Francesco I

Lettera a Diogneto

La Lettera a Diogneto, di autore ignoto, suscita notevole interesse per la comprensione dei problemi relativi al confronto e alla convivenza tra le prime comunità cristiane e la cultura ufficiale. Ecco il famoso passo che mette in luce questo rapporto:

I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale. La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri.

Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati. Mettono in comune la mensa, ma non il letto. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita.

Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell'odio. A dirla in breve, come è l'anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani. L'anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra. L'anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo. L'anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro religione è invisibile. La carne odia l'anima e la combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri. L'anima ama la carne che la odia e le membra; anche i cristiani amano coloro che li odiano. L'anima è racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo. L'anima immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l'incorruttibilità nei cieli. Maltrattata nei cibi e nelle bevande l'anima si raffina; anche i cristiani maltrattati, ogni giorno più si moltiplicano. Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare (5, 1- 6, 10).



Questa apologia in forma quasi epistolare tenta di rispondere a domande sul disprezzo del mondo, sul motivo del non temere la morte, sul culto dei cristiani che rifiutano ugualmente paganesimo e giudaismo, sul perché i cristiani siano legati da tenero affetto e come mai siano apparsi soltanto “ora e non prima”.

Il testo dell' a Diogneto ha avuto una singolare storia. Fu rinvenuto, in un'unica copia, in un manoscritto di 260 pagine comprendente altri testi, nel 1436 a Costantinopoli, in una pescheria dove era stato adibito a materiale di imballaggio. L'Editio princeps fu pubblicata nel 1592. Sul finire del 1700 l'intero manoscritto giunse alla Biblioteca Municipale di Strasburgo, dove fu distrutto da un bombardamento dell'artiglieria prussiana del 1870. Fortunatamente ne erano state eseguite due accurate recensioni nel 1842 e nel 1861 che ce ne hanno tramandato il testo. Gli studiosi propendono per una datazione che oscilla tra la fine del II secolo e gli inizi del III, per le sue somiglianze contenutistiche con gli “apologisti” cristiani, ma taluni ne abbassano la datazione fino agli inizi del II secolo, in contemporaneità con gli altri Padri apostolici.

Fonte: gliscritti.it/…prof/mbibbia/ca1se6/sez6_1.htm

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...e pensare che il manoscritto era insieme alla carta usata da un pescivendolo per avvolgere il pesce.