Telebene, la Televisione Spirituale Cristiana, presenta il Vangelo di Domenica 19 luglio 2026: XVI Domenica del tempo ordinario.
Similmente a domenica scorsa, la liturgia odierna ci spinge a meditare sulle parabole del Signore contenute nel capitolo 13 di Matteo, interamente dedicato al “discorso sulle parabole”.
Attraverso questi racconti, Gesù continua la sua predicazione sul Regno dei cieli, avvalendosi di paragoni, similitudini ed esempi concreti.
Con la prima parabola Gesù ci dice che un uomo ha seminato il grano nel suo campo, ma, durante la notte, un suo nemico, identificabile nello spirito del male, entra nel campo e vi semina la zizzania.
Gesù sceglie bene le sue parabole per dirci fino a che punto il male arrivi nel cuore dell’uomo, intrecciandosi finanche col bene, e a volte identificandosi in esso.
Solo alla mietitura ci sarà la separazione del grano dalla zizzania, in quanto saranno ben definiti e facilmente riconoscibili sia l’uno che l’altra: la zizzania sarà affastellata e bruciata, mentre il grano sarà deposto nel granaio.
Dio è paziente e sa aspettare, come l’agricoltore che aspetta pazientemente che il seme germini e la pianta finalmente esploda in tutta la sua vitalità. Quindi, prima di sradicare il loglio, o la zizzania, Dio vuole aspettare pazientemente. Come l’agricoltore che dopo aver seminato attende con pazienza il tempo della mietitura, nell’attesa amorevole che tutti si salvino, nessuno escluso.
Le altre due parabole sono sono abbastanza similari, e vanno tradotte così: “«Avviene col regno di Dio come con un granello di senape» oppure «con un pezzo di lievito». Con ciò il regno di Dio viene paragonato allo stadio finale: cioè all’arbusto che offre rifugio agli uccelli e alla pasta lievitata. L’albero che protegge gli uccelli è immagine corrente per indicare un regno potente che garantisca protezione ai suoi sudditi e il lievito in Rom 11,16 è immagine del popolo di Dio”[1].
Avrete ormai compreso che sia la prima che le due parabole successive vogliono dirci che Gesù non è venuto per imporre il Regno di Dio con potenza ed apparenza, ma, secondo il ciclo biologico naturale: lentamente e gradualmente, come in realtà sta avvenendo nel corso della storia umana. Eppure questo Regno di Dio ha una forza rilevante, un dinamismo che rigenera e un potere che trasforma, cambiando il corso stesso della storia umana dal di dentro secondo il progetto di Dio.
Anche oggi noi cristiani viviamo in una situazione di grande difficoltà, caratterizzata da un estremo disagio di fronte ad un mondo in preda a una massiccia disgregazione di valori. Una società sempre più scristianizzata e povera di valori etici, morali e religiosi, nella quale allignano le male piante che, come la zizzania, intendono arrecare danni al “Campo di Dio”. Sono così radicate ed intrecciate col bene che quasi si identificano con esso. E allora succede che perfino ciò che è male ed è abominio per la morale umana e per Dio, viene fatto passare come lecito, in nome della libertà che non è altro che passare sopra la legge naturale e quella morale, oltre a quella cristiana. E allora si dice che il matrimonio tra persone dello stesso sesso è lecito, mentre per Dio è abominio. Addirittura, quello che è peggio, si intende affidare l’adozione di innocenti creature a coppie di “babbi” o “mamme”.
Le unioni di fatto, quelle che chiamiamo convivenze, sono ormai considerate di routine e lecite per la legge degli uomini. Non così per la legge di Dio che continua a considerarle come forme di concubinato.
Gli adulteri sono ormai una piaga diffusa della Società occidentale – Italia in testa - ma agli occhi di Dio sono una deficienza di amore… altro che voglia di amare e rendere felici gli altri!!!
Gli aborti vengono praticati a milioni in tutto il mondo. Sono assassini premeditati, di cui sia i genitori che i medici sono tremendamente corresponsabili davanti al Dio Trinitario.
Anche i divorzi continuano ad essere massicciamente praticati, specialmente nell’occidente opulento e privo di valori. Anch’essi sono fuori dalla morale cristiana.
L’eutanasia è un abominio sia davanti alla Legge naturale, che davanti a Dio. Guai a coloro che, in nome di una falsa pietà, vogliono togliere la vita. Solo Dio ha il potere di farlo, ma non lo fa.
Il male è così intrecciato col bene che non lo si riconosce più. Solo la Chiesa Cattolica, col suo tradizionale e illuminato discernimento e la sua obbedienza alla Parola del Signore, si leva a vessillo per i popoli[2], annunciando e difendendo l’unica verità di quel Dio che è stato rivelato nel Suo Figlio Unigenito Gesù Cristo, laddove l’umanità continua la sua lunga marcia verso l’annichilimento di se stessa.
E allora, non possiamo non porci la fatidica domanda dell’apostolo Paolo: “ La mia condizione di uomo peccatore mi trascina verso la morte: chi mi libererà? Rendo grazie a Dio che mi libera per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore”[3].
Il brano evangelico è corredato dalle relative riflessioni di approfondimento.
[1] Joachim Jeremias, Le Parabole di Gesù, Biblioteca di cultura religiosa, Paideia Editrice, 1973, 180.
[2] Is 12,10.
[3] Rm 7,24-25.