L'altare cristiano. Origine ed evoluzione

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L'altare cristiano ha la sua origine nella tavola dell'ultima cena.Attorno ad essa Gesù raduna in affettuosa intimità i suoi apostoli: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi» (Lc 22,15).

Su questa tavola Gesù pone il suo corpo e il suo sangue nelle specie del pane e del vino, quale realizzazione del sacrificio profetico dell'agnello pasquale ebraico. Per questo la tavola della sala conviviale appare così anche altare sacrificale.
Il rito pasquale che attua la profezia si fa anche anticipazione della realtà futura: «poiché, vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio» (Lc 22,16), e, dopo aver offerto il calice ai suoi apostoli, Gesù di nuovo dice: «Non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio» (Mc 14,25)
Sull'altare del Cenacolo non l'uomo ha offerto il cibo alla divinità, come sugli altari sacrificali delle antiche religioni,compresa quella ebraica, ma Dio stesso l'ha offerto all'uomo.
tela “Ultima Cena” nel presbiterio della parrocchiale di S. Donato di Demonte .

Roma, catacombe di S. Callisto: cena eucaristica.
Sul piatto a sinistra è visibile il pesce, simbolo di Cristo.
Roma, catacomba di Priscilla: Rappresentazione simbolica dell'eucarestia sotto forma di banchetto (fine secolo II). Sulla mensa si intravvedono il cali
ce, un piatto con i pani e un altro con i pesci.

Forme diverse dell'altare cristiano

Con la morte degli apostoli e dei presbiteri da loro posti a presiedere le nascenti comunità cristiane, la tavola delle «domus» private, così come la stessa «domus», subisce un processo di ritualizzazione, e cioè, appena è possibile, viene riservata per le celebrazioni cultuali, anche in memoria di chi vi aveva presieduto le celebrazioni del memoriale di Cristo.
Perciò la tavola familiare diviene in senso pieno «altare» e la sala, a sua volta, «chiesa».

I più antichi altari, di cui gli affreschi delle catacombe ci hanno tramandato le immagini, appaiono di legno; sono di piccole dimensioni, di forma rotonda o a sigma, a semicerchio o a ferro di cavallo.

Dalla storia dell'arte conosciamo che la forma dell'altare antico tendeva preferibilmente al quadrato; l'iconografia presenta sempre l'altare coperto da magnifiche tovaglie che scendono solitamente fino a terra, conferendo così all'altare la forma di cubo.
Simeone di Tessalonica da una ragione di questa forma: «La mensa è quadrata, perché da essa si sono nutrite e sempre si nutriranno le quattro parti del mondo; alta e rivolta verso il cielo, perché il suo mistero è alto e celeste e del tutto trascendente la terra».

Ravenna: mosaico di S. Vitale

Già nel IV secolo l'altare è pressoché dovunque di pietra, quindi stabile nel luogo di culto. La scelta della pietra è stata certamente determinata anche dagli altari che, assieme alle immagini dei testi sacri, hanno prefigurato l'altare di Cristo e Cristo stesso.
Anche la trasformazione dei templi pagani in chiese cristiane portò al riutilizzo dei loro altari. «I templi vengono convertiti in chiese, e le are in altari», dice san Pietro Crisologo a metà del V secolo. Tuttavia si continuerà a costruire altari in legno fino ai giorni nostri; anche se questi non potranno essere unti col sacro crisma quando ciò verrà prescritto per la dedicazione dell'altare, e saranno considerati provvisori e «mobili», e in essi sarà inserita la «pietra sacra», pure detta «altare portatile».
Negli altari non consacrati veniva inserita la pietra sacra

pietra sacra - museo Tesori della diocesi - Demonte


A volte viene eretto sopra l'altare un baldacchino, detto ciborio; questa struttura gli conferisce venerazione e solennità, e talvolta con la sua iconografia ne sottolinea l'identità.

Ciborio (Roma, S.Paolo fuori le mura, 1285)

L'altare e la tomba del martire

Il sangue dei martiri appare come la continuità dell'immolazione di Cristo e sulla tomba di questi testimoni viene «spezzato il pane», cioè è celebrata l'eucaristia, dapprima assieme al «refrigerium» che era il banchetto funebre, e poi da solo.
Con il passare del tempo l'aspetto sacrificale del rito prevale su quello conviviale, così che la tomba del martire si fa immagine del sacrificio; diviene essa stessa altare e sottolinea, privilegiandola, la dimensione sacrificale della celebrazione eucaristica.
La visione apocalittica (Ap 6,9), in cui appaiono «sotto l'altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano resa», conferma questa assimilazione
Catacombe di Domitilla

Già nelle catacombe è talvolta la stessa tomba del martire, resa più solenne da un arcosolio, a fungere da altare.
Poiché la tomba era inserita nella parete, il sacerdote, durante la celebrazione eucaristica, doveva volgere le spalle ai partecipanti.
L'altare poggiato alla parete trova qui la sua anticipazione. La decorazione della parete di fondo dell'arcosolio anticipa la pala d'altare dei secoli successivi, e la celebrazione-refrigerio (suffragio) preannuncia la celebrazione anche di devozione.

L'unione delle due funzioni di sarcofago e di mensa, passerà anche all'altare delle comuni chiese, al punto che l'altare non potrà essere «dedicato» se non vi saranno collocati o il corpo di un santo o, almeno, alcune sue reliquie.

Quando, per necessità di accogliere i molti pellegrini, questi santuari vennero ampliati attraverso una sovrapposizione di strutture di grandi dimensioni, l'altare fu costruito in corrispondenza della tomba sottostante. In tal caso esso prese il nome di «altare della confessione», dal vocabolo latino confessio, corrispondente al greco «martire» e all'italiano «testimone».
Una finestrella (fenestrella confessionis), praticata nella parete frontale dell'altare, normalmente chiusa da una grata, permetteva di vedere la tomba sottostante, o le capselle delle reliquie poste nell’altare della “confessione”, cioè costruito sopra la tomba di un martire-confessore della fede.

Roma - basilica di San Pietro
altare costruito sopra la tomba dell’apostolo
ciborio del Bernini

Lo stretto rapporto dell'altare di Cristo con il corpo dei santi addirittura nel tempo avrebbe fatto assumere all'altare il nome stesso del santo; e, quando il sacerdote cominciò a celebrare all'altare volgendo le spalle alla comunità dei fedeli, sulla parete di fronte se ne rappresentò pure l'immagine.
La pala d'altare, costituisce un iniziale sviluppo della sovrastruttura dell'altare, il quale, sopraelevato da diversi gradini, assume sempre più l'apparenza e la funzione di monumento, quale espressione di gloria.

Moltiplicazione degli altari

Anche la devozione ai diversi santi con la venerazione dei loro resti mortali portò alla molteplicità degli altari nelle chiese.
Furono le confraternite, alcuni gruppi di fedeli, nonché i diversi parroci che si susseguivano nella stessa parrocchia, che, quando non erano in grado di costruire una chiesa al loro santo protettore, realizzavano per lui una cappella sui lati della chiesa principale, e vi ponevano un altare con una pala o una statua del santo venerato.


VINADIO – Parrocchiale di San Fiorenzo
Altare del Rosario

BERSEZIO – Parrocchiale di San Lorenzo

Altare di San Giuseppe


Si ebbero perciò, nella stessa chiesa, altri altari oltre a quello principale, detto maggiore.
Gli altari secondari potevano essere addirittura anche una ventina, di importanza diversa, corrispondente a quella del santo cui era no dedicati. La loro gerarchia era espressa dalla presenza o meno del tabernacolo, dal numero e altezza delle candele e dei candelieri.
’altare maggiore venne arredato con tabernacolo sormontato dal tempietto (soprattutto in terra ambrosiana) per l'esposizione dell'ostensorio con l'eucaristia (una volta all'anno per le «Quarant'ore» o per qualche particolare occasione); a destra e a sinistra del tempietto, lungo il bordo posteriore dell'altare, si innalzarono alcuni gradini a supporto dei candelieri e dei vasi di fiori.
L'importanza dell'altare maggiore viene presa ancor più in considerazione, ma in senso non proprio, quando il «pane eucaristico», conservato per il santo viatico, ha avuto bisogno di essere difeso nella sua verità di corpo e sangue di Cristo costantemente permanente.
Allora l'altare maggiore è stato visto come il luogo più degno per accogliere sulla sua mensa il tabernacolo eucaristico.
Perciò l'altare viene trasformato in trono dovuto alla maestà divina presente.
L'applicazione dello spirito del concilio di Trento in difesa della presenza reale di Cristo nell'eucaristia conferma questa tendenza a trasformare la struttura architettonica dell'altare, la sviluppa e la rende gradualmente universale. Ciò avviene anche per l'autorità e l'autorevolezza di san Carlo Borromeo, che fa propria l'iniziativa dell'amico vescovo di Verona, Gian Matteo Giberti, il quale, nelle Constitutiones (1542), aveva ordinato che il tabernacolo fosse collocato sull'altare maggiore, in quanto luogo più nobile.

Roma – Chiesa di S.Agostino
altare del Bernini


Questi princìpi sono fatti propri e realizzati con forme più modellate che architettoniche, ma sempre in modo superbo, dall'arte barocca.
Purtroppo, in questo processo apologetico-architettonico, la mensa dell'altare, cioè la parte più importante ed eloquente, è stata ridotta sempre più a mensola.

La conservazione dell'eucaristia

L’altare maggiore venne arredato con tabernacolo sormontato dal tempietto (soprattutto in terra ambrosiana) per l'esposizione dell'ostensorio con l'eucaristia (una volta all'anno per le «Quarant'ore» o per qualche particolare occasione); a destra e a sinistra del tempietto, lungo il bordo posteriore dell'altare, si innalzarono alcuni gradini a supporto dei candelieri e dei vasi di fiori.
L'importanza dell'altare maggiore viene presa ancor più in considerazione, ma in senso non proprio, quando il «pane eucaristico», conservato per il santo viatico, ha avuto bisogno di essere difeso nella sua verità di corpo e sangue di Cristo costantemente permanente.
Allora l'altare maggiore è stato visto come il luogo più degno per accogliere sulla sua mensa il tabernacolo eucaristico.
Perciò l'altare viene trasformato in trono dovuto alla maestà divina presente.
L'applicazione dello spirito del concilio di Trento in difesa della presenza reale di Cristo nell'eucaristia conferma questa tendenza a trasformare la struttura architettonica dell'altare, la sviluppa e la rende gradualmente universale. Ciò avviene anche per l'autorità e l'autorevolezza di san Carlo Borromeo, che fa propria l'iniziativa dell'amico vescovo di Verona, Gian Matteo Giberti, il quale, nelle Constitutiones (1542), aveva ordinato che il tabernacolo fosse collocato sull'altare maggiore, in quanto luogo più nobile.

Roma – Chiesa di S.Agostino
altare del Bernini


Questi princìpi sono fatti propri e realizzati con forme più modellate che architettoniche, ma sempre in modo superbo, dall'arte barocca.
Purtroppo, in questo processo apologetico-architettonico, la mensa dell'altare, cioè la parte più importante ed eloquente, è stata ridotta sempre più a mensola.
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Marziale

Ottimo. "Sull'altare del Cenacolo non l'uomo ha offerto il cibo alla divinità, come sugli altari sacrificali delle antiche religioni,compresa quella ebraica, ma Dio stesso l'ha offerto all'uomo." Non è l'altare che santifica l'offerta ma è l'Offerta che santifica l'altare.