente nell’agenda globalista, introdotta come un cavallo di Troia nella cultura popolare durante il secolo scorso, funzionante con successo per il suo effetto oppiaceo. Lennon, paradigma del progressista ricco con cattiva coscienza, ha riassunto le intenzioni e gli obiettivi dei potenti che teoricamente detestava. Imagine potrebbe essere tranquillamente eseguita da Klaus Schwab al Foro Economico Mondiale di Davos. Tratteggia un gregge umano calato esclusivamente nell’oggi. Se c’è solo presente non c’è passato né futuro, non ci sono radici né destino, e, a essere obiettivi, neppure progresso. Resta il piacere immediato senza autocoscienza, né mete, né figli: la fine dell’Essere in quanto tale…
…Spero che un giorno ti unirai a noi e il mondo sarà uno, concludeva mezzo secolo fa l’ex ragazzo di Liverpool: il primo, perfetto riassunto politicamente corretto. Il miliardario lotta per la pace a letto con la moglie Yoko, circondato dai domestici: sono i fotogrammi dell’epoca. Quanto è comodo odiare la proprietà privata nel giardino della tenuta inglese o dalla terrazza con vista su New York, capitale dell’Impero. Sconcerta che milioni di persone (ingenui, cretini, vittime di un inganno universale o tutte queste cose insieme) gli abbiano creduto e abbiano immaginato con lui…
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da “Perché l’identità è un valore, e perché va difesa” di Francesco Lamendola blog Inter multiplices UNA VOX
…Oggi si parla spesso di identità: sia con riferimento allo stato, alla nazione, alla patria, sia in riferimento alla chiesa, alla religione, alla fede…
Ne abbiamo già parlato in un precedente lavoro (cfr. l’articolo Che cos’è l’identità?, pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 07/10/17) e in primo luogo abbiamo operato una distinzione tra il concetto di identità in filosofia e il medesimo concetto in sociologia, psicologia, antropologia. Un terzo concetto di identità, quello della matematica, lo lasciamo da parte, perché non ha attinenza col ragionamento che ci accingiamo a fare, e che riguarda la sfera pratica della vita, non la dimensione teorica. Dunque, avevamo visto che, in filosofia, l’identità (da identitas, che a sua volta deriva da idem, cioè “la stessa cosa”, dal greco tautotes) è la prerogativa di un oggetto di essere uguale a se stesso, e pertanto riconoscibile rispetto ad altri oggetti; mentre in sociologia l’identità è la coscienza e l’idea che un individuo ha di se stesso e che lo rende distinguibile dagli altri… coscienza ed idea che non rimangono fissi, ma evolvono, sia rispetto alla crescita dell’individuo, dall’infanzia alla vecchiaia, sia per effetto dei cambiamenti che si verificano a livello sociale, dato che ciascun individuo è inserito in una società e ne risente l’influsso…
…Su tale concetto si fonda il principio di non contraddizione, perché è chiaro che A non è uguale a B solo a condizione che A sia uguale ad A, vale a dire a se stesso. E tuttavia c’è il pericolo di forzare il significato di quel concetto fino a stravolgerlo, portandolo all’assurdo. Infatti, dire che una cosa è proprio quella se è uguale a se stessa, non può voler dire che quella cosa deve rimanere eternamente immobile, intangibile e immodificabile.
Tutte le cose – non solo gli organismi viventi, ma proprio tutte – sono soggette al mutamento, perché tutte sono soggette al movimento. La prima prova dell’esistenza di Dio elaborata da san Tommaso d’Aquino, che si rifà al concetto della Causa Prima di Aristotele, si rifà proprio a questo dato di fatto: le cose si muovono, e più precisamente sono mosse da altro da sé (la sola che non subisce il moto, ma ne è la causa, è il Motore Immobile, che in termini cristiani è Dio)
Ora, se tutte le cose sono soggette al moto, allora tutte le cose subiscono un processo di trasformazione più o meno rapido. Per notare il cambiamento di una montagna sono necessari milioni di anni, mentre per notare il cambiamento di un essere umano sono sufficienti alcuni anni; per quello di una farfalla, dei giorni; per quello dell’insetto chiamato Ephémera, bastano alcune ore (poiché vive un giorno in tutto). Perfino la morte è soggetta a cambiamento: se infatti non viene congelato, oppure mummificato, qualsiasi corpo si decompone più o meno velocemente e alla fine scompare, distrutto dai batteri o microrganismi decompositori.
Noi tutti siamo coscienti di quanto l’identità delle cose e delle persone sia labile: scattiamo fotografie e realizziamo filmati per catturare la testimonianza di ciò che, un domani, ci aiuterà a non smarrirne l’identità, in una specie di lotta perenne contro l’impermanenza…
…Abbiamo dunque acquisito un primo punto importante: l’identità è la coscienza del permanere delle cose in se stesse, pur nel loro incessante mutare. Difendere l’identità, riconoscere un essa un valore, non può essere quindi una difesa statica dell’esistente, così come esso appare oggi: anche perché, dal punto di vista delle generazioni passate, anche solo della generazione appena passata, il presente è già molto cambiato rispetto a ciò che esisteva prima.
La difesa dell’identità e il riconoscimento del suo valore consistono allora nella coscienza che le cose mutano, restando tuttavia se stesse. Se una cosa dovesse mutare al punto da divenire altro da sé – cosa impossibile nel regno della pura logica, per il principio di non contraddizione, ma possibile, almeno in apparenza, nel mondo della vita empirica – allora non sarebbe che un inganno, perché trascinerebbe in errore chi la volesse assumere e difendere per ciò che era, ma ora non è più. Si pone perciò la domanda: è possibile che il mutamento, quando è radicale, o molto veloce, induca nelle cose una trasformazione che non è più soltanto quantitativa – come il bambino che diviene adulto, ma resta sempre un preciso individuo – bensì anche qualitativo, tale cioè da snaturare completamente l’identità? Facciamo un esempio: se una città, in un certo lasso di tempo, diventa cento volte più grande, e cambia totalmente aspetto, davvero è ancora la città di prima, sia pure accresciuta e modificata?O non è divenuta, di fatto, una città interamente nuova, senza più nulla a che fare con quella di prima? Facciamo un altro esempio: se una persona soggiace al cosiddetto disturbo della personalità multipla; oppure se viene posseduta da uno spirito maligno, è ancora lei, è ancora se stessa, oppure è divenuta un’altra? E l’animale selvaggio, una volta ammaestrato da un esperto domatore, è ancora se stesso o è divenuto un altro? Un animale selvaggio lo riconoscerebbe ancora come un suo simile?
Domande difficili, senza dubbio, ma che ci fanno vedere come la linea di confine fra identità e diversità è assai meno netta, più sfumata di quel che comunemente si crede…
…qual è la vera identità delle cose? Vale a dire: qual è l’essenza, il quid, che le fa essere ciò che sono e che permane, anche se le forme esteriori mutano con lo scorrere del tempo? Ad esempio, l’essenza della notte è il buio, come quella del dì è la luce. Se non vi è più una distinzione riconoscibile fra essi, come accade alle alte latitudini, allora di fatto la loro identità svanisce, anche se continua ad esistere come modello teorico ad uso dei geografi.
Ebbene, qual è l’essenza di ciascuna cosa?
Rispondiamo, e può sembrare una tautologia, ma non lo è, che l’essenza di una cosa è ciò che la fa essere quel che è. L’essenza di un organismo è vivere; l’essenza di una macchina è svolgere un certo lavoro; l‘essenza della filosofia è il pensiero, e l’essenza del pensare è comprendere; l’essenza dell’arte è esprimere il bello e l’essenza della religione è stabilire una relazione sufficientemente chiara fra l’uomo e Dio.
In altre parole, l’essenza delle cose è ciò che definisce il loro fine; e già questa definizione ci pone in conflitto con la cultura moderna, perché la cultura moderna rifiuta il finalismo, lo considera una specie di superstizione e afferma che le cose esistono senza alcun fine <<…Senza un FINE non c’è MORALE…SOCIETA’ APERTA vuole l’eliminazione del FINE per elimare la MORALE…il PARADOSSO della TOLLERANZA di POPPER preso dalla “lettera sulla tolleranza” di Locke: nella società tollerante ci sarà spazio per tutte le opinioni meno per quelli che ritengono che ci sia un GIUSTO e uno SBAGLIATO…quindi i CATTOLICI NO…La nevrosi considerata come il male di vivere nasce con la modernità…nella storia dell’umanità precedente, nell’antichità non c’era nessun riferimento alla nevrosi perché tutto aveva un senso, un ordine, un FINE…anche se dicono che non c’è un FINE l’uomo dentro sé stesso lo ricerca andando magari nel posto sbagliato…l’ansia è ansia di qualcosa… ( da UOMO VERSO UN FINE O VERSO IL CAOS? Di Roberto marchesini)>>
Pazienza per la cultura moderna, della quale facciamo volentieri a meno, e proseguiamo per la nostra strada. Qual è l’essenza dell’uomo? Evidentemente, quella definita dal suo fine. E qual è il fine dell’uomo?
L’uomo, lo abbiamo detto più volte, possiede una doppia cittadinanza, carnale e spirituale, che sono per loro natura in conflitto reciproco e che solo nelle nature superiori si armonizzano in una sintesi più alta, nella quale comunque è sempre lo spirituale ad adeguare a sé il carnale, e mai viceversa…