Egregio sig. Direttore,
Non sono un suo affezionato lettore, anche se leggo di tanto in tanto il suo giornale che, giustamente, si ritiene ancora di essere di ispirazione cattolica. Proprio per questo motivo e perché cattolico penso di esserlo anch’io non posso nascondere la mia perplessità sul fatto che su l' Avvenire di questi giorni non sia comparsa nemmeno una riga sulla trasmissione “Stato civile” in onda su Rai Tre, trasmissione chiaramente a favore delle unioni omosessuali e dell’omogenitorialità. Forse una svista? O forse un silenzio compiacente? Non penso di sbagliarmi a pensare la seconda ipotesi, visti i complimenti che lei ha fatto alla ministra Fedeli per la “lineare chiarezza” con cui è riuscita a convincerla del fatto che il gender non esiste e che il suo impegno è soltanto quello di assicurare l’uguaglianza tra uomini e donne. Ma è’ proprio qui che casca l’asino caro direttore. Perché se le parole hanno ancora un significato allora come si può arrivare a confondere il concetto di “uguaglianza” con quello di “pari dignità” o “parità tra uomo e donna”? Non c’è uguaglianza tra uomo e donna. Non può esserci perché l’uomo e la donna sono diversi. Questa diversità che ha consentito la conservazione della specie fino ad oggi è proprio quello che gli ideologi del gender vogliono sostituire con l’indifferentismo secondo il quale “tutto è uguale per tutti”. Se così non fosse mi chiedo come mai la Fedeli non ritira il ddl 1660 che nell’articolo 1, comma 2 parla chiaramente di «promozione di cambiamenti nei modelli comportamentali al fine di eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza»? Quello che si è visto per cinque sere di fila su Rai Tre, altro non è, purtroppo, che l’ennesimo tentativo di introdurre una visione distorta della sessualità e dell’amore. Cinque puntate a convincerci che l’omosessualità, con tanto di confetti e fedi nuziali “è normale”. Cinque serate che, su Avvenire, sono passate sotto “silenzio”. Silvano.P