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PERCHÉ DIO TACE? | Vescovo Joseph Strickland

Fratelli e sorelle in Cristo,

una sentinella non vive secondo l'orologio del mondo. Non si orienta in base alle tendenze, ai titoli dei giornali o ai cicli di indignazione. Rimane al posto che gli è stato assegnato e osserva l'orizzonte nella luce che gli è stata affidata.

Questo è ciò che intendo fare stasera.

Molte anime fedeli sono inquiete. Percepiscono disordine, confusione e tensione nel mondo, nella Chiesa, persino nelle loro famiglie. E ancora e ancora sento la stessa domanda, pronunciata a bassa voce e talvolta con timore: «Perché Dio sembra silenzioso?».

Questa domanda è importante. Ma la risposta è ancora più importante.

Dio non è silenzioso perché ha abbandonato il suo popolo. Dio non è silenzioso perché la verità ha fallito. Dio non è silenzioso perché il male ha prevalso. Dio è silenzioso perché ha già parlato e ciò che ha detto ora richiede obbedienza, non commenti.

La Sacra Scrittura ci dice con chiarezza: «Dio, che molte volte e in diversi modi ha parlato ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi tempi ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Ebrei 1, 1-2).

Dio non ha pronunciato una nuova parola. Non ha rivisto quella vecchia. Non ha attenuato le richieste del Vangelo. Quando il cielo tace, spesso è perché la Parola è già stata data e la responsabilità è passata a noi.

Fin dall'inizio, gli interventi decisivi di Dio non sono stati rumorosi. Ma sono stati definitivi.

Quando Cristo entra nel mondo, non c'è alcuna convocazione dei potenti, nessun appello alle istituzioni dell'epoca, nessun avvertimento a coloro che lo rifiuteranno. San Luca lo racconta senza drammaticità: «E lei diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo» (Luca 2, 7).

Non c'era posto e Dio non ha forzato la porta. Quel silenzio è già di per sé un giudizio. Non rabbia, non vendetta ma conseguenza. Dalla mangiatoia alla croce, Cristo rivela che l'autorità di Dio non dipende dal rumore. Che sia accolta o meno, la Verità rimane.

Il mondo in cui viviamo oggi è rumoroso, incessantemente rumoroso. Ma quel rumore non è forza, è difesa. Il Signore stesso ne spiega il motivo: «E questo è il giudizio: la luce è venuta nel mondo ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce perché le loro opere erano malvagie» (Giovanni 3, 19).

Quando la luce mette a nudo, le tenebre non discutono onestamente. Distraggono. Confondono. Moltiplicano le voci in modo che nessuna voce possa essere ascoltata. Questo schema è visibile ovunque. E non ha risparmiato la Chiesa.

Nel nostro tempo c'è la tentazione di credere che parlare costantemente equivalga a fedeltà, che se parliamo sempre, rispondiamo sempre, siamo sempre coinvolti nel dialogo, allora la verità in qualche modo si affermerà. Ma la verità non emerge dal volume.

San Giovanni ci dice qualcosa di essenziale: «E la luce splende nelle tenebre ma le tenebre non l'hanno compresa» (Giovanni 1, 5).

La Scrittura non dice che le tenebre hanno sconfitto la luce. Non dice che le tenebre hanno confutato la luce. Dice che le tenebre non l'hanno compresa. Il rifiuto di comprendere è un atto morale. E quando questo rifiuto diventa abituale, segue il silenzio dal cielo non perché Dio non abbia nulla da dire ma perché ciò che ha detto è stato messo da parte.

San Paolo ci avverte di questo momento: «Verrà infatti un tempo in cui non sopporteranno più la sana dottrina ma, per seguire le loro proprie voglie, si cercheranno maestri che li soddisfino, rifiutando di dare ascolto alla verità per andare dietro alle favole» (2 Timoteo 4, 3).

Quando le persone non sopportano più la sana dottrina, chiedono voci che confermino ciò che già desiderano. E quando i pastori sono tentati di soddisfare questa richiesta, Dio non compete. Egli aspetta.

È qui che si trova la sentinella.

Dio dice al profeta: «Figlio dell'uomo, io ti ho costituito sentinella per gli Israeliti; ascolterai una parola dalla mia bocca e tu li avvertirai da parte mia» (Ezechiele 33, 7).

La sentinella non è mandata per migliorare il messaggio. Non è mandata per renderlo più appetibile. È mandata per trasmetterlo fedelmente. E l'avvertimento che segue è severo: «Se invece la sentinella vede giunger la spada e non suona la tromba e il popolo non è avvertito e la spada giunge e sorprende qualcuno, questi sarà sorpreso per la sua iniquità: ma della sua morte domanderò conto alla sentinella» (Ezechiele 33, 6).

Il silenzio di Dio in un'epoca di confusione non è un permesso di riposare. È un invito alla responsabilità. Quando Dio tace, è perché ora deve parlare la sentinella, non con panico, non con amarezza, ma con chiarezza e coraggio.

Cristo stesso ci mostra questo ordine. Quando viene interrogato da Erode, che cerca lo spettacolo piuttosto che la verità, la Scrittura ci dice: «Egli non gli rispose nulla, così che il governatore ne era molto stupito» (Matteo 27, 14). Davanti ai suoi accusatori: «E Gesù taceva» (Matteo 26, 63). Silenzio davanti alla derisione. Silenzio davanti alla manipolazione. Silenzio davanti a coloro che hanno già deciso di non obbedire.

San Pietro spiega questo silenzio: «Egli, quando veniva insultato, non rispondeva con insulti e quando soffriva, non minacciava vendetta ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia» (I Pietro 2, 23).

Ma Cristo non tace ovunque. Parla dove c'è responsabilità. Parla ai suoi discepoli. Parla alla sua Chiesa. Parla a coloro che hanno il compito di custodire il gregge.

La confusione dei fedeli oggi non deriva da una dottrina poco chiara. Deriva da una testimonianza che non si fa udire.

San Paolo ci dice chiaramente: «Dio non è un Dio di discordia ma di pace» (I Corinzi 14, 33).

La pace non è assenza di conflitto. La pace è il frutto della verità ricevuta e vissuta. E quindi lo dico senza rabbia e senza paura: il silenzio di Dio è giudizio sulla disobbedienza e misericordia per coloro che sono ancora disposti ad ascoltare. La lampada non si è spenta. Ma deve essere custodita.

Una sentinella non abbandona il suo posto perché la notte è lunga. Non spegne la lampada perché gli altri preferiscono l'oscurità. Non confonde la carità con il silenzio. Rimane in piedi. Veglia. Parla quando la spada si avvicina.

Questo è un momento simile.

Non confondete il silenzio di Dio con l'approvazione dell'errore.

Non confondete la confusione con la compassione.

Non confondete il rumore con l'autorità.

Rimanete fedeli.

Rimanete lucidi.

Rimanete al vostro posto.

E tenete accesa la lampada.

E devo dirlo chiaramente perché la chiarezza è un atto di carità. Tenere accesa la lampada non significa inventare una nuova luce. Non significa regolare la fiamma per renderla meno offensiva. Non significa coprirla con un paralume affinché nessuno si senta esposto. La lampada affidata alla Chiesa non è nostra per essere ridisegnata.

San Paolo è inequivocabile: «Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù, nostro Signore; quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù» (2 Corinzi 4, 5).

Quando la leadership della Chiesa inizia a predicare se stessa – i suoi processi, il suo linguaggio, le sue strategie – la lampada si affievolisce, anche se la stanza sembra affollata. I pastori non sono nominati per gestire le impressioni. Sono nominati per custodire le anime.

San Paolo incarica Timoteo con parole che ancora oggi vincolano ogni successore degli Apostoli: «Predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, rimprovera, esorta, riprendi con ogni pazienza e dottrina» (2 Timoteo 4, 2).

Quel comando non ha una data di scadenza. E quando la predicazione diventa selettiva – quando il rimprovero scompare, quando la dottrina è trattata come negoziabile – Dio non si affretta a correggere lo squilibrio. Egli tace. Non perché approvi ma perché l'incarico è già stato dato. E questo silenzio mette in luce qualcos'altro che dobbiamo affrontare con onestà. La crisi del nostro tempo non è solo la confusione tra i fedeli. È l'esitazione tra i pastori.

E questo va detto: la Chiesa oggi non soffre perché il Vangelo non è chiaro. Soffre perché la chiarezza è spesso ritardata, attenuata o rinviata.

C'è una paura diffusa oggi: la paura di parlare chiaramente, la paura di essere fraintesi, la paura di essere rifiutati, la paura di essere etichettati come non pastorali per aver detto ciò che la Chiesa ha sempre detto. E questa paura produce esitazione.

Ma l'esitazione dei pastori non rimane neutrale. Ha sempre delle conseguenze. Quando i pastori esitano, i fedeli si confondono. Si dividono. Sono tentati di riempire il silenzio con voci che non hanno il peso dell'autorità apostolica.

È così che si diffonde il disordine: non sempre attraverso una ribellione aperta ma attraverso un'incertezza prolungata.


Non è una tentazione nuova. È antica quanto i profeti.

Dio non ha mai accusato la sentinella di crudeltà per aver suonato la tromba. L'ha accusata di fallimento per essere rimasta in silenzio. E così, quando la chiarezza viene rimandata in nome della tranquillità, il prezzo non è la pace. Il prezzo è la fiducia. I fedeli cominciano a chiedersi se la verità stessa sia negoziabile. Se la dottrina sia ferma o semplicemente provvisoria. Se l'obbedienza sia ancora richiesta o solo incoraggiata.

E in quell'incertezza, il mondo si precipita rumorosamente, con sicurezza e senza freni. Ecco perché il silenzio di Dio in questo momento è così grave. Non è Dio che si allontana dalla Sua Chiesa. È Dio che rifiuta di competere con l'esitazione. L'incarico è già stato dato. Il Vangelo è già stato predicato. Il Deposito della Fede è già stato affidato.

Quando i pastori esitano a custodirlo, il cielo non grida più forte. Il cielo aspetta e quell'attesa diventa giudizio. Ma è anche misericordia. Perché il silenzio lascia ancora spazio al pentimento. Lascia ancora spazio al coraggio. Lascia ancora spazio ai pastori per rialzarsi con l'autorità che è stata loro data, non dal consenso popolare, ma per successione apostolica.

I fedeli non sono bambini che aspettano all'infinito istruzioni mentre la casa brucia. Sono membri del Corpo di Cristo, chiamati all'obbedienza, alla fedeltà e al coraggio, anche quando la leadership è discontinua. Obbedienza non significa passività. Non significa aspettare che ogni voce sia chiara. Significa attenersi fermamente a ciò che la Chiesa ha sempre insegnato e viverlo senza scuse.

I laici non sono esentati dalla fedeltà a causa della confusione che regna sopra di loro. Sono chiamati a una fedeltà più profonda proprio per questo motivo.

Non è il momento di lasciarsi andare alla deriva.

Non è il momento di improvvisare.

Non è il momento di rimodellare la fede per adattarla al momento.

È il momento di essere saldi.


E così torno, deliberatamente, all'immagine che definisce questo podcast e questa chiamata.

Una sentinella non abbandona il suo posto perché la notte è lunga.

Non spegne la lampada perché gli altri preferiscono l'oscurità.

Non confonde il silenzio con la sicurezza.

Rimane. Veglia. Parla quando il momento lo richiede.

E questo è proprio uno di quei momenti!

Rimanete fedeli, non fedeli in modo creativo ma fedeli in modo sincero.

Rimanete chiari, non severi ma inequivocabili.

Rimanete al vostro posto anche se gli altri abbandonano il loro.

E tenete accesa la lampada, non con una luce presa in prestito ma con la verità che vi è stata affidata.

Il silenzio di Dio non è un permesso per dormire.

È il momento finale prima della resa dei conti.

La notte è reale!

Il pericolo è reale!

L'incarico è reale!

E la lampada è ancora accesa.


Quindi non lasciamo questo momento insieme spaventati o confusi. Lasciamo questo momento insieme svegli. Senza cercare il permesso del mondo. Senza aspettare che il rumore si fermi. Ma rimanendo dove siamo stati posti, con la verità che ci è stata data.

Questo è il compito della sentinella. Questo è il peso – e la grazia – della fedeltà.

E se Dio tace in questo momento, non è perché non ha nulla da dire. È perché ha già parlato e ora aspetta che la Sua parola sia vissuta.

Che Dio Onnipotente vi benedica, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen.

(Vescovo Joseph E. Strickland).

Fonte:

When God Is Silent - Pillars of Faith


FRASARIO SPIRITUALE (CON CENTINAIA DI AFORISMI)

Florilegio – aforismi vari, una raccolta per resistere nella fede


Raccolta di perle di sapienza e ricca soprattutto di aforismi tratti dagli insegnamenti immortali dei Santi. Questa raccolta risponde allo scopo di offrire un "vademecum di vera razionalità e spiritualità", fatto di schegge di luce che toccano un po' tutti i temi più importanti.
2932
Diodoro

"Dio è silenzioso perché ha già parlato, e ciò che ha detto ora richiede obbedienza, non commenti"

carlo eugenio rogers

"Dio è silenzioso perché ha già parlato, e ciò che ha detto ora richiede obbedienza, non commenti ". Bisogna aggiungere e specificare che Dio ha scelto consapevolmente lui questo silenzio e lo dice nella Scrittura . Quando gli chiedono di manifestarsi al mondo ,egli scappa e non spiega nulla perchè è stato già spiegato . E nelle Scritture sta scritto che verrà una prima volta nel mondo nella debolezza per redimere non tutti ma molti , poi verrà una seconda volta sulla Terra non più nella debolezza ma in potenza ,nella gloria e ammantato di giustizia e il suo mantello sarà intriso di sangue che gli arriverà fino alle ginocchia . Non è dato sapere al gruppo degli apostoli quando , come quando è apparso solo alla Maddalena . Verrà di nuovo nella storia , siamo certi, e sarà lui a convertire tutte le nazione a farle tremare davanti a lui e indurle all ' obbedienza ! Ce lo dice Isaia . Dio non abbandonerà mai il suo Regno e ciò che ha creato perciò, come ai tempi di Davide , ci sarà un periodo di vera pace sulla Terra , come ai tempi di Salomone . Certo una pace dove cesseranno tutte le guerre della Terra e anche durante questa pace portata da Cristo ,la Chiesa lavorerà in silenzio per la vera Rendenzione dell umanità , prima del giudizio finale . Amen.