Segnata dalla malattia e anche dall’età, Ildegarda di Bingen (leggi profilo biografico), descritta minuta e sottile, dagli occhi severi e buoni, parlava, nei suoi discorsi, soprattutto della negligenza degli ecclesiastici e molti di loro non solo prestavano attenzione alle sue affermazioni, ma raccoglievano con benevolenza i materni richiami. Il suo parlare della Chiesa era tutt’altro che confortante: denunciava continuamente i mali in essa presenti e il suo dire era di tuono. Soffriva per la Chiesa e offriva le sue sofferenze per suo amore. Leggiamo nella lettera che scrisse dopo il suo ultimo viaggio (1161-1163) al decano Werner della confraternita di Kirchheim (1):
Nel 1170 dopo l'incarnazione del Signore, mentre giacevo sul letto della malattia da lungo tempo, desta nel corpo e nello spirito, vidi la figura di una bellissima donna. Squisitamente leggiadra, attraente per la sua amorevolezza, possedeva una tale bellezza che l’umano intelletto non può afferrare. La sua figura si elevava dalla terra al cielo. Il suo viso luccicava di sommo splendore. Con gli occhi fissava l’interno del cielo. Era vestita con un abito luminoso di seta bianca e un mantello ornato con pietre preziose - smeraldi e zaffiri - con perle e perline. Ai piedi aveva calzari di onice. Ma il suo viso era cosparso di polvere, la sua veste lacerata sul lato destro. Anche il mantello aveva perso la sua pregiata bellezza. E i calzari erano sporchi in superficie. Con voce orte e addolorata gridava verso il cielo e diceva: «Tendi l’orecchio, o cielo, il mio volto è macchiato! Sii in lutto, o terra, la mia veste è lacerata! Trema, o abisso, i miei calzari sono insudiciati! Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo il loro nido, ma io non ho alcun aiuto e conforto, né vincastro cui appoggiarmi e che mi sorregga».
E ancora diceva: «Sono stata nascosta nel cuore del Padre fino al momento in cui il Figlio dell’uomo, concepito e nato da Vergine, ha versato il suo sangue. Con questo sangue, sua dote, mi ha preso in sposa perché io generassi nuovamente dall'acqua e dallo spirito (con il battesimo) coloro che sono stati contaminati dal veleno del serpente. I miei assistenti, i sacerdoti, che dovrebbero fare in modo che il mio volto splenda come l’amore, che la mia veste sia luminosa come il lampo, che il mio mantello brilli come le pietre preziose e che i miei calzari luccichino chiari, hanno gettato il mio viso nella polvere, lacerato la mia veste, oscurato il mio mantello e annerito i miei calzari. Coloro che avrebbero dovuto abbellirmi tutta, mi hanno infedelmente abbandonata. Imbrattano il mio volto quando, affetti dall'impurità dei loro smodati costumi, dallo sporco fetidume della prostituzione e dell’adulterio, dalla irruente avidità della peggior specie nella compravendita di ogni possibile cosa sconveniente, celebrano il mistero e ricevono il corpo e il sangue di mio Figlio. E così lo insudiciano, come se un bambino venisse posto in mezzo agli escrementi dei maiali. Le stimmate del mio Sposo (Cristo) restano aperte finché sono aperte le ferite dei peccati degli uomini. Proprio il fatto che le ferite di Cristo restino aperte è da imputare agli ecclesiastici. Essi, che dovrebbero rendermi pura e splendente e che dovrebbero servirmi nella purezza, cambiano una chiesa dopo l’altra per smodata avidità (acquistando posizioni migliori). Poi lacerano le mie vesti in quanto trasgressori della legge, del Vangelo e del loro dovere sacerdotale. E sottraggono splendore al mio mantello poiché in ogni cosa trascurano i precetti loro imposti. Non li adempiono, né nell'intenzione né nell’esecuzione - con la temperanza dello smeraldo -, né con altre opere buone e giuste, dunque Dio non viene magnificato né con questa né con altre pietre preziose. Insudiciano i miei calzari in superficie perché non rispettano i sentieri diritti, vale a dire duri e scabrosi, della giustizia e non sono di buon esempio neppure per i loro inferiori. Tuttavia, sotto ai miei calzari - in certo qual modo dal mio mistero - trovo in taluni lo splendore della verità».
E udii una voce dal cielo che diceva: « Questa immagine raffigura la Chiesa. Or dunque tu, creatura umana, che vedi e ascolti questi lamenti, annuncialo agli ecclesiastici che sono ordinati per guidare e ammaestrare il popolo di Dio e ai quali vien detto, come agli apostoli: Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura! Infatti, quando Dio creò l’uomo, racchiuse in lui l’intera creazione, come si racchiudono il tempo e i giorni di un anno intero su un piccolo pezzo di pergamena».
Un’altra volta io, donna misera, vidi una spada sguainata sospesa in aria. Una lama era rivolta verso il cielo, l’altra verso la terra. Tale spada era stesa sopra gli uomini spirituali, di cui un tempo il profeta aveva preannunciato, gridando con gran meraviglia: «Chi sono costoro che volano come nubi e come colombe verso la loro rovina?». Queste persone infatti sono elevate da terra perché prescelte tra tutto il popolo. Esse dovrebbero vivere in santità e comportarsi e agire con la semplicità delle colombe. E vidi che la spada distruggeva alcune dimore di questi ecclesiastici come, un tempo, dopo la morte del Signore, era stata distrutta Gerusalemme. Ma vidi anche che in questa tribolazione Dio serbò per sé molti uomini timorati, sacerdoti puri e semplici, come rispose al profeta Elia dicendo che voleva risparmiare settemila uomini in Israele che non avessero piegato le loro ginocchia davanti al Dio di Baal. Possa ora invece riversarsi su di voi il fuoco inestinguibile dello Spirito Santo affinché voi scegliate la parte migliore.
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Molto complessa era la vita dei vescovi-principi, divisi fra il potere e lo spirito, il servizio al re o imperatore e il servizio a Dio. Le loro divise coscienze anelavano all’ascolto della profetica voce della «santa madre» come veniva chiamata, alla quale l’arcivescovo Hillin supplicò, in qualità di «peccatore», di avere da lei alcune gocce delle sue parole quale conforto spirituale per la sua anima. E madre Ildegarda non si lasciava attendere:
Così risuona la sapienza e dice: questo è il tempo tiepido delle donnicciole. Ahimè, ahimè, il tempo presente non è né caldo né freddo, ma tiepido. Ma ora ascolta, o pastore: la giustizia divina ti tiene saldo perché la grazia di Dio non è penetrata in te invano. Tuttavia quando intraprendi una buona opera, ti stanchi velocemente. Anche quando, convocato alla messa festiva, conduci la preghiera, sei presto stanco (cioè i pensieri terreni lo accompagnavano anche durante la messa). A te è assegnata la torre (nella tua diocesi). Proteggi la torre e fa’ sì che l’intera città non venga rovinata e distrutta. Dunque vigila, tieni la disciplina con scettro di ferro e istruisci. Ungi le ferite di chi si è affidato a te.
Nei confronti del vescovo di Costanza, Hermann, ella utilizza un linguaggio tagliente per ricondurlo sulla retta via, non ha nessun riguardo per colui che sta sbagliando.
Per il bene di quest’anima non c’è comprensione alcuna, ma soltanto un grido di sollecita conversione per essere salvato dalla dannazione eterna e perché possa guidare altri alla salvezza:
Così parla la retta Luce: O uomo, accusa il tuo cuore, che trasgredisce il consiglio dei venerandi prelati non contaminati dallo spirito avverso della vanità. O uomo, che idea hai di te stesso, tanto da non vergognarti di compiacerti in ciò che fai e di vagare così nelle tenebre? Molti operai (nell’edifìcio della Chiesa) vengono a te e cercano la via stretta e sottile. Ma tu - conformemente alla disposizione del tuo cuore - parli con magniloquente presunzione e susciti indignazione nei loro cuori. Volgiti dunque dalle tenebre alla retta via e illumina lo spirito del tuo cuore perché il Padre di ogni cosa non si rivolga a te dicendo: «Tu, pazzo, perché sali su di un sostegno che non ti sei costruito? ». Poiché il giorno getterà nell’oscurità quell’uomo la cui opera non percorre la retta via. Da questo guardati! Alzati in fretta e vai per la strada diritta prima che per te tramonti il sole e i tuoi giorni giungano alla fine.
Tratto da
Cristina Siccardi, Ildegarda di Bingen. Mistica e scienziata, Paoline, Milano 2012, pp. 181-183; 186-187.