Siamo vicini alla commemorazione dei defunti .Ho trovato questa toccante omelia di un sacerdote filippino di cui non conosco il nome ma di sicuro è un sacerdote ispirato".La prima verità,assolutamente certa della nostra vita-al di là del fatto che esistiamo-è l'inevitabilità della nostra morte.
La nostra vita, infatti, non è separata dalla morte.Ogni passo della nostra vita è una preparazione verso ciò cui siamo destinati.
Di fronte alla sofferenza della morte,nessuno può dire:"Sono padrone della mia vita", ma solo quando uno comincia a capire la morte ed a imparare come morire, impara anche a vivere la sua vita.
Il Vangelo ci insegna infatti come vivere proprio in pienezza la nostra vita cristiana . Se noi riusciamo a seguire la strada indicata da Lui, avremo la speranza e riceveremo la ricompensa alla risurrezione.
La paura di fronte la morte c'è però sempre,sopratutto quando c'è la mancanza della fede. Perchè nessuno può scegliere la morte, perchè la morte ha li suo tempo, ma uno può 'solo' scegliere come vivere la propria morte.
La vita, in questo senso, è una scelta di qualità.
I nostri defunti hanno già fatto la loro strada, e vissuto la loro vita.Siamo 'noi' la testimonianza della loro vita vissuta. Ringraziamo loro, per avere condiviso la loro vita con noi.
Essi hanno toccato sicuramente la nostra vita . Da una parte hanno lasciato un grande vuoto nella nostra anima, dall' altra hanno seminato qualcosa che rimane viva dentro al nostro cuore.
La loro morte non può separarci dal loro amore ed è il nostro amore incondizionato per loro quello che ci rende uniti ai nostri cari defunti.
San'Agostino afferma dicendo'La morte non è niente! Sono solamente passato dall'altra parte:è come fossi nascosto nella stanza accanto.'
Allora c'è una nuova dimensione ,una pienezza,mai conclusa,oltre questo rapporto fra i viventi e i non viventi.
Il legame fra Dio e l'uomo è l'amore,l'Amore che vince la morte legando la Sua Eternità alla nostra.
Il suo Amore, in questo senso, è più forte della morte che ci porta in un'altra dimensione.: vi è cioè il passaggio dalla vita attuale, compresa la morte, alla Vita con Lui.
Perchè se Dio sceglie davvero di amarci, ci amerà per sempre e per l'Eternità,altrimenti la morte di Gesù in croce non avrebbe senso per noi ne per l'intera Umanità.
Sappiamo che la morte, per quanto riguarda la nostra fede,non è qualcosa di 'opposto'alla vita.Per questo San Paolo dice:"Vivere è Cristo,morire è un guadagno".
La morte dal punto di vista cristiano non è la fine ma apre una realtà nuova alla nostra alleanza con Dio,un nuovo inizio della nostra vita con Lui.
Ecco, Dio, ci fa vedere la continuità , non la rottura.
La Risurrezione di Gesù conferma che il nostro non è il Dio della morte,ma Dio della vita.
Noi siamo figli della Resurrezione, perchè crediamo in Lui.Infatti, noi non viviamo più per noi stessi ma viviamo per Lui che ha vinto la morte amandoci fino alla Croce,ed è per questo che morire non è mai una sconfitta, ma è un 'guadagno'.
Questo significa che la nostra fede non è vana ne inconsistente,perchè la Risurrezione di Gesù offre una prospettiva nuova sulla morte.
Allora la 'chiave' è molto semplice: la nostra fede.
Chi crede dunque in Lui, abbia la vita eterna.
Vero è ,che facile perdere la speranza di fronte la morte,ma non dobbiamo perdere la fiducia,perchè nel silenzio di Dio, nei nostri dubbi e nella nostra mancanza di fede, possiamo essere sicuri di trovare la potenza e l'amore di Dio.
Se cerchiamo sinceramente Dio, e non sentiamo la Sua presenza, affidiamoci a Lui che ci troverà secondo il Suo tempo e la Sua volontà. Gesù soffre infatti sulla Croce non tanto - forse- perchè subisce la sofferenza fisica,ma perchè si sente 'abbandonato': 'Padre, perchè mi hai lasciato, perchè mi hai abbandonato? '.
Non c'è nessuna risposta ,c'è solo un grande silenzio profondo.Infatti il suo silenzio è proprio la Sua risposta.Ma Gesù ,alla fine, dice con piena fiducia:'Padre,nelle tue mani affido il mio spirito'.
Il silenzio può sembrare un fallimento ed una 'oscurità' che ci mette in dubbio,ma - invece- è proprio lì che- nel silenzio- si può trovare la Sua risposta e la Sua volontà.
Gesù accetta la Sua morte come abbandono totale di sè a Dio,insieme per la Redenzione del mondo.
Davvero vorremmo ad ogni costo evitare la morte.Vediamo la morte come una cosa brutta, impensabile.
Il filosofo Pascal diceva infatti:' Come non avendo potuto guarire dalla morte....per essere felici hanno ritenuto non pensarci più'
La morte tuttavia è una realtà imminente e ne siamo tutti soggetti.Di fronte ad essa siamo tutti uguali. Di fronte alla morte dei nostri defunti ,ci viene a pensare alla'nostra' morte il che ci fa rendere conto della nostra realtà umana.
Spero dunque che la morte dei nostri defunti ci insegni qualcosa: ci insegni ad affrontare la 'nostra' morte e ad affidare la nostra vita a Lui."