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Luca Diste

Fratelli… di loggia. Mauro Gambetti e quella fraternità che non convince
Sempre più spesso la Basilica di San Pietro, cuore pulsante della cristianità, sembra trasformarsi in un grande polo museale e turistico, più che in una chiesa viva. Non è un’impressione passeggera: la gestione affidata al cardinale Mauro Gambetti, arciprete della basilica, mostra scelte e discorsi che lasciano perplessi. Silere non possum da anni ne evidenzia le criticità e l’attività del frate francescano non lascia spazio a dubbi.
Oggi, nella sua ennesima conferenza stampa, Gambetti si è presentato ancora una volta in giacca e pantaloni, con l’aria di un manager d’impresa piuttosto che di un pastore. Non ha parlato di preghiera, di liturgia, di cura spirituale. Ha parlato invece di fondazioni, sponsor, soldi, progetti “culturali” e strategie mediatiche. Un linguaggio che suona più vicino a quello delle aziende che a quello della Chiesa. Però, se la sua famiglia lo ha tenuto lontano dall’azienda di origine, un motivo lo aveva…non è il caso di giocare a fare il manager con il cuore della cristianità. [...]
[...] Non basta. Gambetti ha anche annunciato che sulla Cupola di San Pietro sarà proiettato il volto di Papa Francesco tramite droni. Ma ci si può chiedere: è davvero questo il compito dell’arciprete della basilica? Spendere cifre ingenti per giochi di luce e spettacoli, quando la missione della Chiesa è portare gli uomini a Cristo? E come non notare l’amarezza di tanti fedeli che vedono la basilica trasformata in palcoscenico piuttosto che in casa di preghiera?
La corte degli esclusi
Accanto a Gambetti, oggi, c’era il gesuita Francesco Ochetta, segretario generale della Fondazione Fratelli Tutti, il quale nei giorni scorsi è stato protagonista al Meeting di Rimini di interventi che hanno suscitato più perplessità che entusiasmo. Ha presentato progetti nei quali dice essere impegnati “bravissimi e preparatissimi giovani”. Qui vi presentiamo un video, per rendere l’idea dei soggetti.
Ochetta, rimasto nell’ombra nella Compagnia di Gesù, da anni tenta di scimmiottare Antonio Spadaro in una competizione che assomiglia più a una “gara fra cavalli zoppi” che a una missione ecclesiale.
È ormai evidente che Gambetti ha trasformato la Fabbrica di San Pietro e i vari organismi ad essa collegati in un rifugio per personaggi silurati altrove. Basti pensare a Enzo Fortunato, reduce da un recente declassamento e ormai prigioniero delle frasi fatte prese in prestito dal suo amico Angelo Chiorazzo. Le sue dichiarazioni ricordano quelle del politico appena sconfitto alle urne, che tenta di ostentare sicurezza mentre tutti vedono la disfatta. Con una differenza sostanziale: Fortunato non può contare, come Chiorazzo, sul meccanismo della politica che spesso ricicla i propri sconfitti. E così, almeno per ora, non gli resta che leccarsi le ferite. Poi c’è Orazio Pepe, allontanato da diversi Dicasteri e ora protagonista di sceneggiate in Basilica in cui urla come un isterico e gioca a fare il controllore timbra biglietti, Calogero La Piana, silurato da Messina, ecc….
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Michele Sasi condivide questo

Brothers… of the Lodge. Mauro Gambetti and a Fraternity that Fails to Convince
More and more often, St. Peter’s Basilica, the beating heart of Christianity, seems to be turning into a vast museum-tourist hub rather than a living church. This isn’t a fleeting impression: under Cardinal Mauro Gambetti, the basilica’s archpriest, choices and rhetoric are raising eyebrows. Silere non possum has been pointing out these critical issues for years, and the Franciscan friar’s management leaves little doubt.
At yet another press conference today, Gambetti appeared again in jacket and trousers, more like a business managerthan a pastor. He did not speak of prayer, liturgy, or spiritual care. He spoke instead of foundations, sponsors, money, “cultural projects,” and media strategy—a vocabulary closer to corporations than to the Church. And if his family kept him away from the family business, there may have been a reason: the heart of Christendom is no place to play at being a manager...
...There is more. Gambetti also announced that the Cupola of St. Peter’s will display the face of Pope Francis by means of a drone light show. But is this truly the task of the basilica’s archpriest? To spend significant sums on light shows and spectacle when the Church’s mission is to lead people to Christ? One cannot miss the bitterness of many faithful who see the basilica becoming a stage rather than a house of prayer.
At Gambetti’s side today was the Jesuit Francesco Ochetta, secretary-general of the Fratelli Tutti Foundation, who in recent days at the Meeting di Rimini delivered interventions that raised more perplexity than enthusiasm. He touted projects supposedly involving “brilliant and highly prepared young people.” (A video is presented here to give a sense of the cast.)
Ochetta, long in the shadows within the Society of Jesus, has for years tried to mimic Antonio Spadaro—a contest that looks more like a race between lame horses than an ecclesial mission.
It is now evident that Gambetti has turned the Fabbrica di San Pietro and its related bodies into a refuge for figures sidelined elsewhere. Consider Enzo Fortunato, recently demoted and now a prisoner of platitudes borrowed from his friend Angelo Chiorazzo. His statements recall those of a politician fresh from defeat, trying to project confidence while everyone sees the collapse. With one key difference: Fortunato cannot count, as Chiorazzo can, on the political recyclingmechanism that so often rehabilitates the defeated. For now, he is left to lick his wounds. Then there is Orazio Pepe, removed from various Dicasteries and now starring in scenes inside the basilica, shouting like an hysteric and playing ticket-punch inspector; Calogero La Piana, ousted from Messina; and so on...
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