jili22

CONSIDERAZIONI SULLA PASSIONE Sant'Alfonso dei Liguori - CAPITOLO Vll SUI PRODIGI AVVENUTI ALLA MORTE DI GESÙ CRISTO

VI – Sepoltura e risurrezione di Gesù Cristo

Concludiamo questo capitolo con alcune riflessioni sulla sepoltura e risurrezione del nostro divino Redentore.

Il Figlio di Dio è venuto al mondo non solo per redimerci, ma anche per insegnarci con il suo esempio tutte le virtù, e principalmente l'umiltà e la santa povertà, compagna inseparabile dell'umiltà. Per questo volle nascere povero in una grotta, vivere povero in una bottega per trent'anni, e infine morire povero e nudo su una croce, dopo aver visto le proprie vesti condivise tra i soldati, davanti ai suoi occhi, prima di esalare. E quando morì, dovette ricevere un sudario in elemosina per essere sepolto. Si consolino dunque i poveri vedendo Gesù Cristo, il Re del cielo e della terra, vivere e morire così povero, per arricchirci dei suoi meriti e dei suoi beni, come dice l'Apostolo (2 Cor 8,9). Anche i Santi, volendo farsi come il povero Gesù, disprezzarono tutte le ricchezze e tutti gli onori terreni, per andare un giorno, col loro divin Maestro, a godere delle ricchezze e degli onori celesti, che Dio ha preparato per coloro dei quali è un bene amato, ineffabile di cui san Paolo ci insegna che l'uomo non può avere alcuna idea qui sulla terra (1 Cor 2,9).

Gesù Cristo allora è risorto con la gloria di possedere, non solo come Dio, ma anche come uomo, ogni potere in cielo e sulla terra, così che tutti gli angeli e gli uomini sono suoi sudditi. Rallegriamoci quindi nel vedere il nostro Salvatore, nostro Padre e il migliore Amico che abbiamo così glorificato. Rallegriamocene per noi stessi, poiché la risurrezione di Nostro Signore è garanzia certa della nostra stessa risurrezione e della gloria che speriamo di avere un giorno in cielo, per godere in anima e corpo. Questa speranza diede ai Santi Martiri il coraggio e la forza di soffrire con gioia tutti i mali di questa vita e i tormenti più crudeli inventati dai tiranni. Ma dobbiamo convincerci che, per essere uniti a Gesù Cristo nella gioia del paradiso, è necessario prendere parte alle sue sofferenze quaggiù: possiamo essere incoronati solo dopo aver lottato come dobbiamo (2 Tm 2,5). Questo è l'avvertimento che ci dà l'Apostolo; ma convinciamoci allo stesso tempo di ciò che egli aggiunge, che tutti i dolori di questa vita sono brevissimi e leggeri in confronto alle immense ricompense che speriamo nella vita futura (2 Cor 4,17). Stiamo dunque attenti a mantenerci sempre nella grazia di Dio e a chiedergli costantemente la perseveranza; perché senza la preghiera, e la preghiera continua, non otterremo la perseveranza, e senza la perseveranza non raggiungeremo la salvezza.O dolce, o amabile Gesù, come hai potuto amare tanto gli uomini che, per manifestare il tuo amore, hai accettato di morire sfinito? dal dolore su un legno infame? e come mai ci sono così pochi uomini che ti amano cordialmente? Ah! mio caro Redentore, voglio essere uno di questo piccolo numero! Nel passato ho avuto la sventura di perdere la memoria del tuo amore, e di rinunciare alla tua grazia per miserabili piaceri; Riconosco la mia colpa, me ne pento con tutto il cuore, vorrei morire di dolore. Ora, o mio Salvatore, ti amo più di me stesso e sono pronto a subire mille morti pur di perdere la tua amicizia! Ti ringrazio per l'illuminazione che mi dai. Mio Gesù, mia Speranza, non abbandonarmi a me stessa, continua ad aiutarmi fino alla morte!

O Maria, Madre di Dio, prega Gesù per me!
199