Episodi edificanti sull'esistenza del Purgatorio

Gli episodi che qui riportiamo ce ne sarebbero tantissimi vogliono semplicemente introdurre al discorso sul Purgatorio. Discorso rivolto a tutti ma specialmente a coloro che con estrema leggerezza negano o mettono in dubbio l'esistenza dell'aldilà e, anche, a quei teologi schizzinosi, per i quali nulla è veramente dimostrato con certezza e perciò sono sempre pronti a minimizzare certe verità di fede.
Queste apparizioni, questi interventi inattesi, questi misteriosi rapporti con gli uomini, queste "scie" o segni lasciati in questa vita da anime defunte, devono prendersi in blocco come frutti di fantasie malate o come coincidenze inspiegabili dall'umana ragione?
Questi eventi, a volte veramente sconcertanti, dovrebbero piuttosto far riflettere seriamente su quanto essi potrebbero significare, confermare o illustrare.
Anime che rivelano il loro stato attuale nell'aldilà
Nel Diario di santa Faustina Kowalska (19051938) leggiamo che una volta, di notte, venne a trovarla una consorella, morta due mesi prima. Era in uno stato spaventoso, tutta avvolta da fiamme, con la faccia dolorosamente stravolta. L'apparizione durò solo un breve momento, ma l'anima di Suor Faustina fu trapassata. Pur non sapendo dove soffrisse, se in Purgatorio o all'Inferno, ella raddoppiò le preghiere per lei. La consorella ritornò la notte seguente, in uno stato ancora più spaventoso, tra fiamme più fitte, aveva sul volto i segni della disperazione. Sorpresa di vederla così dopo tutte le preghiere fatte, suor Faustina le chiese: "Non le hanno giovato per nulla le mie preghiere?". La consorella rispose che non erano servite a nulla e che niente poteva aiutarla. E le preghiere insistette suor Faustina fatte per lei da tutta la Congregazione, anche quelle non le hanno giovato a niente? ". "Niente. Quelle preghiere sono andate a profitto di altre anime". E allora disse Suor Faustina: "Se le mie preghiere non le giovano per niente, la prego di non venire da me". Al che ella scomparve immediatamente. Tuttavia si continuò a pregare per lei. Dopo qualche tempo, di notte, ritornò di nuovo, ma in uno stato del tutto diverso. Non era tra le fiamme come prima e il suo volto era raggiante, gli occhi le brillavano di gioia... esortò a non cessare di pregare per le anime purganti, e disse pure che non sarebbe rimasta a lungo in Purgatorio. I giudizi di Dio sono veramente misteriosi!
Padre Stanislao Chascoa pregava per i defunti quando vide un'anima completamente avvolta dalle fiamme. Il Padre, terrorizzato, chiese se quelle fiamme fossero più brucianti di quella della terra. "Ahimé rispose il defunto tutto il fuoco della terra paragonato a quello de Purgatorio è simile ad un soffio di aria fresca". Il religioso chiese come ciò fosse possibile. Il defunto allora lo invitò a provare quel fuoco. Padre Stanislao toccò quello che sembrava essere sudore e che cadeva dalla fronte del defunto; immediatamente lanciò un urlo e cadde a terra tramortito per il dolore e lo spavento. Accorsero i confratelli a soccorrerlo come potevano. Quando rinvenne, raccontò la terribile esperienza dicendo alla fine: "Oh, fratelli miei se solo ciascuno di noi sapesse quanto è severa la divina giustizia, non peccheremmo più!".
Il fatto che adesso raccontiamo è ricordato come l'episodio delle mani bruciate di Perugia. Sentite. Madre Maria Teresa era stata eletta abadessa il 18 agosto 1918 ed aveva mantenuto la carica di sagrestana, quindi era suo il compito di rispondere alle chiamate del campanello della sagrestia. Il 2 settembre del 1918, alle 7,30 del mattino, sentito suonare il campanello, andò a rispondere. Al rituale saluto "Siano lodati Gesù e Maria", rispose una voce velata e triste: "Devo lasciar qui questa elemosina". Era una banconota da dieci lire. La suora chiese: "Devo far dire delle preghiere, far celebrare delle Messe o altro?" "Senza nessun obbligo." Rispose l'offerente. La suora chiese: "Se è lecito, chi è lei?" E lui: "Non occorre saperlo.. Il suono del campanello si ripeté il 5 settembre, il 31 ottobre, il 29 novembre e il 9 dicembre dello stesso anno, con lo stesso dialogo e la stessa elemosina elargita. Alla richiesta dell'abadessa se dovevano fare preghiere, lui rispose: "La preghiera è sempre buona." La cosa era molto strana e tutto il monastero cominciò ad avere un certo turbamento. Al suono del campanello accorrevano tutte le suore, là dove c'era la ruota e il campanello, ma non vedevano niente. Domandavano se era l'uomo delle dieci lire, e l'abadessa mostrava loro la banconota offerta. Forse qualcuno che, pentito, riportava in Chiesa del denaro rubato? Nel corso di quattordici mesi le visite furono ben ventotto e l'ammontare delle oblazioni raggiunse la somma di 300 lire, grande somma per quei tempi! Aumentava la curiosità di sapere chi fosse il generoso benefattore, quando, il 14 marzo 1919, si verificò un fatto nuovo. Dopo l'esame di coscienza della sera, le suore lasciarono la chiesa, sicurissime che non ci fosse nessuno. Ma verso le 8, con grande stupore di tutte, si ripeté il suono del campanello. L'abadessa trovò sulla "ruota" la solita offerta di dieci lire. Si andò ad ispezionare la Chiesa e il parlatorio: non c'era nessuno. Si cominciò allora a pensare che quanto avveniva fosse un fenomeno del tutto fuori della norma. L' l1 aprile, mentre le suore facevano la meditazione e l'abadessa era al parlatorio con due anziane, squillò il campanello. Andata alla ruota, l'abadessa ascoltò la solita voce che disse: "Lascio questa elemosina per preghiere per un defunto". Era la prima volta che l'offerente chiedeva preghiere. Da notare che le suore mai potettero sentirne la voce, pur vedendo girare la "ruota" con dentro l'offerta. Un giorno l'abadessa volle fare una prova: al suono del campanello, non andò lei ma la portinaia. Ma al saluto di questa "Sia lodato Gesù... " non rispose nessuno né fu lasciato il denaro. Lo si trovò invece al mattino seguente sulla "ruota". Dopo la richiesta di preghiere, le suore intensificarono più che mai le preghiere per suffragare quell'anima che ormai era loro cara. La sera del 16 settembre del 1919, verso le 9,15, l'abadessa, dopo aver personalmente chiuso il dormitorio, sentì suonare il campanello. Andò a rispondere con un'altra suora, ma non intese alcuna voce, vi erano tuttavia le dieci lire che non prese. Poi, essendole parso di sentire suonare nuovamente il campanello, ritornò giù e l'anima, con voce compassionevole, le offrì le dieci lire dicendo: "Le prenda, è per soddisfare la divina giustizia". L'abadessa, allora, per accertarsi che non si trattava di forze malefiche, disse la giaculatoria: "Sia benedetta la Santa, Purissima ed Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria"... e la voce misteriosa, appena percettibile, la ripeté fedelmente. L'abadessa era però combattuta tra il desiderio di assecondare la richiesta dell'anima e il dubbio che si trattasse di manifestazioni diaboliche, perché c'era di mezzo il denaro di cui non si sapeva la provenienza. Una notte, mentre stava nella sua camera, posta nell'ala più distante del convento dove era impossibile percepire il suono del campanello, fu svegliata da un leggero tocco alla porta, con le nocche delle dita. Sentì una voce che l'avvertiva che avevano suonato il campanello della sagrestia. La mattina seguente ella chiese alle suore se qualcuno avesse bussato alla sua porta, alla risposta negativa capì che si trattava sempre della stessa misteriosa persona che portava l'obolo.
Il segreto di tutta la faccenda fu svelato il 3 ottobre 1919, quando l'abadessa, ricusando l'elemosina col dire che glielo aveva proibito il confessore per timore che si trattasse di cosa diabolica, sentì la voce rispondere: "No, sono un'anima purgante, sono quarant'anni che mi trovo in Purgatorio per aver dissipati beni ecclesiastici". La Madre fece celebrare una Messa in suffragio. Quando la Messa terminò, sentì suonare il campanello. E la solita voce disse: "Lascio questa elemosina e grazie tante". Lo stesso avvenne il 10 ottobre. Anche quella mattina venne celebrata una Messa in suffragio. L'abadessa chiese allora al misterioso visitatore: "Per ordine del confessore, mi dica il nome e cognome per lasciarlo per memoria." Ma l'anima, invece di risponde alla domanda, disse: "Il giudizio di Dio è giusto e retto". La Madre allora: "Ma come! Le ho fatto dire Messe e se una sola basta per liberare un'anima, come mai lei non è ancora libera?". Rispose: "Io ne ricevo la minima parte", e lasciò sulla ruota venti lire disposte a forma di croce. Importante quanto avvenne il 30 ottobre 1919. Alle 2,45 dopo la mezzanotte l'abadessa fu svegliata dal leggero tocco delle dita alla porta della stanza e la voce fuori sussurrò: "E suonato il campanello della sagrestia". La suora andò a rispondere, al solito saluto l'anima rispose: "Amen", poi subito: "Lascio qui questa elemosina". Ma l'abadessa soggiunse: Io per ordine del confessore non posso prenderla. In nome di Dio e per ordine del confessore mi dica chi è, è sacerdote?". "Sì." La suora: "Erano di questo monastero i beni che ha dissipati?". "No, ma ho il permesso di portarli qui". "E dove li prende?". "Il giudizio di Dio è giusto". "Ma io ci credo poco che sia un'anima, penso sempre che sia qualcuno che scherza". "Vuole un segno?". "No, ho paura...". "Grazie, adesso entro a far parte delle preghiere" e si allontanò mormorando: "Benedictus Deus qui... " seguirono parole incomprensibili, ma con una voce dolce da rasserenare il cuore. Il 9 novembre del 1919, ventottesima ed ultima visita, alle 4,15 circa, dal dormitorio l'abadessa sentì suonare il campanello. Scese. Al saluto: "Lodato Gesù e Maria", la solita voce, che la colpì per il tono gioioso, addirittura felice, disse: "Sia lodato in eterno! Ringrazio lei e la religiosa comunità; sono fuori da ogni pena". In quel momento La badessa, con il cuore traboccante di gioia, in uno stato di mistica esaltazione, ebbe l'impressione di trovarsi in un prato sfavillante di luce con gran tripudio di colori e vide l'anima del visitatore salire al Cielo lucente come un raggio di sole. Questi fatti furono autenticati con giuramento dai testimoni in un vero e proprio processo.
Quest'altro episodio riguarda il venerabile Bartolomeo Agricola (15601621) che stava celebrando la Messa nella Cappella dell'Udienza, a Trani, per l'anima di D.Giovanni morto a Napoli. Vi assistevano Donna Zenobia e altri di casa. Al memento dei morti il Venerabile scoppiò in un pianto dirotto della durata di un quarto d'ora. La cosa non sfuggì a nessuno. Finita la Messa, Donna Zenobia gli chiese in disparte il motivo di quel pianto e Bartolomeo Agricola le confidò che aveva visto D.Giovanni che, dal fondo del Purgatorio, lo aveva chiamato dicendogli: "Padre, Padre, aiutami!". Intenerito per questo, aveva pianto così lungamente. Il mattino dopo celebrò nella stessa cappella una seconda Messa per l'anima di D.Giovanni. Dopo disse in segreto a Donna Zenobia vide l'anima di D.Giovanni sollevata come fosse stata sopra una loggia e che pativa pochissimo. Il mattino dopo celebrò ancora una terza Messa, finita la quale confidò a Donna Zenobia di aver visto l'anima di D.Giovanni andare in Paradiso tutto bianco vestito, con grande gioia nel cuore.

Anime che chiedono aiuto
La ragione per cui le anime purganti chiedono aiuti e suffragi è perché non possono più meritare per sé. Dice santa Caterina da Genova (14471510): "Se le anime del Purgatorio potessero purgarsi per contrizione, in un istante pagherebbero tutto il loro debito; tanto affòcato impeto di contrizione verrebbe loro; e questo per il chiaro lume che hanno dell'importanza di quell'impedimento, il quale non le lascia congiungere con il loro fine e Amore Dio".
Un giorno del luglio 1941, dopo la Santa Comunione, Edvige Carboni (18801952) si sentì toccare la spalla e una voce triste le disse: "Sono morta da poche ore sotto le macerie. soffro nel Purgatorio; mi sembra un secolo! Dio è severo, Dio è giusto, Dio punisce! Prega per me e fa' pregare... (...) Pregate, pregate, liberatemi da tante pene".
A suor Maria Giuseppa Menendez (18901923) si presentarono tante anime di defunti a chiederle preghiere, sacrifici, suffragi per ottenere la liberazione. "Sono qui le disse un'anima per l'infinita bontà di Dio, perché un orgoglio eccessivo mi aveva portata sull'orlo dell'inferno. Tenevo sotto i piedi molte persone, ora mi precipiterei ai piedi dell'ultimo dei poveri! Abbi compassione di me, fa' degli atti di umiltà per riparare il mio orgoglio. Così potrai liberarmi da questo abisso".
Un'altra anima le confessò: "Ho passato sette anni in peccato mortale e sono stata tre anni ammalata. Ho sempre rifiutato di confessarmi. Mi ero preparato l'Inferno e ci sarei caduta se le tue sofferenze non mi avessero ottenuto la forza di rientrare in grazia. Sono ora in Purgatorio e ti supplico, poiché hai potuto salvarmi: liberami da questa prigione tanto triste!".
Numerosi sono nella vita di san Pio da Pietrelcina (18871968) le apparizioni di defunti che gli chiedevano di essere liberati attraverso la celebrazione della Messa o che lo ringraziavano per l'ottenuta liberazione. Un giorno, a tarda sera, quando ormai chiesa e convento erano chiusi, si sentirono voci all'ingresso del convento che dicevano: "Viva Padre Pio!" Qualcuno andò a controllare: tutte le porte erano sbarrate. Si cercò di controllare meglio: niente di niente. Il mistero fu svelato da Padre Pio stesso che, interrogato in merito dal superiore, rispose che erano soldati defunti venuti a ringraziarlo per aver ottenuto, grazie ai suoi suffragi, la liberazione dal Purgatorio.

1K