*LA FEDELTÀ CONIUGALE*
*CCC 2364*. La coppia coniugale forma una «intima comunità di vita e di amore... fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie». *«E stabilita dal patto coniugale, vale a dire dall'irrevocabile consenso personale»*. Gli sposi si donano definitivamente e totalmente l'uno all'altro. Non sono più due, ma ormai formano una carne sola. *L'alleanza stipulata liberamente dai coniugi impone loro l'obbligo di conservarne l'unità e l'indissolubilità*. *«L'uomo non separi ciò che Dio ha congiunto»* (Mc 10,9).
*CCC 2365*. *La fedeltà esprime la costanza nel mantenere la parola data*. *Dio è fedele. Il sacramento del Matrimonio fa entrare l'uomo e la donna nella fedeltà di Cristo alla sua Chiesa*. Mediante la castità coniugale, essi rendono testimonianza a questo mistero di fronte al mondo.
San Giovanni Crisostomo suggerisce ai giovani sposi di fare questo discorso alla loro sposa: *«Ti ho presa tra le mie braccia, ti amo, ti preferisco alla mia stessa vita. Infatti l'esistenza presente è un soffio, e il mio desiderio più vivo è di trascorrerla con te in modo tale da avere la certezza che non saremo separati in quella futura... Metto l'amore per te al di sopra di tutto e nulla sarebbe per me più penoso che il non essere sempre in sintonia con te»*.
*LA FECONDITÀ DEL MATRIMONIO*
*CCC 2366*. *La fecondità è un dono, un fine del matrimonio*; infatti l'amore coniugale *tende per sua natura ad essere fecondo*. Il figlio non viene ad aggiungersi dall'esterno al reciproco amore degli sposi; sboccia al cuore stesso del loro mutuo dono, di cui è frutto e compimento. Perciò la Chiesa che «sta dalla parte della vita», *«insegna che qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita»*. «Tale dottrina, più volte esposta dal magistero della Chiesa, è fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l'uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell'atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo».
*CCC 2367*. Chiamati a donare la vita, gli sposi partecipano della potenza creatrice e della paternità di Dio. «Nel compito di trasmettere la vita umana e di educarla, che *deve essere considerato come la loro propria missione*, i coniugi sanno di essere cooperatori dell'amore di Dio Creatore e come suoi interpreti. E perciò adempiranno il loro dovere con umana e cristiana responsabilità».
*CCC 2368*. Un aspetto particolare di tale responsabilità riguarda la regolazione delle nascite. Per validi motivi gli sposi possono voler distanziare le nascite dei loro figli. *Devono però verificare che il loro desiderio non sia frutto di egoismo, ma sia conforme alla giusta generosità di una paternità responsabile*. Inoltre regoleranno il loro comportamento secondo i criteri oggettivi della moralità:
Quando si tratta di comporre l'amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella natura stessa della persona umana e dei suoi atti, criteri che rispettano, in un contesto di vero amore, l'integro senso della mutua donazione e della procreazione umana; e tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale.
*CCC 2369*. «Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l'atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore e il suo ordinamento all'altissima vocazione dell'uomo alla Paternità».
*CCC 2370*. La continenza periodica, i metodi di regolazione delle nascite basati sull'auto-osservazione e il ricorso ai periodi infecondi *sono conformi ai criteri oggettivi della moralità*. Tali metodi rispettano il corpo degli sposi, incoraggiano tra loro la tenerezza e favoriscono l'educazione ad una libertà autentica. Al contrario, è intrinsecamente cattiva «ogni azione che, o in previsione dell'atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, *si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione»*.
Al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contradditorio, quello cioè del non donarsi all'altro in totalità: ne deriva non soltanto il positivo rifiuto all'apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell'interiore verità dell'amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale. [Tale differenza antropologica e morale tra la contraccezione e il ricorso ai ritmi periodici] coinvolge in ultima analisi due concezioni della persona e della sessualità umana tra loro irriducibili.
*CCC 2371*. «Sia chiaro a tutti che la vita dell'uomo e il compito di trasmetterla non sono limitati solo a questo tempo e non si possono commisurare e capire in questo mondo soltanto, ma riguardano sempre il destino eterno degli uomini».
*CCC 2372*. *Lo Stato è responsabile del benessere dei cittadini*. E legittimo che, a questo titolo, prenda iniziative al fine di orientare la demografia della popolazione. Può farlo con un'informazione obiettiva e rispettosa, mai però con imposizioni autoritarie e cogenti. *Non può legittimamente sostituirsi all'iniziativa degli sposi*, primi responsabili della procreazione e dell'educazione dei propri figli. *Non è autorizzato a favorire mezzi di regolazione demografica contrari alla morale*.
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