Che cos'è il Purgatorio?
Che cos'è il PurgatorioLa parola "purgatorio"(da "purgare", "purificare") non è un termine biblico: fu coniato da una delle correnti teologiche latine per designare la fase di purificazione delle anime dei trapassati, perché nulla di impuro può essere ammesso alla presenza di Dio (cfr.Apoc 21,2227; 1 Cor 3,1315).
Il Purgatorio è qualcosa che appartiene all'aldilà, diverso non solo dal Paradiso ma anche dall'Inferno. Vediamo in che senso.
Siamo nell'aldilà
Scrive Piolanti nel suo La comunione dei santi e la vita eterna. "Secondo la fede cattolica il Purgatorio è lo stato ultraterreno, che durerà fino al giorno del giudizio, ove le anime di coloro che sono morti in grazia ma con imperfezioni e pene temporali da scontare per i peccati gravi perdonati, espiano e si purifìcano prima di salire in Paradiso". Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, al n.20, dice che il Purgatorio è: "Lo stato di quanti muoiono nell'amicizia di Dio, ma, benché sicuri della loro salvezza eterna, hanno ancora bisogno di purificazione, per entrare nella beatitudine celeste". Cioè le anime si "purgano" venendo purificate da tutto ciò che impedisce loro di avere la visione beatifica di Dio e di godere l'eterna felicità. L'espiazione, la riparazione serve a riportare l'anima allo stato in cui fu creata da Dio: bella e perfetta. In pratica, nel Purgatorio le anime riparano i guasti, i disordini causati dai loro comportamenti peccaminosi sulla terra.
Si parla di "stato", cioè di una condizione di vita inerente allo stesso interessato. Ciò significa che la purificazione può farsi ovunque, non dipendendo necessariamente da un luogo. Papa Giovanni Paolo II, in un discorso fatto nell'agosto 1999, disse che il Purgatorio "non indica un luogo, ma una condizione di vita. Coloro che dopo la morte vivono in uno stato di purificazione, sono già nell'amore di Dio, il quale li solleva dai residui dell'imperfézione". E tuttavia, anche se si parla di "stato", nulla vieta che possa essere anche un "luogo" (luogo tra virgolette) dove si purificherebbero normalmente coloro che ne hanno bisogno. Si vedrà dagli episodi che apporteremo che tanti di questi parlano del Purgatorio come un "luogo determinato" o, per lo meno, lo si deduce con molta probabilità.
Nel Purgatorio si espia e si ripara
Nel Purgatorio si espia. Ma chiediamoci cos'è l'espiazione? Nel Purgatorio sono centrali l'espiazione e la riparazione. San Pier Damiani dice: "Non ti illudere se per un peccato grave commesso ti venga imposta una penitenza leggera da uno che non sappia o che nasconda tale gravità; perché dovrai completare nel fuoco purificatore ciò che avrai tralasciato di qua. Lasciato quindi il mondo, e acquistato un nuovo modo di vita, entra nella terza regione, che è la regione dell'espiazione. Ivi il Padre buono prova i figli macchiati di ruggine, come si prova l'argento, e li conduce attraverso il fuoco e l'acqua, onde portarli al riposo... Quelli che hanno peccato mortalmente, ma si sono pentiti in fin di vita senza far penitenza, non essendo degni di entrare subito nella gloria, né meritando di bruciare eternamente, devono andare in questo luogo di purificazione, dove sono tormentati, ma non per la loro inutile stoltezza, ma perché, così provati, siano portati nel Regno".
L'espiazione, dunque, serve a liberare l'anima dalla ruggine del peccato, che le impedisce di unirsi a Dio. Scrive santa Caterina da Genova: "L'impedimento è la ruggine del peccato: il fuoco (dell'Amore divino) va consumando la ruggine e così l'anima si apre sempre più all'influsso di Dio. è come un oggetto coperto davanti al sole, che non può ricevere i suoi raggi, non per una imperfezione del sole che splende di continuo ma a causa della sua copertura. quando si elimina questa copertura, l'oggetto si apre al sole, la sua capacità di rifletterne (i raggi) aumenta quanto più si va assottigliando ciò che lo copre. Allo stesso modo la ruggine del peccato, che ricopre le anime nel Purgatorio, si va consumando per il fuoco (dell'amore Divino) e quanto più si distrugge tanto più cresce la corrispondenza col vero sole che è Dio. Perciò quanto più diminuisce la ruggine, tanto più cresce la gioia e l'anima si apre all'influsso divino; così questa cresce e l'altra diminuisce finché non sia tutto compiuto. Non che venga meno la pena, va solo diminuendo il tempo di stare in quella pena „.
è una purificazione che, in definitiva, viene da Dio stesso. Ancora santa Caterina da Genova: "Vedo anche procedere da quel Divino Amore verso l'anima alcuni raggi e vampe infuocate, così penetranti e potenti come se dovessero annientare non solo il corpo ma anche l'anima, se ciò fosse possibile. Questi raggi compiono due effetti nell'anima, cioè prima la purificano, poi l'annientano. Pensa all'oro che più lo fondi e più diventa puro e quanto più lo puoi fondere tanto più togli in esso ogni impurità: è il fuoco che produce questo effetto nelle cose materiali. Ora l'anima non può annullarsi in Dio ma soltanto in se stessa e quanto più viene purificata, tanto più si annienta in se stessa, ma resta in Dio purificata. Come l'oro puro a ventiquattro carati non si consuma ulteriormente, per quanto tu cerchi di aumentare la fiamma che a quel punto può bruciare soltanto residue imperfezioni, così il fuoco divino agisce nell'anima: Dio la tiene immersa nella fiamma che cancella ogni imperfezione finché raggiunga i ventiquattro carati, ciascuna anima secondo il suo grado".
Il reato di colpa e il reato di pena
In Purgatorio, dunque, le anime espiano, riparano e si purificano. Per comprendere meglio ciò, è necessario rifarsi al reato di colpa e al reato di pena.
Chi pecca, trasgredendo la legge di Dio, si carica di un reatocolpa, che però è assolto per perdono ricevuto o per pentimento. Ma, cancellato il reato di colpa, può sussistere il reato di pena, e cioè il debito della riparazione. Chi, per esempio, incendia la casa altrui, può essere perdonato, ma gli resta l'obbligo di riparare i danni. E cioè viene assolto dal reato di colpa, ma gli resta l'obbligo di ricostruire la casa (il reato di pena).
Al reato di colpa e al reato di pena accenna già san Cipriano (200258) dicendo che il reato di pena è da scontarsi se non si è fatta adeguata penitenza. Pena che, se non si è scontata sulla terra, richiede un'espiazione dopo la morte. "Un conto egli dice nell'Epistola 55 è ottenere il perdono, altro invece è pervenire alla gloria; un conto è stare in carcere per scontare il debito fino all'ultimo centesimo, altro è ricevere subito la mercede della fede e della virtù; un conto essere emendato e purificato a lungo col fuoco per una colpa commessa, altro invece è essere subito coronato dal Signore."
La distinzione tra reato di colpa e reato di pena è chiaramente affermata dal Concilio di Trento contro i protestanti. è scritto: "E' scomunicato chi afferma che all'uomo, una volta ricevuta la grazia della giustificazione, non resta nessun reato di pena sicché non deve scontare niente né qui sulla terra né nell'aldilà prima di entrare in cielo. "
è in questa distinzione (reato di colpa e reato di pena) che sta il fondamento teologico del concetto e della realtà del Purgatorio.