…SULLA CRISI DELLA CHIESA…IL PRIMATO DELLA VERITA’(Verita’ o interpretazione…il rapporto tra Verita’ ed obbedienza…)…UN’AUTENTICA CHIAMATA A RISCOPRIRE IL PRIMATO DELLA VERITÀ OGGETTIVA SU UN’INTERPRETAZIONE CHE SI FA ESSA STESSA FONTE DI VERITÀ…UNA SCELTA DI CAMPO NETTA E UN RITORNO AL PARADIGMA METAFISICO REALISTA(…Stefano Fontana non propone vie di mezzo o tentativi di “aprire” l’ermeneutica moderna alla metafisica, ritenendoli destinati al fallimento…ma la necessità di una scelta chiara tra due paradigmi di pensiero inconciliabili…)…“una scelta di campo netta…senza vie di mezzo…” aprirebbe un AMPIA e PROFONDA RIFLESSIONE…circa il tema del RAPPORTO tra VERITA’ ed OBBEDIENZA . Come dovrebbero agire i pastori e il gregge quando si trovano di fronte a menzogne o a mezze verita’? (che probabilmente fanno ancor più danni della chiara menzogna…).Si potrebbe aggiungere (anche) che le mezze verita’ sono introdotte gradualmente(nel tempo)… “Come si devono leggere le Sacre Scritture?”…

Stralci da:

1)
Rahner: la filosofia nel “Corso fondamentale sulla fede”. Il terzo incontro gratuito oggi online” con Stefano Fontana Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan

2) L’interpretazione che vuole diventare verità. I guai di questa pretesa nel nuovo libro di Fontana di Ester Maria Ledda Osservatorio Internazionale cardinale Van Thuan

3) La necessità di imparare a vivere. Riflessione sabatina” con Massimo Viglione Confederazione dei Triarii

4) “Come si devono leggere le Sacre Scritture?” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»

5) “Interpretare la Sacra Scrittura oggi” di Carlo Di Pietro blog di Radio Spada

[Stefano Fontana] nelle sue tre lezioni sul pensiero Rahneriano aveva così sintetizzato]<<[…]…Trasformazione della Verità in Interpretazione…

Tutta l’impostazione moderna (Hedeggerriana, Rahneriana ecc…) trasforma LA VERITA’ in INTERPRETAZIONE. Cioè LA VERITA’ IMPLICA L’ACCEDERE a QUALCOSA di NON STORICO(a qualcosa che non cambia)a qualcosa di METAFISICO, a dei FONDAMENTI che NON SONO SOGGETTI AL TEMPO.

Se questo NON E’ POSSIBILE NON C’E’ PIU’ VERITA’ ma SOLO INTERPRETAZIONI, perchè ciò che DISTINGUE LA VERITA’ dall’ INTERPRETAZIONE è che L’INTERPRETAZIONE CAMBIA. Perchè uno INTERPRETA in base alle SUE IDEE PRECONCETTE che gli DERIVANO dal CONTESTO ESISTENZIALE in cui VIVE.


Quindi c’è stato questo ENORME PASSAGGIO dalla VERITA’ all’ INTERPRETAZIONE e oggi IL CRISTIANESIMO è INTESO come una INTERPRETAZIONE

[Stefano Fontana] allacciandosi a quanto detto anticipa l’uscita di un suo nuovo libro(presso Fede e Cultura) che si intitola proprio così “Verità o Interpretazione”
(da “Rahner: la filosofia nel “Corso fondamentale sulla fede”. Il terzo incontro gratuito oggi online” con Stefano Fontana Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan)>>

[Sembra che anche nelle dichiarazioni ai più alti vertici dell’ attuale chiesa”…dobbiamo cambiare gli atteggiamenti prima ancora di pensare di cambiare ciò che la Chiesa dice su una determinata questione…“IL PRIMATO DELLA VERITÀ OGGETTIVA”( la dottrina cattolica…come lo stesso magistero…come La tradizione apostolica (sine scripto traditiones) e quindi il deposito della fede…)divenga SUBORDINATO al “processo in continua evoluzione…al work in Progress…alla STORIA e alla SUA EVOLUZIONE …all’adeguamento alla mentalità/moda del momento di un dato periodo storico…”]<<[…]Stefano Fontana, direttore dell’Osservatorio Card. Van Thuân, offre una DISAMINA RADICALE E SENZA COMPROMESSI DI QUELLA CHE CONSIDERA UNA DELLE PRINCIPALI CAUSE DELLA CRISI DEL PENSIERO CATTOLICO CONTEMPORANEO: l’adozione acritica del paradigma ermeneutico moderno.

Il libro si configura come UN’AUTENTICA CHIAMATA A RISCOPRIRE IL PRIMATO DELLA VERITÀ OGGETTIVA SU UN’INTERPRETAZIONE CHE SI FA ESSA STESSA FONTE DI VERITÀ, un processo che, secondo l’autore, ha effetti destabilizzanti sulla teologia cattolica[…]La Tradizione non è più vista come la trasmissione fedele di un deposito della fede immutabile, ma come un processo in continua evoluzione. Di conseguenza, I DOGMI PERDONO IL LORO CARATTERE DI VERITÀ DEFINITIVE E DIVENTANO “FORMULAZIONI STORICHE”, SOGGETTE A REINTERPRETAZIONE E PERSINO A CAMBIAMENTO IN BASE ALLE NUOVE SITUAZIONI[…]
(da L’interpretazione che vuole diventare verità. I guai di questa pretesa nel nuovo libro di Fontana di Ester Maria Ledda Osservatorio Internazionale cardinale Van Thuan)>>

[Si
potrebbe quindi ipotizzare(come diversi già fanno) che alle Forze oscure che dominano il mondo (dopo aver corrotto il clero…) rimanga l’ultimo (e sicuramente il più importante ed essenziale) tassello per portare a termine la LORO MISSIONE…Ovvero (tramite il clero stesso) scardinare quella che è LA VERITA’ RIVELATA e quindi i suoi DOGMI… eccetera…eccetera…così da rendere la chiesa al servizio dell’ “EVOLUZIONE STORICA”?

Ovvero una chiesa immanente che mantiene di “cattolico” solo il brand (ad uso e consumo per l’immaginario collettivo) e le cui leggi verrebbero dettate (rivelate) attraverso “l’evoluzione storica”(ossia da quelle
forze oscure che dominano il mondo attraverso il loro potere,la grande finanza, ecc…?]
E quindi:]<<[…]il rimedio è UNA SCELTA DI CAMPO NETTA E UN RITORNO AL PARADIGMA METAFISICO REALISTA…senza una solida base metafisica, ogni discorso teologico o morale è destinato a diventare storicistico. è la metafisica che permette di pensare a VERITÀ STABILI, A UNA NATURA UMANA E A UNA LEGGE MORALE UNIVERSALE…Stefano Fontana si rivolge a chiunque avverta il pericolo di uno svuotamento del contenuto oggettivo della fede cattolica, INDICANDO NON UNA VIA DI MEDIAZIONE, MA LA NECESSITÀ DI UNA SCELTA CHIARA TRA DUE PARADIGMI DI PENSIERO INCONCILIABILI…

Di fronte a questa deriva relativistica, Stefano Fontana non propone vie di mezzo o tentativi di “aprire” l’ermeneutica moderna alla metafisica, ritenendoli destinati al fallimento. IL RIMEDIO È UNA SCELTA DI CAMPO NETTA E UN RITORNO AL PARADIGMA METAFISICO REALISTA. Questo implica:

Affermare il primato della conoscenza sull’interpretazione: Bisogna recuperare la convinzione che la ragione umana può conoscere la realtà così com’è. La conoscenza precede l’interpretazione; prima si conosce la realtà e poi ci si interroga sul suo senso, non viceversa.

Tornare al primato dell’essere sulla coscienza: La realtà e l’essere vengono prima della nostra coscienza e del nostro pensiero. L’ermeneutica moderna, come tutta la filosofia moderna, inverte questo ordine, partendo dal soggetto e dalla sua prospettiva.

Restaurare la metafisica come fondamento: senza una solida base metafisica, ogni discorso teologico o morale è destinato a diventare storicistico. è la metafisica che permette di pensare a verità stabili, a una natura umana e a una legge morale universale.

Distinguere tra rivoluzione e sviluppo omogeneo: Fontana insiste sulla necessità di distinguere un legittimo approfondimento della dottrina (sviluppo omogeneo) da un suo rovesciamento (rivoluzione). L’ermeneutica moderna, mascherandosi da sviluppo, opera in realtà una rivoluzione.

In conclusione, Verità o interpretazione è un’opera densa e combattiva, che identifica le radici filosofiche di molte delle attuali tensioni ecclesiali e teologiche.


STEFANO FONTANA SI RIVOLGE A CHIUNQUE AVVERTA IL PERICOLO DI UNO SVUOTAMENTO DEL CONTENUTO OGGETTIVO DELLA FEDE CATTOLICA, INDICANDO NON UNA VIA DI MEDIAZIONE, MA LA NECESSITÀ DI UNA SCELTA CHIARA TRA DUE PARADIGMI DI PENSIERO INCONCILIABILI.(da L’interpretazione che vuole diventare verità. I guai di questa pretesa nel nuovo libro di Fontana di Ester Maria Ledda Osservatorio Internazionale cardinale Van Thuan)>>

[E in seguito ad “UNA SCELTA DI CAMPO NETTA…SENZA VIE DI MEZZO…” si potrebbe aprire(…) un AMPIA e PROFONDA RIFLESSIONE…circa il tema del RAPPORTO tra VERITA’ ed OBBEDIENZA.Come dovrebbero agire i pastori e il gregge quando si trovano di fronte a menzogne o a mezze verita’? (che probabilmente fanno ancor più danni della chiara menzogna…).Si potrebbe aggiungere (anche) che le mezze verita’ sono introdotte gradualmente(nel tempo) usando il principio della rana bollita e della finestra di Overton …

Come anche<< “
a livello culturale, politico e sociale occorre una giusta e corretta preparazione e formazione continua…e non in un solo campo…non basta informarsi, occorre capire…nello spirito di Verita’…ma occorre anche una vita spirituale sana…che serve ad imparare a vivere…ma (anche) a capire...fare il bene del prossimo è dire la Verità…la prima carità al giorno d’oggi è dire la Verità…è difenderla…dire la Verità è carità…chi rinuncia a dire la Verità in realtà fà il male…ci sono le persone che la pensano come noi ma che (in realtà) combattono la Verità, fanno finta di difenderla con pretesti (tipo l’obbedienza) e ingannano le persone. Queste sono le persone più temibili…è successo anche nel mondo della tradizione…stà a voi decidere chi seguire…chi segue la verità è un anima eletta…le masse seguono il pifferaio ma ci sono anche tra le masse chi soffre perchè (gli piace seguire il pifferaio) però capiscono che la Verità stà da un altra parte.Per queste anime arrivano gli ingannatori di seconda e terza generazione che dicono (il pifferaio è cattivo) ma non puoi seguire nemmeno chi dice la Verità tutta intera.Quelli che fanno questo sono i peggiori in assoluto[dice Massimo Viglione]…siamo al si salvi chi può, nella società e nella chiesa…bisogna schierarsi… >>(da “La necessità di imparare a vivere. Riflessione sabatina” con Massimo Viglione Confederazione dei Triarii)]

…COME SI DEVONO LEGGERE LE SACRE SCRITTURE?…

…ogni singolo sacerdote si è preso la libertà di leggere e intendere la Bibbia in maniera estemporanea e soggettiva, e di spiegarla ai fedeli sulla base della propria sensibilità e della propria "ispirazione”…


I cattolici, a differenza dei protestanti, non credono al principio della libera interpretazione delle Sacre Scritture; non pensano che chiunque può prendere la Bibbia e leggerla alla sua maniera: ma tengono per certo che la giusta interpretazione della Scrittura è quella fornita dalla Chiesa, per cui, in tutti i casi dubbi, si rimettono ad essa con fiducia e devozione, ben sapendo che ogni singola proposizione del Magistero al riguardo è il frutto di secoli e secoli d’insegnamento nel solco della Tradizione, dei Padri e dei Dottori della Chiesa stessa.

Sembrerebbe un concetto molto semplice; tuttavia è sorto un problema. Da quando un cripto-protestantesimo si è insinuato nei seminari e nelle Facoltà teologiche, sulla scia dello "spirito del Concilio" (uno "spirito" che non ha nulla a che fare con lo Spirito Santo), la Chiesa ha cessato d’insegnare le verità di fede, e dunque anche l’interpretazione delle Scritture, con una voce sola.

Di fatto, ogni singolo sacerdote si è preso la libertà di leggere e intendere la Bibbia in maniera estemporanea e soggettiva, e di spiegarla ai fedeli sulla base della propria sensibilità e della propria "ispirazione", a ciò spronato dai suoi professori fin da quando studiava in vista della consacrazione.I quali professori, a loro volta, sono stati spinti ad adottare una simile prospettiva ultraliberale, per non dire modernista, dai teologi più quotati e più rumorosi (che non sono mai i migliori): quelli che, gonfi di orgoglio intellettuale, "dettano la linea", e sia pure la linea di non avere alcuna linea[…](da “Come si devono leggere le Sacre Scritture?” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio») <<Questo breve studio è il seguito di «CHE COS’È LA SACRA BIBBIA E COME GIUNGE FINO A NOI?», dove si spiegano rapidamente: Canone; Ispirazione; Inerranza; Senso; Lingua; Ecc… Oggi ho pensato di illustrare come si arriva alla corretta interpretazione della Scrittura, contro le derive del pensiero moderno che, come magma sterminatore, dominano anche all’interno della Chiesa cattolica. San Pio X in Pascendi Dominci gregis, contro il Modernismo, dice: «il pericolo si appiatta quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei [della Chiesa, NdA], con rovina tanto più certa, quanto essi la conoscono più addentro».

La Chiesa comanda di leggere la Scrittura attraverso la sapienza del Magistero[1], questo per evitare derive dottrinali e morali nel biasimevole stile protestante (Sola Scriptura)[…]

[…]Senza la Chiesa docente è impossibile riuscire a «decifrare» l’ispirazione e quindi anche a comprendere rettamente la Scrittura, tanto che Sant’Agostino scrive ai Manichei: «Non crederei al Vangelo se non mi ci inducesse l’autorità della Chiesa cattolica»[5]; ai Donatisti ricorda «l’universalità» e «l’antichità» della «Tradizione apostolica»[6]; ai Pelagiani dice chiaramente che «deve ritenersi per vero ciò che la Tradizione ha tramandato»[7], poiché i Padri «hanno insegnato alla Chiesa ciò che hanno imparato nella Chiesa»[8], visto che fuori dalla Chiesa non si imparano le cose sante.

Contro gli oppositori, si può presentare anche l’inoppugnabile verità storica. Difatti, basta guardasi intorno per capire che oggi ogni fedele «[…] modernista sostiene e quasi compendia in sé molteplici personaggi: quelli cioè di filosofo, di credente, di teologo, di storico, di critico, di apologista, di riformatore […]»[9].[…]

[…]Tutto nasce dall’astuto equivoco modernista sulla «crescita nell’intelligenza della fede» dove si legge: «Grazie all’assistenza dello Spirito Santo, l’intelligenza tanto delle realtà quanto delle parole del Deposito della fede può progredire nella vita della Chiesa: “Con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro”[11] in particolare “la ricerca teologica […] prosegue nella conoscenza profonda della verità rivelata”[12]»[13]. Ecco che la fede diventa un’esperienza spesso soggettiva, oggi talvolta pseudo “mistica”, alla luce di un presunto ed indeterminato spirito che, invece di creare unità, separa in milioni di false dottrine[14]. La storia ne è testimone![…]

[…]Quanto viene esposto nelle Encicliche dei Sommi Pontefici circa il carattere e la costituzione della Chiesa, viene da certuni, di proposito e abitualmente, trascurato con lo scopo di far prevalere un concetto vago che essi dicono preso dagli antichi Padri, specialmente greci. I Pontefici infatti – essi vanno dicendo – non intendono dare un giudizio sulle questioni che sono oggetto di disputa tra i teologi; è quindi necessario ritornare alle fonti primitive, e con gli scritti degli antichi si devono spiegare le costituzioni e i decreti del Magistero. Queste affermazioni vengono fatte forse con eleganza di stile; però esse non mancano di falsità. Infatti è vero che generalmente i Pontefici lasciano liberi i teologi in quelle questioni che, in vario senso, sono soggette a discussioni fra i dotti di miglior fama; però la storia insegna che parecchie questioni, che prima erano oggetto di libera disputa, in seguito non potevano più essere discusse»[15]. Difatti la Chiesa deplora ed anatematizza sin dalle origini quelle esperienze soggettive alla luce di indeterminate dottrine, come mirabilmente spiega la Provvidentissimus Deus di Leone XIII[16].

Veniamo al dunque. La maggior parte delle pestilenze dottrinali (con annesse immoralità) contemporanee viene alla luce, come è stato dimostrato, dalle false e fantasiose interpretazioni della Scrittura, soprattutto alla luce di vaghe e presunte «origini cristiane». Ecco perché la Traditi Humiliati[17] di Pio VII condanna le nuove traduzioni della Bibbia diffuse senza l’imprimatur, la Qui Pluribus[18] di Pio IX condanna le società bibliche, la Quanta Cura[19] di Pio IX condanna la libertà di coscienza e di culto e nuovamente le società bibliche, la Nobilissima Gallorum[20] di Leone XIII condanna i sacerdoti che vanno a ruota libera, la Pascendi Dominici gregis[21] di san Pio X condanna «quanto sa di modernismo, di presbiterianismo, di laicismo», ecc… Fino ad arrivare ai monumenti di Magistero che pongono una lapide sul Modernismo, sulle sette laiche, sulle società bibliche e sulla Nouvelle Theologie: la Mystici Corporis Christi[22] e la Humani generis[23] di Pio XII.

La Chiesa fondata da Gesù Cristo comanda che si ricorra alla tradizione dei Padri per tramandare fede e costume e per interpretare la Scrittura. Sto parlando del «principio di convergenza dei Padri». Anatematizza (giudicando e condannando) ogni altra tendenza o soggetto sovversivo diffamatore di Dio, per usare le parole di Gregorio IX[…]

[…]Oggi la maggior parte delle Bibbie approvate dalle varie «Conferenze episcopali» sono prossime a quelle delle società bibliche di dannata memoria, come ho documentato in parte qui. Un tempo certi testi venivano regalati per far proseliti eretici, oggi se li fanno anche pagare. Nello stesso studio consiglio i testi della Chiesa cattolica da usare per salvare fede e morale.[…]
(da “Interpretare la Sacra Scrittura oggi” di Carlo Di Pietro blog di Radio Spada)>>

[…]Tale nuovo indirizzo della teologia conciliare e post-conciliare è stato affiancato e sostenuto da quello dei biblisti e in genere di tutti gli esperti delle cosiddette scienze bibliche, dai linguisti agli archeologi, i quali, a partire dalla stessa epoca della "svolta antropologica", e non certo casualmente rispetto ad essa, si sono messi in capo di esser detentori d’un sapere che, essendo qualificato scientifico in base ai criteri della scienza moderna (materialista, riduzionista, meccanicista)[…]

[…]Questa deriva dei teologi e dei biblisti, che ha portato, guarda caso, a riabilitare una dopo l’altra tutte le eresie già solennemente condannate dalla Chiesa, e ad autocensurare tutta una serie di verità fondamentali della fede, prime fra tutte la divinità di Cristo, la certezza della sua Resurrezione e della Sua Presenza Reale nel Sacrificio della Messa — poteva e doveva essere arginata e corretta da chi ha il compito di vigilare sull’autentica dottrina (pasci le mie pecorelle, disse Gesù Cristo a san Pietro, nell’atto di affidargli la guida della Chiesa da Lui fondata), ma così non è stato; anzi di fatto la Congregazione per la Dottrina della Fede, ex Santa Inquisizione, ha smesso di funzionare e di svolgere il suo compito, troppo impegnata com’era a genuflettersi, scusarsi e fare mea culpa per le sue crudeltà passate

…come si devono leggere le Scritture? Come le deve leggere il semplice fedele, non meno del teologo o del biblista plurilaureato? Una volta si poteva dire: così come insegnato dalla Chiesa. Ma oggi tale principio non è più valido, per le ragioni che abbiamo detto…

[…]Sorge perciò la domanda per gli spiriti buoni che non accettano una tale deriva ereticale e apostatica e vorrebbero ritrovare la bussola in tanta diabolica confusione: come si devono leggere le Scritture? Come le deve leggere il semplice fedele, non meno del teologo o del biblista plurilaureato? Una volta si poteva dire: così come insegnato dalla Chiesa. Ma oggi tale principio non è più valido, per le ragioni che abbiamo detto. Perfino le traduzioni delle Scritture sono state pensate e realizzate con infernale malizia, per modificarne il senso e fare in modo che il cattolico perda quei punti fermi che per secoli e secoli hanno sostenuto la fede dei credenti, quelle certezze che li hanno aiutati a vivere e ad affrontare le difficoltà della vita, e infine ad affrontare il passaggio della morte con vero spirito cristiano[…]

[…]Pertanto, la prima cosa da fare, oltre a procurarsi una buona Bibbia, tradotta e stampata prima del Concilio e perciò immune dalle alterazioni e dalle sottili falsificazioni moderniste, è ritrovare il giusto spirito per capire il vero senso delle Sacre Scritture.
Vero significato che si sottrae alla mente orgogliosa e allo spirito di superbia, perché Dio Padre ha nascosto la Verità ai sapienti e agli intelligenti e si è compiaciuto di rivelarla ai piccoli e ai semplici (cfr. Mt 11,25). I veri teologi, i buoni teologi del passato (e i pochi del tempo presente, come Antonio Livi e Cornelio Fabro, che purtroppo ci hanno già lasciati) lo hanno sempre saputo; i Padri e i Dottori della Chiesa lo hanno sempre raccomandato.

Ecco, per esempio, cosa scrive al riguardo sant’Agostino in due capitoli del libro XII delle Confessioni[…]

”[…]XXV. Nessuno venga a turbarmi, dicendo: «Mosè non intendeva dire quello che dici tu, ma quello che dico io». Perché, se mi domandasse: «Come puoi sapere se il pensiero di Mosè sia quello che tu hai esposto?», dovrei starmene quieto: forse ripeterei quanto dissi sopra, forse anche più ampiamente, se si trattasse di un avversario un poco ostinato. Ma quando mi afferma: «Non la intendeva come dici tu, ma come dico io», e nello stesso tempo non nega che le nostre comuni affermazioni sono vere, o mio Dio, o vita dei poveri, in cui non esiste contraddizione, versa tu mitezza nel mio cuore, sicché io sopporti con pazienza simili oppositori: essi non parlano in tal modo perché, dotati di spirito profetico, hanno letto nella mente del tuo servo quello che sostengono, ma perché sono pieni di superbia, ignorano il pensiero di Mosè ed amano il proprio, non perché esso sia vero, ma perché è il loro. Altrimenti amerebbero qualsiasi altra sentenza, se vera, come io amo quello che essi affermano quando corrisponde a verità: e non perché è un’idea loro, ma per intrinseca verità; del resto basta il fatto che sia vera perché non sia più loro esclusivamente. Insomma, se l’amano perché è vera, essa è tanto loro quanto mia; anzi appartiene a tutti quelli che amano la verità. Ma non posso tollerare, non ammetto la loro pretesa che Mosè abbia pensato a modo loro e non come dico io; fosse anche così, codesta loro presunzione non è effetto di scienza, di sfacciataggine; non nata da intuizione, ma da albagia.

Terribili, o Signore, sono i tuoi giudizi; poiché la tua verità non appartiene a me o ad un altro qualsiasi; ma è di tutti quelli che tu chiami a fruirne apertamente; e Tu ci ammonisci gravemente a non considerarla nostri bene privato se non vogliamo esserne privati. In realtà, chiunque si rivendica come suo bene esclusivo quello che tu concedi in godimento a tutti, viene risospinto dal bene comune a tutti al suo proprio, cioè dalla verità alla menzogna: poiché «chi parla falso, parla del suo» [cfr. Gv 8,44][…]”

[…]
Quanto sono vere e quanto sono di attualità queste riflessioni del grande santo e vescovo d’Ippona! Da autentico pastore di anime, egli aveva ben chiaro la regola numero uno che deve osservare il buon interprete delle Scritture, simile in tutto a quella del medico della Scuola salernitana: Primum non nocere. E come si fa a non recare danno e scandalo alle anime, quando si insegna il senso profondo delle Scritture? Si depone ogni orgoglio umano, ogni pretesa di superiorità intellettuale: ci si fa piccoli davanti a Dio e si chiede a Lui la grazia di rendree fedelmente la Sua parola ai fratelli(da “Come si devono leggere le Sacre Scritture?” di Francesco Lamendola blog Unione Apostolica «Fides et Ratio»)
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